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| La Locanda del Corno d'Oro RP, eventi ed immagini |
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29-09-2007, 14:13
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#37
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Mega postatore
Data registrazione: Sep 2007
Messaggi: 338
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Venegor, Umano Champion Armaiolo. Biografia
Venegor nasce nel regno di Gondor nella città di Minas Tirith da Tenegor, anch’egli uomo di Gondor, ed Evelina di Rohan. Fin da piccolo è stato educato secondo i principi di lealtà e rispetto nei confronti della sua patria e i suoi abitanti.
Venegor discende dalla stirpe di Elendil, del quale spesso suo padre raccontava le gesta ai tempi dell’ultima alleanza.
Affascinato da questi racconti e spinto dall’educazione patriottica ricevuta da suo padre, che è un ufficiale dell’esercito di Gondor, all’età di 10 anni comincia ad essere addestrato all’arte della guerra.
All’età di 13 anni avviene il fatto che cambierà per sempre il suo destino. In una fredda serata d’inverno Venegor accompagna suo padre in un pattugliamento in una zona non lontana da fiume Harnen. La pattuglia, oltre che da Venegor e suo padre, è composta da un drappello di una ventina di uomini a cavallo. Doveva essere una tranquilla ronda di servizio ma ben presto si trasformerà in un inferno.
Il vento gelido soffiava senza tregua sui volti stanchi a causa del lungo pattugliamento ma fieri degli uomini di Gondor. Il gruppo stava attraversando un piccolo sentiero ai cui lati si estendeva un bosco molto fitto, reso cupo dal gracchiare dei corvi appollaiati sui rami degli alberi, attraverso i quali si intravedeva la pallida luce della luna.
“Padre questo bosco è molto tetro, non c’è un’altra strada per tornare a casa?” chiede Venegor, che per qualche strano presentimento era intimorito dal luogo in cui stavano passando.
“Non essere sciocco ragazzo” rispose Tenegor dolcemente ma deciso. “Non c'è alcun pericolo in questo bosco e inoltre gli uomini sono troppo stanchi per sopportare un percorso più lungo”.
“Si padre” rispose poco convinto Venegor.
Non ebbe neanche il tempo di convincersi che le sue erano solo sciocche sensazioni che una freccia sibilò nell’aria e si conficcò all’altezza del collo di un soldato, il quale cadde a terra esanime senza emettere un grido. Subito dopo si scatenò l’inferno. Dall’interno del bosco che costeggiava il sentiero uscì allo scoperto una banda di circa 50 orchi, probabilmente provenienti da Mordor.
Gli occhi di Venegor erano pietrificati dalla paura. Fino ad ora era stato addestrato al combattimento da suo padre e pur essendo così piccolo aveva già appreso come maneggiare una spada: ma non aveva mai partecipato ad una vera battaglia. Adesso che si trovava di fronte ad un nemico così feroce e numeroso fu colto da un comprensibile terrore che gli impediva di avere un qualsiasi tipo di reazione. Fu svegliato da questo momentaneo intorpidimento da suo padre: “scappa Venegor, nasconditi nel bosco”, gli urlò mentre affondava la sua spada nell’addome di un orco. In quel momento Venegor capì cha sul campo di battaglia sarebbe stato solo d’impiccio per suo padre, pur desiderando di rendersi utile in qualche modo. Senza esitazioni, cominciò quindi a correre verso l’interno del bosco, riuscendo fortunatamente a passare inosservato, e si nascose infine dietro un cespuglio, dal quale era in grado di vedere l’evolversi della battaglia.
Dopo una furiosa battaglia gli uomini, stanchi dopo il lungo pattugliamento, colti di sorpresa dall’imboscata tesa dagli orchi e per di più in netta inferiorità numerica, furono sterminati tutti. Venegor vide con i suoi occhi uno degli orchi, che dall’aspetto e dal modo di combattere sembrava essere il capo, colpire mortalmente alle spalle suo padre. Successivamente gli orchi rimasero per po’ a parlare fra di loro. L’orco che uccise Tenegor si rivelò effettivamente essere il capobanda, poiché dal modo di parlare e dai gesti che faceva sembrava dare ordini e disposizioni a tutti gli altri.
Venegor non dimenticherà mai quel volto così brutale e pieno di odio. Dopo qualche minuti gli orchi se ne andarono, lasciando il ragazzo solo con i cadaveri di suo padre e degli altri soldati.
Venegor non riuscirà mai a perdonarsi il fatto di essere fuggito come un codardo nel momento in cui doveva prevalere il coraggio e la determinazione.
