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La Locanda del Corno d'Oro RP, eventi ed immagini

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Vecchio 14-03-2009, 09:39   #55
abarat
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Kuumba

Provengo dalla Terra di Brea , da un’umile e unita famiglia di guardiacaccia. Nato da Giord, guardiacaccia e pensatore, addestrato alle arti della tattica di guerra e da Eloisia, madre amorevole e dedita alla cura della casa e di me, il suo unico figlio. Durante una tempesta, in una notte di tanti inverni fa, subimmo un attacco da parte dei briganti che vivevano ai margini della nostra ricca terra. Si scagliarono con ferocia e crudeltà su i miei genitori, spezzando senza pietà i fili che li legavano alla vita, colpendo con furia i loro corpi e…. me li portarono via dimentichi che dormivo nella piccola nicchia al riparo dal freddo, coperto dalle pelli cacciate da mio padre. E fu così che mi salvai la vita, ma a quale prezzo? L’orrore abita ancora i miei occhi.. io memore di ciò che vidi una volta scampato al pericolo, una volta che ebbi il coraggio di guardare cosa restava della mia famiglia, dei miei adorati genitori, scappai lontano, più che potei… Avevo il vento sulla faccia, le scarpe e le guance bagnate.. ma non era solo la pioggia… e il dolore nel cuore che divenne di pietra da quella notte lontana. Fui così accolto da una vecchia donna generosa che impietosita di fronte alla mia storia mi crebbe con affetto e amore finchè decisi di inseguire il sogno di vendicare la morte insensata dei miei genitori. Iniziò così il mio cammino, armato solo del ricordo e del soprannome che mi diede mio padre, Kuumba, armato di coraggio e con l’anima abitata dalla nostalgia di ciò che ero un tempo. Combatto da sempre il Male, la crudeltà e tutto ciò che desidero adesso è continuare a farlo finchè non ritroverò la mia Pace. Tutto cambia e muta ed è arrivato il tempo di unire il mio destino ad altri che, come me, non solo animati dalla vendetta, si oppongono all’avidità e si sacrificano perché le terre che abitiamo siano libere come lo erano state un tempo.

Ultima modifica di abarat : 14-03-2009 alle ore 09:43
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Vecchio 30-03-2009, 19:18   #56
Galaxer
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Tarkamil:

Buio...
Odo dei passi....sono molti...
Sono a terra supino....tento di alzarmi, ma un dolore lancinante me lo impedisce.
Ogni tentativo di muovermi è vano, il dolore è troppo forte, solo la fredda roccia senbra darmi un po di sollievo.
I passi si avvicinano....le mie mebra sono tese, come fossi spaventato...ma non lo sono ...perchè?
Una pallida luce in lontananza .... cresce... si avvicinano.... mi sento come fondere nella roccia, il mio corpo vorrebbe sparire...perchè? chi sta arrivando?
Ma...perchè sono qui? che posto è questo? .....chi sono?
La luce è sempre più vicina....
La mia mano cerca qualcosa, qualsiasi cosa possa difendermi, anche se sono immobile.
E' Tardi ormai, sono qui!
I miei occhi si addattano alla luce delle torcie.....ora regna il silenzio....metto a fuoco l'immagine, quattro guardie naniche sono innanzi a me e mi guardano esterefatte.
"Cosa ci fai qui? Come sei arrivato?"
Quelle parole mi rimbombano nella testa, non sò cosa rispondere....taccio.
I quattro borbocchiano tra loro, poi iniziano a prepare qualcosa.
Costruiscono una sorta di barella.
"Non preoccuparti, ti portiamo fuori di qui."
Mi spostano per caricarmi su quel mezzo di fortuna, ma il dolore lacera il mio corpo....è insopportabile....perdo i sensi....

Mi sveglio, sono dolorante, ma riesco a sopportarlo.
Sotto di me sento un morbido letto, cerco di alzarmi, dove sono?
Non ce la faccio mi mancano le forze.
All'improvviso appare una barba bianca ed un volto sorridente.
"E tu dove credi di andare?"
Lo guardo negli occhi.
"Giovanotto dovresti ringraziare Aule per non averti ancora chiamato con sè!"
Non capisco...sono stanco...
"Tarkamil giusto?" attende una risposta, ma io non rispondo, non sò che sta dicendo.
L'anziano nano mi fissa con sguardo interrogativo.
"Forse la botta in testa è stata più forte di quanto pensavo...."
"Ebbene sulla tua camicia, o meglio ciò che ne restava, è ricamata il nome di Tarkemil...ed immagino sia il tuo nome....."
Ascolto.
"Non sò cosa ti sia accaduto, ma è come se un gruppo di troll ti si sia seduto sopra.....ora però dormi e non preoccuparti, c'è tempo per il resto... "
Cedo al richiamo del sonno.

