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La Locanda del Corno d'Oro RP, eventi ed immagini

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Vecchio 29-04-2007, 14:21   #7
Beleg Apeiron
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NON C'E' NULLA DI MEGLIO DI UN PO' DI ERBA PIPA PRIMA DI UN LUNGO VIAGGIO


L'ARRIVO A GRAN BURRONE, la sentinella.


DANZARE CON GLI ELFI, un esperienza da vivere.


"BALLA PER NOI MESSER HOBBIT", sui frammenti di Narsil... ops...
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Ultima modifica di Beleg Apeiron : 29-04-2007 alle ore 15:14
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Vecchio 08-05-2007, 14:33   #8
koan
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Storia dei Custodi - Cronologia - Le vostre Storie!

Si respirava un'aria malsana nelle Lone Lands una luna fa, il cielo plumbeo sovrastava l'arido bassopiano e pareva minacciasse morte ogni minuto che passava. Perfino l'aria era quasi irrespirabile tanto fetido era l'odore che sopraggiungeva da est da Ost Cyrn, la roccaforte dei Tarkrip, e da ovest da Minas Eriol, sede dei nefandi goblin.
Pareva che non potesse accadere nulla che potesse dare gioia al popolo delle Terre di Mezzo, strinto com'era da questa morsa velenosa di esseri ignobili e condizioni climatiche avverse.
Accadde però che, per merito delle fitte maglie del sistema di comunicazione alleato, quattro Custodi della Fiamma di Anor (Auremon, Pengrandir, Bleccolo ed Eurwen) si ritrovassero uniti ad incrociare le loro armi contro il Fato avverso. Questo gruppo eterogeneo di valorosi avviò quindi la sua impresa di unire le varie razze (Umani, Elfi e Nani) e classi (maestro, ladro, capitano e cacciatore) per andare alla conquista dell'intera area denominata delle Lone-Lands...
Come se il Destino presagisse quanto sarebbe accaduto poco più tardi, ecco che uno spiraglio di luce apparve a squarciare il velo di mestizia del cielo e ad illuminare l'impresa dei prodi Custodi che, a partire proprio da Ost Cyrn e dal terribile campione dei Tarkrip iniziarono a fare tabula rasa delle orde nemiche.
Furono ore di furiosa lotta ad ogni specie lanciata contro i quattro Custodi dall'Oscuro Signore: orchi e mezz'orchi, nani traditori, ragni delle peggiori razze e warg dai denti aguzzi e laceranti... Ogni volta il gruppo di eroi si lanciava al combattimento al grido "Per Anor!", come a voler mettere paura fin da subito all'avversario. E ogni volta otteneva una vittoria schiacciante, massacrando teste, arti, zampe e insozzando sempre più le proprie armi col sangue nemico.
Neanche l'immane gruppo di nani a difesa del proprio capo riuscì a spezzare le difese di coloro di cui cantiamo oggi le gesta!

Ore di estenuanti fatiche non avevano ancora esaurito il desiderio di giustizia e di sangue dei quattro Custodi ma l'impresa che avevano di fronte necessitava comunque di nuove braccia e di nuove abilità. Un altro elfo cacciatore dei Custodi, Kodia, un poco più giovane del resto del gruppo si unì alla battaglia; e così fece anche un Hobbit giunto da terre lontane per offrire la sua arte medica alla nobile causa.
E fu così che tutti insieme di avviarono verso Harloeg, dimora dei pericolosi Troll, le bestie enormi e dalla violenza inaudita che vivono nell'oscurità della foresta ai margini di una fetida palude. L'impresa pareva ardua ma il prode nano Bleccolo (è proprio vero ciò che si dice sulla forza dei Nani) e l'improvvisato ladro-guerriero Pengrandir si lanciavano impavidi contro le bestie forti del supporto dei compagni, delle loro precise frecce (Eurwen e Kodia), delle loro arti magiche e dei loro compagni (Auremon con il suo fedele orso Aurora) e del supporto curativo che l'Hobbit straniero Jaxalarc elargiva con puntualità.
Furono incredibilmente arditi ma le Terre di Mezzo sanno premiare i loro figli più valorosi e fu così che la lotta impari si trasformò in una vera e propria carneficina con membra di Troll che volavano da un lato all'altro della palude, squarciate dalle armi di Custodi...

