Forum - Anaret Persistent World - La locanda del Troll Puzzolente - I Background dei PG
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Discussione: Forum - Anaret Persistent World - La locanda del Troll Puzzolente - I Background dei PG


  

  1. #15
    Vicho
    Utente Cancellato
    Davvero volete conoscere la mia storia messere?
    Vi servirà parecchio tempo, mettetevi comodo perchè non ci vorra poco.
    Mi chiamo Vicho Garrahmond, sono figlio adottivo del caitano Lahriz Garrahmond
    detto "Sharky", non ho mai conosciuto i miei veri genitori, il capitano e il suo
    equipaggio sono la mia famiglia.Prima di sapere chi sono è meglio che vi dica di
    mio padre, un pirata, un ladro e a modo suo un gentil'uomo, era rispettato da
    tutti, indossava sempre abiti splendidi degni di un principe ed era venerato
    dalla ciurma, amava il rischio, l'avventura,il gioco d'azzardo e il mare,
    infatti ricordo che anche quando avevamo l'opportunità di dormire in terra ferma,
    restava a bordo se non c'era un valido motivo ovvero donne, gioco, o
    affari.Aveva un forte istinto di protezione nei miei confronti, ed è stato per me
    un severo insegnante, è lui che mi ha iniziato al combattimento, sosteneva che
    un capitano doveva distinguersi anche in combattimento, doveva essere raffinato
    ed elegante e combattere non con la forza bruta, ma con l'astuzia e l'agilità,
    prediligeva senza dubbio armi leggere come spade corte, stocchi o pugnali; non
    scorderò mai le sue parole: "lascia le armi pesanti agli stolti, e ricoda che
    anche uno spillo pu uccidere penetrando qulsiasi armatura".Certo voi sorriderete
    ad una simile frase, ma posso assicurarvi che non l'ho mai visto perdere un
    combattimento, ha sempre inflitto dure lezioni a chi non gli andava a genio
    rimanendo quasi sempre illeso meritandosi il soprannome di Sharky; così grazie
    ai suoi insegnamenti ho imparato a ad essere veloce e rapido con la spada.Ho
    viaggiato molto, ho visto tanti di porti, taverne e magazzini pieni di refurtive
    di ogni genere: oro, armi, gemme preziose... il nostro covo era a Vajas
    e tenevamo affari con i peggiori elementi di tutto il Mar XXXX, addirittura
    ci siamo spinti perfino a XXXX dove abbiamo sostenuto dure trattative (se
    così si può chiamare un accordo raggiunto sulla punta della spada) con una gilda
    di ladri del luogo; da quel momento i nostri affari si spostarono in quella zona,
    quindi da XXXX all'arcipelago di XXXX. Non ero pi un bambino, avevo 15
    anni e spesso mio padre voleva che partecipassi alle "trattative".A 16 anni feci
    il mio primo duello: ci imbattemmo in uno spaccone alto circa due metri, un vero
    omone grosso sia di muscoli che di grasso, ma non si poteva di certo dire del
    suo cervello pari a quello di una medusa. Reggeva in mano un'ascia di proporzioni
    gigantesche senza fare il minimo sforzo e sosteneva che io l'avessi guardato con
    aria di sfida e pretendeva soddisfazione, per la verità l'avevo guardato con
    forte disgusto e in ogni caso non mi andava di battermi con lui perchè puzzava
    come un maiale e il suo alito emanava un fetore di stocafisso."Scommetto
    cento monete d'oro che ti schiaccio come un insetto", udendo queste parole
    mio padre si intromise e disse: "rilancio di altre cento, e scommetto che
    questo ragazzo ti ferirà per primo combattendo senza nessuna armatura e con un
    semplice pugnale" Devo ammettere che per un momento ebbi paura, ma ormai non
    potevo rifiutarmi, mio padre mi rassicurò disse che l'avrei battutto senza
