| Ragazzini estraniati, genitori disperati, il male in un acronimo ai più incomprensibile. |
Voglio parlarvi di un articolo apparso sull'odierna edizione del Secolo XIX, il giornale della mia, ancora per poco, cara, tantissimo, città. Come avrete già intuito si tratta di una storia vecchia. Prendi la patologia, i sintomi, le vittime e la malattia, di cui il termine MMORPG definisce semplicemente il genere, ma che in questi casi ha sempre un nome ben preciso: World of Warcraft. Vista la quantità di fango gettatoci sopra dalla stampa catodica e cartacea in questi anni dev'essere allettante per un giornalista poterci scrivere qualcosa di male sopra. Anche se, più probabilmente, lo è per il suo editore.
Perché circoscrivendo tutto a un semplice titolo non viene descritto il fenomeno nella sua interezza, non vengono mai citate le sue potenzialità educative, riconosciute persino dalla NASA, giusto per fare il nome di un banda di mentecati qualunque, Viene invece descritto il male incurabile, la droga del XXI secolo, con tanto di parere dello psichiatra e invito a rivolgersi all'associazione salvavita che ha fior di esperti che possono aiutarti a "staccarlo dalla console"
e finalmente estirpare questo male inverecondo, magari con qualche bel farmaco.Sarei curioso di vedere cosa consigliano, in queste sedute di gruppo in cui community come la nostra sono viste come un covo di tossicodipendenti. Non mi soffermo sulle reali cause, ma è chiaro che mancanza di dovuta attenzione, di cultura e di polso, leggasi sani sganassoni, portano a determinati risultati, MMORPG o non MMORPG: voglio soffermarmi sui meccanismi che portano a questa demonizzazione a scopo di lucro dei MMORPG, in questo caso, e dei videogiochi, in genere, specie quando con tale termine vengono definite le macchinette mangiasoldi che si trovano anche dove non serve una connessione a internet e una carta di credito. Perché il male è ovunque, questo lo sappiamo.
Il punto è saperlo distinguere.




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