Giunse infine la notte, quasi a voler coprire con un nero sudario le vergogne di quell'esercito maligno così profondamente devastato e decimato dalla luce splendente della Fiamma di Anor che accompagnava le gesta dei nostri eroi.
Loro, eccitati dalla vittoria e desiderosi di ritirarsi a festeggiare in una qualche locanda con fiumi di birra o di chissà quale altro nettare, si ripromisero di trovarsi di nuovo per affrontare nuove avventure e nuovi nemici perché ancora molta strada è da compiere sul cammino verso la Luce... Certo è che si era compiuto un importante passo.


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WOW: Kappabit - Koanbit
LOTRO: Pengrandir (the Shadow-Stalker)

WAR: Killabit - Koan Zen - Gilez - Stiv Chops

Ultima modifica di koan : 08-05-2007 alle ore 18:47 Motivo: (non si vedeva l'immagine...)
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Vecchio 14-01-2008, 12:25   #9
Beleg Apeiron
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La partenza di Furiadoc

La partenza di Furiadoc

Una calda brezza estiva faceva frusciare le foglie degli alberi nel chiostro e Furiadoc fumava la sua pipa appoggiato al grande tronco di una magnolia.
La placida calma venne interrotta dall'aprirsi di una porta cigolante seguito da pesanti passi e sferragliare di armatura a piastre.
Furiadoc si risveglò dal torpore che lo pervadeva pensando a quanto chiasso facesse inutilmente la Gente Alta.
I passi si fermarono e Furiadoc sentendosi chiamare si voltò e riconobbe il valoroso Capitano Ifareth con il suo grasso araldo.
"Io ho finito; il Gran Maestro ti attende, muovi quei tuoi piedi pelosi." disse Ifareth.
"Grazie." rispose Furiadoc avvicinandosi alla porta rimasta aperta, "Possa Anor proteggere la tua chiassosa armatura!"
"E che guidi i tuoi passi, Messer Furiadoc."

Attraveso la porta si accedeva ad un corridoio, bagnato dalla calda luce che irrompeva dalle grandi vetrate, ed in fondo al corridoio un'angusta scala a chiocciola in pietra portava attraverso una botola alla stanza dove il Gran Maestro riceveva i Custodi o gli ambasciatori di chiunque combattesse per le Libere Genti, ma mai gli abasciatori dell'Avversario, giacchè con questi i Custodi non venivano a patti, perchè latori di menzogne e false promesse; l'unico luogo adatto al loro incontro era il campo di battaglia!
Mentre saliva la ripida scala Furiadoc si chiedeva come avesse fatto Ifareth con il suo gabbione di metallo a passare di lì. Poi giunse alla botola, la aprì, salì e la richiuse.