    problemi, intanto nella taverna tutti si azittirono ed io e il grassone uscimmo
    per affrontarci, addirittura mio padre fece scegliere a lui l'arbitro; Ci
    mettemmo in guardia, l'arbitro diede il via e il mio avversario tentò di
    colpirmi con la sua pesante ascia, mi abrebbe taglaito in due se mi avesse
    preso, ma lo schivai e non fu difficile schivare anche gli altri colpi,
    aspettavo il momento giusto per accorciare le distanze in modo da entrare nella
    sua guardia e ci riuscii solo quando commise l'errore di tentare un colpo
    dall'alto verso il basso riuscendo così a schivarlo e portarmi sul suo fianco e
    con il coltello impugnato com la lama rivolta verso il basso lo colpii
    piantandoglielo in una natica, il balenottero si mise ad urlare, fu divertente
    vedere un omone così sicuro di se rotolare in terra facendo un gran fracasso e
    mio padre incass la somma patuita di cui 100 monete le donò a me.
    Fui soddisfatto a tal punto che decisi di ripetere l'esperienza, iniziai così a giocare
    d'azzardo scommettendo su me stesso, ma purtroppo riuscii a sostenere solo tre
    combattimenti perchè ci rimettemmo in viaggio, fu un vero peccato perchè dopo il
    combattimento con il balenottero la voce si era sparsa e avevo anche delle
    ammiratrici molto generose.
    In ogni caso ovunque andassimo trovavo sempre il modo per divertirmi tra donne,
    gioco, e qualche "discussione" con gentaglia che crede di essere chissà chi.
    Dall'arcipelago di XXXX facemmo vela verso casa quando una nebbia densa ci avvolse
    completamente tanto da non riuscire neppure a vedere la testa d'albero,
    il mare era piatto e liscio, tanto da sembrare un pavimento lucido,
    passarono ore quando il nostro osservatore scorse qualcosa dritto a
    prua; si trattava di una nave alla deriva.
    Era un miracolo che non fosse già affondata da tempo, aveva falde ovunque e le vele erano ormai lise e bucate,
    sullo specchio di poppa non vi era scritto alcun nome, probabilmente si era
    cancellato a causa delle intemperie, non esiste una nave senza nome! Decidemmo
    di salire a bordo così la raggiungemmo con le scialuppe a remi, in coperta era
    presente ogni cosa necessaria ad una nave da guerra come quella, addirittura lo
    scheletro del capitano ancora al timone.
    Sottocoperta vi erano gli scheletri dell'equipaggio,
    erano sistemati seduti come se non fossero mai ... beh mai morti.
    Apparentemente era tutto in ordine, a parte la polvere si intende; nella
    cabina del comandante non trovammo nulla di interessante, non vi era neppure il
    diario di bordo.Nella cambusa vi era del cibo vecchio di anni e perfino i topi
    erano morti, dopo aver scassinato la serratura della stiva trovammo un grosso
    baule molto pesante, bastò una martellata per far saltare il lucchetto
    arruginito, lo aprimmo e dentro trovammo il sogno di ogni pirata: oro, gioielli
    di ogni genere e sorta, smeraldi, rubini e diamanti, era bellissimo, eravamo
    finalmente ricchi.
    Non fu facile per mio padre trattenere la gioia della ciurma,
    tutti avrebbero voluto la loro parte e subito, in un momento in cui nessuno
    prestava attenzione sfilai un orecchino da quella massa luccicante e lo misi in
    tasca, si decise in ogni caso di portare il baule sulla nostra nave e dividerlo
    una volta arrivati a casa.
    Non ci eravamo accorti che stava succedendo qualcosa
    di terribile: gli scheletri camminavano verso di noi con le scimitarre
    sguainate, era come se nelle loro cavità oculari brillasse ancora una luce, si