Quell’esperienza tuttavia riuscì a fortificarne lo spirito e da quel momento il suo unico scopo fu quello di diventare un vero guerriero come suo padre seguendo i principi di lealtà e giustizia con i quali è cresciuto . E chissà, magari un giorno riuscirà a trovarsi faccia a faccia con quel volto così brutale e pieno di odio….
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30-09-2007, 17:31
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#38
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Super postatore
Data registrazione: Jul 2007
Messaggi: 796
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Mi chiamo Siriomer, sono cresciuto a Brea ma dal mio nome e dal mio aspetto tutti mi dicono che sono del mark di Rohan. I miei genitori che ora so essere adottivi sono stati assassinati in circostanze strane... e ora sono deciso a riprendermi la mia vera vita, voglio sapere che ne è stato della mia vera famiglia, come sono arrivato a Brea e perchè ogni volta che nomino in re di Rohan tutti mi dicono di lasciar perdere e di rinunciare alla mia opera. Fin da quando ero piccolo il mio padre adottivo mi insegnò a combattere, sopratutto col spade a due mani, e a saper riconoscere e portare a galla il valore di ogni singola persona. Tutti mi chiamano capitano anche se non appartengo a nessun esercito in particolare e la gente sa di poter contare su di me, riesco sempre a trovare le parole adatte per tirare su il morale e dare di nuovo vigore. Ultimamente grazie alla mia qualità sono riuscito a capovolgere le sorti di una battaglia contro un nutrito gruppo di briganti che da troppo tempo razzaiva le carovane che si dirigevano a Brea, non so come sia successo ma le mie urla di battaglia riuscivano a donare linfa vitale ai miei alleati e molta determinazione in più. Per quell'impresa fui arrestato dalla uardia cittadina per aver agito senza permesso e di mia iniziativa ma alla fine il popolo era tutto dalla mia parte e fui liberato.
Mi sono dato all'arte della storia e della conoscenza di antichi manufatti per poter intraprendere la via dello studioso, neanche so perchè l'ho fatto. E' un richiamo che avverto dentro di me... conoscere la storia... conoscere me stesso... La conoscenza sarà la mia salvezza...
Ogni tanto sogno un'uomo vegliardo vestito di bianco che usa il mio vero popolo e come se fosse un burattinaio manovra il re... Non so chi esso sia ma lo scoprirò.
Devo andare, devo conoscere la verità. Il mio fedele compagno e araldo, un mio carissimo amico di infanzia mi seguirà e mi aiuterà nei momenti più difficili. Sono tempi duri questi, la gente è inquieta, si dice che strani cavalieri neri hanno iniziato a girare per la terra di mezzo guidati dalle forze maligne di Angmar, ma penso che tutto questo male sia comandato da una forza oscura superiore ad Angmar stessa.
Troverò le mie risposte ne sono sicuro...
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Citazione:
Originalmente inviato da JLoZeppeli
Senti prima di fare lo spaccone ragazzino pensa prima di scrivere.
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Ultima modifica di Sirio : 30-09-2007 alle ore 17:39
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25-10-2007, 23:36
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#39
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Vecchio postatore
Data registrazione: Apr 2007
Residenza: Pesaro, Terra di Mezzo
Messaggi: 1.631
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Evelyyn Anorwel
Evelyyn di Lorien nacque orfana.
Quel giorno, nella foresta, la madre la partorì in condizioni estreme: al buio della notte, nella foresta sotto attacco di un nutrito gruppi di orridi orchi, tra frecce e urla spregevoli che sibilavano nell'aria senza sosta. L'elfo che la amava era al suo fianco con l'unico scopo di proteggere l'elfa e la creatura che stava per venire al mondo.
Ma loro non erano guerrieri, e il destino fece alla piccola Evelyyn un brutto scherzo.
La madre venne colpita con una freccia al cuore nel bel mezzo delle doglie, mentre il marito già giaceva ansimante a terra, terrorizzato e consapevole di non poter fare nulla per il o la sua erede.
L'elfa così moriva prima ancora di partorire, e il gruppo di orchi passava sulla scena di corsa fermandosi solo per finire allegramente l'elfo agonizzante. Non si preoccuparono del grembo materno, volevano solo dare una lezione e un'iniezione di paura agli elfi della foresta rimasti senza guardia cittadina.
Dopotutto cosa ne sanno degli orribili mostri di come nasce una nuova vita?