Si trovò in una spaziosa stanza circolare con vetrate colorate istoriate con scene tratte dai Lai del Beleriand; Furiadoc non era un esperto di storia ma riconobbe la fugura di Turin, di cui suo fratello Ghiro gli aveva cantato le vicende, con in capo l'Elmo di Drago del Dor-Lomin e al suo fianco Beleg Cuthalion, il massimo per destrezza, sopravvivenza nelle selve e arte del tiro con l'arco, tra tutti gli elfi che mai calpestarono il Beleriand.
Lì accanto, meditativo, stava Veon: il Gran Maestro.
Furaidoc si inchinò profondamente e il Gran Maestro ricambiò il saluto chinando leggermente il capo, poi sistemandosi una ciocca di bianchi capelli che gli era caduta sugli occhi si rivolse all'Hobbit in attesa.
"Ebbene giovane Mastro, hai chiesto di parlarmi... Ti ascolto."
"Gran Maestro, chiedo le dimissioni dall'incarico di Maestro..." Veon a quelle parole Fissò Furiadoc dritto negli occhi, come per sondarne lo spirito, ma lo lascio continuare.
"...Nella Contea il prezzo dell'erba-pipa è alle stelle e sebbene i raccolti siano abbondanti se ne trova difficilmente in giro. C'è chi dice che sia una strategia commerciale, ma altri giurano di aver visto carri carchi di erba-pipa di Pianilungone dirigersi a sud scortati da loschi figuri della Gente Alta, armati di tutto punto e prepotenti."
"Io sospetto che ci sia sotto qualcosa di più, infatti una notte ho seguito per qualche miglio una di queste carovane e ho origliato di nascosto una conversazione... Ho scoperto che il capo di questi uomini nonchè unico destinatario dell'erba-pipa è un certo Sharkey che vive al di là della Breccia di Rohan."
"Perciò vorrei seguire una di queste carovane fino alla loro destinazione perchè questa faccenda mi puzza come un goblin morto e non voglio che questo tanfo contagi la Contea"
Il Gran Maestro attese alcuni attimi poi con voce solenne così parlò: "Mai ho impedito, e mai impedirò, ad un Custode di seguire il suo destino. Tuttavia ti propongo una soluzione differente all'abbandono del tuo incarico di Maestro e dell'ordine dei Custodi della Fiamma di Anor."
"Otterrai un congedo momentaneo per inseguire la tua amata erba-pipa e al tuo ritorno verrai riammesso alle riunioni del Gran Consiglio, ma non più in qualità di Maestro bensì di Saggio, giacchè sei con i custodi dell'inizio e retengo utile ascoltare le tue opinioni, tuttavia a differenza dei Maestri non avrai potere decisionale."
"Ma sappi inoltre, che secondo il mio parere, questa cerca di farà solo perdere tempo ed energie se non qualcosa di più prezioso." Così parlò Veon.
"Con tutto il rispetto" comincio Furiadoc "è possibile che dove la saggezza dei grandi vede solo perdite di tempo l'istinto e l'iniziativa dei piccoli riesca a trovare qualcosa di utile."
"Per quanto riguarda la tua proposta posso comunicarti che sono felice di accoglierla, infatti amo i Custodi e l'idea a di lasciarli mi opprimeva il cuore; sarà sempre un onore servirti Gran Maestro."
"Avrei un'ultima richiesta però; ti chiedo di poter prendere con me mio fratello Ghiro, perchè non accetterebbe di stare a casa e in due saremo più al sicuro."
Il Gran Maestro come al solito si prese un attimo di tempo per ponderare poi parlò: "Vedo che sei deciso a partire, perciò acconsento che tu, Furiadoc Tuc, e tuo fratello, Ghiro Tuc, paritate insieme per questa ricerca. Al vostro ritorno sarete riammessi nell'ordine dei Custodi della Fiamma di Aron, tu con il grado di Saggio e tuo fratello con il grado di Custode che ha sempre onorato."
"Infine ricorda che tu non servi me, ma che insieme serviamo la Luce della Fiamma di Anor!"
Furiadoc si inchinò e questa volta anche Veon lo fece, conscio del fatto che sarebbe potuta essere l'ultima volta che avrebbe avuto l'ocasione di farlo di fronte al giovane Hobbit.

Così i due si separarono, Furiadoc ripercorse la strada a ritroso e già sentiva il pizzicorino dell'adrenalina che si risveglia quando ci si accinge ad intraprende un viaggio verso l'ignoto.
Uscito della'edificio l'Hobbit si fermò a volse il suo sguardo ad Anor, il sole, come a volerne trarre ispirazione e coraggio, ma proprio in quel moentre una scura nuvola si parò davanti all'astro oscurandone la luce.
Senza badare troppo al cattivo presagio Furiadoc abbassò gli occhi, controllò che non ci fosse nessuno in vista e improvvisamente scomparve tuffandosi furtivo tra le fitto ombra del bosco.

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Continuerà con "Il ritorno di Furiadoc"
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Ultima modifica di Beleg Apeiron : 14-01-2008 alle ore 12:27
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Vecchio 16-01-2008, 14:24   #10
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Storia dei Custodi - Cronologia - Le vostre Storie!

L'elfa non poteva credere ai suoi occhi. Il Balrog giaceva inerme mentre la sua forma fisica lentamente si disgregava.