    scaten l'inferno!Quattro dei nostri morirono, ma alla fine riuscimmo ad avere la
    meglio nonostante lo scheletro del capinato fosse un vero osso duro, ma cadde
    sotto la doppia mazza di kahzan, il nostro mezzorco che con un colpo violento
    gli sfondò il cranio una volta per tutte.
    Nonostante le perdite il morale della ciurma era alle stelle,
    la brezza era sufficiente a farci partire e a garantire una facile navigazione,
    ma il volto di mio padre era pi scuro del solito, aveva
    passato la notte nella sua cabina invece che festeggiare insieme alla ciurma,
    non era da lui.
    Io frugai in tasca e mi resi conto di avere ancora l'orecchino,
    era molto bello nella sua semplicita' si tratta dell'orecchino che porto
    tutt'ora, formato da uno spesso anello d'oro.Lo sostituii con quello che gia
    portavo. L'indomani un vento forte rese impegnativa la navigazione, ma
    accettabile fino alla sera quando il mare si ingrossò e il vento si fece bufera,
    fummo costretti ad ammainare le vele al per non finire in pasto ai pesci.
    Oltre al vento e alle onde si aggiunse persino il temporale, il frastuono della
    tempesta era tale da coprire quasi completamente gli ordini di mio padre, ognuno
    di noi sembrava alla disperata ricerca di un appiglio, ogni volta che cadeva un
    fulmine illuminava le masse d'acqua che stavano prendendo la nave a pugni e uno
    di quei lampi illuminò per un attimo la creatura pi mostruosa che io abbia mai
    visto: davanti alla nostra prua usci dalle acque un Kraken.I suoi tentacoli si
    avvinghiarono alla nave e la fecero lentamente a pezzi, gli arpioni non
    servivano a nulla contro quel mostro, la sua pelle pareva dura come una roccia,
    era la fine! Ero sicuro di non sopravvivere a quella notte, ogniuno di noi pareva
    rassegnato mentre veniva schiacciato dai potenti tentacoli di quella creatura,
    mio padre sacrificando la propria vita, si lanciò contro il mostro e gli piantò un
    arpione nell'occhio, ma non rese più semplici le cose, anzi, l'ira della bestia
    fu implacabile e distrusse la nave, la fece a pezzi, ed io caddi in quelle acque
    buie e il kraken mi prese con un suo tentacolo, non mi fece alcun male non so
    ancora perchè non mi uccise come fece con gli altri, si limitò a scrutarmi ed io
    potei vedere che l'arpione di mio padre era ancora piantato nel'occhio e il
    sangue colava copioso; in quel momento avevo un solo pensiero, quello di non
    soffrire e morire subito. Sentii allentare la presa, caddi in mare e non vidi più
    il kraken, se ne era andato; i pezzi della nave galleggiavano qua e la, raggunsi
    a nuoto un frammento dello scafo del Fearless e mi agrappai ad essa. Dopo due giorni in completa
    balia delle acque vidi la terraferma, ormai stremato e privo di ogni forza
    cercai inutilmente di remare con le mani verso la meta, ma sembrava
    irraggiungibile, a poco a poco la mia vista diventava sempre pi fioca e il
    rumore dell'acqua era ormai un lievissimo brusio.
    Mi risvegliai su un peschereccio, un brav'uomo era seduto vicino a me, mi dissetò e mi diede da
    mangiare e presto recuperai le forze, in cambio del suo aiuto gli offrii le mie
    braccia per lavorare e alla fine insistette per pagarmi ugualmente.Ecco come
    sono finito qui ad Atramar, evidentemente ad XXXX (una dea minore del mare con allineamento C/M)
    non manca il senso dell'umorismo!
    Un tempo fu Lahriz "Sharky" Garrahmond, ora io mi chiamo Vicho "Sharky" Garrahmond e sarò
    degno di questo nome!




