(Backgr. accolito O.I.) Olderico De Bernard

Originariamente composto da Olderico

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Si narra, che ogni uomo segua il proprio destino senza opporvi mai resistenza quasi consapevole del fatto che sarebbe inutile opporsi al volere divino.
Pochi uomini, a dispetto di tutto, hanno tentato di ribbelarsi a tale consuetudine, perseguendo i loro sogni,ideali o cerca, tali uomini si innalzano al disopra di tutti gli altri poiche solo chi esercita il libero arbitrio è artefice del proprio destino.


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Dal Diario personale di Olderico De Bernard
Le Origini

La mia casata affonda le proprie radice in due regni che per molto tempo, e forse tutt'ora, sono stati sempre in guerra.
Il capostipite della mia casata era un nobile Cavaliere di Bretonnia, Duca Goffredo De Bernard della Casata di Carcassone.
In quel periodo Bretonnia aveva mandato una spedizione per liberare i principati di confine dalla presenza degli Orki, il Duca Goffredo faceva parte di quella spedizione.
La guerra durò per molti anni ma alla fine i Principati furono nuovamente liberi, molti cavalieri tornarono in patria mentre altri rimasero a guardia di quelle terre stabilendovi la propria dimora.
Quelle terre forse per la loro posizione strategica o forse per le ricchezze che si riteneva nascondessero furono oggetto e ossessione della cupidigia di molti Conti e Marchesi dell'Impero, scoppiarono cosi nuovi tumulti e la guerra incendio nuovamente quelle terre.
Passarono altri anni ed alla fine i due regni Bretonnia e Impero riuscirono a trovare un accordo, ed i principati vennero divisi.
Fu in quegli anni che Goffredo si innamoro della giovane Alma primogenita del Conte Von Rhanz.
I due convolarano a nozze e sebbene la famiglia di lei non era d'accordo alla fine il matrimonio venne accettato.
Dalla loro unnione nacque Frederigo, ma quelli erano anni cupi e la gioia di un figlio venne spenta dalla guerre. Da Ovest il principato di Luccini spingeva per estendere i propri domini, da Est scorribande degli Orki erano il presaggio di un immenente Waag, ma un cancro ben piu pericoloso rodeva e consumava quelle terre dal di dentro. Orde si Skaven, uomini ratto, si muovevano nelle profondita della terra e non vi era piu capanna o castello che fosse al sicuro.
La Guerra divampo nuovamente, il male si fece strada fra i corpi senza vita e difensori e attaccanti vennero consumati dall'odio e dalla disperazione.
Molti anni passarono da quel periodo, a Frederico seguirono altri Cavalieri ma col tempo le tradizioni divennero ricordi e questi lontane leggende.


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Quando venni al mondo i Principati erano l'ombra di quelli che furono un tempo, da principati Bretoniani a Colonie Imperiali adesso convivevano nelle stesse terre uomini che delle proprie origini ricordanopoco o nulla, pirati, e altre orrende bestie.
All'eta di otto anni venni istruito all'arte della guerra, mio padre Frederico III, memore di un antica tradizione Bretoniana appose alla mia nascita, una spada accanto alla culla, la tradizione della Spada di Nascita di Carcassone voleva che nello stesso momento in cui il bambino fosse riuscito a brandirla sarebbe stato istruito alla guerra.
Fu cosi che all'eta di 12 anni mi ritrovai gia abile nella scherma, ma ero pur sempre un bambino e come tale mi divertivo a giocare ai cavalieri con i figli dello stalliere Otto e Franz, mio padre era sempre in Bretognia nostalgico dei racconti sul Duca Goffredo di Carcassone, ma da questi viaggi non fece piu ritorno, al comando della nostra casata sali il fratello il Duca Manledro e da quel momento le ombre avvolsero tutto il castello.
Non avendo compiuto la matura eta non potevo prendere il posto di mio padre, e per allontanare la mia minaccia al suo potere il duca Manledro mi spedi a Luccini per impare a combattere ma in cuor suo si augurava la mia morte.

In quegli anni molte furono le guerre alle quali partecipai e delle quali non capivo il motivo, ma ad un soldato non è dato pensare e l'unica cosa che potevo fare era combattere e combattere fino allo stremo finche non vi erano piu nemici, fu in quegli anni che la mia foga e rabbia ne combattere mi valsero il nome di Malatesta, ma gli altri non potevano capire quali sentimenti bruciassero il cuore di un uomo che fu bambino per soli 8 anni e che non conobbe mai l'affetto dei propri genitori, l'unica cosa che mi era stata accanto era la mia spada e ad essa mi legai celebrandola in battaglia lavandola con il sangue dei miei nemici.


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Il 18 anno

In quegli anni, acquisi molta notorietà fra i soldati di ventura che affollavano il regno di Luccini, tanto da essere nominato capitano.
L'esercito nel quale prestavo servizio era quello del Conte Rodrego un'accozzaglia di mercenari provenienti da tutti i principati, gente stolta e accecata dalle ricchezze promesse eccetto per un piccolo gruppetto di uomini sempre vestiti di nero che il conte aveva da poco assoldato. Di loro si perdevano le tracce prima di ogni attacco ma ricomparivo al termine di questo con la testa del generale nemico.
Il Conte Rodrego era un avido e panciuto signorotto che aveva ereditato il suo titolo a seguito di assassini e complotti.
Non sapevo molto su di lui e non mi importava poi molto,l'unica cosa che volevo era riscattarmi e tornare alla mia vecchia casa.


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Alcuni mesi dopo il mio 18 anno il Conte mi mando a chiamare.
<< Capitano Olderico presto dovremmo scendere in guerra, dovremo difende il castello, un re dei nani ha rivendicato tali territori come i suoi....è un pazzo se crede che cederò alle sue richieste>>
Aveva uno sguardo strano misto di rabbia e paura.
<< vi assegno un compito dovete uccidere il generale nanico prima che quelli lo facciano per il loro signore>>

" Quelli " erano quegli strani uomi vestiti in nero comparsi nel nostro esercito qualche anno fa, venni così a sapere che erano sicari elfi oscuri e che erano stati loro a convincere il Conte ad assoldarli, e dalle parole del Conte pareva che il loro scopo fosse quello di uccidere tale generale nanico.
Forse per paura di venir ucciso il Conte mi affido tale incarico alla cui pericolosità non badai forse per quelle parole che il Conte mi disse alla fine:
<< Portami la testa del generale Olderico e riavrai la tua libertà, potrai ritornare nella tua casa e vendicarti così dei crimini commessi da tuo zio Manledro>>

Tutto mi fu chiaro, la scomparsa dei miei genitori, il mio esilio fu tutta opera di Manledro.
Quella notta illuminato dal fuoco di una fucina scrissi il nome di Manledro sulla mia spada e giurai su me stesso che non avrei mai avuto pace finche non avrei fatto giustizia
La mia Giustizia!


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Una settimana dopo l'esercito nanico strinse d'assedio la fortezza del conte.
La guerra duro per giorni e molti uomini e nani trovarono la morte, i nani non mollavano la presa come se quel castello fosse loro per diritto il nostro esercito riusci a respingere le prime ondate facendo ritare i nani.
Ma quella che sembrava una ritirata altro non era che una tremenda trappola, il Conte mando quasi tutto l'esercito all'inseguimento, ma oltrepassate le colline la grandezza dell'errore commesso fu palese a tutti.
Ci ritrovammo un intera batteria di cannoni davanti, il suo urlo squarcio il cielo e la furia dei nani si abbatte su di noi.
Non potendo fare altro spronai i miei uomini e li condussi verso un gruppetto di nani appostati sul finaco destro, una volta in corpo a corpo saremmo stati salvi dai colpi di cannone.
L'esercito del conte ormai diviso in due venne attaccato dai nani il suono dei loro corni riecheggiava tutt'intorno.

