Lord of the Rings Online - Custodi della Fiamma di Anor - La Locanda del Corno d'Oro - De' elfi di Bosco Atro
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Discussione: Lord of the Rings Online - Custodi della Fiamma di Anor - La Locanda del Corno d'Oro - De' elfi di Bosco Atro


  

  1. #36
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    La realtà scosse Wotangar dal suo deliquio, ed egli si svegliò spaventato, come se un incubo lo avesse colto nel sonno.
    Purtroppo però, incubo non era, ancora gli Uruk si lanciavano all'attacco contro di lui.
    Il Rohir istintivamente ruggì nella loro direzione, in modo disperato, tanto che quelle creature si fermarono, indecise sul da farsi.

    I verdi occhi, sempre più spenti, piangevano lacrime e sangue, rigando il volto del Rohir.
    La pioggia si faceva sempre più fitta, come se anche il cielo piangesse per il destino di quell'Uomo, il vento sibilava più forte, più minaccioso ed aggressivo nel suo gelo imperituro, la rabbia dell'inverno del vedere un suo figlio cadere, ora si mostrava, ed il mutato odore dell'aria ne era la prova.
    "Padre! Muoio solo! Non ho armate con me, non ho cavalieri al mio fianco, non ho una donna che piangerà sulla mia tomba! Dove sta la mia gloria?! Dove sta il mio valore?! Neppure mi è consentito tornare a Rohan e cadere lì, per il nostro regno e per la nostra terra!"
    Gli occhi di Wotangar erano spalancati del tutto, ma essi non vedevano la realtà, ben oltre lui stava guardando.
    Volse il capo verso il bosco, sapeva chi avrebbe visto.
    Il viandante lo osservava, impassibile, immobile.
    Un ironico sorriso si delineò sul viso del Rohir.
    "E se debbo incontrare la mia fine qui, così sia. Ogni frammento di questa dannata e mesta landa deve sapere che oggi un figlio di Eorl qui cade, solo e senza più sangue dentro il suo corpo"
    Estrasse il corno e ne emanò un possente suono, un ruggito ancestrale antico di secoli, un suono che aveva preceduto la caduta di migliaia di figli del Mark, di una malinconia distorta da rabbia e determinazione.
    L'armatura era pesante quanto lo stesso destino della Razza degli Uomini, il sangue sgorgava senza sosta impregnando l'ormai cremisi veste degli Helmingas, retaggio d'un valore senza paragone.
    "Un altro cavaliere oggi muore! Un'altra vita da vendicare! Per Rohan, per la Fiamma di Anor e per l'onore!"
    Gridò ancora, con tremenda voce.

    Wotangar, mosse un passo dopo l'altro acquistando velocità, ogni metro gli sembravano lande intere percorse sotto un peso atroce, ma ringhiando prese a caricare frontalmente la mischia di Uruk-hai.
    Sentì la gioia della battaglia pervadergli l'anima, la speranza cadere nel nero della notte, e la sua fine attenderlo beffarda, ma di tutto ciò, più non gli importava...

  2. #37
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    Nell'ultimo suo grido d'animale, Wotangar impattò duramente contro la schiera nemica.
    Sangue, scintille e frammenti d'acciaio zampillarono repentini, l'urlo del ferro che si infrange contro sè stesso, il brutale scrocchio delle ossa che si spezzano e il sordo lamento della carne mentre si strappa, furono le note della più dolce melodia mai udita dal Rohir.
    I tendini del suo collo erano così tesi da risultare metallici, ogni muscolo del suo corpo stava donando le ultime energie in favore dello sforzo bellico e la mente, ormai galvanizzata dalle sensazioni mortifere recepite, era in totale preda della frenesia.
    La lama di Wotangar roteò folle di dolore e gli Uruk caddero in pezzi attorno a lui, a più riprese lo scudo subì i mortali fendenti degli eserciti di Saruman il traditore, respingendoli orgogliosamente per poi assestare micidiali contrattacchi, ancora, il corpo stremato del Rohir trovò le forze per far strage delle purtride creature del Nemico.