    (scusate se è un po' lungo ... spero che vi piaccia e se c'è ualcosa che non va dite pure, dove vedete le XXXX sono campi che non so ancora come completare)
    Ultima modifica di Vicho : 15-07-2004 alle ore 06:01

  2. #16
    Vecchio postatore L'avatar di Harald
    Data registrazione
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    Marcus Lane [BG]

    "Infine sono arrivato....."
    Queste furono le prime parole dell'uomo mentre valcava la soglia del portone Est di Atramar.
    Albeggiava in quelle lande, e un palido sole riscaldava l'aria smossa solamente da un leggero vento.
    Appena giunto, vestito solamente di una armatura leggera da viaggio, con una bisaccia in spalla e una spada lunga legata dietro la schiena, venne fermato dalle guardie, che gli diedero il benvenuto e gli chiesero chi fosse
    "Miei signori, il mio nome è Marcus Lane, semplice uomo d'armi, qui per servire"
    I militari sembrarono spiazzati da una tale presentazione e all'inizio erano leggermente dubbiosi, ma poi, mentre il loro dialogo continuava, lo sguardo fiero dell'uomo li convinse che non stava mentendo.
    L'uomo si fece indicare la locanda piu vicina e si congedò dai gendarmi, giunto li non molte persone ancora si erano alzate, e solamente un assonnato locandiere lo accolse.
    Investendo i pochi soldi che si era portato dietro, prese una stanza per potersi riposare e lavare.
    Le ore che seguirono furono tranquille, anche troppo, infatti ben poche anime camminavano per la citta, e questo era strano visto la dimensione, e decise recarsi fuori dalla porta dalla quale era entrato in Atramar, si sedette sull'appalcatura di avvistamento e si mise a pensare, mentre oramai il sole era al suo apice e la luce che emetteva, risplendeva e riscaldava ogni cosa.
    Ripensò ai compagni dai quali si era separato, un gruppo di uomini che oramai chiamava fratelli, il quale girava senza meta per le citta dei regni nell'intento di essere utile.
    Ripenso a quello gnomo che li avvertì delle sommosse di Budit, e che lo spinse ad intraprendere il viaggio verso quelle zone...
    Poi, dei rumori...
    "finalmente, pare che ci sia qualcuno..."
    Si alzò e si diresse verso la confusione...
    Attualmente su:
    Guild Wars -> Harald Raulnole -LeT-
    EvE Online -> Harald Raulnole

    Citazione Originalmente inviato da Ganon
    beh è un pregio! harald è come il porco! non si spreca nulla di lui! nemmeno i post inutili!

  3. #17
    dark77
    Utente Cancellato
    L'infanzia di Ereldur fu sengata da un tragico episodio, il bambino elfo sin dalla sua nascita non emetteva alcun vagito, non piangeva ne' si lamentava, gli altri abitanti della piccola comunita' elfica dicevano che quel bambino era segno di sventura, e suo malgrado i genitori del giovane elfo si videro costretti a seguire il volere degli anziani... la foresta avrebbe deciso il destino del tacuturno elfo.

    Il pargolo venne cosi' lasciato in un tronco d'albero dai suo cari e nulla si seppe piu' di lui al villaggio se non che un cacciatore mezz'orco che si aggirava da quelle parti lo raccolse, la popolazione del villaggio era sconvolta, era un chiaro segno di sventura...

    Nessuno capi' le vere intenzioni del mezz'orco... egli disprezzava la razza elfica, ma disprezzava ancora di piu' una comunita' che aveva abbandonato un infante in fasce, e visto che sua moglie era morta nel tentativo di dare alla luce il suo erede, decise di adottarlo e crescerlo come se fosse suo figlio... Ereldur il suo nome, in onore al popolo che lo genero'.

    La vita del mezz'orco Gurthak tuttavia non fu facile, il bimbo stentava ad adattarsi e strane voci circolavano per il villaggio... si parlava di un traditore che cresceva tra di loro, un essere impuro nel sacro villaggio degli orchi... Cosi' Ereldur non pote' mai uscire dalla sua casa, ne' frequentare i giovani orchi, cresceva gracile e taciturno, ma il suo destino sembrava riservargli grandi onori, infatti dimostrava una geniale padronanza del liuto di sua madre, e grazie al suono dello strumento sembrava poter finalmente parlare...

    Gurthak raccontava al piccolo elfo le storie della sua vita. Egli infatti sebbene orco combatteva contro il volere di Roth, pienamente convinto che non vi poteva essere pace e tranquillita' per nessuno se solo Roth avesse potuto avere pieno controllo sulle menti dei suoi fedeli. Ereldur sembrava molto interessato e nei momenti piu' concitati sembrava emettere qualche strano vagito.

    Gli unici momenti in cui l'elfo poteva uscire dalla sua casa erano durante le notti piu' buie, nelle quali facendo affidamento sulle sue innate capacita' di nascondersi poteva ascoltare le dicerie degli orchi e le nenie delle madri.

    L'ultimo evento che si ricordi di Ereldur e' la sua fuga dal villaggio degli orchi, subito dopo la notizia che la compagine del padre era stata messa in rotta nei pressi del tempio di Roth... si dice che dopo aver sentito la notizia egli abbia emesso un gutturale grido, e sia partito alla ricerca di informazioni su Roth e sui possibili collegamenti con suo padre...