Le nostre sorti erano ormai segnate ma l'improvvisa comparsa del gruppo degli Elfi oscuri adesso molto piu numeroso prese alla sprovvista tutti, i nani bruciarono di odio alla loro vista e si scagliarono sugli elfi facendo salva la vita di molti uomini.

L'esercito fu chiamato a raccolta. Il Conte palesemente impaurito promise ricchezze e onore a tutti e l'esercito attacco di nuovo.

Nel caos totale nani uomini e elfi oscuri si combattevano, ormai contava solo riuscire a restare in vita.
Al termine della giornata, l'esercito dei Nani venne soverchiato ed infine schiacciato, dell'esercito del conte restava ormai poco cosi come del contigente degli Elfi.
Durante glil ultimi scontri mi lanciai all'attacco del generale nanico, Thangrim era il suo nome. Era possente e i colpi della sua ascia vibbravano nell'aria risuonado.

Nonostante avessi combattuto numerose battaglie mi era difficile tenergli testa

<< Umano non so cosa ti spinga a combattere ma questa guerra non è la tua>>
disse
<>

<< Sono Spiacente la vostra testa sara la chiave per la mia libertà >> risposi

<< e sia la furia dei Nani colpira anche te>>

Lo scontro fu durissimo, ero stremato ma dentro di me non sentivo la solita furia che mi valse il mio soprannome, provavo qualcosa di diverso per quel Nano stima o forse rispetto.

Non feci in tempo a terminare i miei pensieri che una salva di frecce nere investi da dietro Thangrim due di queste mi ferirono alle gambe e caddi a terra

<< Un cambattimento troppo lungo pelle chiara >> non capivo chi fosse e sentivo che le forze mi stavano abbandonando
<< sempre a dilettarvi nel combattimento voi stolti uomini dovreste conoscere le arti di uccisione del nostro signore e padrone, ma forse non riuscireste a capirle >>
Un ombra scura apparve, era Ghenladan maestro assassino degli Elfi Oscuri.
<< Ghenladan !!!! conosco la tua voce >>
tuono la voce di Thangrim straordinariamente ancora in vita

<< ahahaha povero nano sei gia morto eppure ancora ti aggrappi alla tua vita?>>

<< il rancore ci tiene in vita piu di quanto potresti pensare Elfo >>

Il nao si getto all'attacco ma un altra salva di frecce lo investi, egli cadde ma si rialzo nuovamente, ma il bagliore di una lama spense definitivamente la sua vita
<< stupidi nani sfidare la morte è impresa assai ardua specie se il marchio di Khaine è gia impresso sulla carne, AHAHAHAHAHAH>>

Le forze mi abbandonarono e persi i sensi



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Il Risveglio

Non saprei dire per quanto tempo rimasi incosciente, ma nel buio di quel sopore una voce roca mi destò:
<< Ehi!! Qui c'è uno !!>>

<< E' uno dei nostri fratelli?>>

<< No è un omino>>

Quando apri gli occhi vidi le figure di due Nani che mi oservavano sospettosi

<< Tagliamogli la testa!! dico io, non vedete quanti dei nostri sono caduti accanto a lui?? >>
<< No, dobbiamo tenerlo in vita, dobbiamo sapere cosa sia successo qui credo che molte pagine saranno aggiunte al grande libbro dei rancori>>

I due continuarono a parlottare in nanico, provai ad alzarmi, ma la lama di un ascia si poso sul mio collo,
<< non provare a muovere un muscolo omino o la tua testa andra a saziare i porci >>

<< Fratello Thonr , fratello Ghorf fate alzare l'umano>>

le ossa mi dolevano e mentre mi alzavano la spada mi cadde dalle mani incapace di trattenerla.
Il Nano che aveva dato l'ordine la raccolse e la osservo

<< ... una spada Bretoniana.. di Carcassone pergiunta, qui a Luccini nei Principati ed adesso in mano ad un Nano, sono curioso di conoscere la sua storia ma questo non è il tempo per i ricordi, molti morti aspettano sepoltura e una giusta vendetta.. >> un particolare incuriosi il Nano
<< Manledro, questo nome è annoverato nel nostro libbro dei rancori, ma la sua storia è ormai conclusa, tuttavia il suo nome su questa spada ti lega a lui e come lui dovrai morire>>

A quelle parole un grande vuoto mi inghiotti, mentre un improvviso odio verso tutti e tutto cominciava a bruciarmi dentro . Il Nano si accorse del cambiamento
<< Non sei dispiaciuto della morte di uno della tua casata; No, lo leggo nei tuoi occhi, vedo odio e non disperazione, allora dimmi umano cosa ti legava a quel uomo?>>

Raccontai al nano la mia storia ed egli sembro comprendere i miei sentimenti, quando terminai il nano si accese una pipa e sembro riflettere su quanto da me raccontato.

<< Umano i fatti di oggi ti scagionano in parte, per tua mano molti dei nostri sono morti, sarà quindi il consiglio a decidere sul tuo futuro, per adesso ti basta sapere che sei difronte a Dugrim ChiomaRossa >>

Qualcosa mi colpi alla testa e le tenebre calarono nuovamente su di me.

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Ricordo poco o nulla di quel viaggio, solo poche parole e qualche immaggine sbiadita, di certo al mio risveglio mi ritrovai in una qualche roccaforte Nanica chissà dove nel mondo.
Nei giorni che seguirono Dugrim mi porto davanti ai grandi generali e consiglieri di quella fortezza, da quanto avevo capito la mia vita era legata al loro giudizio.

<< Hai fatta salva la vita Umano>> disse Dugrim dopo una lunghissima giornata passata davanti al grande consiglio.
<< Ma ad una condizione, non dovrai mai pronunciare ad anima viva quanto hai visto della fortezza ne dovrai mai pronunciare i nomi di coloro che ti hanno giudicato, se disonorerai tale giuramento la morte verra a risquotere quanto in quel campo gli fu tolto>>

Negli anni che seguirono, scelsi di restare con i nani, venni assegnato al clan dei Ranger che operava in superficie, la fortezza sotterranea era a me preclusa e mai piu mi fu concesso vedere le sue grandi sale.
Dugrim ChiomaRossa, osservava il mio operato e fu felice nel vedere che mi battevo contro i loro nemici.
Passarono quasi 5 anni e un giorno Dugrim mi disse
<< Olderico è giunto per te il tempo di partire, i capi hanno valutato il tuo operato, il debito nei nostri confronti è ormai pagato, sentiti libero di andare dove meglio credi >>

Fu cosi che mi condusse in cima ad una collina, il sole stava calando e i suoi raggi di color rosso tinteggiavano l'inizio di una nuova sera.
<< quelli che vedi a nord est sono i monti grigi, al di la l'Impero si erge solitario a bastione nella lotta contro forze che ancora non hai conosciuto.
La grande foresta che vedi sotto tali monti è la foresta incantata degli Elfi dei Boschi, piu leali di quelli da te conusciti a Luccini,se leali si possa dire degli Elfi, ma per questo non meno spietati e crudeli, se tieni alla vita non avventurarti per quella foresta.
Le grandi distese che vedi a sud ovest sono le terre natie della tua casata,il regno di Bretonnia dimora dei cavalieri, oscuri poteri di necromazia incombono su quelle terre e i cavalieri sono costretti a combattere per mantenere questa minaccia lontana,
le vie sono molte come vedi adesso sta te prendere in mano il tuo destino.>>


Addio Olderico amico dei Nani!!!>>

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Il lungo cammino

Molti giorni passarono da quando lasciai il territorio dei nani. Seguì un piccolo sentiero che si insinuava fra i monti. Sebbene in principio non avessi idea di che strada percorre, pian piano si fece sempre piu pressante il desiderio di visitare i luoghi di nascita di mia madre.
Sapevo poco dell'Impero, da piccolo gli insegnanti mi istruirono sulla storia di Bretonnia ma quelle regole e quelle tradizioni non mi appartenevano eccetto forse per la spada.
Cosi seguendo quel sentiero mi innoltrai nel territorio dell'Impero.