    Ma Wotangar, seppur lo fosse, non si sentì solo in quegli ultimi momenti.
    Intorno a sè vide i suoi compagni di battaglia, i quali ferocemente combattevano al suo fianco e lo spronavano perchè continuasse anch'egli senza darsi per vinto, ma questa volta nessuno avrebbe potuto prestargli soccorso.

    A lungo il Rohir riuscì a fronteggiare il nero lago di nemici che lo attorniavano, ma infine, un crudele squarcio alla gamba sinistra lo fece crollare in ginocchio, incapace di far altro che non fosse attendere la sua esecuzione.
    Wotangar volse gli occhi al cielo, e conscio che nessun aiuto sarebbe giunto, osservò il nero cumulo di nuvole sovrastante: un candido fiocco di neve gli accarezzò la fronte prima di posarvici sopra.
    Il Rohir sorrise, persino nella morte e nell'orrore, qualcosa di buono e puro era presente dunque.
    Chiuse gli occhi, e volle rivedere tutta la felicità che quella vita gli aveva donato.
    Non era pronto per ciò che gli stava accadendo, non era in grado di affrontare quell'avversario, ma l'avrebbe accettato comunque, senza rimpianti, senza rimorsi, con l'orgoglio di chi non china il capo e combatte per ciò che ritiene buono e giusto.

    "E dunque qui termina la mia guerra. Per l'onore, per Rohan e per la Fiamma di Anor, æsctír"
    Sussurrò il Rohir.

    Lo scintillio d'una freccia, il chiaro bagliore dell'acciaio scagliato con forza.
    Wotangar non vide altro.


  3. #38
    Mega postatore L'avatar di Athanamir
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    Ultima modifica di Athanamir : 20-12-2011 alle ore 08:35

  4. #39
    Vecchio postatore L'avatar di PeliFromHell
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    Ricordi Ancestrali

    Quando il tempo ancora non conosceva i vincoli d'acciaio degli Uomini, quando le grandi alleanze parevano sogni partoriti da sciocchi e quando un fiero popolo figlio del Nord si faceva chiamare Eotheod, si svolsero atti che avrebbero per sempre segnato la storia della Terra di Mezzo, forgiando col sangue la vera forza che un giorno sarebbe riuscita a schiacciare la nera ombra dell'est.

