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La Locanda del Corno d'Oro RP, eventi ed immagini

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Vecchio 15-04-2007, 14:18   #1
Véon
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Storia dei Custodi - Cronologia - Le vostre Storie!

Quella che leggerete di seguito è la storia romanzata dei Custodi, per ora solo la fondazione, poi chissà...

Questo thread è particolare perchè potrete voi stessi continuare la storia della gilda ed unirla ad altre storie.
Le uniche imposizioni sono: non fare rivoltare il Prof. Tolkien nella tomba (ergo, non sconvolgete i suoi racconti) e non sconvolgete i racconti già presenti.
Potrete ad esempio raccontare di come siete entrati a far parte dell'Ordine dei Custodi, oppure narrare di come alcuni Custodi abbiano partecipato alle grandi battaglie (anche quelle già narrate, aggiungete pure, basta che non cambiate ciò che è già stato scritto).

Attenzione: questo thread è diverso dal Background, là scrivete un riassunto della storia del vostro pg, la sua descrizione, qui potete scrivere tutte le storie che volete, romanzate o riassunte, con dialoghi o senza, fate vivere al vostro personaggio (ma perchè no, anche ai vostri padri, o a personaggi sconosciuti) delle vere e proprie avventure.

Ovviamente errori e post non inerenti verranno editati o cancellati.

Usiamo il thread "Commenti ai BG e alle storie" per scrivere qualsiasi commento, pareri, suggerimenti, errori.

In futuro troverete anche una Cronologia della Seconda e Terza Era, contente solo gli elementi più importanti e le attività della gilda, le nascite dei nostri personaggi...ecc...


Ma ora bando alle ciance, fate silenzio e sedete ad ascoltare:
__________________________________

CAPITOLO 1

Era buio, una brezza soffiava da occidente facendo sventolare i vessilli sulle torri; alla finestra stava un uomo, i raggi della luna illuminavano una fascia obliqua del suo volto, mettendo in risalto gli occhi neri, profondi come il mare che stava osservando.
“E' giunta l'ora” disse un uomo anziano al suo fianco
“Si” affermò il primo, poi si voltò ad incontrare gli occhi del suo interlocutore, una certezza lo colse all'improvviso
“E così si compie il destino degli Uomini”
“Forse non è la fine, ma di questo passo non tarderà ad arrivare.”
“La decisione è già stata presa?”
“Si, non passerà molto prima che lo diano alle fiamme.”
D'un tratto la porta sbattè, un giovane era appena uscito di corsa.
“Ma dov'è andato?”chiese l'uomo anziano
“Dannazione, torna qui!” gridò l'altro; per risposta ottenne solamente l'ululato del vento.


CAPITOLO 2

Il giovane corse per le vie della cittadella, fuggiva ed era gravemente ferito, il sangue scendeva copioso, cercava di confondersi tra le ombre delle case per non essere visto. La casa era ormai vicina, improvvisamente sentì le guardie che lo rincorrevano, non poteva farsi prendere proprio ora, sarebbe stata la fine e non poteva nemmeno andare a casa di suo padre, sebbene non l'avessero visto in faccia la sua famiglia sarebbe stata la prima sospettata, i Fedeli erano sempre i primi ad essere indagati. Decise di cambiare direzione, conosceva bene quelle strade, la casa verso cui era ora diretto distava solo qualche miglio, ma in quelle condizioni sembravano centinaia, il respiro si faceva sempre più affannato, il braccio era ferito ma non poteva lasciare il fardello che portava con sè, aveva faticato troppo per conquistarlo; si sentì un idiota, mettere a repentaglio la propria vita e quella dei suoi cari con questa improvvisazione. Si fermò in un angolo, per un attimo pensò di lasciare tutto, aprì un istante il manto nel quale era avvolta la sua conquista e la luce che emanò bastò a riempirgli il cuore di speranza, la sua determinazione era ora forte più che mai. Riprese a correre tra le vie, finchè non giunse alla porta del suo amico, lì si accasciò privo di forze.


CAPITOLO 3

“E' ancora vivo.” disse l'uomo anziano.
“Si, ma non so ancora quanto resisterà”.
“Folle di un fratello!” sbottò un giovane.
“No, Anarion, tuo fratello ha compiuto un'impresa che verrà ricordata nei secoli a venire.”
Il giovane Anarion abbassò la testa, poi disse “Avremmo potuto organizzarci, quest'improvvisazione potrebbe costargli la vita.”
“Ma anche salvare la vita di molti. Dì, saresti tu andato ad aiutarlo se l'avesse proposto?”
“Basta voi due! Anarion, sii rispettoso del gesto di tuo fratello. E tu, Elendil, figlio mio, non mascherare il tuo dispiacere con accuse infondate.”
“Perdonami padre.” disse Elendil. Poi si voltò verso il padrone di casa “Ti ringrazio di averci mandato a chiamare subito, Thoron.”
“E' il minimo che potessi fare. Ho cercato di medicare Isildur come meglio ho potuto nel frattempo.”
Il silenzio scese nella sala. Isildur giaceva come morto, la vita degli Uomini lo stava abbandonando, gli altri lo guardavano con profonda commozione per quell'impresa che nessuno di loro aveva nemmeno pensato.
“Dobbiamo custodire il germoglio.” disse Thoron.
“Si, dobbiamo farlo crescere. Presto sarà tempo di partire e quella volta viaggerà con noi.”
“Io non partirò con voi” disse il vecchio, gli altri lo guardarono stupiti, solo Elendil abbassò lo sguardo, facendo capire che era al corrente di ciò che stava accadendo.
“Seguirò la scelta di Earendil! Come lui solcherò i mari in direzione di Aman, invocando il perdono dei Valar.”