Lungo il camino trovai un cartello, indicava la direzione per quella che sapevo essere la capitale Altdorf e ammoniva i visitatori: << perseguite la retta via o stranieri che vi aggingete a posare i vostri passi nel territorio di Sigmar, Egli vi osserva e il suo martello vi schiaccerà qualora lascerete la retta via per innoltrarvi lungo le vie perniciose ed eretiche dei poteri oscuri >>

Camminai solitario ancora per qualche giorno prima di incontrare qualcuno, una piccola carovana.
Parlai con quella gente e mi dissero che si stavano dirigendo a nord dell'Impero verso la capitale.
Erano contadini ed operai che si spostavano per cercare lavoro, accennavano a dei movimenti su ai confini nord, parlavano di un ombra che presto sarebbe scesa sull'Impero e che Sigmar avrebbe avuto bisgno di ogni uomo per salvare ancora una volta il paese.

Non badai molto alle loro parole, sapevo che spesso le voci su qualche avvenimento cambiavano molto rapidamente passando da bocca in bocca.
In quei giorni di viaggio appresi molto sull'Impero e dei suoi nemici che lo rodeva dall'esterno e dall'interno: Orchi, uomini bestia, vampiri ,necromanti, Chaos.
<< Un ottimo posto per brandire la mia spada >> pensai


Altri giorni trascorsero, poi all'improvviso il terrore ci assali.
Erano le ultime ore di un pomeriggio di autunno quando qualcosa a me sconosciuta assali la carovana con un impeto e una furia mai vista.

Cercammo di organizzare una disperata difesa, i carri vennero radunati e usandoli come scudo ci preparammo a resistere.

Erano delle strane creature, mezzi uomini e mezzi bestie si muovevano veloci emetterndo orribbili grugniti.
I fucili fecero fuoco dopo che il lamento di quello che doveva essere il loro capo ruppe il silenzio. Le bestie ci piombarono addosso.

Mentre attendevo che quelle creature si avvicinassero lessi nei volti di quelle persone le atrocità a cui dovevano sottostare abitualmente e pensai che non ve luogo in questo mondo in cui un giusto possa vivere seneramente, la giustizia va perseguita con la forza.

Combattemmo disperatamente cercando di respingere quei mostri, l' odio che bruciava dentro di me mi dava la forza di continuare a combattere, gli anni di guerra e di addestramento mi avevano reso piu forte e la mia prova sarebbe presto giunta.

Dopo essermi liberato dell'ennesima bestia, vidi defilata l'ombra di un essere piu grande di quelli che ci stavano attacando, decisi di lanciarmi all'attacco.
Quell'essere si accorse del mio sguardo che lo fissava ed in segno di sfida emise un urlo disumano lanciandosi poi anch'egli nella lotta.

lo scontro fu feroce, i colpi saettavano nell'aria con una velocità sorprendente falciando tutto cio che ci circondava.
Nonostante la sua forza quella creatura menava colpi a caso e parava i miei istintivamente, spinto solo da istinti animaleschi, decisi che avrei atteso un suo attacco per ucciderlo.
L'enorme mazza della creatura si alzo sopra la sua testa per sferrare un colpo micidiale ma l'arco della mia spada gli squarcio l'addome e il suo attacco perse di forza mentre mi colpiva alla spalla.

Rimasi sorpreso nel vedere quella creatura in preda al panico dimenare colpi a nemici invisibbili fracassando ossa e teste dei suoi simili, con un rapido gesto posi fine alla sua esistenza e la testa di quella creatura rotolo fra l'erba.

Con la spalla dolorante non potevo piu brandire la spada con due mani ma quelle persone avevano bisogno del mio aiuto.
Mi precipitai verso i carri e ricorrendo a tutta la mia forza resistetti al dolore per quanto ne fui capace.
I corpi di quelle bestie cadevano uno dopo l'altro e prima del calar della notte lo scontro ebbe termine.
Stremato mi accasciai a terra poggiandomi accanto alla ruota di un carro, i feriti erano molti ma fortunatamente riuscimmo a contenere le perdite.

Quando fummo pronti decidemmo di partire alla volta di un villaggio vicino, non potevamo affrontare un altro scontro, se quelle creature avessero voluto riattaccarci non avremmo avuto una seconda possibilità.
L'esser a non piu di un paio d'ore da quel villaggio rincuoro molti di noi.

il villaggio era quello di Kemperbad


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Kemperbad


Era ormai notte fonda quando uno sparuto gruppo di viaggiatori entro al villaggio.

Le fiaccole brillavano rosse nell'oscurità della notte e molti cuori si sentirono sollevati nel vedere quelle luci.

Alcuni di noi trovarono posto in una piccola locanda, gli altri si accamparono in un piccolo spiazzo. Una grande statua dominava la piazza, benche rotta rappresentava la figura di un uomo possente, dietro illuminata da alcuni focolari un'antica cappella, nella porta principale uno stendardo raffigurava un martello ed una stella cometa a due code.

Stremato dalle forze mi sedetti accanto alla grande statua, riscaldato dai fuochi della piccola carovana.


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<< Ti stavo aspettando giovane Olderico >>
una voce mi desto dal sonno.

Il chiarore di un nuovo giorno investi i miei occhi, abbassai lo sguardo accecato da quella luce, senza riuscire a vedere clui che mi stava parlando, a terra i raggi proiettavano la sua ombra, l'ombra di un uomo possente.

<< chi siete e come fate a conoscere il mio nome?? >>
<< conosco molte cose giovane guerriero >>

Alzai nuovamente lo sguardo per vedere quest'uomo e restai sbalordito nell'osservare che era un anziano prete.
il viso segnato da una vita di lotte e la voce profonda di chi ha conosciuto molto piu dei comuni mortali.

<< vieni con me >>

Segui quell'anziano prete all'interno della cappella, dentro la luce fioca di mille candele illuminava un altare su cui era poggiato un antico tomo, dietro di questo la figura di un uomo era intarsiata sulla grande finestra, in mano stringeva un libbro e nella destra un possente martello.

<< colui che stai mirando è il nostro signore Sigmar, grazie a lui queste terre furono unificate ed i nemici annientati, egli si erse come una grande stella su queste terre e la sua luce illumino le vite e i cuori di centinaia di uomini, ma ahi me piu grande è la luce che brilla piu grande sarà l'ombra che da essa si genera.
La pace duro solo per poche decadi nuovi nemici incombono su queste terre a noi comuni mortali è dato il compito di perseguire gli insegnamenti del nostro Sommo Signore Sigmar >>

Il prete continuo nel suo racconto e restai ammaliato dalle sue parole, avevo vissuto senza uno scopo, combattendo per disperazione e odio, forse furono quei discorsi o le parole dell'anziano, ma in cuor mio sapevo di aver trovato una causa per la quale sarebbe valso la pena vivere.

<< conosco la tua storia, ragazzo, le voci viggiano veloci e spesso sono menzoniere ma alcune volte nascondono delle verità.
La giustizzia, l'onore e la devozione rendono un uomo pio ma la vita degli uomini è fustigata dai perniciosi pericoli dei vizi. >>

si avvicino all'altare e ingionocchiandosi pronuncio delle parole in una ligua a me sconusciuta, quando ebbe finito si rialzo e prese con se il libbro.

<< Lascia che Sigmar possa guidare la tua mano, prendi questo sacro testo e lascialo cadere a terra, cio che Sigmar ha in servo per te verra svelato nelle pagine che si apriranno >>

Presi in mano il tomo e sebbene riluttante, lo lasciai caddere in terra, seguito dallo sguardo benevolo dell'anziano prete.
Il tonfo riecheggio per tutta la sala della cappella, quando il libro tocco la dura pietra che lastircava la stanza.
Una leggera brezza fece tremolare le luci delle candele mentre il libro si apriva mostrando le sue pagine.