Teg si avvicinò di corsa a Caradril, piegato sulle ginocchia, ferito. Le lame del campione di Gondor emanavano un tenue fumo rossastro che a poco a poco scompariva, quasi l'anima nera dell'antico demone si fosse impossessata brevemente di quelle armi per poi perdersi nell'oblio del tempo. Olivic iniziò ad intonare quelle melodie ormai note ai suoi compagni, mentre questi riacquistavano nuovamente forze sufficienti a rimettersi in piedi. Biosasso chinò il capo esausto, per poi rialzarlo subito dirigendosi verso i più bisognosi.

Il capitano Ifareth guardava come incantato gli altri Custodi. Nessuna parola avrebbe mai potuto descrivere l'orgoglio che provava in quel momento. Appena l'antico nemico aveva toccato terra, aveva immediatamente inviato il cacciatore Palladion ad avvertire il Gran Maestro Veon, il capitano Fastamanne e la gente libera della Terra di Mezzo. La notizia avrebbe raggiunto rapidamente tutti gli angoli di quel mondo afflitto da piaghe terribili, un mondo che ora poteva contare su un flagello di meno.

Thorombar claudicante, ma retto sulla schiena e con il volto fiero si diresse verso l'amico Adanorn. Seduto vicino al mago Khaistler sembrava perso in pensieri lontani come la neve delle Motagne Nebbiose. La mattina stessa aveva detto addio alla sua giovane moglie, l'aveva abbracciata a lungo, ma alla chiamata del suo fratello nano, maestro dei Custodi, l'aveva lasciata sulla porta. Sapeva che andava a morire, ma questo non gli impedì di camminare con passo sicuro e deciso verso il suo destino. All'alba del mattino seguente l'avrebbe, contro ogni previsione, abbracciata di nuovo. "Mastro Thorombar, credo sia inutile chiederti adesso della birra di Thorin", il nanno poggiò l'ascia e lo scudo, cerco brevemente nello zaino bruciacchiato e ne tirò fuori una fiaschetta "Il fatto che ci conosciamo da molto non vuol dire che accetterò per sempre simili affronti. Ma oggi sei fortunato, sono di buon umore", quindi dopo un generoso sorso, passo il fiasco all'umano che lo fece subito girare.

Quinne parlava con l'elfa, ma nessuno sembrava interessato a ciò che i due si dicevano. La donna, dopo aver chinato lievemente il capo diede degli oggetti al mago e questi li mostrò a Dantes che rimase sorpreso, quindi anche lui si avvicinò ai suoi compagni. Sicuramente il loro potere li avrebbe aiutati in altre imprese, sicuramente ci sarebbero state altre battaglie, ma quel momento era loro, e loro volevano gustarselo appieno.

Mimir guardò distratto lo scudo infranto, l'ascia era a pezzi, ma la sua fierezza lo rendeva adesso più che mai un guerriero inesorabile. Anche per lui non era giunta l'ora. Umani, nani, elfi e hobbit avevano combattuto contro un demoni molto più forti di loro e l'avevano fatto sotto un unico vessillo.

L'elfa si congedò da loro a passo lento, il suo sorriso la rendeva ancora più misteriosa. Sapeva quale sacrificio aveva chiesto ai Custodi della Fiamma di Anor. Lei li aveva portati alla morte, loro le avevano portato la speranza.
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"...noi pochi, felici eletti, noi banda di fratelli: perché chi oggi verserà il suo sangue sarà mio fratello e, per quanto sia umile di nascita, questo giorno lo nobiliterà..." W. Shakespeare - Enrico V
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Vecchio 20-01-2008, 20:17   #11
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Il Ritorno di Furiadoc