CAPITOLO 4

Passarono alcuni anni, il germoglio venne custodito e crebbe. Ed a lui era legato anche il destino di Isildur, la vita tornò a scorrere possente in lui.
Presto la situazione precipitò ed accadde ciò che tutti i Fedeli temevano.
“Debbo andare” disse l'anziano.
“Padre, lascia che venga con te”
“No. Farai come stabilito e non aspettarmi”
“Ma...”
“Basta figliolo! Non si tratta di noi due soltanto, grandi forze sono in gioco, il tuo compito è importante quanto il mio, solo con questa consapevolezza potrai farcela.”
“Lo so”
“Sono certo che sarai all'altezza” disse poi l'anziano padre appoggiando teneramente la mano sulla spalla del figlio e rassicurando il suo sguardo con un sorriso. Poi si mosse, indossando un mantello grigio ed avviandosi verso la porta.
“Che i Valar ti proteggano, Amandil, figlio di Numendil, del sangue di Elros, padre adorato.”
“Possa la tua strada condurti lontano” rispose il vecchio e superò l'uscio, ma subito dopo si volse ed aggiunse “e mi raccomando, chiama solo i più fidati”, detto questo sparì nella notte.

Elendil chiamò i suoi figli dicendo “Anarion, và ad Armenelos, chiama a raccolta i Fedeli della zona, dirigiti poi al Porto di Romenna, non tardare, all'alba si salpa. Isildur, a te spetta portare il virgulto. Io andrò a chiamare Thoron e gli altri che vivono ad Andunie.”
Detto questo si incamminò dirigendosi verso la casa dell'amico. Quando arrivò non fece neanche in tempo a bussare che la porta si aprì, all'interno il fuoco di una lanterna illuminava la stanza principale e parte del volto di Thoron.
“Ti aspettavo, entra” disse il padrone di casa.
“Come sapevi che sarebbe stato oggi?” chiese l'ospite.
“L'ho sentito nell'aria, l'ho percepito nel cuore. Ma ora entra, metto la tisana sul fuoco?”
“Grazie, ma abbiamo poco tempo, dobbiamo prepararci tutti ed affrettarci.”
“Gli altri sono già pronti. Ho dato ordine di prepararsi lasciando il superfluo, non ci vorrà molto per radunarli tutti. Comunque hai ragione, è bene affrettarsi, niente tisana è meglio una birra” e così dicendo porse un boccale di coccio pieno di birra fino all'orlo.
L'ospite prese il boccale, il padrone di casa lo vide soffermarsi sul fine decoro, un albero dalle mille fronde, i cui boccioli brillavano come l'argento, ed il suo sguardo incupirsi.
“Dimmi, Amandil è già partito?” chiese.
“Si, poco fa” rispose l'ospite, poi aggiunse “Sono in pena, Thoron, è un compito arduo, i Valar non saranno clementi una seconda volta. Spero solamente che valuti bene la situazione e lasci perdere tutto se troppo rischioso.”
“Haha, è una vana speranza amico mio, lo sai come è fatto tuo padre, porterà a compimento la sua missione o non tornerà affatto.”
“Si, lo so bene, ma mi dà conforto pensarci.” Quindi si alzò, non vi erano più ombre nel suo sguardo ora, appariva fiero e deciso. “E' ora di muoverci”
Con un ultimo lungo sorso Thoron finì la prelibata bevanda e si alzò “Andiamo”.

I due camminarono fianco a fianco, erano abbastanza simili tra loro, pressappoco della stessa altezza, leggermente sopra la media, fisico possente dovuto agli anni di addestramento alle arti di guerra, lo sguardo fiero, ma Thoron aveva i capelli grigio argento, gli occhi verdi e lineamenti dolci ma decisi, l'amico capelli corvini, occhi neri e lineamenti più severi. Per anni avevano condiviso le loro avventure, il legame tra loro era molto forte. Bussarono alle porte dei compagni che dovevano radunare, i quali si fecero trovare già preparati, come aveva detto Thoron. In breve radunarono tutti e si avviarono verso il porto. Con loro erano anche anziani, donne e bambini e la marcia procedette lentamente ma in assoluto silenzio.

Quando giunsero ai porti le navi erano già pronte, molta gente era già sistemata, Anarion ed Isildur stavano organizzando tutto per la partenza.
Venne portato un grosso vaso coperto da un mantello, la gente cominciò a borbottare chiedendosi cosa fosse. Allora Elendil salì su un rialzo e, levando il manto, disse: “Mirate gente! Questo è un vigulto di Nimloth il Bello, l'Albero Bianco fatto bruciare da Re Ar-Pharazon in preda alla follia dei consigli di Sauron. Mio figlio Isildur lo salvò, rischiando la vita. Questo è un segno di speranza, il dono che si tramanda dai Valar e dagli Elfi ed ora sopravvive al male continuando con gli Uomini. Noi lo porteremo nella Terra di Mezzo ove lo pianteremo! Alle navi, l'ora è giunta!”
Detto questo saltò giù avviandosi verso Thoron, passando tra la gente piena di stupore e rinfrancata dalla notizia che l'Albero continuava a vivere.
“Thoron, desidero che tu comandi una delle navi.” disse Elendil.
“D'accordo” disse l'amico.

Fu così che i Fedeli abbandonarono l'isola di Numenor quando la grande flotta del Re muoveva guerra ai Valar.
Nulla più si seppe di Amandil, che invano dunque aveva tentato di salvare il popolo degli Uomini agli occhi dei Valar. La Caduta di Numenor segnò la morte del mondo dei Grandi Uomini così come lo si conosceva allora, ma il gesto dei Fedeli e la loro fuga verso la Terra di Mezzo venne risparmiata dalla furia dei Valar che permisero loro di giungervi sani e salvi, seppur non senza difficoltà.