Finalmente fuggirono.
Il curatore degli elfi venne poco dopo, avendo accertato che non ci fossero più orchi nelle vicinanze. Controllò i corpi per trovare qualche elfo ancora in vita e notò che nella pancia dell'elfa madre qualcosa si muoveva. Gli bastò un tocco per capire il tutto, portò la defunta madre all'abitazione più vicina e fece nascere appena in tempo la creatura, la quale si rivelò una bellissima femmina di elfo, grazie alla sua sapienza sull'argomento e su alcuni arnesi del mestiere che si portava appresso.
Fortuna e strano destino volle che a salvare molte vite in quel momento fosse il nano amico di elfi Biosasso.
Costui si fermò a Lorien durante un lungo viaggio per salutare gli amici, e dopo una bella mangiata insieme ai pochi elfi conoscenti, ci fu l'attacco degli orchi. Egli si battè e difendette il possibile, salvando molti elfi in difficoltà trovatisi fuori dalla cittadina principale, che mai riuscirono a dimostrargli la loro gratitudine. In fondo era pur sempre un nano.. un elfo che viene aiutato da un nano a sopravvivere è quasi un'onta.
Ma i guerrieri elfici purtroppo non erano nei paraggi e gli orchi nonostante questo non osarono avvicinarsi troppo al centro. Attaccarono solo l'esterno e gli elfi che vagavano nella foresta.
Ebbene, Biosasso girò per le abitazioni periferiche e i sentieri portando le sue dolci melodie di cura e incontrò questo curatore con la piccola elfa, non molto in salute per colpa del parto in condizioni estreme.
Commosso dagli occhi della piccolina cercò nella sua memoria un canto magico raramente usato che portò cura e fortificò il fisico e la mente dell'elfetta. La lingua del canto era il nanesco, la melodia dura e cruda tipica del nano, estremamente diversa da quella elfica, dolce e scorrevole.
Il curatore restò allibito ma fu rapito dalla musica. La piccola smise di tossire e guardò Biosasso con un sorriso, come se avesse capito.
L'avrebbe ritrovato diverso tempo dopo in battaglia.
L'elfa fu data in affidamento a un esperto elfo cacciatore che non poteva avere figli per via di un incidente particolare con un cinghiale, e non cercava moglie, perchè amava la libertà e l'indipendenza, ma voleva avere comunque un'erede.
Orothalion, era questo il suo grande nome.
La chiamò Evelyyn, un nome dolce per una dolce bionda elfa dagli occhi verdi.
La crebbe e le insegnò a cacciare e a procurarsi il necessario per mangiare e lavorare.
Evelyyn amava cacciare, soprattutto di notte, quando era tutto più difficile. Questo la fece diventare una cacciatrice di talento e molto tattica, con dei sensi molto sviluppati.
Non si allontanava mai da Lorien, la cittadina non fu più lasciata incustodita ed ella non conobbe mai il male.
In una notte scura come la pece vagabondò alla ricerca di cinghiali a sud.
Subito notò qualcosa di strano.. i gufi, i lupi, i rumori della notte cessarono e si sentiva solo il fischio dei grilli. Un odore vomitevole le stava entrando piano piano nelle narici.
Disgustata e curiosa cercò la provenienza dell'odore e vide nella boscaglia 5 orribili orchi che parlavano sottovoce, magari alla ricerca di cibo, o magari persi nella boscaglia.
Così, curiosa come al solito, Evelyyn pur orripilata da quelle facce si fece avanti e chiese:
"Voi che camminate nella notte, chi siete? Da dove venite? Avete problemi?".
Gli orchi sobbalzarono dalla sorpresa, una elfo non fa rumore, non puzza, e di solito scocca le frecce prima di parlare a degli orchi. Lo sapevano loro.
Si guardarono increduli l'un l'altro, bofonchiando strane parole incomprensibili, e d'improvviso scattarono armi alla mano verso l'elfa, che non ci pensò un attimo di più a capire che la volevano fare a pezzettini.
Saltò leggiadra come una farfalla su un grosso ramo sopra di lei e scoccò 2 frecce alla volta verso 4 orchi, stendendoli all'istante colpiti in faccia L'ultimo orco rimase inebetito osservando la velocità dell'elfa e la maledisse da sotto l'albero. Evelyyn gli piantò in un secondo una freccia sul piede destro e una sul sinistro, per immobilizzarlo.
L'orco non era molto felice di questo e urlò come un ossesso per ringraziarla.