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Verso Grunburg

Nei giorni che seguirono l'anziano prete mi iscrui alla dottrina di Sigmar, le ferite vennero curate e l'armatura riparata.

La spada venne riforgiata, il nome del mio vecchio zio cancellato ed al suo posto venne inciso : In Sigmar e per Sigmar.

<< adesso sei pronto per incontrare i tuoi compagni, poiche altri prima di te hanno intrapreso il tuo viaggio. A questi uomini il compito di portare la parole di Sigmar ovunque per queste terre.
Volgi il tuo sguardo verso la citta di Grunburg, li incontrerai l'uomo che e a capo dell'Ordo Iustitiae, un uomo di fede. >>

<< come faro a riconoscere i miei compagni e il capo gilda?? >>

<< Sigmar vi fara incontrare, adesso inginocchiati è l'ora del tuo giuramento >>

Mi inginocchiai mentre l'anziano prete accese alcune bacchette di incenso, l'odore si spanse velocemente per tutta la cappella.
Il prete prese l'antico Tomo ancora una volta e poggiatolo sul mio capo disse

<< Guerriero! rimembri le parole che il Sommo Sigmar pronuncio il giorno del tuo arrivo? >>

ricordavo perfettamente quello che vidi scritto sul tomo quel giorno

<< Chi si crogiola nella Luce, nelle tenebre morirà;
Chi nelle tenebre combatte per la giusta causa di Sigmar nella Sua Luce vivrà, cosi Egli disse. >>

<< Per Sigmar !! >> disse il prete
<< Per Sigmar !!! >> risposi


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La mattina dopo salutai l'anziano prete e partii alla volta di Grunburg, distava tre giorni a piedi, " la penitenza del cammino è il primo passo verso la salvezza " ripetava spesso il prete, cosi mi incamminai.

Sul calar della sera mi accampai in un piccolo spiazzo.Prima di cedere al sonno lessi alcuni passi del libretto che il prete mi diede prima di partire.
Nel libretto veniva narrata la storia dell'Ordo al quale adesso appartenevo, cosi compresi che quel vecchio era in verità Heinrich, il fondatore
 
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Olderico

Divo
Descrizione del pg Olderico De Bernard:

Agli occhi delle persone comuni, potrebbe essere scambiato per un nobile Cavaliere di Bretonnia, non che non lo sia , la sua stirpe ne è la prova come la grande spada racchiusa in un fodero rosso sangue recante i sigilli e lo stemma di CArcassone. Segni evidendi del suo rango sono anche le vesti color Rosso e Blu finemente ricamate e adornate, la collana recante il sigillo Ducale della sua casata e l'armatura pesante che lo protegge.
Ma qualcosa sembra non quadrare, forse per quello scuro mantello che lo protegge dalla pioggia e dal freddo e che cela il suo sguardo fra le ombre del capuccio, o forse per quell'insolita sciattezza che le macchie di terra, sangue e fango palesano noscondendo quei glifi e stemmi memoria di un passato lontano. Ancora piu strana la pipa, di chiara manifattura nanica, che talvolta accendeva cercando un attimo di serenità, quando i pensieri gli attanagliavano la mente.
Tutto sommato in Bretonnia sarebbe stato visto come un cavaliere in cerca delle sue verità, ma ,in Tilea prima e nell'Impero poi, difficilmente l'avrebbero guardato come un cavaliere di Bretonnia, forse per quelle pergamene che solea leggere in solitudine nelle cappelle consacrate a Sigmar, o forse per la scritta Sigmar sulla sua spada.
Qualunque sia l'opione della gente comune, lui sembrava non curarsene ; un giorno, solea pensare, quella giustizia che egli tanto si prodigava nel seguire, gli avrebbe dato le risposte che danto cercava.


P.S. Sembra strano come PG ma cercate il suo BG
 

Olderico

Divo
Ho rivisto , corretto e rieditato parte della storia di Olderico. Molte cose erano un po fuori luogo altre fin troppo strane anche per un mondo fantasy come quello di Warhammer, ho quindi apportato delle modifiche cercando di rendere le sua storia , pre Ordo, piu attinente al mondo di Warhammer e magari cercando di migliorarne la narrazione.

Invito Baka ad editare i primi post (il tuo riassuntivo ed il mio) e di lasciare quanto seguirà.
 
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Olderico

Divo
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Si narra, che ogni uomo segua il proprio destino senza opporvi mai resistenza quasi consapevole del fatto che sarebbe inutile opporsi al volere divino.
Pochi uomini, a dispetto di tutto, hanno tentato di ribellarsi a tale consuetudine, perseguendo i loro sogni,ideali o cerca, tali uomini si innalzano al disopra di tutti gli altri poiché solo chi esercita il libero arbitrio è artefice del proprio destino.

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Dal Diario personale di Olderico De Bernard
Le Origini

La mia casata affonda le proprie radici in due regni che per molto tempo, e forse tutt'ora, sono stati sempre in guerra.
Il capostipite della casata De Bernard, era un nobile Cavaliere di Bretonnia, Duca Goffredo De Bernard di Carcassone.
Al tempo delle lotte e guerre per la liberazione dei Principati di Confine, il Re di Bretonnia aveva mandato una spedizione per liberare quelle terre dagli Orki. Goffredo faceva parte di quella spedizione.
La guerra durò per molti anni, molti uomini caddero: nobili Cavalieri, onesti scudieri e uomini d'arme ed al termine di essa, quando l'onda della Waagh venne dispersa , i Principati furono liberati da quella morsa e le vie commerciali vennero riaperte.
Sebbene molti cavalieri fecero ritorno in patria altri rimasero al seguito dei loro signori Ducali i quali avevano guadagnato il diritto a possedere alcune di quelle terre e quivi stabilirono la propria dimora.

Quelle terre, tuttavia, a causa della loro posizione strategica ed a causa delle fantasie dell'uomo che vedeva nascosti in esse ricchezze inestimabili, furono oggetto e ossessione della cupidigia di molti Conti e Marchesi dell'Impero. Dopo un primo periodo di pace e prosperità lungo 12 anni, quelle terre furono arse nuovamente dai fuochi della guerra.

La guerra divampo oltre i confini di quelle terre coinvolgendo molti dei popoli del vecchio mondo. Il caos che la guerra produsse non fece altro che portare con se altre sciagure che colpirono i regni degli uomini portando rovina e sventura. Orki, uomini bestia, esseri spettrali e persino gli Skaven trovarono posto all'interno della guerra.
Gli anni passarono ed i due regni stremati e colpiti da piu lati furono costretti a stipulare un accordo di pace poiche altre piu grandi pericoli li minacciavano e dai confine che dall'interno.
A seguito di quell'accordo i Principati vennero divisi e la pace torno sebbene fra gli staterelli le scaramuccie e le contese mai si placarono.

Fu in quegli anni di calma irrequieta, che Goffredo, si innamoro della giovane Alma primogenita del Conte Von Rhanz, reggente del principato dei Rhanzi fin dai tempi della pace tra i principati coinvolti, entrambi, in una faida familiare che aveva nella delimitazione dei confini la sua causa.
Nonostante le scaramuccie, le due famiglie solevano partecipare alle varie cerimonie e banchetti che le corti dei principati indicevano con una certa frequenza.
Queste feste erano un formidabile palcoscenico per stipulare nuove alleanze o nuovi complotti. Fu durante una di queste feste che Goffredo e Alma si incontrarono e scoprendosi amanti covarono questo loro amore.
Due anni dopo i due convolarono a nozze, nonostante i dissensi delle famiglie lo sposalizio venne accettato.