CAPITOLO 5

Nella Terra di Mezzo furono accolti da Gil-Gald e gli elfi che vivevano con lui. Instaurarono un buon rapporto, ma non passò molto tempo che i Numenoreani partirono verso est per fondare i propri regni. La marcia avvenne a scaglioni, gli ultimi due gruppi erano quelli di Isildur, che portava con se il virgulto di Nimloth, e quello di Thoron, a cui era affidata la retroguardia.
Dopo pochi giorni di viaggio accadde l'inaspettato: una foltissima schiera di orribili creature, probabilmente orchi, attaccò il gruppo di Isildur alle spalle. Thoron assistette alla scena da lontano, dicendo ai suoi “Non possiamo permettere che l'Albero venga distrutto, dobbiamo attirarli su di noi”. Così dicendo il piccolo gruppo di Thoron si lanciò alla carica addosso all'esercito nemico, con tutta la foga che avevano in corpo. Gli orchi in un primo momento colti di sorpresa dovettero difendersi, lasciando perdere Isildur che riuscì a fuggire con i suoi. L'intento di Thoron era riuscito, ma ora la situazione era disperata: i nemici erano nettamente superiori di numero e presto li circondarono. L'aria si faceva densa, le nubi coprivano il cielo, la notte calò fitta su di loro.
I numenoreani si chiusero a guscio e riuscirono a respingere i primi assalti, ma il numero gli era nettamente sfavorevole e ben presto la stanchezza li assalì; la speranza li stava abbandonando, non c'era via di fuga e la fine ormai era vicina.
Fu allora che Thoron chiuse gli occhi e pregò dentro di sè Anor, il Sole, di soccorrerli con la propria forza. Alzò poi gli occhi al cielo ed in quell'istante un raggio squarciò le nubi, forte e possente, illuminandogli il volto. Egli protese la spada verso il cielo gridando “Anor!”, la sua lama brillò e parve che una fiamma l'avvolgesse. A quella visione i nemici indietreggiarono, spaventati dalla figura maestosa che torreggiava di fronte a loro. Il Sole si liberò del tutto illuminando ogni angolo, sconfiggendo le tenebre. Thoron ed i suoi fedeli compagni si gettarono sul nemico con una furia devastante. Molti morirono sotto i loro colpi, tanti altri fuggirono a gambe levate ed infine giunse l'esercito di Elendil chiamato da Isildur, mettendo in rotta il nemico.

Fu una grande vittoria, tutti festeggiavano ed inneggiavano al proprio capitano, ma egli era assorto: inginocchiandosi guardò verso il cielo Anor splendere luminoso “D'ora in avanti custodirò la Tua Fiamma, possa essere la mia guida!” Un raggio lo illuminò quasi a voler suggellare il patto.
Si levò poi da terra e si girò verso i compagni che lo osservavano, sollevò la spada e gridò “Che la Fiamma di Anor Divampi!”
“Per Anor!” risposero con un solo grido i suoi compagni.


Fu così che venne fondato l'Ordine dei Custodi della Fiamma di Anor. Era l'anno 3320 della Seconda Era e da allora moltissimi altri anni sono passati ed altrettante sono le imprese che i Custodi hanno compiuto nella Terra di Mezzo. Le loro fila hanno abbracciato anche gli altri Popoli Liberi della Terra di Mezzo, non più solo Uomini ma anche gli Elfi si unirono ben presto all'Ordine; più tardi giunsero i primi Nani, sulle prime riluttanti, alcuni di loro senza entare in contatto con gli Elfi ma impegnandosi nelle proprie terre; giunse persino qualche Hobbit, molto di rado beninteso e perlopiù della famiglia Tuc.
Non c'è stato evento al quale i Custodi non abbiano preso parte, spesso lavorando in segreto, poche volte ringraziati ed ancor meno premiati, ora ricordati solo da pochi Maestri di Sapere o da qualche bardo che ancora canta le loro gesta, magari non sapendo nemmeno chi fossero.


CAPITOLO 6

La società dei Custodi cresceva forte e florida, ma la marea era destinata a mutare anche per loro.
Correva l'anno 2993 della Terza Era quando Valandur, XXXVII erede in linea diretta di Thoron, era Gran Maestro dei Custodi. Un giorno condusse una lunga battuta di caccia agli orchi portando con sè gran parte dei suoi fedeli guerrieri. Quando tornò a casa l'orrore era sceso su di loro: il villaggio era stato attaccato da un folto gruppo di uomini malvagi che non diede scampo ai Custodi rimasti. Le case erano in fiamme, pochi i superstiti, Valandur si fiondò dentro casa sua e lì trovò la sua bella e giovane moglie Silmarien morta sgozzata; il figlio Valandil di appena 10 anni era stato portato via.
L'Ordine dei Custodi fu sconvolto dal duro colpo, Valandur si mise immediatamente sulle tracce degli aggressori, nel disperato tentativo di ritrovare il figlio e vendicare la moglie. Invane furono le lunghe ricerche compiute dal Maestro e dai suoi fedelissimi, finchè un giorno, ormai assalito dalla disperazione, Valandur non prestò molta attenzione e cadde in una imboscata.
Perì così il Gran Maestro dei Custodi e l'Ordine si sciolse, dopo i gravissimi colpi subiti. I suoi fedelissimi però continuarono anche negli anni a venire a guidare parti dell'Ordine, seppur separate e ormai non più forti come un tempo.