Evelyyn scese dall'albero e lo guardò da vicino, col naso tappato dal fetore. Non aveva mai visto un mostro simile. L'orco le sputò in faccia del liquido verde scuro che bruciò per un istante gli occhi dell'elfa, la quale ci mise un attimo per infilare l'asta di legno sotto il mento del mostro, facendola uscire dal cranio in un vulcano di brodaglia rossa e verde.
Ella osservò ancora un pò i cadaveri a terra e corse dal padre per raccontare il tutto e chiedere spiegazioni.
Scoprì la razza degli orchi, si documentò attraverso racconti e scritti, lei che da sempre odiava la teoria mentre eccelleva nella pratica. Il suo odio per quella razza che uccideva innocenti per divertimento e razzie crebbe sempre di più.
Evelyyn disse un giorno al padre:
"Padre, non voglio solo cacciare orsi per le pelli, cinghiali per il cibo e raccogliere legna per le armi, voglio cacciare orchi perchè loro hanno sempre cacciato noi e i popoli liberi per puro divertimento. Ho 19 anni ed è il momento di fare qualcosa di veramente utile. "
Orothalion, sicuro che questo discorso sarebbe un giorno arrivato, le raccontò la sua storia, dei suoi genitori, del menestrello coraggioso Biosasso, degli altri popoli liberi e dei luoghi della Terra di Mezzo.
"Sei cresciuta in fretta figlia mia, ti ho insegnato tutto quello che so, e spesse volte penso di scoprire qualcosa di nuovo in te. Impari molto alla svelta e sono molto orgoglioso di te.
Non posso obbligarti a non andare, dopotutto mi hai sempre ascoltato e mi sei sempre stata accanto, quando non ero in battaglia lontano da qua.
Ora sai tutta la tua storia, scegli te se proseguire nel tuo intento. Ma credo che tu sia già decisa.
Tieni il mio arco da battaglia, ormai sono vecchio e per cacciare posso usarne un'altro.
Tieni pure quest'asta e questa ascia da battaglia di fabbricazione nanesca. Dopotutto sono loro i migliori nel creare armi pesanti in metallo.
Che i miei insegnamenti e la mia benedizione possano essere sempre con te."
Le porse le armi e la baciò in fronte. La guardò con orgoglio e le sorrise.
Evelyyn notò una lacrima scendere dal volto del padre.
"Padre mio, mi hai dato tutto ma non devi preoccuparti per me. So finalmente la mia storia e ho un motivo in più per odiare gli orchi e tutti gli altri esseri maligni che oppressano i popoli liberi.
Questo farà di me una cacciatrice ancora più micidiale. Saprò usare degnamente il tuo arco.
I mostri conosceranno ben presto il rumore delle mie frecce, purtroppo per loro troppo tardi per evitarle. Lascerò sempre in vita un mostro per dargli modo di spargere la voce che non è il caso di proseguire per la loro strada.
Questa volta sarò io, Evelyyn, a camminare indisturbata nella foresta, di notte, zittendo lupi, gufi, linci e persino grilli. E gli orchi dovranno avere paura di ciò.
Sarò io la regina della Notte, la Cacciatrice Nera.
L'Oscurità non sarà più amichevole per i mostri, ma sinonimo di Morte. Lo impareranno presto.
Padre, sto per partire, e ti assicuro che sentirai molto presto delle imprese della Cacciatrice Nera, e saprai che sarà la tua cara figlia."
Strinse forte l'arco, fissò gli occhi del padre ancora per qualche istante e si voltò. Si incamminò verso l'interno della foresta, lentamente e senza salutare ulteriormente, consapevole che avrebbe visto ancora spesso il suo tutore, come se quello fosse stato uno dei suoi soliti viaggi di caccia nell'ombra.
Evelyyn la Cacciatrice Nera.
Ultima modifica di Evelyyn : 26-10-2007 alle ore 10:28
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27-10-2007, 02:30
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#40
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Niubbo
Data registrazione: Jul 2006
Residenza: Nocera Inferiore
Messaggi: 54
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Legondrim
Tra le foreste di Ered Luin si scorse una figura che lesta e dalla sagoma imprecisa, fuggiva velocemente schivando gli ostacoli sul suo sentiero, in una mano teneva impugnata una spada dalla lunga e lucente lama affilata con la quale spezzava gli arbusti per facilitarsi il passaggio, saldo in spalla portava un elegante arco di legno e legata al bacino una seconda spada.