    Wotanoorlog si chiamava, e proprio questo nome pareva essere l'unico ricordo dei suoi natali, oscuri e misteriosi.
    A quanto gli antichi racconti vanno narrando, venne trovato ancora in fasce nel mezzo di un accampamento di soldati dell'Eotheod stanziatisi nelle regioni nord-orientali, avvolto in un panno candido quanto la neve che lo circondava e con al fianco una possente spada, sulla quale v'era finemente inciso quello che infine sarebbe divenuto il suo nome.
    Già in tenera età, quel grazioso bambino destava stupore in quanto aveva bianchi capelli e occhi severi, d'un verde penetrante che, a dispetto del tenero volto, metteva facilmente in soggezione chi si trovasse di fronte.
    Crebbe con i soldati, sperimentando la cruda guerra che ogni giorno dovevano affrontare per difendersi dagli assalti di Balchoth ed Esterling, smaniosi di espandersi in terre più accoglienti.
    Presto si distinse in battaglia, favorendo l'arrivo di onori e gloria, guadagnandosi inoltre il consenso dei soldati dai quali, una volta giunto in età adulta, ottenne il comando.
    Egli, dotato di buona lungimiranza, capì che le vittorie contro gli uomini dell'est si sarebbero tramutate in drammatiche disfatte se qualcosa non fosse cambiato, ed allora si adoperò per accrescere le sue forze nel migliore dei modi: forte del suo stesso nome, rispettato ed onorato dai più, unificò sotto la sua autorità le tribù dell'Eotheod che abitavano gli stanziamenti più orientali, guidandole in guerra, accrescendone la spietatezza, l'audacia ed il coraggio.
    Questa sua grande impresa non passò inosservata e per essa venne acclamato dal popolo intero, che gli conferì l'appellativo di Verbondbrenger, “portatore del patto” secondo la lingua parlata dalle genti che lui aveva unito, la quale, pur avendo identica origine, si differenziava da quella adottata dal resto degli Eotheod.
    Ma Wotanoorlog non cercava potere più di quanto già non avesse, il suo più grande interesse era vedere tutto il popolo sotto l'egida di chi potesse ben incarnarne la natura, indipendentemente da stirpi e casate.
    Quand'ecco che, finalmente, dopo tanto pensare e pianificare, tutte le risposte giunsero in un Uomo: Eorl il giovane.
    Incontrato ad una delle assemblee annuali alle quali tutti i rappresentati degli stanziamenti erano obbligati a presenziare, quest'Uomo, figlio di colui che solo di titolo era Signore degli Eotheod, aveva un'età simile a Wotanoorlog, e quest'ultimo in esso vide fin da subito qualcosa di buono, qualcosa che poi sarebbe divenuto il futuro.
    Grande fiducia e collaborazione si instaurò fra i due, culminando in un trionfale giuramento di fedeltà che fece gioire di speranza l'intero popolo degli Eotheod, saldamente unito oltre che nel nome e nel sangue, come era sempre stato, ora anche nelle menti di chi ne faceva parte.

    Una decade trascorse da quel lieto evento, il popolo prosperava con relativa serenità in quanto l'ombra dell'est doveva costantemente esser tenuta sotto osservazione ed arginata quando ve n'era necessità, ma grazie alla ferocia delle eored sotto il comando di Wotanoorlog, il pericolo era stato di molto ridotto, finchè quest'ultimo cessò del tutto.
    I soldati si rallegravano, “quei cani hanno abbandonato un osso troppo duro per loro, che crepino altrove!” si ripetevano brindando negli accampamenti, ma unico fra tutti a non gioire fu Wotanoorlog: dubbi lo assillavano, macchinazioni che altre menti avrebbero definito superflue.

    “Ronor!”
    Nella tenda entrò un giovane cavaliere, robusto e dallo sguardo gentile.
    “Ho bisogno che ti rechi da Eorl con un messaggio molto urgente, apri bene le orecchie, non sono in vena di ripetizioni.”
    “Quando mai lo è stato”
    Pensò Ronor, dedito alla birra più che a faccende diplomatiche, seppur valente soldato e Uomo meritevole d'ogni fiducia.
    “Oggi vedo il trentesimo sole senza l'ombra di un Esterling, mai è avvenuto da quando ho aperto gli occhi in queste lande. Ho spedito le nostre pattuglie a svariate leghe oltre i nostri confini, eppure nulla, nessuna traccia di quelle dannate bestie. Che Eorl mandi messi, esploratori o trovi informazioni sui loro spostamenti”
    Il giovane soldato non si contenne più:
    “Ma mio Signore...se posso permettermi...dovrebbe distogliersi da certi pensieri...venga a brindare con la truppa piuttosto, là fuori la felicità abbonda!”
    Repentino, come scottato da quelle parole, Wotanoorlog si levò in piedi; la stazza prorompente e gli occhi arsi dal fastidio, congelarono il povero Ronor che troppo tardi capì d'aver goffamente sbagliato.
    “Stolto, come la massa di idioti che brinda là fuori!”
    Urlò, afferrando il giovane Uomo per la gola.
    “E poi chi verrà a distogliere te, dalla visione del corpo di tua moglie, stuprata e sgozzata fuori l'uscio della tua casa data alle fiamme, quando si manifesteranno le intenzioni degli Esterling? Non è la birra a difendere la tua famiglia, non sono le chiacchere di una truppa ubriaca a preservare la tua casa. Muoviti ora, cialtrone d'uno scansafatiche...e bada bene, non ho bisogno di gente come te, nella zona più pericolosa del dannato nord-est”
    Il lungo sibilo di Wotanoorlog si interruppe allentando la presa sulla gola, che nel frattempo aveva donato a Ronor un pallore mortale: un soldato era entrato senza preavviso nella tenda, interrompendo ciò che ivi stava avvenendo.
    “Wotanoorlog, signore! Eorl vi manda a chiamare e comanda l'adunata del vostro esercito tutto, non abbiamo tempo da perdere!”
    Ronor ricevette solo uno sguardo di disapprovazione, e ne fu felice, chissà cos'altro gli sarebbe potuto capitare!