Ma ora qualcosa stà cambiando.
E' l'anno 3018 della Terza Era ed un uomo che non ricorda niente del suo passato giunge per caso, ma forse non per caso, a Granburrone, ove resta un po' di tempo e apprende molte cose dal sapere dagli elfi, entra in contatto con i Raminghi e con loro gira in lungo ed in largo per la Terra di Mezzo.
Si fa chiamare Veon, è alto, capelli argentati e occhi verdi. Un giorno, tornato a Granburrone, incontra lo Stregone Gandalf che è molto interessato alla sua storia. Dopo essersi fatto raccontare più particolari possibili lo Stregone scompare per qualche mese.
Quando tornò era in compagnia di un anziano nano. Molti elfi lo guardavano di traverso ma egli procedeva fiero e impettito senza curarsene. Si riunirono dunque Gandalf, Elrond, Veon ed il nano. Lo Stregone parlò, ma senza troppi convenevoli “Veon, questi è Gundabur, figlio di Thrandur, ora abbassati per cortesia”. Veon era un po' perplesso da quella strana situazione ma aveva ormai imparato che gli Stregoni sono persone assai misteriose, dunque lo assecondò. Il nano disse un “permetti” e senza attendere risposta gli sollevò i capelli in modo da liberare la nuca, cospargendola poi con una strana sostanza. Dopo poco tempo sul collo di Veon apparvero dei segni, tre antiche rune, simboleggianti C,F,A. Il nano si inchinò e disse “Ben ritrovato!”. Veon non capiva ed anche gli elfi che si era radunati ad assistere alla scena erano sbalorditi, solo Gandalf sembrava ridacchiare sotto la lunga barba folta.
Presto le cose vennero spiegate, quello era il marchio che veniva inciso sui discendenti di Thoron, egli dunque non era altri che Valandil, figlio di Valandur, XXXVIII erede in linea diretta di Thoron, il primo Gran Maestro dei Custodi.

Non fu facile convincere Veon delle sue origini, ma ben presto molti fatti gli vennero raccontati e tutto quadrava a perfezione anche con la sua amnesia.

Passato un po' di tempo, Veon si stava abituando alle nuove scoperte, anche se ben poco sapeva del suo passato; ma quello che lo premeva di più era il futuro: notizie nefaste giungevano da ogni angolo della Terra di Mezzo, una grande ombra era all'opera.
Un giorno stava camminando in un portico di Granburrone quando venne raggiunto dai tre.
“E' giunta l'ora, Veon!” disse Gandalf.
Gli occhi di Gundabur cominciarono a brillare, Veon socchiuse i suoi guardando lo Stregone, cominciando ad intuire ciò che intendeva dire.
“Dalle ceneri rinascerà la Fiamma” aggiunse Elrond in tono solenne
“Ormai sono divisi, l'Ordine è spezzato” sentenziò Veon.
“Le nostre asce sono ancora affilate, non abbiamo mai smesso di lottare. Anche gli altri Maestri sono rimasti fedeli. Ci manca solo una guida che ci riunisca!”

Veon era titubante, era un grande cambiamento, iniziò a passeggiare lungo il portico assorto, poi vide un affresco raffigurante due alberi splendenti, un albero d'argento ed uno d'oro, le immagini di Telperion e Laurelin portarono la sua mente a vagare in tempi remoti, a ricordare le grandi imprese del passato. Fissò Laurelin a lungo, poi si voltò di scatto:
“E sia! Che la Fiamma di Anor Divampi!”





(NOTA: il testo è di pura invenzione dell'autore (Véon), i fatti a cui si fa riferimento sono tuttavia realmente narrati ne Il Silmarillion di J.R.R.Tolkien, sebbene qui siano stati romanzati. Il personaggio "Thoron", "Veon" ed i "Custodi" sono pura invenzione dell'autore e non trovano riferimento alcuno nei romanzi di J.R.R.Tolkien nè altrove.)
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su LOTRO: Veon
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Ultima modifica di Véon : 10-10-2008 alle ore 02:17
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Vecchio 15-04-2007, 14:21   #2
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EPICA DEI CUSTODI


Ultima modifica di Véon : 10-10-2008 alle ore 01:55
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Vecchio 15-04-2007, 16:12   #3
Beleg Apeiron
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Così incontrai i Custodi:

Ecco la storia di come io, Furiadoc Tuc incontrai Veon.

Mi ero incaricato di recarmi nelle terre di Brea per vendere dei prodotti caserecci fatti da alcuni compaesani di Tucborgo, infatti siccome tutti, nella contea, erano al corrente della mia passione per i viaggi avevano incaricato me di questo compito!
Ovviamente quelle leccornie sono state avidamente acquistate da quei golosi dei breatini in men che non si dica, così ho deciso di restare ugualmente qualche giorno a brea ed esplorare i dintorni.

E' incredibile la quantità di chiacchiere che si sentono nelle locande! Secondo alcuni il villaggio di Arceto era sotto la costante minaccia di un gruppo di banditi che atterrivano la popolazione e rendevano pericolose le strade. Il mio spirito Tuc non poteva resistere ad un simile richiamo, così mi incamminai cautamente verso Arceto per dare un'occhiata alla situazione.
In effetti la comunità era in subbuglio, un ramingo giaceva all'angolo della strada ferito e farneticava di Cavalieri Neri ed altre mostruosità.
Sfruttando la mia bassa statura mi avvicinai per ascoltare meglio, arrivo ad un passo dal ramingo e quello, in un raptus improvviso, mi affera per il bavero della camicia e mi dice "Cosa ci fa un campagnolo della contea da queste parti?" io abbastanza confuso e spaventato gli rispondo "Ho sentito della faccenda dei banditi e vorrei dare una mano". Lui allenta la presa ma continua a fare domande "E cosa pensi di poter fare, piccoletto?"
"So maneggiare i coltelli e camminare senza essere visto, ci sarà sicuramente qualcosa per cui posso rendermi utile"
"Hai del fegato piccoletto!" detto questo mi tira a se in modo da sussurrarmi all'orecchio e non farsi sentire dalla piccola folla incuriosita "sono in atto grandi eventi, piccoletto; cerca Veon, lui saprà aiutarti!" poi perde i sensi e subito vengo spinto via da una donna vicino a me che cerca di farlo rinvenire.