  4. #18
    dark77
    Utente Cancellato
    Selina Lyonsbane nacque in una famiglia benestante.
    I genitori, notando la spiccata propensione per gli studi riuscirono "a far superare" il test d'ingresso alla piccola presso una prestigiosa gilda di Stregoni, dove la ragazza passo 14 dei suoi 25 anni...

    La fanciulla crebbe in bellezza ma soprattutto in intelligenza e saggezza, scalzando ben presto i suoi istruttori che si videro costretti ad allontanarla dall'accademia conferendogli un titolo onorario e gli auguri per qualche importante scoperta.

    Le sue capacita' dialettiche erano sbalorditive pari solo alla sua bellezza, tuttavia il peso degli anni trascorsi sui libri non fu trascurabile, infatti la ragazza crebbe gracile e cagionevole, i genitori cosi' decisero di inviarla fuori citta' affinche' potesse trovare un luogo in cui proseguire i suoi studi e contemporaneamente fortificare il fisico.

    Come ultimo ricordo della propria stirpe affidarono alla bella Selina il piccolo Garth, fedele compagno di giochi dell'infanzia, sperando che quest'ultimo potesse essere un fedele compagno di viaggio e un fondamentale aiuto nell'affrontare i pericoli piu' grandi.

    [GDR Off : vorrei interpretare Selina in questo modo... un'abile negoziatrice... che fa' leva sulla sua cultura e sul suo aspetto fisico; restia a buttarsi in situazioni pericolose se non per una completa fiducia in Garth.
    E' impacciata e piuttosto debole... anche cagionevole (8 in tutte le stat fisiche) preferisce quindi risolvere i problemi a parole o se proprio deve (nel senso che non riesce con le parole), far ricorso alla magia.
    Selina e' tuttavia una bambina viziata e spesso si diverte ad utilizzare la sua abilita' magica anche per infierire, perdendone spesso il controllo (stile furia del sangue dei berserker)]
    Ultima modifica di dark77 : 16-03-2004 alle ore 07:53

  5. #19
    Rodoarre l'errante
    Mezzelfo/Bardo Galante

    la sua storia...

    Nacque a Irdan, un piccolo paese a Nord della regione di Khaalin, in una famiglia semplice; dalla madre elfa ereditò la passione per le arti mentre dal padre umano ricevette la curiosità e l’ambizione che fecero di lui un tipico mezz’elfo.
    Fin da molto giovane, Rodoarre, per volere dei genitori, fu educato insieme a tutti i bambini del paese dai mastri locali in arti quali la medicina, la botanica, la poesia, le lettere, la matematica ecc.
    Già allora sviluppò la sua arte nell’oratoria, più volte infatti sfruttò il suo carisma per conquistare i cuori delle fanciullette di Irdan o per svincolarsi dai guai e dai rimproveri giustificati dalle sue bravate. Non rimase molto a lungo nel suo paese natale, partì infatti nell’età dell’adolescenza con l’idea che le sue conoscenze si sarebbero sviluppate con la pratica dei viaggi e delle avventure e non con la noiosa teoria dei libri; da allora fu quindi noto come Rodoarre l’errante, un viaggiatore per eccellenza che fa di tutte le terre di questo mondo la sua casa girovagando di paese in paese accrescendo conoscenza e fama narrando avventure e leggende.

  6. #20
    Mega postatore L'avatar di Kaji il Corvo
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    May 2003
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    Tatooine (born Mirial)
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    la vera essenza della vita