    Trionfale, il corno di Wotanoorlog tuonò nell'accampamento.
    “Siamo in rapida partenza per il campo del nostro signore Eorl! Raccogliete ogni frammento del vostro equipaggiamento e preparatevi a cavalcare! Solo qualche pattuglia rimarrà qui, nessun altro!”
    La folla radunatasi rimase sbigottita.
    “Ma perchè mai? C'è pace ora...”
    Si sentiva distintamente bisbigliare.
    “Siete cavalieri o contadini?! Ho dato un ordine, eseguitelo o verrò personalmente a strappare tutta la birra che avete ingurgitato dai vostri stomaci, razza di ubriaconi! Alle armi ora!”
    L'accampamento sussultò, ed immediatamente ogni soldato prese a correre nelle più disparate direzioni per raccogliere ogni cosa gli fosse necessaria.

    In silenzio e senza alcun malumore, come invece sarebbe stato lecito aspettarsi, l'armata giunse a destinazione, trovandovi altrettanti soldati pronti a partire, ed ordinatamente schierati fuori la grande tenda di Eorl.
    I tremila cavalieri di Wotanoorlog, recanti le rosse effigi dell'esercito orientale, sfilarono possenti tra le fila dei fratelli, onorati da muta ammirazione, vista la fama di grande temerarietà che da sempre li accompagnava.
    Il loro comandante smontò da cavallo, e con la preoccupazione dipinta in volto, si diresse entro la tenda.
    Quelli che ne seguirono furono momenti di cupa attesa, nessuno capiva infatti cosa stesse avvenendo: settemila cavalieri in armi, pronti a combattere erano lì schierati, smaniosi di sapere cosa ne sarebbe stato del loro destino.
    Ma ecco che, quando la tensione era ormai palpabile, Eorl seguito da uno straniero e da Wotanoorlog fece capolino, fermandosi di fronte ai soldati.
    Il volto di quest'ultimo aveva perso ogni sorta di ansia o dubbio, sorrideva fiero infatti, con il sole ad illuminargli la splendida corazza adorna d'ogni onore ed il vento a fargli vibrare il maestoso mantello rosso e la criniera dell'elmo, recante in aureo rilievo due possenti cavalli.