Confuso e sconcertato dalla strana conversazione mi avvio verso la locanda per bere un boccale e schiarirmi le idee.
L'interno è caldo e puzza di sudore, le luci soffuse, chiamo l'oste ed ordino da bere. Poco dopo l'oste torna con un boccale stracolmo e lo posa sul tavolo, lo ringrazio e decido di chiedere informazioni circa questo fantomatico Veon: "Mi scusi conosce un certo Veon?"
L'oste risponde a metà tra il sorpreso ed il divertito "Per bacco! Fino a ieri non lo conoscevo, è un forestiero, non so nulla di lui; ma che la mia birra si guasti se da ieri almeno in venti non hanno chiesto di lui. E' quel tizio con gli occhi verdi seduto laggiù, ma fate attenzione, gente strana gira intorno a lui"
Lo ringrazio, pago e scolo la mia birra. Poi mi alzo e titubante mi dirigo verso Veon.
"Possiamo scambiare due parole?" gli chiedo
"Certamente Messer Hobbit" risponde lui cortesemente
"Sono venuto fin qui perchè vorrei aiutare Arceto nella sua lotta contro i briganti, ed un ramingo ferito qui in strada mi ha detto di cercare te, ha detto che avresti potuto aiutarmi..."
"Questo non è il posto adatto per capire se posso aiutarti o meno" detto questo mi invita a seguirlo all'esterno, sempre con quel suo fare cortese ma deciso.

"Dove stiamo andando?" chiedo mentre usciamo dalle porte del villaggio
"All'accampamento dei banditi!" risponde Veon del tutto tranquillo
"E perchè mai?" chiedo ingenuamente
"Volevi dare una mano ad Arceto? Sto cercando di capire se io posso aiutare te, e quindi se tu potrai aiutare il villaggio."
A questa risposta decido ti tacere ed attendere.

Arriviamo alle porte dell'accampamento dei briganti e ci nascondiamo tra le frasche...
Veon mi indica un piccolo barilotto vicino all'ingresso e mi dice "Vedi quella botticella? li dentro c'è una potente polvere esplosiva, tu devi prenderla ad ogni costo, se i briganti capiscono che noi vogliamo rubargliela la metteranno sicuramente sotto stretta sorveglianza e poi lo useranno contro la popolazione di Arceto. Se andrai dovrai portare a termine il tuo compito, costi quel che costi, anche se verrai ferito dovrai continuare fino alla morte!"
"Ci proverò!" rispondo io
"No, non devi provarci e basta, devi farlo e non fermarti per nessun motivo"
"Ho capito, prenderò quel piccolo barile!!"
"Bene, allora vai!"
Mi guardo un attimo intorno, poi con un balzo passo al di là della soglia e mi nascondo dietro una grossa botte, alt, sento dei passi, un brigante sta uscendo dal campo, aspetterò che passi oltre. Infatti il bruto passa davanti alla botte e prosegue senza accorgersi di nulla; esco dal mio nascondiglio e mi avvicino furtivamente alla botticella di povere esplosiva, sto per chinarmi a prenderla quando sento un grido d'allarme del brigante "Intruso, intruso!", il brigante che era passato prima deve aver scoperto scoperto Veon!!
"AIUTOO!" oh no, è Veon ,non è armato, devo aiutarlo!
Senza pensarci due volte mi giro di scatto sui talloni, lasciando perdere il barilotto, e mi slancio nella direzione del nascondiglio di Veon e vedo che lui ed il brigante stanno lottando a terra convulsamente, Veon sembra avere la peggio, il brigante è sopra di lui e sta estraendo un coltello; raccolgo le energie e mi lancio di spalla contro il fianco del brigante chinato sopra Veon, l'impeto della botta fa perdere l'equilibrio al brigante che cadendo batte la testa e rimane al suolo inerme. Veon si rialza ma non mi guarda, bensì guarda dietro di me, mi giro anche io, tre grossi briganti sono accorsi al grido d'allarme del loro compagno ormai svenuto. Penso: "siamo spacciati, cosa posso fare io contro quei tre? non posso certo contare su quel pappamolla di Veon! nemmeno con uno se l'è cavata...". Mentre lo penso vedo Veon che con un unico fluido movimento raccoglie da terra il coltello con cui il brigante aveva cercato di ucciderlo e balza fulmineamente verso i tre briganti conficcando il coltello nel collo al primo, il secondo estrae la spada e mena un poderoso fendete contro Veon, il quale, come se fosse la cosa più naturale del mondo, si scansa schivando la spada, il brigante nella foga ha esposto tutto il busto e Veon ne approfitta sferrando gli un pugno talmente forte che quello si accascia a terra gemendo di dolore poi perde i sensi, il terzo se la da a gambe urlando ma Veon lancia il coltello che va a conficcarsi tra le costole del malcapitato che stramazza la suolo. Al che Veon si gira verso di me e mi dice "Gambe in spalla Messer Hobbit, questo non è più posto per noi, torniamo di corsa in città!"