Nei giorni seguenti Tarkamil continua la sua convalescenza che proseguirà per molti giorni, il corpo riprende vigore, ma il passato resta un enigma.

Una delle guardie che lo hanno rinvenuto, Thorek, ha deciso di offrirgli la propria casa in onore del figlio perduto in battaglia.

Nessuno, nonostante varie indagini, ha scoperto nulla del suo passato o delle sue ferite.

Tarkamil grazie all'aiuto di Thorek inizia l'addestramento come guardiano, si impegna ma non parla molto con suoi coetanei, a parte Thorek ed alcuni suoi amici fidati, tra cui Brix l'anziano nano che gli ha prestato le sue cure.
Il suo fisico non ha subito danni permanenti, a parte qualche cicatrice, anzi l'addestramento lo sta rendendo un nano forte e saldo come la roccia.

Le sue missoni ora lo portano a scoprire nuovi luoghi e nuove genti, forse un giorno troverà qualche indizio sul suo passato......

Parecchi giorni erano trascorsi dalla sua partenza, ma ancora nella sua mente riecheggiavano le parole del padre (acquisito) Thorek:
"Ciò che potevo insegnarti te l'ho insegnato, ora è giusto che tu percorra la tua strada e scopra cosa il fato ti riservi, sappi però che per me sei un dono di Aule, ha richiamato a sè il mio primogenito, ma ha inviato te come secondo, e le porte della mia casa saranno sempre aperte.
Brix il guaritore mi ha parlato molto bene di una gilda : i Custodi della Fiamma di Anor, e pensa che con loro potrai trovarti bene..."

Molte le missioni svolte, tante persone, al più sconosciuti incontrati, dall'avamposto di Nolgold a Gondamon, era entrato a Rath Teraig, a Kheledul e nel Haud Lin, aveva visitato le città elfiche di Dullond e Celodrim, il suo viaggio l'ha poi portato nella città di Bree tra umani e hobbit, dove ha affrontato briganti, goblin, orchi e scheletri, ma il suo viaggio è appena iniziato....
__________________
http://utenti.multimania.it/galaxer/Tarka111.jpg

Ultima modifica di Galaxer : 30-03-2009 alle ore 19:26
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Vecchio 17-11-2009, 11:04   #57
PeliFromHell
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Wotangar Warbringer di Rohan

Colonna sonora

Un surreale silenzio avvolge la radura dove Wotangar e il suo battaglione sono appostati.
A quanto pare, non molto distante da lì, alcune sezioni di fanteria sono rimaste insaccate da un'armata di uruk proveniente da Isengard.
Il mattino è piacevolmente fresco, soprattutto se sei coperto da una pesante armatura di piastre, il cielo, pare sereno, pochi raggi filtrano la foschia mattutina, andando a illuminare gli scudi, così ben rifiniti da parere quadri.
I cavalli sono tranquilli, ma fastidiati dal puzzo dei nemici che si leva nell'aria, ammorbando la piana, scossa dal furore della battaglia.

"Uomini! In formazione!"
Il comandante inizia ad impartire gli ordini. Il momento è vicino. Non è la prima volta e non sarà l'ultima...non deve essere l'ultima.
"Il nemico, vuole le nostre terre! Le nostre magnifiche terre! E' venuto fino a qui per prendersele con la forza! Ma finchè ci sarà un solo uomo del Mark, vivo, questo non avverrà!"
Una breve pausa segue.
"Che l'acciaio ed il coraggio, siano le vostre difese! Che i cavalli e l'onore, la vostra forza! Avanti ora, trasformiamo il campo in uno scannatoio! E restituiamo a Isengard i suoi bastardi senza madre...MASSACRATI!"
I cavalieri battono le armi sugli scudi: hanno perfettamente capito il messaggio.
"Serrate i ranghi! Andiamo in guerra!"