    “Popolo degli Eotheod!”
    Proruppe vigoroso Eorl.
    “Quest'Uomo è Borondir, egli proviene dall'amico regno di Gondor, il cui popolo solo, nel resto della Terra di Mezzo, vanta una discendenza nobile quanto la nostra. Molti con lui sono partiti, ma da solo è giunto sino a qui per portare funeste nuove...”
    Esitò nel parlare, ma subito riprese più veemente di prima.
    “...Esterling, Balchoth ed orchi dalla lurida Mordor si sono radunati, sferrando un micidiale attacco agli Uomini di Gondor, annientando con imponenti numeri gli eserciti e distruggendo qualunque cosa sulla quale muovano. Gondor ci chiama! Gondor implora il nostro aiuto, per la benevolenza che v'è sempre stata tra le nostre coraggiose genti!”
    Il silenzio divenne assordante.
    “Non vi illuderò con vane promesse di vittoria: in base a ciò che abbiamo appreso la situazione ci è avversa...ma d'altro canto...se il Mundburg cade, dove fuggiremo dall'Oscurità?
    I soldati stavano iniziando a capire il sorriso di Wotanoorlog e la sua serenità, era tutta la vita che attendeva questo momento, il processo d'unificazione, un popolo in armi, ormai era chiaro: da sempre si era adoperato in vista di questo evento, ed ora si era giunti al varco.
    “Meglio una gloriosa morte sul campo di battaglia, attorniati dai propri fratelli e dai cadaveri del Nemico sapendo di aver compiuto il dovere per cui siamo nati, piuttosto che una vita da vili fuggiaschi! Noi non fuggiremo! Noi combatteremo! Per le nostre genti, per il nostro onore, perchè l'Era degli Uomini non cada nella codardia! Fratelli del glorioso popolo degli Eotheod, nessun guerriero può eguagliarvi né mai potrà, e dunque vi chiedo: cavalcherete al mio fianco in battaglia, con l'acciaio e col valore?”
    Un attimo di mortale silenzio precedette il boato dei quattromila soldati che, indomiti, rispondevano alla chiamata del loro Signore Eorl, ma l'esercito giunto con Wotanoorlog rimase impassibile a scrutare il proprio comandante, in attesa d'un cenno di volontà.
    Quest'ultimo guardò le sue schiere, e con occhi fiammeggianti levò l'enorme spada al cielo.
    “Herinneren ons het verbond!”
    Ringhiò, severo ed orgoglioso.
    I tremila si sollevarono, ruggendo e sbattendo le spade contro gli scudi.
    “Ricordiamo il patto!”
    Gridarono nella più chiara furia guerriera.
    “Che le nostre spade sotterrino quei cani”
    Sussurrò Eorl afferrando Wotanoorlog per il braccio, e subito si volse ai settemila vigorosi cavalieri:
    “Eotheod, andiamo in guerra!”

    Così aveva inizio la Grande Cavalcata di Eorl, così il destino degli Uomini faceva il suo corso, così i popoli forgiavano sé stessi...
    Ultima modifica di PeliFromHell : 13-03-2012 alle ore 18:15

  5. #40
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    “Ruiters! Vooruit!”
    La sola voce di Wotanoorlog mentre esortava gli Uomini a proseguire rompeva il silenzio spettrale; fatica, incertezza e paura serpeggiavano tra i ranghi che da giorni cavalcavano senza sosta, nottetempo, seguendo i sentieri scelti da Borondir di Gondor, anch'egli stremato dalle disumane fatiche alle quali era stato sottoposto.