    Un mezz'elfo, cioè una nullità. Per molte razze presenti in questo mondo, non rappresento nulla. Evitato dagli elfi, 'chè con la loro boria ed egoismo offuscano la loro intelligenza e creatività, deriso dagli umani, 'chè credono di poter risolvere tutto con la guerra dominando le altre razze. Una via di mezzo che non piace a nessuno, insomma. Mio padre era un alto ufficiale dell'esercito elfico, in una terra lontana di cui non ricordo neanche più il nome ormai, mia madre una umana, bellissima, figlia di commercianti. Si incontrarono, si amarono, nonostante fossero entrambi consapevoli che il loro amore sarebbe stato dannato, dal tempo, che per un elfo scorre molto lento rispetto ad un umano, e soprattutto dalla diffidenza reciproca tra le due razze.
    Così io nacqui nella città degli umani, che subito dimostrarono la loro diffidenza nei miei confronti, non riuscivano ad accettare quell'umano dalla carnagione pallida e le orecchie a punta, sebbene fosse solo un bambino. Crebbi fa lo scherno ed il compatimento, persino dei miei nonni. Così, quando raggiunsi l'età che separa il bambino dall'adulto, mia madre, l'unica che veramente mi amava, decise a malincuore di affidarmi a mio padre, convinta che forse tra gli elfi avrei potuto avere una vita migliore. Mio padre si dimostrò subito altamente scettico, ma essendo ancora innamorato di mia madre, fece un tentativo, iscrivendomi all'accademia militare elfica, dove avrei potuto avere una posizione di tutto rispetto fra di loro. Ma da quest'altra parte le cose non cambiavano: la diffdenza degli umani ora era la diffdenza degli elfi, ed ogni giorno sentivo i loro occhi verdi che mi scrutavano con disgusto anche se, per l'amor del cielo, sono talmente superiori che non si permetterebbero mai di schernirti, a differenza degli umani. ll tempo che passai in accademia mi fu utile, imparai le arti delle spada e dell'arco, le tecniche del corpo a corpo e le regole fondamentali della guerra.
    Ma un giorno, stanco ormai di tutto, scappai a ovest, lontano dal mio passato fatto di derisione e compatimento, deciso a portare avanti la mia vita in ogni caso. Non fu facile sopravvivere: dovetti imparare l'arte del vagabondo, imparare ad approfittare di ogni occasione, imparare a stare sempre in equilibrio sul filo del rasoio, imparare a vivere ai margini della legalità. Incontrai persone che mi insegnarono molte cose, altre con cui dovetti combattere per la mia stessa vita, e soprattutto altre che mi fecero ancora credere nei valori reali della vita, e soprattutto nella luce. Ora sono qui, in questa nuova terra, per sopravvivere ancora un giorno di più, per gustare ancora un giorno la vera essenza della vita, per combattere contro la malvagità e l'ignoranza, a modo mio, e con le mie regole.

    _____________________________

    Morgan Raven, mezz'elfo vagabondo/guerriero, caotico/buono

  7. #21
    Orconero
    Utente Cancellato
    Questo è il BG, molto sintetico e ristretto, di Orconero (Gork). Mi riprometto di renderlo più decente in futuro.
    Sciamano (chierico)/Barbaro (al prossimo passaggio di livello) CN.

    ----

    Orconero è un mezzorco nato con con la pelle insolitamente scura, quasi nera. Tale è l'origine del suo nome, assegnatoli dai due sciamani della tibù di nomadi che gli ha dato i natali. Gli stessi sciamani hanno visto in questa sua caratteristica fisica, mai vista prima di allora, un segno divino, e lo hanno "requisito" alla famiglia per iniziarlo alle arti di sciamano. Cresciuto sotto la guida dei due sciamani (in eterna competizione tra di loro) che tentavano di aizzarlo contro il rispettivo avversario, Orconero ha finito per diffidare di tutti e due e ha accolto di buon grado la "cerca" indicata al momento della fine del suo apprendistato, quando uno dei due sciamani ha avuto un improvvisa "visione" risolutiva: Orconero sarebbe dovuto vagare per le terre delle altre razze in attesa di una imprecisata "illuminazione" che gli avrebbe svelato il suo destino. Felice di poter tornare ad essere libero, felici i sacerdoti di togliere di mezzo un giovane e robusto avversario, e felice la tribù con cui non aveva mai stretto forti legami, si è aggregato per un breve periodo con un altra tribù molto bellicosa senza alcuno sciamano, dove ha potuto sviluppare discrete abilità di combattimento, e alla fine è partito per le terre sconosciute a quelli della sua razza dopo essersi congedato dalla sua nuova tribù a causa di dissapori con alcuni guerrieri.
    La divinità adorata da Orconero è Talja, come quella dei due sciamani che lo hanno cresciuto. I suoi valori rispettano quelli della vita delle tribù nomadi: indipendenza, onore in guerra, rispetto delle forze naturali. Si è scelto un secondo nome da usare tra le genti civilizzate, Grok, dal nome del padre.
    Ultima modifica di Orconero : 03-04-2004 alle ore 09:02

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