Il corno tuona la carica, centinaia e centinaia di cavalli iniziano a correre, i cavalieri in corsa urlano, sbraitano, agitano al cielo le armi.
La terra trema, vibra furiosamente, gli uruk, intenti a combattere, vengono colti di sorpresa, si voltano attoniti: la situazione sfugge loro di mano.
"Manovra!"
All'ordine, l'ala si flette, si duplica...adesso o mai più!
L'impatto è terrificante: il nemico viene sbalzato morente a terra, alcuni cavalli cadono, rotolano, vengono uccisi dagli orchi.
La mischia è un tripudio di carne, acciaio e sangue.
Wotangar è ben saldo in sella al suo cavallo, Sleipnir, lancia fendenti di mazza a destra e a manca, fino a che, colpendo un orco, quest'ultima gli rimane, come incastrata nel cranio del nemico, e nel tentativo di riprenderla, viene disarcionato violentemente.
Rialzatosi frettolosamente, crolla di nuovo a terra, con un gemito: un uruk gli si è avventato contro nel tentivo di strangolarlo; il nostro, irrigidisce il collo, e ringraziando i suoi avi per avergli donato una forza notevole, afferra con una mano la mandibola del mostro, e con l'altra, parte della testa...tira, con tutta la potenza che ha in corpo...la pressione sul suo collo si allenta rapidamente: ha divelto la mascella del suo aggressore, il quale muore, tra rantolii e convulsioni.
Celere, Wotangar raccoglie una picca dal terreno, e recisa la testa dal cadavere, la infilza, alzandola al cielo come un macabro stendardo.
I soldati di Rohan, incitati da quella visione, aumentano il ritmo della battaglia, fino a che il combattimento non diviene una bolgia esasperata.
Gli uruk cadono, falciati, come spighe di grano mature; sono infine costretti a chiamare la ritirata, decimati e stremati.

"Prendeteli tutti! Uccideteli!"
Ordina il comandante.
"No! Fermi!"
Tra lo stupore generale, che causa un tentennamento dei soldati, Wotangar si oppone.
"Se li inseguiamo, finiremo direttamente in bocca alla loro retroguardia! Non possiamo correre un simile rischio! Non ora che abbiamo salvato i nostri compagni!"
"Come osi contraddire un mio comando!? Vigliacco traditore!"

Tuona infervorato il comandante.
A quelle parole, il nostro, perde il controllo di sè stesso, sferrando un destro, più simile ad un colpo di trabucco che ad un pugno, al suo superiore, e fancedolo crollare al suolo.

Che gesto sconsiderato!
Fortunatamente viene riconosciuta la buona fede delle sue parole, ma l'insubordinazione viene punita: mesi e mesi nelle prigioni, e il divieto più assoluto di un suo ritorno nell'esercito del Mark.
Che fare dunque? La risposta è una sola.
Sacca in spalla, un triste arrivederci alla sua terra, la promessa, la dannata promessa che un giorno farà ritorno da eroe.
Sleipnir è sellato e ferrato, i due si allontanano, nel calare del sole.
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Ultima modifica di PeliFromHell : 20-11-2009 alle ore 16:55
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Vecchio 01-02-2010, 12:39   #58
PeliFromHell
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Wotangore Warbringer di Rohan

Una mela.
Si inizia sempre con una mela, poichè la fame aguzza l'ingegno.
Rubare non è reato, quando l'alternativa è morire di stenti.
La storia di Wotangore è una storia triste, penosa.
Si può a 10 anni vedere i propri cari squartati dagli orchi? Si, ed a Wotangore non fu risparmiata questa visione.
Per sua fortuna venne addottato dallo zio paterno, nobile combattente del Mark, e trascorse l'adolescenza col cugino Wotangar, di una decade più adulto.
Questi era un buon parente, onesto e sempre pronto a difendere i suoi cari, in poche parole sembrava il perfetto Rohir.
Ma Wotangore non aveva di questi capisaldi, infatti egli non sopportava i cavalli (cosa che costò molta rabbia allo zio), in quanto riteneva che se non fossero state genti di Rohan e signori dei cavalli, i suoi genitori sarebbero stati risparmiati, ed inoltre per lui l'onestà non era un concetto applicabile, per l'appunto un giorno così parlò:

"Onestà?! E' per caso la nuova meretrice di Edoras? La vita non è stata onesta con me e vi sbagliate se credete che io lo sia con lei."


Tutto ciò, unito alla passione che aveva per lo sgusciare, il nascondersi e l'innato istinto cleptomane, sviluppato durante anni di fame e forti languori, ne facevano un ladro abile, astuto ed estremamente sadico.
Furono due, gli eventi che segnarono l'inizio della sua vera e propria esistenza.
Il primo avvenne quand'egli era da poco sedicenne, in taverna.

"Potrei avere un'altra birra? Oppure anche quest'osteria è talmente corrotta, come il resto del regno, da non poter più aiutare coloro che sono al suo interno?"
Wotangore era palesemente ubriaco, e la sua lingua non aveva freni, tanto che l'intera sala tacque, fissandolo con occhio incerto.

"Ebbene si, parlo anche di voi, maleodoranti proprietari di cavalli, quegli stupidi animali, di cui voi altri vi proclamate signori!"

