![]() | È da un certo tempo che si fa un gran parlare di BioWare. E non è un bel parlare. Dall'uscita del sequel di Dragon Age pare non azzeccarne più una: basti parlare dell'arcidiscusso finale di Mass Effect 3, a causa del quale ha dovuto dare tanto di scuse ufficiali e annunciare un DLC gratuito, con somma gioia di EA. |
Non ci sarebbe nemmeno nulla di strano, visto che la stessa fonte dà in previsione l'intera industria dei videogiochi in calo a causa della crisi globale. Il punto è che in base a questa analisi il calo sarebbe dovuto principalmente alla mancanza di contenuti end-game. Questo spiegherebbe la massiccia campagna promozionale messa in piedi da Electronic Arts per ravvivare l'interesse attorno al titolo. Secondo gli analisti, e non solo secondo loro, sarebbe sensato per gli sviluppatori puntare su update che arricchiscano l'esperienza di gioco raggiunto il level cap, ma visto lo stallo della situazione la direzione intrapresa è stata quella di adottare una politica più conservativa. Vista la concomitanza con il centesimo anniversario dell'affondamento del Titanic, la rete si è dimostrata spietata e irriverente come suo solito, con gli altisonanti proclami pre-release di EA sulla solidità del titolo paragonati alla presunta inaffondabilità del celebre transatlantico, BioWare a fare da orchestra che suona melodie sino all'ultimo istante e l'end-game a rappresentare il pericoloso, micidiale e oramai inevitabile, iceberg massivo, nel trailer che segue personificato dallo spauracchio dell'incombente concorrenza.
Questo parallelo calza non tanto perché secondo i risultati ottenuti il picco di utenti si sarebbe raggiunto nel febbraio scorso, con 1,7 milioni di abbonati. Anche se dovessero realmente calare a 1,25 milioni, o più, entro un anno si tratterebbe comunque del MMORPG occidentale a sottoscrizioni di maggior successo dopo World of Warcraft, il che non è certo cosa da poco. Calza soprattutto per il fatto che le aspettative dei giocatori, chi prima, chi dopo, sono state, e probabilmente saranno ancora, disilluse. Almeno rispetto alle immense potenzialità di un titolo, e qui continua il parallelo, la cui produzione è costata più o meno le stesse camionate di dollari spese da Cameron & soci per il film, oramai divenuto un vero e proprio classico senza tempo.
Sembra insomma ormai deciso che il destino di SWTOR debba seguire quello del Titanic, con BioWare sotto processo come fu la White Star Line, in questo caso ancor prima dello schianto. Potere di internet. Indipendentemente dal successo commerciale, come per la nave fu pia illusione la conclamata bontà progettuale e la dimostrata solidità costruttiva. Perché questi dati vogliono risuonare come la campana della vedetta nella notte del 14 aprile 1912. Il palesarsi di una sorte ineluttabile. Se così sarà il risalto mediatico sarà il medesimo, probabilmente confermandone il risultato: un cambio epocale per l'industria. Navale quella volta, videoludica questa.





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