    Eorl il giovane capeggiava la colonna, seguito in rapida successione da Wotanoorlog Verbondbrenger, il quale, preoccupato a causa della stanchezza dei soldati, iniziò a lamentarsi delle tappe a suo dire sconvenienti.
    “La strada è dannatamente accidentata, i soldati stanno per stramazzare da cavallo e Dol Guldur si avvicina, con tutti i pericoli del costeggiarla. Gondor: brava gente di sicuro, ma condurre armate e guidarle in guerra pare non faccia parte delle loro abilità”
    Concluse, guardando con scherno Borondir.
    Quest'ultimo però, dopo aver tratto un profondo respiro, sentenziò:
    “Chiedervi aiuto non mi obbliga ad essere sottoposto alle vostre congetture, e dubito sia di qualche utilità la vostra arroganza, mio signore. Se solo dovessi elencare le imprese della mia gente, necessiterei di svariati soli per portare a termine la lista. Le nostre città sono esempio di grandiosità del popolo che le ha costruite...non credo possiate portarvi a paragone su questo punto...con tutto il dovuto rispetto, mio signore”
    Terminò, con un cenno d'intesa diretto ad Eorl.
    “Orbene! Pare però che non sappiate adoperare la vostra grandiosità in armi, forse alte torri o bianchi marmi combattono sul campo di battaglia?”
    Eorl scoppiò in una forte risata che risuonò lungo l'intera colonna, portando il sorriso sul volto dei cavalieri sempre più tetri.
    “Signori! Alle mie orecchie portate ragione entrambi! Ma Borondir, mio buon amico, poco conoscete Wotanoorlog Verbondbrenger e dunque incespicate nella sua schiettezza. Non è arrogante credetemi, però la sua fiducia si guadagna solo sul campo di battaglia e se la bramate, lì avrete l'opportunità di possederla...”
    Il signore degli Eotheod si fermò, fissando la nebbia che lentamente li avvolgeva e sentendo lo sconforto nei cavalieri, parlò con voce severa:
    Avanti!” Comandò. “Non ci sono altre strade. Dopo averne percorsa tanta, basterà la foschia di un fiume a trattenerci dalla battaglia?”
    L'armata stancamente riprese la marcia, questa volta dentro la fitta nebbia.
    Lentamente ogni soldato sembrava rinvigorirsi, i cavalli riprendere velocità e dunque Borondir, resosi conto degli effetti benefici, sussurrò:
    La Signora del Bosco Dorato è con noi, a quanto sembra”
    “Può darsi” replicò Eorl. “Ma in fin dei conti preferisco fidarmi della saggezza di Felaróf, che non fiuta nessun pericolo. Il cuore è allegro, la sua stanchezza se n'è andata, e agogna ad avere briglia sciolta. E così sia! Mai prima d'ora ho avuto tanto bisogno di segretezza e velocità."

    Wotanoorlog accarezzò la criniera del suo nobile cavallo, dal manto rosso come le braci d'un vivo fuoco.
    “Concordo. Anche Paard sembra essere della stessa idea; proseguiamo rapidi, non abbiamo più tempo”

    Tre giorni di cavalcata parvero nulla più d'un paio di miglia tanto ristoratrice era la bianca foschia ed ecco che, quando ne uscirono, videro in lontananza le polveri alzatesi per il battagliare.
    Situati a capo della piana del Celebrant, con una leggera pendenza favorevole, accelerarono per raggiungere una posizione adatta alla carica.
    “Le insegne di Gondor sono oramai poche e lacere! Stanno soccombendo! Più veloci, miei fratelli, ve ne prego!”
    Gridò Borondir, ardente di furia nel vedere l'Albero Bianco stracciato ed accerchiato.
    Wotanoorlog urlò nella sua lingua ai propri soldati e questi presero a cavalcare con più veemenza, trascinando tutta l'armata nella zona designata, ivi si schierarono con Eorl che prorompete, di ineguagliata possenza e virtù, parlò:
    “Eotheod, siamo giunti al momento per noi scelto dal destino! Di questo giorno tutti ne avranno perpetua memoria, sarete cantati e glorificati in ogni tempo a venire, ma non sono questi i pensieri che dovranno affollare la vostra mente quando le spade canteranno la nostra sorte! L'Era degli Uomini è sulle nostre spalle, ed il nostro popolo ha sempre allevato genti atte a sopportare questo fardello! Siate voi fieri ed orgogliosi, poiché oggi la severa mano degli Uomini del Nord cala sul Nemico facendolo sanguinare! Godete della loro sofferenza, siate felici mentre le vostre lame stroncano in loro la vita! Su gli elmi, spade sguainate e ranghi serrati, la battaglia brama il nostro valore e noi non la deluderemo! Oggi è un giorno di coraggio, un giorno d'onore! Cavalcate Eotheod, cavalcate con me nel cuore della tempesta e la gloria sarà vostra! Avanti Eotheod!”
    L'armata emise ogni possibile clamore: l'orgoglio suscitato da quelle parole aveva preso il sopravvento in ognuno dei settemila cavalieri schierati, che ormai smaniavano di combattere, pronti ad ogni sacrificio pur di tener fede al discorso prestato dal loro signore Eorl.