Dopo una corsa pazzesca torniamo in città e ci sediamo ansanti.
"Perché mi hai trascinato via? non ho preso quel barile di polvere, avevi detto che dovevo farlo anche e costo della vita!"
"Quello era un barilotto qualunque, sarà stato pieno di birra..."
"Allora perchè mi hai fatto fare quello che ho fatto? e poi, perchè hai grida aiuto? avresti potuto sbarazzarti facilmente anche di quel brigante come hai fatto con gli altri tre! voglio delle risposte!"
"Quanta animosità Messer Hobbit, avrai le tue risposte.
Quella era una prova, e l'hai superata mettendo al primo posto la vita di un Compagno rispetto all'oggetto qualsiasi missione.
I Compagni sono più importanti di qualsiasi cosa, tu dipendi da loro e loro da te.
Dopo questa prova posso ammetterti nell'ordine dei Custodi della Fiamma di Anor, ed anzi, siccome mi sei simpatico e sei il primo Hobbit che rientra a far parte di quest'Ordine da molto tempo a questa parte ti nominerò Maestro."

Così conobbi Veon, in seguito mi presentò gli altri Maestri e gli altri Custodi, spiegandomi tutto sull'Ordine. Dopodiché tornai nella contea per svolgere i miei compiti per l'Ordine tenendo d'occhio le frontiere e facendo da punto di riferimento per tutti quegli Hobbit che sentissero il bisogno di combattere contro i malvagi che infestano la Terra.




__________________

Ultima modifica di Beleg Apeiron : 15-04-2007 alle ore 16:32
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Vecchio 17-04-2007, 09:58   #4
Elthannah
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I raggi del sole risplendevano sull'ascia insanguinata, protesa verso il cielo, come nello sforzo di catturare la luce ed il calore di Anor.
Improvvisamente la lama disegnò un rapido arco verso il basso, e la sua corsa terminò con un rumore secco, seguito da un rantolio e da una pioggia cremisi.
Liberando l'arma dal cranio del Dourhand, Elthannah si guardò intorno: aveva abbattuto una dozzina di nani, ma nella stretta gola si stavano riversando decine di nemici, circondandolo completamente e tagliandoli qualsiasi via di fuga.
Evitato un affondo, ruotò su se stesso piantando l'ascia nelle scapole dell'avversario, barcollando e cadendo su di un ginocchio per la stanchezza. Rialzandosi, con il dorso della mano cercò di asciugarsi il viso, nello sforzo di riacquistare un po' di lucidità, ma il sangue sgorgava copioso dalle ferite riportate, e la vista, ormai, era completamente annebbiata.
Un dolore lancinante improvvisamente lo fece inginocchiare, mentre con la mano andava a sondare l'oggetto che gli era uscito dall'addome: la lancia lo aveva attraversato da parte a parte.
Alzò gli occhi verso il cielo, alla ricerca di Anor, e l'ultima cosa che vide furono i suoi raggi riflessi sulla lama che stava calando verso il proprio volto...

Con un sussulto aprì gli occhi, levandosi a sedere.
Si guardò intorno, e si accorse di essere nella radura dove la sera prima si era accampato. Le braci del fuoco erano ancora accese: non doveva aver dormito molto.
Appoggiandosi con la schiena al tronco dell'albero, sotto le cui fronde aveva dormito, ripensò all'incubo che aveva appena avuto.
Sorridendo amaramente, rimproverò se stesso, perchè ogni volta provava ad illudersi che fosse solo un incubo. Quanto avrebbe voluto che fosse solo un incubo...

Viaggiò con i ricordi, e si ritrovò, giovane e pieno di vita, nella propria terra, ad Ered Luin.
Era entrato a far parte dei Guardiani appena raggiunta l'età consentita, e, grazie alle spiccate abilità marziali, nonché alla testardaggine che lo aveva sempre contraddistinto, in poco tempo si era costruito una notevole reputazione, sia tra la propria gente che tra la fila dei nemici.
Sul campo di battaglia si era guadagnato il rispetto di tutti, non perdendo mai uno scontro e non cedendo nemmeno di fronte ad un nemico decisamente più numeroso.
Le gente lo conosceva come Elthannah, l’Imbattuto.
Nel giro di pochi mesi era diventato una notevole spina nel fianco dei Dourhands, che vedevano fallire i propri piani sempre più spesso a causa di questo scomodo Guardiano.

Le ripercussioni non tardarono ad arrivare: decisi a fare di tutto pur di sbarazzarsene, ma non riuscendo a farlo in campo aperto, i Dourhands decisero di rapire il fratello minore di Elthannah, in modo tale da condurlo in una trappola.
Sconvolto dalla notizia del rapimento, con un odio crescente che infiammava il proprio spirito, partì alla ricerca del fratello, deciso a far di tutto pur di liberarlo.
Dopo settimane di indagini e di ricerche, alla fine riuscì ad individuare l’accampamento dove era tenuto prigioniero il fratello: in mezzo alla foresta a nord di Gondamon, infossato in una stretta gola protetta da alte pareti rocciose.
Giunto a destinazione, era riuscito a penetrare nell’accampamento, e, sopprimendo un paio di guardie, si stava dirigendo verso il palo cui era legato il fratello.
Improvvisamente, la gola venne riempita da grida di esultanza e da urla di guerra: una marea di Dourhands si stava riversando dalle pareti della gola verso il Guardiano.

La trappola era scattata, e la preda vi era cascata in pieno.

Non si ricordava per quanto tempo era durato il combattimento, e non sapeva che cosa fosse successo dopo il suo abbattimento. Sapeva solo di essersi risvegliato in una taverna, accudito da un uomo che poi avrebbe saputo chiamarsi Veon.
Veon gli raccontò di averlo trovato moribondo in mezzo ai massi di una fossa, meravigliandosi di come potesse essere sopravvissuto con tutte le ferite mortali che aveva riportato.
Probabilmente, i Dourhands, convinti che fosse morto, lo avevano gettato nella fossa in modo tale che fosse mangiato dai lupi o dagli avvoltoi.