Dalla loro unione nacque Frederigo, ma quelli che il giovane si sarebbe apprestato a vivere erano anni cupi e la gioia di un figlio maschio venne spenta dall'insorgere di una nuova guerra. Da Ovest il principato di Luccini spingeva per estendere i propri domini, da Est scorribande degli Orki preannunciava un imminente Waagh, ma un cancro ben piu pericoloso rodeva e consumava quelle terre dal di dentro. Orde si Skaven, uomini ratto, si muovevano nelle profondità della terra e non vi era più capanna o castello che fosse al sicuro.
La Guerra divampo nuovamente, il male si fece strada fra i corpi senza vita e difensori ed attaccanti vennero consumati dall'odio e dalla disperazione.
Molti anni passarono da quel periodo, a Frederico seguirono altri Cavalieri ma col tempo le tradizioni divennero ricordi e questi lontane leggende.
 
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Olderico

Divo
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Quando venni al mondo i Principati erano l'ombra di quelli che furono un tempo, un eco lontano dei Ducati Bretoniani, una smorfia delle Colonie Imperiali, fino all'immagine sbiadita di questi tempi: luoghi dove convivevano uomini che disconoscono parte o tutto delle proprie origini un posto dove culture e storia si sono fuse in una maschera carnevalesca del passato glorioso degli avi di quegli uomini, un posto dove trovano dimora: pirati, mercanti senza scrupoli, assassini poveri derelitti e uomini in cerca di avventura.

Venni istruito all'arte della guerra all'età di otto anni. Mio padre, Frederico III, memore di un antica tradizione Bretoniana appose alla mia nascita una spada accanto alla culla. La casata di Carcassone solea apporre tradizionalmente una spada: la Spada di Nascita di Carcassone, sopra il fasciatoio del nuovo nato. Il giorno in cui l'infante riuscirà a brandirla, sarebbe stato istruito alla guerra.

All'eta di 12 anni ero già abile nella scherma, ma ero pur sempre un bambino e come tale mi divertivo a giocare ai cavalieri con i figli dello stalliere: Otto e Franz. Mio padre era sempre in Bretonnia, una nostalgia dei tempi che furono lo pervadeva e allorquando mi raccontava le storie sui cavalieri di Bretonnia parea sognare anch'egli di quelle storie: del Duca Goffredo di Carcassone, dei Draghi, dei Conti Vampiro e delle Selvagge Fiere.
Tutto questo lo spinse a partire più e più volte verso la terra natia, ma un dì da quelle terre non fece più ritorno. Nulla si seppe sulle cause della sua scomparsa.
Il comando della nostra casata passò al fratello di Frederico III: il Duca Manledro.
Non era un abile comandante e sicuramente non era avvezzo al comando. Le sue attività preferite erano le feste, i balli , giocare d'azzardo e darsi ai piaceri della compagnia di giovani fanciulle compiacenti.
La mia presenza era scomoda, non avendo compiuto la matura eta non potevo prendere il posto di mio padre, ma il mio parere era tenuto sempre in buon conto dai consiglieri di corte che disapprovavano la condotta del nuovo reggente.
Per allontanare la minaccia al suo potere il duca Manledro mi spedi a Luccini, da un suo conoscente verso il quale aveva dei debidi di gioco. Alcuni dei consiglieri di corte ed alcune guardie, fedeli al mio defunto padre, mi accompagnarono nel viaggio. Gli sfortunati che rimasero nel ducato vennero uccisi, come piu tardi appresi.
Il viaggio verso il Principato di Luccini doveva servire alla mia istruzione all'arte della guerra e delle armi , ma in cuor suo mio zio si augurava la mia morte.

In quegli anni molte furono le guerre alle quali fui costretto a partecipare. Il debito di mio zio venne pagato con la mia persona e con la morte dei consiglieri di mio padre.
Non capivo il senso di tutte quelle guerre ma sapevo che se volevo continuare a restare in vita per potermi vendicare del torto subito dovevo continuare a combattere.
Fu in quegli anni che la mia foga e rabbia ne combattere mi valsero il nome di Malatesta, ma gli altri non potevano capire quali sentimenti bruciassero nel cuore di un uomo che fu bambino per soli 8 anni e che non conobbe mai l'affetto dei propri genitori, l'unica cosa che mi era stata accanto era la mia spada e ad essa mi legai celebrandola in battaglia lavandola con il sangue dei miei nemici.

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Olderico

Divo
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Il 18 anno

In quegli anni, acquisii molta notorietà fra i soldati di ventura che affollavano il regno di Luccini, la mia esperienza sul campo fece si che venissi nominato capitano della 4 compagnia dell'esercito del Conte Rodrego.
Il Conte Rodrego era un avido e panciuto signorotto che aveva ereditato il suo titolo a seguito di assassini e complotti.
Non sapevo molto su di lui e non mi importava poi molto,l'unica cosa che volevo era riscattarmi e tornare alla mia vecchia casa.
Il suo esercito era composto da un'accozzaglia di mercenari provenienti da tutti i principati: gente stolta, assassini, attacca briga, furfanti, stupratori, avidi ingordi delle ricchezze promesse. Fra questi un piccolo gruppo si distingueva dagli altri, piu per l'aspetto che per altro. Vestiti sempre di nero e con dei lunghi mantelli si tenevano sempre in disparte dal resto della compagnia. Nessuno mai aveva udito il suono della loro voce, eccetto forse per il conte.
Da quando vennero assoldati gli scontri erano sempre meno lunghi e molti reparti dell'esercito vennero congedati sul volere del Conte , anche passando per il filo della lama qualora avessero avuto di che ridire.
Come ebbi modo di scoprire in seguito, questi sicari non erano propriamente umani, sebbene tenevano celata la loro identità, in battaglia erano estremamente abili , veloci e letali.

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Alcuni mesi dopo il mio 18 anno il Conte mi mando a chiamare.
<< Capitano Olderico la guerra incombe su di no. Il castello è in pericolo. Un avido re dei nani ci intima di consegnargli ciò che gli è dovuto …....è un pazzo se crede che accetterò le sue richieste>>
Aveva uno sguardo strano misto di rabbia e paura.
<< a voi il compito di difendere le mura della cerchia esterna...e...vedete di tenere occupati quei malvagi sicari...gli uomini in nero...fate in modo che non escano vivi da questa guerra....o..>>

Le sue parole erano tremanti. Gli occhi si muovevano in continuazione come alla ricerca di un ombra. Gli uomini in nero incutevano terrore persino al Conte che li aveva assoldati. Chissa cosa si nascondeva dietro tutta quella paura e dietro il soldo pagato per avere loro nel suo esercito. Queste ed altre domande lentamente si fecero strada nella mia mente tanto che non badai al rischio che la missione serbava per me forse per quelle parole che il Conte mi disse alla fine:
<< ...Olderico...fai in modo che non possano vedere la fine di questa guerra e la libertà sarà la tua ricompensa.>>

Vedevo gia la mia libertà vicina, vedevo cosi la possibilità di potermi vendicare e porre fine al governo di Manledro, vedevo la fine di questa prigionia vicina, ma non vedevo quanto vicina stesse scorrendo la mia via alla linea della morte.
Quella notte, alla luce rossastra della fucina incisi la scritta Libertà sulla lama della mia spada e giurai su me stesso che l'avrei conquistata ad ogni costo, persino attraverso la morte.
 

Olderico

Divo
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Una settimana dopo l'esercito nanico strinse d'assedio la fortezza del conte.
La guerra duro per giorni e molti uomini e nani trovarono la morte. I nani non mollavano la presa, lottavano per quel castello come se fosse loro per diritto.
Cercammo di resistere il piu a lungo possibile ma difendere le mura divenne sempre piu difficile poiché i colpi dei loro cannoni erano mirati. Ad ogni colpo una parte delle mura cedeva come se loro stessi avessero eretto quelle mura e pertanto ne conoscevano i segreti.
Quando un intero braccio crollo sotto i colpi dei cannoni feci n modo che parte delle truppe sugli spalti scendessero al riparo di modo da intercettare le compagnie dei nani che si avvicinavano al castello.
Insieme ai miei sottoposti ci seguirono anche gli uomini in nero. Avevo istruito i miei sul da farsi.