    Per la prima volta la Terra di Mezzo ebbe visione di un'intera armata di Uomini del Nord in carica, il cui vigore ed imponenza la rendeva impareggiabile da qualsivoglia contendente.
    Un benevolo sole fece brillare le armature che parevano appena rifinite, gli elmi recanti folti pennacchi trasformarono gli Uomini in autentici giganti ed i cavalli, bardati di tutto punto, rassomigliarono al sacro Nahar per la grandiosa prestanza nel correre.
    “Che i corni tuonino come mai prima d'ora!”
    Ordinò Eorl estraendo il suo, famoso cimelio giunto con l'uccisione dell'antico drago Scatha, molti secoli prima, da parte di Fram, valente capitano degli Eotheod.
    Decine di corni suonarono in un fragoroso ruggito, ma quello di Eorl li sovrastò tutti con un maestoso boato di trionfo.
    L'intera retroguardia delle orde di Esterlings e Balchoth si voltò percependo chiaramente il pericolo che stava per assalirla, ma con l'arroganza dei numeri, suppose di poter reggere l'urto schierandosi a strette fila.
    Gli Eotheod scattarono, dapprima lentamente per poi prendere velocità in modo costante, con Eorl che aveva distaccato l'intero esercito tanto era il suo desiderio di dar battaglia e Felarof, intrepido nel seguire la volontà del suo padrone.
    I Campi del Celebrant bruciarono sotto i ventottomila zoccoli che ora li solcavano con rabbiosa forza, imbizzarriti i cavalli nitrirono a larghe narici con i cavalieri sopra di essi ringhianti, pronti all'estremo sacrificio nel nome dell'indomita Razza degli Uomini.
    Wotanoorlog a capo dei suoi, estrasse l'enorme spadone pesante e lo diresse verso le schiere nemiche ruggendo:
    “Eotheod krijgsvolk! Opladen! Totdat de dood!”
    E l'intera armata, compreso chi non conosceva quella lingua, gridò con lui per ben tre volte:
    “Totdat de dood!”
    “Fino alla morte!”
    I verdi stendardi degli Eotheod erano lanciati all'attacco, senza possibilità di freno che non comportasse l'impatto, le insegne di ogni eored erano scosse dalla forza dell'assalto, imminente, in un tripudio di divino ardore battagliero.
    L'urlo degli Uomini del Nord si fece sempre più spietato sino a che la magnifica armata di cavalieri si schiantò con una brutalità senza precedenti contro il Nemico: la prima, seconda, terza e quarta fila degli uomini dell'est collassarono soffocate nel proprio sangue, mentre l'impeto divenuto ormai insostenibile andava scemando.
    Wotanoorlog prese in mano la situazione e rapido comandò, levando al cielo la spada:
    “Met het zwaard!”
    Subito Ronor, che lo affiancava, diramò l'ordine:
    “Con la spada! Con Verbondbrenger!”
    Tutti gli Uomini al suo seguito si voltarono allontanandosi dalla battaglia per seguire la spada, ed Eorl notando il movimento cercò preoccupato con lo sguardo Wotanoorlog, che trovatolo, gli scambiò un cenno d'intesa.
    I tremila cavalieri erano indietreggiati solo per poter nuovamente caricare, e quando furono a buona distanza, il loro comandate suonò l'attacco al fianco destro dell'armata nemica con una possente nota di corno.
    “Dood!”
    Ringhiarono i cavalieri prima di affondare con rabbia e violenza nel fianco sguarnito, compiendo grande strage degli ormai terrorizzati soldati nemici.
    “Per tutta la vita ho combattuto questi luridi cani dell'est! Fratelli miei, facciamo si che i nostri figli mai più debbano preoccuparsene! Sterminiamoli tutti!”
    Ruggì Wotanoorlog.
    Esterlings e Balchoth temevano la lingua parlata da Wotanoorlog, in quanto ben conoscevano gli Eotheod stanziatisi in oriente ed anni di guerre contro questi ne avevano accresciuto la fama di grande ferocia in battaglia, tipica poi dell'intero popolo.
    Il pesante spadone dell'Uomo continuava ad infrangersi contro i corpi del Nemico, squarciandone le carni e frantumandone le ossa in un sordo, terribile boato.
    La gioia del combattimento si era ormai impadronita di ogni guerriero ed essi presero a cantare, come era loro tradizione, mentre gli avversari morivano rovinosamente senza riuscire a cambiare le sorti dello scontro, tanta era la furia degli intrepidi Eotheod.
    Quand'ecco che la lenta ritirata tattica del Nemico si tramutò in vera fuga, Eorl gridò con quanta voce aveva:
    “Non fate prigionieri! Nessuno deve sopravvivere! Seguiteli sino ai grembi delle loro madri se fosse necessario, ma per il vostro stesso onore, massacrateli tutti!”
    Per ore l'inseguimento e la decimazione degli Esterlings continuò, finchè fu uno stuolo di gonfi cadaveri a ricoprire l'intero Calenardhon.
    Il Nemico era dunque battuto, distrutto, annientato e Gondor era salva, i suoi Uomini finalmente liberi.

