![]() | Se mi nominate "Amiga", a me viene in mente una sola casa di software e cioè la Cinemaware. Non dormivo alla notte. Dovevo giocare. "It Came from the desert" mi aveva shoccato, i vari giochi sportivi mi avevano letteralmente spolpato, specie il basket, ma Wings rimarrà sempre nel mio olimpo personale dei videogame. |
Dopo un tutorial si partiva per la carriera di pilota angloamericano, le vicende si scrivevano su pagine di un diario ingiallito, si faceva carriera, si guadagnavano gradi, medaglie ed importanza, e si moriva. Se si era fortunati si vedeva il proprio avatar, cui avevamo dato un nome, entrare nel gotha dei piloti. E poi si ricominciava, non potendo barare, e dovendo per forza creare un nuovo alterego a cui ci si affezionava, di cui si vedeva la testa spuntare dall'aereo, in un gioco pieno di malinconia, dalla grafica splendida, dalle mille citazioni, dalla superba colonna sonora. Un capolavoro assoluto che a livello di feeling ha ben pochi rivali (se li ha) nel panorama storico dei videogame. Wings non rappresentava solo un dischetto dell'Amiga: Wings era, più che tanti altri videogiochi venuti dopo, la "tua vita", tanto era alto il livello d'immedesimazione che offriva. E se la lacrimuccia scorre ancora a ripensarci, non resta che tributare i giusti applausi alla più grande softco di tutte le epoche. Si, almeno questa volta permettetemi di essere decisamente di parte.





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