Il Ritorno di Furiadoc

Furiadoc non si era mia sentito così stanco, erano molti giorni che camminava in preda alla follia e alla disperazione, ed era solo grazie a queste che ancora si reggeva in piedi.
Da due giorni nevicava ininterrottamente, aveva i piedi quasi congelati, gli abiti e la cappa zuppi d'acqua gli aderivano al corpo incrostati di sangue vecchio e sporcizia, si era disfatto da tempo dell'armatura in cuoio leggero e delle armi.
Il giorno volgeva ormai al termine quando finalmente giunse in vista del quartier generale dei Custodi, ma lo sconforto lo assalì quando vide che nessuna finestra era illuminata, tuttavia il portone era socchiuso quindi Furiadoc entrò, ma l'interno del chiostro emanava la stessa sensazione di abbandono della facciata esterna.
La disperazione di Furiadoc, che si sentiva in fin di vita, arrivò al culmine e la rassegnazione ebbe il sopravvento.
Appoggiò la schiena al tronco della magnolia sotto cui tante volte aveva fumati fino all'estate precedente; ma ora non aveva più nemmeno la pipa.
Era perso tra questi dolci ricordi quando una forte raffica di vento scosse i rami dell'albero facendone cadere la neve che li ricopriva.
Furiadoc, che in situazioni normali avrebbe agilmente evitato la valanga, non ebbe né il tempo né la voglia di spostarsi; ormai continuare a lottare non aveva più senso, così la neve lo ricoprì come un bianco sudario e l'Hobbit si abbandonò ad un sonno senza sogni vicino alla morte.

Al suo risveglio Furiadoc si trovò in un letto con lenzuola pulite, un piccolo camino riscaldava la stanza e seduto immobile accanto al letto stava un pallido Hobbit con una folta capigliatura nera come la notte senza stelle.
Furiadoc con fatica si mise a sedere, tutto era sfuocato e aveva un vago senso di vertigine.
L'altro Hobbit sentendo il movimento di Furiadoc si girò per aiutarlo, ma vedendolo già seduto con la schiena appoggiata alla testata del letto finemente intagliata gli rivolse un gran sorriso e disse: "Pazzo di un Tuc, finalmente ti sei svegliato... è ora della terza colazione!"
I sensi di Furiadoc erano ancora un po' indolenziti ma a sentire quella voce inconfondibile trasalì: "Tobaldo! Amico mio, che gioia sentire la tua voce. Non sono dunque morto? o lo sei anche tu e questo è l'aldilà degli Hobbit?"
"No, sei vivo, ma c'è mancato poco."
"Quando Biosasso, che passava nella vecchia sede per prendere delle scartoffie. ti ha portato qui nelle aule di Thorin eri una specie di ghiacciolo insanguinato. E se non fosse stato per le tempestive cure che hai ricevuto da Biosasso appena ti ha trovato e dagli altri curatori qui nella Casa dei Custodi saresti sicuramente morto."
"A proposito, come hai fatto a ridurti in quello stato? e che ne è di Ghiro, non era forse con te?"

