Beh come scrittore sono un pò una chiavica abbiate pietà di me ^^
Khuzandrepa
Era un caldo pomeriggio d’estate, il gracile todd stava piangendo con un rivoletto di sangue che gli usciva da una narice, i ragazzi più grandi si divertivano a dare un pò di sberle ai bambini più piccoli, che anche se correvano veloci ed erano agili come lepri peccavano in esperienza sulle tattiche primitive di caccia, i ragazzi più grandi gli avevano accerchiati, per far pesare il loro status di predatore in cima alla catena alimentare, avevano deciso di dare un pugno nel naso a todd, nella persona del grosso grendel, un classico ragazzotto di campagna grosso e vispo come una mucca, allora dalle fila dei piccoli uscì una bimba dai capelli rossi gli occhi azzurri e il volto pieno di lentiggini, che con un’aria truce fece due passi in avanti e disse:
“Grosso bue prova a darle a me se ne hai il coraggio!!” il bruto scoppiò in una risata stridula e maligna, fece due passi in avanti e mollò un ceffone alla bimba colpendola sul viso in pieno, la piccola cascò nella polvere come uno straccio.
Quando la piccola Khuza rinvenne (veniva chiamata Khuza per far prima è per il fatto che il nome non piaceva a nessuno tranne che a sua madre), sua madre la stava guardando severa dall’alto con i rossi capelli raccolti in una treccia i tratti del volto duri come tutte le donne del Nord:
“Questo e quello che si merita una ragazzina senza cervello, quello pesava almeno tre volte più di te!”, presa per un braccio e alzata di peso la bimba rimase in piedi con gli occhi umidi guardando corrucciata sua madre.
Suo padre d’altro canto è una persona splendida agli occhi della piccola Khuza, non c’era spesso, ma quando arrivava la viziava con regali e giocava con lei, passava serate a raccontargli di mostri e brutti posti pieni di gente morta, riempiendo la testa della piccola di eroi coraggiosi, elfi sapienti e nani beoni.
Quando ricapitò l’occasione di affrontare Grendel, Khuza prese la situazione maledettamente sul serio, pensava “Se non batto Grendel come posso affrontare i mostri?”, e se non poteva affrontare i mostri la sua vita sarebbe stata quella di una contadina, e non diventare un’eroina come suo padre.
Khuza aveva all’epoca 14 anni ed era diventata una bella ragazza, i duri lavori e i piccoli allenamenti con il padre l’avevano resa tonica e scattante, il bruto la guardava con una nuova espressione sul volto, un’espressione lasciva che faceva venire i brividi, Khuza prese un sasso e lo scagliò con perizia da Hobbit su un’occhio del bestione.
Il risultato fù un’urlo di rabbia, il ragazzo avanzò e mollò il suo solito e tristemente famoso ceffone, la colpì in pieno, Khuza non si mosse, traballo un po’ sul posto, poi alzo lo sguardo truce sul ragazzo, aveva una guancia rossa e gli occhi erano lucidi per il dolore, ma non si mosse, allora socchiuse gli occhi, strinse un pugno e mollò un diretto sul mento del bestione.
L’appuntamento era alle paludi, là un’ufficiale dei Custodi della fiamma di Anor l’avrebbe messa sotto esame, era armata con un bastone, un tappo per botti usato come scudo e la pesante giacca imbottita rubata a sua madre, sul suo viso un sorriso sgraziato ed una guancia gonfia e rossa come un peperone.
to be continued...
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Ultima modifica di khuzandrepa : 29-08-2007 alle ore 00:18
Mi chiamo Neryel Unduriel e vengo da Gondor.
Sono figlia di 2 guardiani della cittadella e sono cresciuta a pane e armi dall’età di 5 anni.
Mi hanno insegnato il senso di giustizia, l’amore per la libertà e per la mia terra…come mi manca…l’imponenza di Minas Tirith.
Un giorno ,avevo 14 anni, ci fu una cruenta battaglia tra le fila di Gondor ed un manipolo di Orchi. Mia madre venne ferita gravemente ma se la cavò ed io presi la decisione che segnò definitivamente il mio destino.
Decisi che avrei avuto un ruolo attivo nel debellare le forze del male, che avrei immolato la mia esistenza a favore dei deboli, di tutte quelle persone che sono costrette a portare nel cuore e sulla pelle le cicatrici lasciate dalla lama impietosa di un epoca corrotta.
Distrutta dal dolore e dalla rabbia scappai di casa il giorno dopo la guarigione di mia madre ( i miei non avrebbero mai approvato la mia scelta ) conscia che non sarei tornata a casa fino a che non avrei raggiunto il mio obiettivo.
La strada è stata una maestra severa che però mi ha insegnato tanto, adesso sono più forte….molto più forte.
