![]() | È un anno zero. Non so se c'entrano i Maya, ma non c'è bisogno di aspettare il 21 dicembre per rendersene conto. E nemmeno il 28 agosto. Le grandi major dell'intrattenimento ludico sono in difficoltà: Microsoft ed EA in perdita, Activision Blizzard all'asta in cerca del miglior offerente. |
Vedo le softco che, dopo anni passati a pestarsi i piedi facendosi la guerra a suon di brand lanciati e rilanciati in grande stile, non sanno più che pesci pigliare. C'è il mercato del mobile gaming che è l'unico in crescita costante. Vogliono tutti buttarsi lì. Diavolo, Modern Combat 3 è uguale a Modern Warfare 3. O forse no, ma sono sempre di più quelli convinti che il videogiocatore medio del XXI secolo non sappia scovare differenza alcuna. Magari hanno anche ragione: non importa che il gioco faccia cagare. L'importante è poterci giocare sul cesso.
Questo è il trend, visto in maniera un po' puzzolente, lo ammetto. Il punto è che bisogna guadagnarci, a qualsiasi costo. Andatelo a dire a BioWare. S'è presa dei pesci in faccia per Mass Effect 3. Ecchissene, stanno già preparando il quarto. Star Wars: The Old Republic non è andato come doveva andare? Colpa delle avverse congiunzioni astrali. Ci dev'essere qualcuno che ha portato sfiga, probabilmente qualche ex Mythic. E intanto in Zenimax si toccano, consci che il prossimo grande flop potrebbe essere il loro. Nessuno ha ancora visto Elder Scrolls Online, ma più di qualcuno è pronto a giurarci.
Guardiamo in faccia la realtà: in questi dieci anni il mercato persistente ha visto sfruttare praticamente ogni possibile licenza di richiamo, da Hello Kitty a il Signore degli Anelli. Davvero manca solo Twilight, ormai. Speriamo non se ne accorgano. E a noi cosa è rimasto? Quattro espansioni di World of Warcraft? È come se c'avessero fatto un'immensa supercazzola. Spudoratamente prematurata. Il motore a scoppio è stato inventato all'inizio del secolo scorso e noi stiamo ancora in coda dal benzinaio nei weekend perché ci fa lo sconto. Nel caso dei videogiochi i tempi sono un pochino più stretti, ma il concetto non cambia. Ci viene propinato l'unico mezzo disponibile e poi giù di tasse. E se vuoi la bicicletta, pedala.
Il concetto del troppo grande per poter fallire portato avanti dai soliti sospetti sta, lentamente, arrivando al capolinea. Finiti i soldi, finita la pacchia. E piano piano stanno finendo anche i pirla. Perché la grande ruota dell'hype, anche a farla girare sempre più vorticosamente, ha sempre due facce. Titoli di grande richiamo in grado di vendersi da soli ce n'è sempre meno. Una delle soluzioni, quella più facile, è riscaldare tutta la frittata per il mobile e andare avanti così, per poi tornare al punto di partenza. L'altra è quella di piantarla di voltarsi indietro e cominciare a guardare seriamente al futuro, prima che sia troppo tardi.





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