Sconvolto dalla perdita del fratello, del quale non aveva più notizie, e ferito nell’orgoglio a causa della sconfitta subita, il cuore di Elthannah ardeva di un odio profondo verso i Dourhands, e verso tutti gli amici delle tenebre.
Veon, intuendo il potenziale del Guardiano che aveva salvato, invitò Elthannah ad entrare nell’ordine dei Custodi della Fiamma di Anor, dedicando la propria vita alla ricerca ed alla distruzione delle Ombre dalla Terra di Mezzo.

Da allora, il suo nome è diventato Elthannah, the Unforgiver: senza perdono per le creature dell’ombra, senza perdono per se stesso per non essere riuscito a salvare il fratello.
Elthannah non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 25-04-2007, 19:54   #5
Beleg Apeiron
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Beleg Apeiron è valido?
Un' importante decisione!

Anor splendeva lato nel cielo ed io mi godevo un po' di erba pipa seduto sotto l'albero della festa a Hobbiville godendomi un po' di meritato riposo, dopo aver aiutato gli i boscaioli di overhill ad eliminare un po' di grossi ragni che si stavano avvicinando un po' troppo al villaggio.
Ad un tratto mi accorgo di un giovane hobbit che fermo davanti a me, li per li mi abbasso il cappello sugli occhi e continuo con la mia meritata siesta.
"coff coff, chiedo scusa messer Furiadoc..." mi apostrofa il ragazzino, che fastidiosa vocetta acuta che ha questo, mi sta già dando i nervi
sollevo pigramente il cappello dal viso e squadro il ragazzino dal basso all'alto.
"si sono io, che vuoi da me marmocchio?" biascicando
"è appena arrivata una lettera per lei" porgendomi una busta di pergamena ingiallita.
mi alzo, mi scuoto la polvere dai vestiti e prendo la busta congedando il ragazzino con un cenno di ringraziamento.
faccio per parire la lettera quando mi accorgo che il moccioso mi sta ancora fissando con quegli occhioni vaqui.
"cosa fai ancora qui? non hai niente da fare? sciò sciò..."
"la mancia signore" e stende il braccio aprendo il palmo.
mi frugo in tasca, estraggo qualche copper e li porgo al ragazzino che prontamente se la da a gambe saltando il muretto di cinta e poi giù verso il paese per prendere nuove consegne dal postino locale.
Finalmente libero da quella presenza apro la lettera

A Furiadoc Tuc, maestro dell'ordine dei Custodi della Fiamma di Anor
Messer Furiadoc della Contea, l'ordine ha bisogno dei sui servigi.
L'oscurità sta avanzando e molta gente si è unita all'ordine in tempi recenti, il che rende urgente la nomina di nuovi maestri per coordinare i nuovi gruppi.
Qui di seguito sono indicati i nomi dei candidati più meritevoli:
Ifareth
Mithlin
Xiv
E' volontà del Gran Consiglio che tu ti rechi nel rifugio elfico di Imladris, alle pendici delle montagne nebbiose, per chiedere, in merito alla questione, il consiglio di Elrond il saggio e di Gandalf il grigio, il quale secondo le nostre fonti arriverà li a breve.

Che Anor possa guidare i tuoi passi lontano dai pericoli e che la Sua luce possa indicarti la via.
Firmato "Gran Consiglio dei Custodi"


"Per mille pinte! Mi toccherà proprio fare una passeggiata!"
In dieci minuti ero pronto per il viaggio con le mie daghe al fianco ed il fagotto con le provviste in spalla.
La strada fino a Brea la conoscevo molto bene avendola percorsa molte volte ed il viaggio fu agevole lungo l'antica Via Est.
Arrivato in città ho preferito non entrarvi per via della ressa frenetica che odio e dell'irresistibile richiamo della birra del Puledro Impennato che sicuramente mi avrebbe fatto sviare dal mio compito perciò pernottai sotto le stelle di Varda come ormai era mia abitudine.
Il mattino seguente di buon ora mi misi in cammino costeggiando la siepe settentrionale di Brea fino a ricongiungermi alla Via.
Dopo nemmeno una lega vedo sbucare dal lato della strada un robusto nano con lo scudo sulle spalle e immediatamente lo riconosco come Korman, un membro dei Custodi anche lui, così lo chiamo per nome e lui subito si gira con quel fare brusco che hanno i nani.
"Messer Furiadoc! Quale rarità incontrarti fuori dalla contea. Che affari ti portano da queste parti?"
"Sono in viaggio per Imladris, per conto del Gran consiglio dei Custodi. Tu invece?"
"Devo parlare urgentemente con Radagast il bruono, nelle terre solitarie. Possiamo fare un tratto di strada insieme, che ne dici?"
"Camminare in compagnia è sempre meglio che soli. Mettiamoci in marcia!"
Così ci siamo messi in cammino, insieme.
Subito dopo aver lasciato le terre di Brea abbiamo deciso di fare una piccola sosta in quella locanda con il tetto sfondato situata a nord della via.
Siamo entrati ed abbiamo ordinato un paio di boccali di sidro. Poi siamo usciti per continuare la nostra marcia, con un lieve malditesta.
Il viaggio lungo la Via non ha presentato grandi difficoltà, a parte qualche Warg troppo vicino al ciglio della strada che ci ha costretto a deviare per evitarlo.
Arrivati al crocevia ci siamo salutati e Korman si è diretto a nord per incontrare Radagast, mentre io ho continuato verso est in direzione delle montagne nebbiose e delle colline dei troll che già si delineavano sull'orizzonte.