Quando la prima fila dei nani irruppe attraverso la breccia lo scontro venne incendiato da una lotta interna.
Quegli uomini furono combattuti ora dai nani ora dai miei , ma sebbene vulnerabili all'acciaio delle lame sembravano testardi nel non voler morire.
Ben presto le loro fattezze si palesarono. Un grido fra le fila dei nani echeggio , forte e possente tanto che persino le grandi mura del mastio vibrarono, ed il Conte ne fu atterrito.
La vista di quegli elfi oscuri riempi di odio i nani e questo li fece combattere con rinnovato vigore. Ormai alle strette il gruppo degli Elfi fu mandato soverchiato, ma sebbene feriti a morte questi non risparmiarono colpi e portarono con se molti nani e uomini, fuggire nella mischia alcuni dei loro.
Nella confusione della battaglia quelle figure nere si muovevano rapide seminando morte sebbene essi stessi tentavano di sfuggire a quel freddo abbraccio.
Si ritiravano verso l'interno, verso la seconda cerchia di mura. La loro fuga avrebbe vanificato la promessa della mia libertà. Cercai di radunare quel che restava della quarta compagnia ed indietreggiamo verso i cancelli delle seconde mura all'inseguimento di quelle ombre, che come divertite seminavano morte fra le truppe attonite delle retrovie.
Li raggiungemmo quando i cancelli della seconda cinta di mura vennero aperti per far passare la cavalleria. Fra urla di dolore, imprecazioni, sangue ed acciaio la cavalleria si fece largo su tutto fino ad impattare contro la linea dei nani che stava sopraggiungendo.
In quel rinnovato caos gli elfi ne approfittarono per spingersi verso i cancelli, trovarono me ed alcuni dei miei a sbarrargli la strada.
Erano in pochi, cinque solamente ma la loro maestria nelle armi era grande e solo grazie al caos che regnava tutt'intorno riuscimmo a resistergli.
Gran parte delle forze naniche erano ormai entro la prima cerchia, i boati dei cannoni riecheggiarono nuovamente. Era il turno della seconda cinta muraria.
Massi e schegge volavano colpendo moti dei difensori posti sugli spalti e molti di quelli che combattevano ai piedi delle mura.
La cavalleria del Conte perse d'impeto dopo le prime battute e venne ben presto circondata dal marasma di uomini e di nani che combattevano tutt'intorno.
Ai cancelli in pochi dei miei erano ancora in piedi a combattere contro quei sicari elfi. Le guardie ed i mercenari delle altre compagnie a difesa dei cancelli venivano facilmente uccisi dalle lunghe lame di quegli abili guerrieri , tra lo sgomento degli astanti e le urla ed imprecazioni dei capitani che dagli spalti urlavano la morte di quei traditori.
Quando la linea dello scontro giunse nelle vicinanze del cancello fu il caos. La paura attanagliò gli arcieri sulle mura che scoccarono i loro dardi nonostante molti compagni stessero ancora combattendo nella mischia.
Alcuni degli elfi caddero trafitti dalla pioggia di dardi , come alcuni dei miei e come io stesso colpito ad una spalla.
 

Olderico

Divo
I nani ormai avevano sfondato e le mura della seconda cerchia erano prossime al crollo.
L'ultimo dei guerrieri elfici si fiondo su di me, che appena rialzatomi ebbi solo il tempo per parare il suo fendente prima che il colpo di uno scudo nanico mi buttasse nuovamente a terra.
Il guerriero si libero facilmente di due spaccaferro , sembrava che le sue lame sapessero dove colpire, anche contro quell'ammasso di latta.
Poi fissandomi disse: << Il tuo affronto non verrà dimendicato giovane umano. Le mie lame verranno a cercati presto. Se tieni alla tua vita fa che per quel giorno tu sia preparato >>
cosi dicendo svanì tra la folla. Non ebbi tempo per seguirlo, le forze dei nani incalzavano sempre di più.

Il fronte cedette ed i nani irruppero verso i cancelli delle seconde mura, accerchiati e messi alle strette non potemmo far altro che arrenderci mentre dall'alto degli spalti le guardie fuggivano per contenere l'irruzione dell'esercito dei nani che si riversava all'interno della seconda cinta attraverso le nuove brecce create.

Fummo stretti in catene e messi da parte in attesa che lo scontro finisse.
Mentre le forze dei nani cingevano d'assedio il mastio, un Thane venne da noi, Thangrim era il suo nome e godeva di molto rispetto presso i suoi. Ci passo in rassegna uno ad uno poi con voce ferma disse qualcosa in lingua nanica che non capimmo. I suoi fecero un gran chiasso con acclamazioni e colpendo i propri scudi.
Poi rivolto a noi disse: << non è costume presso la razza nanica di avere schiavi. A noi interessa solo che i patti e le promesse fatte vengano mantenute e che ciò che ci è dovuto ci venga dato.
Il vostro signore si è macchiato di disonore venendo meno ai suoi impegni presi con il mio signore e Re Dhungrand di Kharak A Dhungrod e per questo egli pagherà con la sua vita.
Voi ….verrete giudicati e sconterete la vostra condanna. Espierete alle vostre colpe combattendo o lavorando per noi. >>

Il malcontento serpeggio fra i miei. La prospettiva di essere usati come punta spilli in battaglia di morirci non era allettante e sicuramente ancor meno lo era quella di lavorare per tutta la vita alle miniere, perché noi tutti saremmo stati giudicati colpevoli e gli anni di debito che ci avrebbero dato sarebbero comunque impossibili da riscattare. La morte sarebbe stata l'unica via verso la libertà.

<< La mia libertà per un combattimento. Accettate la sfida? >> dissi alzandomi. Qualcosa di pesante mi colpi alle gambe e caddi a terra.

<< Chi ha parlato? Chi? >> disse iracondo il thane. Una guardia fece cenno verso di me dicendo qualche parola in nanico.
Il Thane si avvicino e guardandomi disse: << Siete sciocco o cosa? Volete rifiutare la legge dei nani per ottenere la vostra libertà adesso? >>

<< Esatto! Accettate la sfida? >>
un altro colpo e caddi nuovamente a terra. Il Thane sbraito qualcosa alla guardia che strattonandomi mi tiro su.

<< Ebbene giovane uomo dissennato se è la morte che cercate per avere la vostra libertà la avrete. Ma non oggi, gli interessi del nostro Signore Dhungrand hanno ben piu importanza della vostra vita …..>> si interruppe al suono dei corni da guerra che riecheggiò nell'aria sancendo la fine della battaglia. Pronunciò qualcosa nella sua lingua, poi rimettendosi l'elmo runico scomparve fra le fila dell'esercito.
 

Olderico

Divo
Al termine della grande battaglia al castello Von Thatck dell'ex conte Rodrego, molte furono le pire funebri che nella notte ,del 5 giorno della 3 settimana da quando avvenne l'assedio, vennero accese.
L'odore acre della carne si miscelava ad una strana essenza che i nani usavano mettere nella preparazione delle pire.

All'indomani tutti i prigionieri vennero condotti al cospetto del generale, il Mastro Thane Rhudal ed al suo seguito anche gli altri capitani dell'esercito tra cui anche Thangrim.