I lunghi capelli castani oscillavano seguendo il ritmo dei suoi movimenti. Si trattava di un elfo! I lineamenti del volto erano gentili, tipici di queste creature, lo sguardo era dolce e la carnagione candida. Mentre correva teneva gli occhi fissi davanti a sé, non vi erano segni di sfinimento nella sua espressione, provava gioia per quelle lunghe corse nella foresta, tra la natura che tanto amava e che lo faceva sentire a casa. Gran Burrone era stato il luogo dov’era cresciuto fino a quando non si era sentito abbastanza maturo da poter lasciare i suoi cari, per mettersi alla prova e riuscire a dimostrare a se stesso che sarebbe stato in grado di cavarsela. Intraprendere il viaggio verso terre sconosciute fu il primo grande scopo della sua vita.
Si chiamava Legondrim, il suo essere ambizioso l’aveva spinto fin qui e ora, a distanza di tre anni, poteva ritenersi soddisfatto della sua vita. Il primo periodo trascorso lontano dalla contea di Gran Burrone era stato critico per lui, abituato a vivere nella serenità e nello splendore, ignaro dei pericoli del mondo oltre le mura della sua pacifica terra. Grazie a quel viaggio però era maturato, man mano la paura aveva lasciato posto al coraggio e la sua arte del combattimento si era affinata, migliorando giorno dopo giorno. Di tanto in tanto gli capitava di ripensare alla sua infanzia; quando di nascosto saliva sulla grande quercia per osservare dama Arwen che bellissima passeggiava nel suo giardino, era per lui un’immagine paradisiaca, la ricordava con nostalgia, come il viso dolce di sua madre e gl’insegnamenti saggi di suo padre… All’emozione che aveva provato dopo aver appreso le prime nozioni di scherma e di tiro con l’arco. Ricordi che avrebbe custodito dentro per sempre.
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28-11-2007, 20:26
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#41
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Niubbo
Data registrazione: Apr 2004
Residenza: Brianza di Mezzo
Messaggi: 36
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Se chiederete a Synswith Nero di addolcire un po' le sue parole, la migliore risposta che potreste ottenere è un indice accusatore puntato sul suo passato e un mezzo sorriso sarcastico.
Da piccola, Synswith sentiva delle voci. Ne avrebbe fatto a meno; la spaventavano e non capiva da dove arrivassero. Crebbe nell'ansia, nel buio diffuso dalla mancanza di un volto, una bocca, qualsiasi cosa che potesse chiarire chi fosse a parlare.
I genitori si preoccupavano della solitudine, una delle poche compagne di Synswith, e dei suoi monologhi timorosi. Cosa avrebbe potuto fare se non provare a rispondere, a tutte quelle voci?
Fu affidata alle cure delle sorelle Fosso, note nel paese per la loro sapienza e le capacità curative. Forse loro potevano qualcosa.
Trascorsero lenti mesi e inevitabili anni; le visite dei genitori si fecero meno frequenti e quelle degli amici inesistenti. Syn sviluppò un'ostilità costruita a difesa della sua psiche e un carattere acido e spesso insolente. Fu facile dimenticarsi di lei convincendosi che prima o poi sarebbe guarita e che, nel frattempo, non era opportuno starle troppo vicini.
Syn non parla mai bene delle sorelle Fosso, ma sa perfettamente di avere un debito di riconoscenza verso di loro. Fu nella loro tenuta che riconobbe nel muso degli animali, anche i più insignificanti, l'origine delle voci. E fu sempre durante quegli anni che guarì un poco, ma imparò molto. Le paure divennero scontrosità e le voci divennero un aiuto.
E venne il giorno in cui l'assenza della famiglia e la piccola dimora delle sorelle Fosso non bastarono più. Syn partì, lasciandosi alle spalle solo cattivi rapporti e le ultime impronte nel fango.
Ora Synswith viaggia per la terra di mezzo, lontana da casa, accompagnata dai suoi animali, dalle voci, in cerca di qualcuno che la sopporti.
Fino a che non venne il giorno in cui l'assenza della famiglia e la piccola dimora dei sapienti non bastavano più alla sete di libertà di Synswith. Partì e lascio tutto ciò che le era familiare.
Ora Synswith viaggia per la terra di mezzo, lontana da casa, alla ricerca di pace e di compagni, di avventure e di animali a cui confidare i propri segreti.