Un ombra passò sul visto di Furiadoc che cominciò a piangere a dirotto serrando i pugni fino a conficcarsi le unghie nella carne. Poi, ripreso un poco il controllo, tra le lacrime cominciò a raccontare: "Ghiro non è più tra i vivi."
"Avevamo appena superato la Breccia di Rohan quando un gruppo di strani orchi, con l'emblema di una mano bianca dipinta sugli scudi e sugli elmi, si unì alla scorta della carovana di erba-pipa."
"Noi eravamo accampati appena a nord della carovana e proprio da quella direzione arrivarono quegli spaventosi aborti della natura."
"Ci dileguammo in tutta fretta ma facemmo in tempo a cancellare completamente le tracce del nostro bivacco. Così la nostra presenza fu svelata e quelli subito presero a cercarci, e grazie ad un ottimo fiuto, suppongo, si sono subito messi sulla pista giusta."
Io e Ghiro ci siamo diretti a nord-est per tentare di rifugiarci ad Isengard dove sapevamo dimorare uno degli stregoni dell'ordine di Gandalf il Grigio."
"Per tutto il giorno siamo sfuggiti agli strani orchi, che nemmeno sotto il solleone hanno rallentato l'andatura. Ma con il calare della tenebra le cose sono peggiorate, infatti dal cerchio di Isengard, che scorgevamo in lontananza, un rosso bagliore illuminava l'aria e in tutta la zona circostante trovammo molte tracce di orchi che andavano e venivano, pensammo che la mitica torre di adamante fosse caduta sotto i loro colpi e data alle fiamme, così cercammo di gabbarli dividendoci e creando finte piste per poi rincontrarci a ovest della Breccia di Rohan e tornare in fretta a fare rapporto al Gran Maestro."
"Camminai per tutta la notte senza sosta. Arrivati al fiume Isen poco prima dell'alba, mi spogliai dell'armatura e delle armi buttandole nei flutti cosicché gli orchi non le scoprisse, poi mi spogliai e feci un fagotto con gli abiti e un unico pugnale , tenuto in per le emergenze, e tenendoli alzati per non farli bagnare mi misi a nuotare verso la riva ovest. Quando, ormai al centro della corrente, mi capitò a tiro un tronco bruciacchiato mi ci afferrai. Non era l'unico tronco portato dalla corrente e probabilmente era frutto della devastazione di Isengard. Mi lasciai portare un po' verso sud aggrappato al ceppo per sviare ulteriormente gli inseguitori."
"Il silenzio era completo, fatta eccezione per il placido gorgoglìo dell'acqua. Ma ad un tratto sentii voci rauche di orchi schiamazzare sulla riva, così mi sbrigai ad attraccare e nascondermi prima di essere avvistato. Mi rivestii in fretta e con l'unico coltello rimastomi, stretto nel pugno, mi avvicinai furtivamente per origliare. Fortunatamente i due orchi erano di etnie diverse e parlavano Ovestron, seppur in modo odioso a sentirsi. Dicevano di avere sotto controllo le mosse di un Hobbit e che stavano per tendergli un'imboscata."
"il mio pensiero andò a Ghiro e subito, senza riflettere, mi gettai sulla schiena dell'orco più grosso tagliandogli la gola; prima che l'altro potesse estrarre le armi gli rovinai addosso insieme al corpo morto del suo interlocutore e puntandogli il coltello alla gola lo minacciai ordinandogli di dirmi dove avessero intenzione di tendere l’imboscata. A quelle parole l’orco prese a ridere selvaggiamente rivelandomi che la trappola era predisposta per me e che avevo appena abboccato all’esca.
“Nell’udire quelle parole il sangue mi si gelò nelle vene e furioso per la mia stupidità gli assestai, con l’elsa del pugnale, un colpo così forte da fracassargli il grugno. Nel frattempo sentii il braccio lurido di un altro orco cingermi la vita e sollevarmi da terra, ma rapido come il lampo invertii l’impugnatura rivolgendo la lama verso il basso e gliela piantai nelle reni, costringendolo a lasciarmi ricadere a terra.
Ma più di una mezza dozzina di orchi si disposero in cerchio intorno a me e non avrei avuto scampo se non fosse sopraggiunto Ghiro. Che soffiando nel suo corno con tutta l’anima arrivò di corsa caricando gli orchi e agitando vorticosamente la clava.”
“Gli orchi, presi alla sprovvista, indietreggiarono ed io ebbi il modo di sottrarmi all’accerchiamento, unendomi alla corsa di mio fratello ci gettammo su di loro che non risposero subito all’attacco, più in preda a stupore e incredulità alla vista di due Hobbit alla carica, piuttosto che a paura.”
“Così riuscimmo ad abbattere i primi due: Ghiro si chinò a raccogliere un sasso che scagliò con precisione nei genitali dell’avversario più vicino, che piegato in due dal dolore mise incautamente la testa nnel raggio d’azione della clava di Ghiro che gli fracassò elmo e cranio, mentre io piantai il coltello nella gamba di un altro, però l’effetto fu quello di una puntura di vespa, e l’orco con un calcio mi fece volare via come un fuscello, caddi sulla schiena e l’orco mi raggiunse in un balzo, mi sollevò di peso prendendomi per la gola, ma ancora Ghiro mi salvò fracassando la schiena del mio assalitore con un colpo di clava sulla colonna vertebrale mentre nello stesso momento schivava come in una danza scatenata i colpo degli altri orchi, che comunque non sembravano intenzionati ad ucciderci quanto a catturarci il più intatti possibile.
“La lotta fu dura ma si protrasse per pochi minuti, io avevo solo ferite superficiali, ma Ghiro era ridotto male e aveva addirittura un pugnale da lancio nel costato; un normale Hobbit sarebbe già morto ma mio fratello era un abile curatore e probabilmente aveva potenziato il suo corpo con canti di potere e meditazioni prima della lotta. Degli orchi nessuno si era salvato, soprattutto per merito di Ghiro.”
“Mi avvicinai a lui mentre si estraeva il pugnale da lancio dal corpo gemendo di dolore. Dopo di che si lasciò cadere a terra esausto. <<Ghiro come ti senti? Cosa posso fare? Ti serve qualche erba?>> << Sto male Furiadoc, sto morendo. Dammi qualcosa da mangiare, non voglio morire a stomaco vuoto. No, non discutere, so quello che dico e ti ripeto che sto per morire.>> <<No, fratello mio, tu non te ne andrai così! Non è giusto!>> <<Infatti non me ne andrò così. Non voglio morire per mano degli orchi. Voglio che sia tu ad uccidermi. Ti voglio bene, fallo per me e non discutere, è già abbastanza brutto.>> <<Ti voglio bene anche io Ghiro!>> <<Non farmi troppo male, Furiadoc>> con un sorriso pronunciò le sue ultime parole e mentre lo abbracciavo, piangendo, misi fine alla sua vita.”