Concluse Wotangore, esplodendo in una fragorosa risata.

"Ora hai passato il segno ragazzo, prenderai ciò che merita la tua animale impudenza"


Quattro uomini si alzarono da un tavolo, il primo, avente fluenti capelli biondi, si avvicinò, e con un cenno di sfida sollevò la pesante mano per colpire, ma, ad un tratto, qualcosa gli trattenne la chioma, facedolo urlare di dolore: dietro di lui apparve una testa la cui capigliatura, corta, era d'un castano nocciola talmente sfumato da parere rosso, e sfolgoranti, apparvero due occhi verdi come i boschi di Lorien...Wotangar tratteneva i capelli del malcapitato.
Questi, si girò per sferrare un repentino gancio destro, ma, perdonatemi se sorrrido, ci vuole ben altro per atterrare un cavaliere del Mark, infatti Wotangar si piegò per schivare, e scagliò un montante nel mento dell'avversario che distrusse ogni sua forma di resistenza.
La taverna sussultò, nessuno osò sfidare nuovamente il ragazzone, difensore del cugino.
Wotangar senza alcuna remora si voltò verso il parente, e lo colpì con un ceffone di dorso degno di un colpo d'ascia.

"Parla ancora come ti ho sentito fare poc'anzi, e non puoi immaginare quanti di questi solcheranno il tuo volto."


Da quel dì, Wotangore apprese un nuovo sentimento, lui che aveva sempre disdegnato qualunque forma di rispetto, ora ne provava assai per suo cugino, e seppur fosse così diverso da lui, un legame tratteneva entrambi, un legame che superava quello di sangue: l'amicizia genuina che unisce gli opposti.

Il secondo evento concluse la sua adolescenza, all'età di ventuno anni.
Wotangore si trovava in un bosco abbastanza distante da casa, in cerca di funghi, quei funghi che lui come del resto i suoi famigliari, amava molto, quand'ecco che udì un tintinnare di metallo e un respiro molto affanoso.
Strisciò nascosto tra gli alberi, e ivi scorse un orco (o un Uruk, di fatto lui non ne sapeva la differenza poichè non aveva mai visto una delle due razze, ma quello era per certo della specie che uccise la sua famiglia) che probabilmente si era da tempo smarrito durante una marcia.
Si sentì sopraffatto, sentendolo annusare l'aria.
"Mi troverà e mi scorticherà vivo" Pensò, in un fremito di puro terrore.
Un brivido lo scosse dall'interno, quella paura aveva svegliato qualcosa dentro la sua mente.
Estrasse il pugnale dal piccolo fodero, lo stesso pugnale che suo cugino gli regalò per il suo ventesimo compleanno dicendogli: "Spero tu abbia abbastanza senno per poterlo usare, ma d'altronde non ci sarò io a difenderti per tutta la vita."
D'un tratto il timore scomparì, Wotangore si fece scuro in volto ed un sorriso si delineò sulle sue labbra, i suoi occhi brillarono d'una luce maligna.
Una risatina sommessa vibrò nel bosco, raggiungendo le orecchie dell'orco.

"Vieni fuori! Ho fame e fretta! Ti sbudellerò come un cervo!"

Lo istigò la creatura, che da alcuni minuti ne aveva riconosciuto la presenza nell'aria.
In risposta un'altra risatina più forte; l'orco non riusciva ad individuarlo, troppo rapido e silezionso.
Un fulmine improvviso, Wotangore si parò alle spalle della bestia, conficcandogli il pugnale a salire tra le scaglie della armatura, all'altezza del collo.
Ora la risata s'era fatta sguaiata e sadica, quasi folle.
L'orco cadde sulle ginocchia, moribondo, il pugnale fu estratto dal suo corpo, e con precisione chirurgica venne usato per sgozzarlo come un capretto.
Wotangore pulì la lama e sputò sulla carcassa: era soddisfatto; fischiettando, proseguì la sua cerca di funghi.
Non fece mai parola con nessuno di quell'evento.

Un altro anno passò, ed ecco che avvenne la vicenda che costrinse Wotangar a lasciare Rohan, sicchè Wotangore, non idugiò a seguirlo nell'ombra, a ricalcare i suoi passi.
D'altronde l'unico motivo per cui risiedeva ancora a Rohan, era appunto suo cugino, quindi che senso avrebbe avuto rimanervi se questi se ne fosse andato?
Nessuno, o per lo meno così pensò.
Credette dunque di pedinarlo per proteggerlo, ma nessuno poteva immaginare che il più delle volte sarebbe stato lui ad essere protetto dal cugino, e non viceversa...
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