Ultima modifica di emanjonez : 28-11-2007 alle ore 21:15
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10-12-2007, 22:22
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#42
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Niubbino
Data registrazione: Sep 2007
Messaggi: 14
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Kalevala
Kalevala nasce a Lorien, nel "Bosco d'Oro". Ha un'infanzia spensierata, trascorsa nei boschi. I suoi genitori sono però meno felici e, quando la tristezza per il disfacimento della Terra di Mezzo permea definitivamente i loro cuori, decidono di partire dai Porti Grigi e di portarsi dietro Kalevala. Mentre la nave con la vela già gonfia sta per salpare dal porto di Celondim, un guardiano del porto ferma la famiglia: Dama Galadriel vuole conferire con loro con la massima urgenza. La nobile degli eldar ha scorto nel futuro dei segni che presagiscono che il destino di Kalevala è strettamente intrecciato con quello della Terra di Mezzo. Egli deve rimanere qui. I genitori non vogliono rimandare la partenza, il loro cuore è colmo di malinconia ed il loro animo anela le terre immortali. Decidono di lasciare il piccolo in affido al nonno Toronn e salpano, sperando di rivedere un giorno Kalevala quando la profezia sarà compiuta. Il giovane cresce sano e forte nelle foreste, nella cui contemplazione cerca di mitigare il dolore per il distacco dalla famiglia. E' molto attaccato al nonno, ma nel suo animo cresce sempre più la voglia di libertà, di sentirsi libero nella natura. Apprende dal nonno i segreti dell'andar per boschi e del tiro con l'arco. Diviene abile con le armi, ma il suo spirito è sempre tormentato e i suoi vagabondaggi sono sempre più lunghi e frequenti. Con la morte del suo unico parente sulla Terra di Mezzo non ha più legami: inizia a spingersi anche lontano da LothLorien e ha l'ardire di inoltrarsi nella foresta di Fangorn, nonostante tutti lo invitino a starne alla larga. E' attratto dall'antichità e dalla sacralità di quel bosco. Giorno dopo giorno si spinge sempre più addentro nella foresta finché in una valletta riparata da un dirupo boscoso scopre una strana cavità. Lunghe radici ricoperte da muschio pendono dall'alto come liane. In fondo una grande lastra di pietra con sopra una grande ciotola di legno con dentro uno strano liquido trasparente. Kalevala, assetato perché rimasto privo di acqua, abbandona ogni cautela e trangugia l'invitante contenuto della tazza. E' colto da una strana sensazione, si sente rinvigorito, quando una voce profonda e cantilenante che giunge da fuori lo fa sobbalzare. E' così che Kalevala incontra gli ent. Fra il giovane amante della natura ed il vecchio popolo si instaura un rapporto sempre più saldo. Diviene un amico sempre più stretto degli ent, dai quali si sente adottato e accolto. Mentre gli ent si divertono nel sentire i racconti dei vagabondaggi di Kalevala, egli è completamente rapito dalla saggezza di quel popolo. Apprende tantissimo sulla storia della Terra di Mezzo e diventa un fervente appassionato dello studio del passato. Inizia a vedere le cose da una prospettiva totalmente nuova. Il suo animo ardimentoso lo abbandona e, senza rendersene conto, acquista la pazienza e la calma tipica degli ent. Qualche volta, come loro, parla perfino con sé stesso. Grazie ai loro insegnamenti apprende molte cose sul regno vegetale e riesce a sviluppare un'empatia con essi talmente forte da potervi comunicare, seppure in maniera rudimentale . Scrive poemi sugli alberi e sulla loro natura e, nel suo cuore, vorrebbe tornare a vedere ripristinata quella "sola grande e sterminata foresta", come dicono gli ent, di cui Fangorn e LothLorien sono solo piccoli rimasugli. Il suo scopo è chiaro e, come i suoi frondosi amici, non ha assolutamente fretta ed è costante nei suoi intenti. Si muove di terra in terra cercando di ristabilire l'equilibrio naturale, ed insegnare la storia di quando la Terra di Mezzo era una grande e bellisima foresta e si viveva in pace e in armonia. Segue costumi spartani, usa abiti semplici e mangia in modo frugale, coltivandosi il proprio cibo. Non ha una casa. Nei suoi viaggi si oppone con tenacia ai goblinoidi e in generale alle forze del negromante, che cercano di destituire l'ordine naturale del mondo, l'unico che valga la pena di seguire. E se dovesse trovare traccia di una entessa.....senz'altro farebbe un gran servigio ai suoi amici.
Motto: "Lontani dai vostri occhi vivono i boschi chiusi con antiche parole, rovine d'altri tempi, vivono dove non siete più voi!"
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