Con voce possente parlo a noi:
<< Dunque esistono ancora uomini che per la loro libertà sono disposti a perdere la loro vita? >> il suo sguardo pesava su di noi.
<< Ebbene questi non sono tempi per l'onore e la gloria delle armi. Avete scelto di stare dalla parte di un meschino ed avido mercante, e la sua colpa grava anche su di voi. Il suo debito è stato riscosso presto toccherà a voi sdebitarvi...>> fece una lunga pausa poi appoggiato il maglio del suo grande martello in terra disse:
<< mi è stato detto che uno di voi ha avuto l'ardire di voler pagare il suo debito senza aspettare il verdetto del sommo Re in persona. Ebbene noi nani siamo magnanimi ...coloro che vogliano riscattarsi dal debito combattendo per la vita facciano un passo avanti.>>

Cosi dicendo stette a guardare le nostre decisioni. Sebbene tremante ed alquanto incosciente su cio che stavo per fare mi feci avanti. Un brusio si sollevò fra le file dei prigionieri ed il mio gesto venne emulato altri 4.

Rhudal allora impugnato nuovamente il martello disse:
<< E sia!! la vostra vita in cambio del debito e della libertà>>

Alcune armi vennero lanciate verso di noi, e liberati dai lacci delle catene le raccogliemmo.
Il Thane si scaglio con tutta la sua forza verso il primo prigioniero pronunciando una qualche parola in nanico. Il poveretto venne scagliato lontano come una bambola di pezza. Il coraggio alla vista di questo venne meno. Fu il turno degli altri ed il mio. I tre uomini cercarono di prenderlo tutti insieme ma egli ridendo disse:
<< HAHAH STOLTI , ritenete forse che un Thane Barbalunga non sia capace di tener testa a tre cani come voi?? >>
I colpi delle spade rimbalzarono sulla sua armatura mentre il primo veniva steso con un colpo frontale di maglio all'addome. Gli altri due non ebbero il tempo di rispondere all'attacco, il Thane con grande agilità fece ruotare il martello che colpi spappolando le gambe di uno ed il braccio e la spalla dell'altro.
Il colpo del martello su di loro sancì la fine della loro agonia.
Era il mio turno adesso. Per tutto il tempo avevo assistito alla scena immobile come se tutto il coraggio di quei giorni fosse svanito , come se l'impeto la rabbia e la voglia di essere libero avessero abbandonando il mio corpo.
Il Thane si avvicino e ridendo disse:
<< HAHAH giovane stolto, da quel che mi risulta voi siete stato ieri a cercare questa via per pagare il vostro debito. Forse la vista dei vostri compagni vi ha fatto ingoiare la lingua? Forse non volete piu essere libero? >>
Il suo martello taglio l'aria con un fischio e per miracolo riusci a schivarlo.
<< Giammai ! >> dissi prima che un nuovo colpo mi facesse indietreggiare per evitarlo.
<< Siete agile per essere un umano. Ditemi perche non avete approfittato del numero e non mi avete attaccato in gruppo come i vostri compagni >>
Non ebbi modo di riflettere, un nuovo colpo del martello stava attentando alla mia vita. Rotolai di lato evitandolo sebbene parte dell'armatura in cuoio venne abrasa all'altezza dell'addome.
<< Perchè >> gridò ancora il Thane scagliando il martello in un nuovo fendente.
Ero stremato ma anche stavolta riusci ad evitarlo. Quel martello era si potente e sebbene l'asta lunga permetteva di coprire un area grande quanto l'altezza del nano e poco piu , ma era un arma adatta piu al combattimento da difesa che da attacco e questo mi dava un vantaggio, seppur misero.
<< Perché non ho sfidato voi. >>
Il martello si fermo a mezz'aria a quasi tre palmi dalla mia testa. Con sommo stupore il Thane aveva dato prova di una grande agilità compiendo un balzo in avanti e fintando un colpo a girare.
Era solo per la sua volontà se adesso non mi ritrovavo con il cranio fracassato.
<< una sfida? >> il Nano mi guardo incuriosito
<< Noi nani non rifiutiamo mai la battaglia e neanche una sfida. Chi avete sfidato dunque ? >>
Ero incredulo e riluttante indicai con la mano il Thane Thangrim.

<< Thangrim? Avete dunque sfidato lui?? >>
<< Si , lui. >> risposi
<< Io sono Rhudal di Kharak A Dhungrod, primo Thane della guardia del Re Dhungrad, voi rifiutate di combattere quindi? >>
 

Olderico

Divo
non sapevo bene dove questa strana discussione mi avrebbe potuto condurre ma memore delle storie sulla Bretonnia e di quelle sui nani che il mio defunto padre mi raccontava esordi dicendo:
<< La sfida che lanciai al vostro sottoposto pareva fosse stata raccolta. Domani , mi si disse, Domani avremmo combattuto. Ma nel domani mi trovo davanti ad un altro individuo che sebbene abile e forte non fu lui oggetto della mia sfida. Ne sfida ricevetti , né mi fu detto che costui che ho davanti avrebbe combattuto al posto di chi sfidai.
E' dunque questo l'onore dei nani? L'onore di cui si parla nelle storie della Bretonnia? >>

Rhudal era rosso di ira. Stette immobile per alcuni interminabili secondi poi urlando scaglio il suo martello verso il suolo. Il colpo fu cosi potente da farlo tremare ed affossare di due palmi nel punto colpito.
Lo osservavo sempre piu attonito.
<< Voi parlate di cose che non conoscete sciocco ed arrogante umano. La clemenza dei nani non è rinomata come la loro ira. Ma un debito è un debito pertanto avrete la vostra sfida. >>
ed avvicinandosi sempre di piu verso di me mi guardo fisso negli occhi
<< Ottenete la vostra libertà come piu vi aggrada. Il nostro credito sarà estinto comunque sia se la vostra vita passi attraverso il maglio del mio martello o sul filo dell'ascia di Thangrim. Ma il mio martello non puo alzarsi contro chi non vuol combattere e pertanto lascerò che sia Thangrim dunque ad occuparsi della faccenda.

Cosi dicendo si voltò. Raccolto il grande martello disse un qualche cosa in nanico e seguito da molti soldati si allontanò. In quello spiazzo , fra il mastio del castello ed i cancelli della seconda cerchia di mura restammo solo io , Thangrim e la sua compagnia.

<< Avete del fegato giovane umano, devo ammetterlo. Ma le parole non ci impietosiscono ne ci fanno cambiare idea piu delle azioni. Siamo nani non sciocchi mercanti imperiali.>>
mentre si avvicinava il Thane mi scrutava. Era di poco piu basso di Rhudal sebbene la diversa armatura poteva giocare nell'apparenza delle forme. La sua arma era una Grande Ascia bipenne , una delle due lame era piu largha dell'altra e degli anelli nella sommità la impreziosivano. L'asta era senza dubbio lunga ma molto meno rispetto quella del martello di Rhudal.
Un arma eccellente nella media e corta distanza. Non ho speranze ,riflettei mettendomi in guardia.
 

Olderico

Divo
<< Noto con piacere la vostra conoscenza nella armi. Spero vi sia d'aiuto anche in questo scontro>> anche egli si mise in guardia.
Restammo ad osservarci per alcuni istanti. Ci stavamo studiando, tanto che ad ogni piccolo movimento adattavamo la nostra guardia.
Per essere un nano mostrava una insolita calma , osservai

<< Per essere un umano disponete di un insolita forza interiore >> disse il nano quasi divertito dalla cosa.
La sua ascia si abbasso di poco ed in quel momento scattai in avanti fingendo un affondo sulla sinistra, ma che invece celava un taglio a giro all'altezza della sua testa. Il nano non cadde nel tranello. Sguarnito al volto fece ruotare la sua arma e parò il fendente usando l'asta metallica. Un ghigno gli si stampo in faccia come risposta al mio stupore. Ebbi appena il tempo per compiere un balzo all'indietro prima che la lama dell'ascia risalisse dal basso compiendo un mezzo giro. Avevo evitato un colpo mortale ma quando l'ascia ricadde in avanti sfruttando suo peso ed il precedente movimento come una molla non potei fare altro che tentare una parata con la spada.
Il colpo fu brutale e finì in ginocchio a terra sebbene la mia spada si opponesse al filo dell'ascia del nano.
Un calcione mi butto a terra.
<< Siete svelto, Agile ed avete buon occhio.>> disse riprendendo fiato. << O la vista mi inganna e davanti a me ho un uomo d'arme veterano di mille battaglie oppure qualcuno vi ha istruito molto bene in gioventù >>