    Mesi passarono, giuramenti vennero dichiarati, grandiose ricompense ed alleanze vennero allestite.
    Wotanoorlog nel frattempo era tornato nella regione che lui chiamava casa, per continuare con le sue solite mansione e la vita che aveva sempre condotto, poiché altra non conosceva.
    “Verbondbrenger, fratello!”
    Eorl entrò nella tenda con una grande brocca di birra in mano.
    “Eorl, mio signore”
    Lo salutò formalmente Wotanoorlog.
    “Suvvia che mestizia! Oggi è un grande giorno! Gondor ci ha fatto dono del nostro regno, quello che i nostri padri agognavano e quello di cui siamo sempre andati cercando! Buone terre, fertili e ricche, luoghi dove il nostro popolo potrà trovare ciò che merita: prosperità ed abbondanza. Cirion il sovrintendente ha ricompensato il nostro coraggio e per questo gesto il nostro riconoscimento è eterno”
    Wotanoorlog rimase senza parole.
    Tutto ciò che aveva sempre desiderato, ovvero la stabilità di un regno nella quale risiedesse un popolo unito e forte che potesse dare ai propri figli la speranza di un futuro non perpetuamente minacciato da guerre di confine, era finalmente realtà; non credeva a ciò che aveva udito.
    Attonito, prese a piangere abbracciando Eorl ed insieme sedettero bevendo per ore, narrando gli eventi della battaglia, raccontandosi cosa era rispettivamente avvenuto nello scontro e pianificando come suddividere il nuovo regno perchè Eorl potesse governarlo al meglio, senza disparità di sorta tra la popolazione.
    “Senza di te e senza la tua gente l'impresa sarebbe stata impossibile, la tua fedeltà rimarrà per sempre un dono inestimabile”
    Disse Eorl, prima di cambiare tono, mutando in trionfale severità.
    “Wotanoorlog Verbondbrenger, mio più valente cavaliere e maestoso rappresentante della stirpe degli Eotheod, ho preso la decisione di consegnarti l'Estfalda, dove governerai in mio nome come già hai fatto in queste lande. Gli Eotheod possano gioire, poiché una nuova era ha inizio e le fondamenta per essa le abbiamo gettate noi, assieme al sangue sui Campi del Celebrant. La nostra nazione si fonda sul coraggio e sul valore. Possa così essere in eterno!”
    Concluse nell'onore Eorl il giovane, primo Re di Rohan.
    Ultima modifica di PeliFromHell : 19-03-2012 alle ore 15:11

  6. #41
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