Nel mio vagare ebbi modo di sentire svariate storie e svariati canti, ma la mia attenzione venne catturata da una ballata avente come oggetto un manipolo di uomini che condividevano i miei ideali ed i miei scopi, gente che viveva per riportare la libertà.
Decisi che ne avrei fatto parte.
La mattina preparai le mie cose e mi misi in marcia con un solo obiettivo nella testa: trovare i Custodi.
Ultima modifica di Neryel : 03-09-2008 alle ore 10:57
"Coraggio! Alzati!" Gli sussurrò all'orecchio. "La compagnia ha bisogno di te!"
"Si mio Capitano!" Ed egli riprese in mano lo scudo, si levò in piedi e colpì in fronte il troll con tutta la potenza del Guardiano.
Fastamanne Barlafus Capitano degli Uomini di Gondor
Ispiratore delle Genti Libere
Il menestrello smise di far vibrare il tamburo, poggiando la mano sulla pelle tesa e fermando l'eco delle ultime note. Gli sguardi attorno a lui erano fuori dalle orbite, vivide le immagini che aveva evocato per quegli uomini e quelle donne, che sentivano su di sè l'eccitazione per la battaglia vittoriosa sugli orchi. Qualcuno aveva una lacrima che gli solcava il viso per la morte di due degli eroi, che si erano sacrificati perchè gli altri portassero a termine la missione.
L'emozione nella sala della taverna era palpabile e nessuno sembrava voler rompere la magia che ancora attanagliava i loro cuori, penetrata attraverso le orecchie.
Yashin lasciò scivolare a terra il tamburo senza rumore, ansimando per lo sforzo della recitazione, unico suono nella sala fra il fiato sospeso degli astanti era il suo respiro veloce.
Poi uno dopo l'altro gli uomini e le donne ripresero controllo sulle loro emozioni e si guardarono, sussurrarono l'un l'altro, finchè la sala fu piena di brusio.
Yashin si alzò con il cappello in mano e fece, come di consueto il giro dei tavoli, raccogliendo i pochi pezzi di rame che quella povera gente gli donava in cambio delle piccole emozioni che lui poteva cantare per loro.
Quindi sedette ancora, porgendo il cappello ad una bambina emaciata e denutrita che aveva ascoltato con occhi sognanti la sua storia e ancora lo osservava con il cuore in subbuglio.
"Prendi queste monete e compra qualcosa per te e la tua sorellina" le disse indicando la bimba piccola che le stava vicino e che le assomigliava nei lineamenti.
"Menestrello, canta un'altra storia" chiese qualcuno nascosto nella penombra del fondo della sala.
Yashin sorrise e prese l'arpa annuendo. Pizzicò qualche nota per essere sicuro che fosse ancora accordata.
"Vi canterò di un bambino che nacque da un contadino, come voi, nella Terra dei Cavalli e di come crebbe nei campi, circondato dalle poche cose della propria famiglia, ma che con amore condividevano insieme. Vi canterò di come imparò a suonare il flauto e di come scoprì la musica che c'è dentro ognuno e dentro ogni cosa. Vi canterò di come viaggiò verso la grande città per imparare a suonare altri strumenti e di come trovò molti che avessero bisogno della sua musica.
Viaggiò a Nord, così a Nord che vide le ultime alte montagne innevate, imparando da coloro che gli insegnavano e condividendo i pericoli con coloro con cui viaggiava."
La musica melodiosa si interruppe, di colpo, per essere sostituita da note dure, aspre e disarmoniche, che fecero sussultare tutti i presenti.
Con uno sguardo di fuoco e il gelo nella voce disse:
"Ed infine trovò esseri e uomini che vogliono distruggere la musica per farci ballare al ritmo delle loro fruste."
Smise di suonare del tutto
"Ed allora decise che avrebbe portato la sua musica laddove si combatte per la libertà, laddove i giusti combattono per difendere le loro case e fino nel cuore delle fortezze del nemico, se fosse stato necessario".
Si alzò, senza dire altro, senza salutare nessuno, raccolse il suo zaino e uscì fuori dalla taverna.
Montò a cavallo, si sistemò il mantello attorno al corpo per proteggersi dal gelido vento notturno delle montagne e, senza girarsi, si lasciò alle spalle quel villaggio.
Davanti a lui le aspre montagne del Nord e, come un'enorme cicatrice nel fianco della catena montuosa, il passo che lo avrebbe portato alla sua destinazione, Aughaire.
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Yashin Dragyon of Rohan, Minstrel of Destiny,
The coin of Destiny has two faces: the good one named Fortune, the other one called Doom. The coin knows which face it will show at the end. When you will decide to flip yours, look at your side: Yashin will be there. He is the witness of Destiny. His eyes will certify the result that his Master was waiting for.