Continua...
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Ultima modifica di Beleg Apeiron : 29-04-2007 alle ore 13:53
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Vecchio 29-04-2007, 14:18   #6
Beleg Apeiron
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Beleg Apeiron è valido?
Dopo giorni di cammino sono giunto finalmente al guado del Bruinen dopo aver attraversato l'ultimo ponte e le colline dei troll.
Da li in poi la strada si è fatta più ardua.
Ho cominciato ad inerpicarmi su per un sentiero che sale a zigzag la l'alta sponda del fiume, ma quasi subito mi sono accorto di non essere solo, la zona intorno a me pullulava di Giganteschi orsi e linci predatrici, nonchè grossi insetti provenienti dalla piccole paludi settentrionali. così ho deciso di tornare ai guadi per prepararmi ed attendere che le tenebre si infittissero per riuscire a passare inosservato.
Giunta la notte mi sono caricato il fagotto in spalla ed ho fasciato le armi con del panno morbido perchè non tintinnassero e tradissero così la mia presenza.
Comincio la scalata, nascondendomi furtivo dietro alle roccie, aspettando il momento giusto per sgusciare dietro agli enormi orsi (per farvi un'idea: sono 2 o 3 volte più grossi di quelli del nord della contea).
Con infinita pazienza e cautela, degne del grande scassinatore Bilbo, riesco ad arrivare in cima dove mi trovo davanti ad una zona selvaggia, battuta dai venti alle pendici dei monti nebbiosi.
Anche qui è pieno di animali feroci, ma la vastità dello spazio mi garantisce una certa possibilità di manovra percui li evito agevolmente.
Purtroppo però il sentiero che stavo seguendo si perde nella vegetazione ed è impossibile seguirlo, probabilmente con i tempi che corrono gli elfi di Gran Burrone l'avranno dissimulato apposta per non avere intrusi indesiderati, così prendo approssimativamente la direzione nord, nord-est sperando di trovare qualche segno dell'elfica presenza.
Fortunatamente quando inizia ad albeggiare ritrovo il sentiero e con grande gioia lo seguo tutto il giorno pregustando il letto caldo che mi aspetta nell'ultima casa accogliente.
Dopo mezza giornata di viaggio arrivo passa un valico mi trovo difronte alla vallata di Forraspaccata, ma avendo camminato ininterrottamente dal giorno prima decido di concedermi una breve sosta contemplativa, purtroppo mi addormento e mi svegli solo al tramondo.
Rinfrancato dal pisolino e dalla strana atmosfera che aleggia scendo verso Imladris a grandi balzi.
Il primo ad accogliermi è una sentinella che mi interroga sul motivo della mia visita, ma non reputandomi una minaccia e riconoscendo la mia onestà mi lascia passare senza porre ostacolo.
Le pinete che circondano la valle sono stupende e si sentono i canti allegri degli elfi e le loro squillanti risate!
Arrivo alle prime costruzione e scorgo un gruppo di elfi che denzano sotto le stelle accompagnato da un flauto, uno di loro vedendomi passare mi invita a danzare con loro ed io non posso che accettare.
Quando tutto si placa mi sento ancora più in forze di prima, nonstante la sfrenata danza.
Passo sopra un ponte e arrivo alle stalle dove scorgo una figura più minuta e bassa delle altre, a piedi scalzi. Il cuore mi balza in petto per la sorpresa!
"Pipino, cugino mio, cosa ci fai qui?"
"Fufu! Faccio la stessa domanda a te? Io ho accompagnato mio cugino Frodo per affari Top Secret."
"Va bene, tieniti i tuoi segreti, io terrò i miei..." rispondo io.
"Ma perchè non vai a salutare gli altri? Ci sono qui anche Merry, Frodo, Sam e perfino il vecchi Bilbo." sono tutti nei pressi della casa di Elrond! Per arrivarci segui il sentiero verso nord, passa il ponte e poi piega a est. 200 metri e sei arrivato!"
"Corro! Stammi bene cugino! Addio"
"Addio Fufu. Riguardati!"
Mi precipito a rotta di collo verso la casa di Elrond, e li come previsto incontro gli hobbit, tutti tranne Merry che nessuno sa dove si è cacciato.
Frodo è molto stressato e non scambiamo che qualche parola di ringraziamento, Sam invece è perso in contemplazione dei suoi amati elfi.
L'unico che sembra a suo agio è il vecchio Bilbo che per ringraziarmi della visita mi racconta un sacco di storie nella Sala del Fuoco e mi parla di un sentiero che ha scoperto lui che mi permetterà di arrivare a casa velocemente.
Dopo i saluti mi dirigo ai piani alti per incontrare Elrond e Gandalf, per sottoporgli la questione della nomina dei Maestri dell'ordine.
Quando li incontro porgo loro la lettera del gran maestro che era arrivata insieme agli ordini per me.
Loro leggono poi dopo essersi brevemente consultati Gandalf mi dice:"Di al Gran Maestro che appoggiamo la sua scelta. Sono ottimi elementi, si dimostreranno degli della fiduca riposta in loro."
Mi inchino profondamente e faccio per andarmene ma Elrond mi blocca.
"Mi è giunta voce che sei un ottimo ballerino, danza per noi."
Sorpreso per la richiesta ed un po' imbarazzato incomincio a danzare, dopo poco inizio a scioglermi, e nella foga balzo su un tavolinetto con appoggiati sopra i cocci di una lama in frantumi.
Non l'avessi mai fatto! Elrond si gira di scatto e senza complimenti mi sbatte giù dal tavolo gridanto "Sacrilegio! Sacrilegio! Guardi venite qui e scortate questo giovane hobbit fuori dalla mia casa, e badate che non combini altri disastri!"
Vai a capirli questi elfi. Io dal canto mio mi lascio sbattere fuori senza opporre resistenza e dopo un breve riposo ed aver spedito una cartolina la mio amico Tobaldo mi accingo a seguire la mappa della scorciatoia fornitami da bilbo per arrivare in tempo nella contea e portare ne buone notizie alla riunine di gilda che si sarebbe tenuta da li a pochi giorni nella locanda "la pertica d'oro".
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