Detto questo a Tobaldo, Furiadoc si girò nel letto e si abbandonò ai singhiozzi e alle lacrime finché la stanchezza ebbe il sopravvento e si addormentò.
Il povero Hobbit non riuscì mai a raccontare ad altri tutta la storia perché ogni volta che pronunciava il nome il nome di suo fratello il cuore gli diventava pesante e il ricordo gli procurava dolore.
Così fu Tobaldo a fare il resoconto dell’accaduto al Gran Maestro, che prese nota di tutti i fatti tenendone conto per i futuri progetti.
Dopo pochi giorni Furiadoc si ristabilì.
Evelyyn creò per Furiadoc su misura in modo che non ostacolasse la sua agilità anzi la favorisse.
E Venegor forgiò per l’Hobbit due nuove lame, leggere e maneggevoli, ma mortifere come mai Furiadoc ebbe occasione di maneggiarne.
Fu così che il piccolo Hobbit, con un pesante fardello da portare, riprese a combattere le Ombre insieme ai Custodi della Fiamma di Anor.
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Vecchio 10-07-2008, 13:22   #12
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Le disavventure di Furiadoc dalla morte di suo fratello Ghiro in avanti

Le disavventure di Furiadoc dalla morte di suo fratello Ghiro in avanti

Furiadoc non era mai stato un ragazzo facile, era una testa calda, faceva quello che gli andava di fare e solo raramente prestava orecchio ai consigli dei saggi.
Dopo la tragica morte di suo fratello, Furiadoc era rimasto sconvolto; si riteneva direttamente responsabile per ciò che era accaduto e non riusciva a darsi pace.
In un primo tempo aveva tentato di riprendere servizio nelle file dei Custodi, ma non era nella condizione ideale per essere utile.
Non erano certo la furia o l'impeto a macargli in battaglia, anzi si dedicava alla caccia degli orchi con ancor più impegno per vendicare suo fratello Ghiro.
Ciò che mancava al giovane hobbit erano la concetrazione e la lucidità, spesso capitava che si lanciasse in inseguimenti suicidi e finiva spesso per cadere nelle imboscate nemiche, mettendo così in pericolo,oltre che la sua, anche le vite di Nefar e Aledan a cui era stato chiesto di tenere d'occhio Furiadoc fino a che non si fosse ristabilito anche mentalmente.
Tuttavia le cose invece di migliorare peggioravano, così si decise di attuare una diversa strategia affidando Furiadoc alle cure di una zelante menestrella, Evelysa, che adottò il malcapitato e tantò di tenerlo lontano dai guai.
Furiadoc, costretto lontano dai campi di battaglia cercò consolazione nell'oblio dell'alcol e dell'erba pipa. Come ben saprete gli hobbit sono grandi consumatori di entrambi, ma Furiadoc non si contentava delle dosi abbondanti bensì esagerava sempre e finiva per ubriacarsi e attacr briga per qualunque sciocchezza rimediando sempre come minimo un occhio nero o addirittura qualche osso rotto.
Evelysa fece ancora un tentativo di recuperare il povero hobbit, ma Furiadoc non sopportava l'autorità "materna" così si crearono dissapori tra i due e il ruolo di Evelysa divenne sempre più difficile.
Una dopo l'altra tutte le locande da Gran Burrone alla alle Aule di Thorin bandirono il giovane hobbit che delapidò il suo restante patrimonio acquistando merce di contrabbando e di pessima qualità.
La situazione pareva in caduta libera, se non fosse capitato che Xiv (diventato nonno adottivo di Furiadoc), il quale si recava nelle paludi della contea per dare la caccia ai nani dourhands, inciampasse nel corpo addormentato e puzzolente di birra rancida del giovane nipote.