Mialee Saelinwaer of Mirkwood, Goldlight of Silence, Tuja Halfpie, Watcher of Roads, Draughts. Eomah Son Of Namash, Defender Of the Lost
Su AoC Yashin Dragyon, Tonitrus Tympanum,Tempest of Set Aqvilifer della Legio X Invicta, Decvria VI
Umbrae et Pulvis Modo Sumus
Ultima modifica di Yashin : 29-08-2007 alle ore 07:23
Motivo: allineamento al colore e al font specificato
...non senza fatica la mia mente si avventura in lontani,lontanissimi ricordi per ritrovare quel giorno;il giorno che misi piede per la prima volta nella terra di mezzo.Diversa era allora la terra e gli alberi e l'acqua che scorreva nei fiumi e nei ruscelli.Sono passati molti anni,anni che per gli uomini corrispondono ad Ere. Lithienn è il mio nome,e faccio parte della stirpe degli Elfi.
Ora tutto è diverso. il male da tempo ormai ha iniziato ad avanzare da oriente,la terra sta marcendo sotto i nostri piedi,l'aria è diventata pesante,pregna di malvagità;gli alberi ormai non parlano più,le stelle ci osservano dall'alto colme di malinconia dei tempi che furono.il tempo degli elfi è finito. ma una nuova luce dovrà accendersi nel buio,nuova linfa vitale scorrerà nella terra scuotendone le fondamenta! gli uomini saranno artefici del nuovo tempo ed io,Lithienn, ho deciso di marciare per l'ultima volta al loro fianco,mettendo al loro servizio le mie arti nel combattimento frutto di secoli di esperienza contro il male.Le punte acuminate delle mie spade vertono verso le terre di Mordor,teste di orchi cadranno per colpa delle mie lame,goblin invocheranno il mio perdono inutilmente,finchè un giorno i cancelli della nera terra cadranno sotto i colpi delle genti libere.
Le terre oltre il mare mi attendono,ma non è adesso il momento di raggiungerle; finchè la terra di mezzo non vedrà una nuova alba,un'alba luminosa ed abbagliante,rimarrò qui e tutti mi conosceranno come Lithienn, Il Campione degli Elfi.
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-- Lithienn -- Campione degli Elfi nella terra di mezzo.
Non importerà a molti sapere che nacqui in Aldburg, un borgo che un tempo fu capitale del regno di Rohan, trentacinque anni fa.
Rodhred, mio padre, era il mezzadro di un piccolo allevamento di uno dei signori dei cavalli.
Sebbene fin da fanciullo amassi cavalcare, non provavo gioia ne' interesse per le arti della guerra, ne' tantomeno per l'arte di allevare destrieri. Passavo le notti a leggere i pochi libri presenti nella nostra casa che parlavano di ere scomparse e di antichi saperi.
Fu cosi' che all'eta' di dieci anni, mia madre Rinaryn, decise di inviarmi come allievo nell'Accademia degli antichi saperi di Mundburg (o Minas Thirith, come dicono molti), nel regno di Gondor.
Fu cosi' che lasciai il Riddermark per trasferirmi nella citta' bianca. Non ebbi modo tuttavia di godere della vita di citta', giacche' lo studio impegnava l'intera giornata, estendendosi anche allo svoglimento di compiti nelle ore notturne. Per venti lunghi anni la disciplina dell'Accademia mi ha temprato e forgiato, dandomi accesso a saperi tanto antichi che ormai gli Uomini ne stanno perdendo nozione. Fu cosi' che appresi come chiamare al fianco un fidato famiglio, o usare il fuoco, la terra e il vento come armi di difesa e, se necessario, di offesa. E fu cosi' che appresi come stordire un avversario, o curare le ferite di un alleato.
Al compimento del mio trentesimo anno il Decano dell'Accademia mi disse che il mio apprendistato lì era terminato, e che nulla piu' avrei potuto imparare tra quelle mura, chinandomi su quelle carte antiche. Mi diede un salvacondotto vergato di suo pugno col quale mi indirizzava a Rivendell, dove avrei dovuto incontrare l'elfo chiamato Glorfindel.
Il Decano paventava i tempi oscuri che si stavano per abbattere sulle terre degli Uomini, e disse che presto ci sarebbe stato bisogno di uomini esperti negli antichi saperi.
Una volta giunto nella citta' degli elfi, governati dal giusto Elrond, il sapiente Glorfindel mi permise di affiancarlo per alcuni anni, per poter approfondire le nozioni apprese a Mundburg.
Giungiamo cosi' a questo anno infausto, nel quale oscuri presagi indicano il risveglio di presenze malvage. Pochi mesi fa Glorfindel mi suggeri' di trasferirmi a Bree, stando all'erta nel intendere se ci fosse necessita' dell'intervento di un Mestro degli Antichi Saperi. Perche' in tal modo, prima di partire, mi aveva chiamato.
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