Xiv rovinò a terra affondando la faccia nella melma putrida, rialzandosi snocciolò una serie di imprecazioni così terribili che persino un orco sarebbe parso impallidito. Si girò e strizzando gli occhi cercò nel buio la cagione della sua caduta. Li per li non scorse nulla ma dopo pochi secondi si avvide di un piede peloso che spuntava da sotto un mantello verde al lato della stretta via. Si avvicinò al fagotto incuriosito chiedendosi cosa faceva un hobbit steso a terra li in mezzo alla palude nel cuore della notte. Quando scostò il mantello quasi svenne per l'odore di birra rancida che si levava dal piccolo corpo ma era comunque un nano abituato alle taverne e alle sronze quindi riprese presto il pieno controllo dei suoi sensi. Sfidando il tanfo si avvicinò al ancor più fino a vedere in volto l'hobbit. L'espressione di sorpresa e disgusto che si dipinse sul suo volto quando riconobbe il malcapitato nipote non è descrivibile in nessuna delle lingue da me conosciute.

Da quel momento Xiv si impegnò a rimettere in sesto lo stupido hobbit e con una volontà di roccia e una severità che solo un severo nano può avere sopportò le sue crisi, lo tenne lontano dalla bottiglia e dalla pipa arrivando perfino ad incatenarlo in casa, lo inseguì quando tentò di scappare, lo sottopose a lavori pesanti e lunghe camminate su e giù per le ered luin sotto il suo vigile occhio per rimettere in forma il fisico inflacidito dell'hobbit.
Da prima Furiadoc vedeva il nano come se fosse il suo carceriere e lo odiava con tutto se stesso. Ma la dove l'amicizia di Aledan e Nefar e lo spirito materno di Evelysa avevano fallito la cocciutaggine di Xiv riusci nell'impresa. Con il tempo Furiadoc si disintossicava e ritrovava vigore inoltre gli esercizi di Xiv tenevano la sua testa impegnata impedendogli di ripensare al fratello. Il rapporto tra i due andò migliorando, Furiadoc si rendeva conto che il nano stava facendo tutto questo per lui e gliene fu grato. Ora non era più necessario con Xiv obbligasse con la forza Furiadoc ma era lo stesso hobbit che cercava consiglio dal nano. Fu così che tra i due cominciarono veramente ad andare d'accordo e insieme andavano a caccia e controllavano i confini facendo la loro parte nel difenderli dall'oscurità. Xiv insegnò a Furiadoc il valore della disciplina, il quale tuttavia rimase sempre piuttosto impulsivo, ma almeno non metteva più in pericolo il gruppo con le proprie avventate iniziative.

Si può dire che nel giro di pochi mesi Furiadoc fosse completamente tornato in sè: beveva ben poco, molto meno di quanto ci si aspetti da un comune hobbit, era in forma smagliante e sebbene non dimenticasse affatto il fratello defunto era giunto alla ovvia conclusione, grazie a molte ed a volte agitate conversazioni con il nonno Xiv, che comportarsi come si era comportato non avrebbe portato da nessuna parte ma che invece rientrare nelle file dei Custodi gli avrebbe permesso quanto meno di combattere per evitare che altri patissero per mano del Nemico ciò che lui e suo fratello Ghiro avevano patito.
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Ultima modifica di Beleg Apeiron : 10-07-2008 alle ore 13:24
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