<< Nessuna delle due, ed entrambi mastro nano>> fu la mia risposta.
<< HAHAH se la vostra spada fosse tanto fulminea e abile come le vostre parole avreste gia vinto >>
 

Olderico

Divo
Lo scontro riprese, quand'ecco che all'improvviso qualcosa colpi il mio avversario. Il dolore lo bruciava ma egli resistette. Appoggiandosi alla sua ascia disse:
<< Il nostro scontro avra un epilogo che non avrei sospettato. Siete stato abile con le parole ma adesso vi fate aiutare da qualcuno per ottenere la vostra libertà? >>
<< Non capisco di cosa stiate parlando, sono da solo qui. >> risposi
<< qualcuno vi sta aiutando dopotutto, perche colpirmi alle spalle con questo dardo?? >> strappo via un dardo nero dalla piastra dell'armatura. Il dardo mi era familiare e restai sbalordito nel vederlo
<< Ma come...>> non ebbi il tempo di capire che un altro dardo colpi il mio avversario alla spalla.
<< Dunque neanche voi conoscete l'onore di cui parlavate prima se ricorrete a questi subdoli inganni. Ma questo non vi renderà libero la mia guarnigione è ancora qui e prenderà questo vostro aiutante.>> seguirono alcune parole in lingua nanica e subito dopo un gruppo di soldati venne per mettermi nuovamente in catene. Provai per un istante a difendermi ma capii che era inutile.
Nel frattempo un folto gruppo di soldati si precipitava verso la piccola torre del cancello della seconda cerchia di mura. Qualcuno da lassù aveva compito il nano, qualcuno che egli credeva un mio compare.

Da basso si sentirono rumori di lotta e grida di terrore, persino lo stesso Thangrim si irrigidì. Qualcosa lo inquietava e voltatosi verso di me disse:
<< non so chi o cosa davvero siete, ma chiunque vi stia aiutando ha dei poteri fuori dal normale. Se riuscirò a venirne a capo di questa faccenda state pur certo che conoscerete l'ira dei Khazalid ed a nulla vi servirà il parlare di onore >>

Insieme al resto del suo seguito ci avvicinammo ai cancelli per meglio scrutare la piccola torre di vedetta che sulle restanti mura ancor si ergeva.
Un soldato cadde giu dalla piccola finestra schiantandosi a terra, mentre una flebbile figura appariva come uno spettro attraverso l'ombra della piccola stanza celata all'interno della torre.
<< Vieni fuori e fatti vedere >> urlo in lingua comune Thangrim adirato per le perdite dei suoi compagni, poi rivolto verso i suoi diede ordine di recuperare i corpi e dare soccorso i feriti.
Una voce proveniente dalla piccola torre sibillo nell'aria. La lingua era a me sconosciuta ma Thangrim sembrò atterrito. Voltatosi nuovamente verso di me impugno la sua ascia
<< dunque e cosi, un sicario Elfo ti aiuta. Morirai lo stesso sciocco umano nonostante questo tuo sotterfugio >> e cosi dicendo si scaglio contro di me.
Un dardo sfioro la spalla di Thangrim e mi colpi alla gamba e caddi a terra, mentre nuovamente quella voce sobillava nell'aria adesso con un tono piu forte.
Thangrim ricolmo d'ira si volto verso di essa e pronunciando alcune parole in lingua nanica battè ripetutamente la sua ascia sul terreno.
Quando qualcuno si affaccio dalla piccola finestra. Era un elfo dalla corporatura esile che se ne stava a cavalcioni appoggiato sul parapetto della finestra. I lunghi capelli bianchi venivano mal coperti dalla nera armatura che sembrava assorbire ogni riflesso di luce apparendo nera opaca.
<< Non c'è bisogno che ti sfoghi su quel misero essere lunga barba e non hai bisogno di invocare i tuoi avi. Loro sono gia morti dovresti pensare alla tua di vita non credi?? >> disse sibillino l'elfo in lingua comune.
<< Har-A- Khran-Nir , morirai ancor prima di metter piede a terra orecchie a punta >>
Il nano scaglio la sua ascia contro l'elfo, con mia grande sorpresa. L'ascia roteo fino alla finestra , ma l'elfo era svanito. Guardando piu in alto lo vidi muoversi svelto fra le tegole del tetto a punta della torre per poi compiere un balzo in avanti. L'ascia aveva colpito le mura e distrutto quel che rimaneva della piccola torre. Un colpo potente ,osservai, ma adesso sarebbe stato sguarnito per fronteggiare un possibile attacco.
<< Har-A-Khran-Dum !!! >> disse il nano e l'ascia magicamente ritorno indietro colpendo e sfasciando quel che restava della torre per poi fermarsi nelle mani del nano.
Rimasi senza fiato alla vista di questo prodigio.
 

Olderico

Divo
L'elfo nel frattempo si era gettato contro il primo gruppo di soldati. La sua danza di morte era cosi elegante che ne restai ammaliato. Nessun arma o lama riusciva ad essere tanto rapida come i suoi movimenti.
<< HARHAN-A-NHOR!!! >> urlo Thangrim il quale alla vista del massacro che l'elfo stava compiendo si era scagliato contro di lui. Ma l'elfo con un agile balzo lo evito facilmente ed anzi lo colpi alle spalle con un piede per sbeffeggiarlo. Thangrim roteo rapidamente su di se e ripetendo ancora quelle parole meno un fendente a scendere. L'elfo rise evitandolo ma quando l'ascia colpi a terra una forte energia si spigionò dalle sue rune. La terra si sollevo come colpita da una tempesta e l'elfo stesso rotolo all'indietro sorpreso dal colpo.

<< Vedo che finalmente hai deciso di fare sul serio Thangrim di Kharak-Norr. Ebbene vedremo se questi tuoi trucchi ti faranno essere all'altezza della situazione. >> disse l'elfo mentre rialzatosi univa le lunghe lame in un unica arma ad impugnatura centrale.
<< Conosci il mio nome sporco Elfo. Dimmi il tuo cosi che possa scriverlo nel libro dei rancori affinche non venga dimenticato da quelli della mia stirpe. >>

L'elfo lo guardo soghignate , poi scattando in avanti disse:
<< esaudirò il tuo volere prima di toglierti la vita barba lunga. Sono Khael di Naggharithe, discepolo di Mheegil, seguace di Khaine. >> cosi dicendo fece roteare la sua arma prima di colpire Thangrim, il quale parò il colpo abbastanza facilmente sebbene a causa della forza sembro vacillare per un istante.
L'elfo rispose con un altro sorriso sarcastico mentre dalla mano libera una strana luce violacea si propagava
<< Sei stato abile ….barba lunga. Vediamo adesso se riesci a respingere anche questo >>
Il nano si sorprese nel vedere un simile potere operato da un elfo e quasi d'istinto disse alcune parole che non capi. Qualcosa sembrava adesso circondarlo mentre una runa sulla sua armatura riluceva ma l'elfo compiuto un balzo all'indietro scaglio quel maleficio verso di me e le guardie.

Una strana aura rossastra ci avvolse e lentamente sentì perdere le mie forze. Alcuni dei soldati al seguito di Thangrim si accasciarono senza piu vita al suolo altri invece, come me, erano privi di forza.
 

Olderico

Divo
Thangrim lancio quante piu imprecazioni verso l'elfo che rise sarcasticamente << Ti crucci per le vite dei tuoi compagni barbalunga? O hai il timore di ciò che il futuro possa serbarti ?? >>

<< Khael il tuo nome verrà ricordato dalla mia gente come “il subdolo”, puoi anche riuscire a prendere la mia vita ma l'ira dei Khazalid ti perseguiterà in eterno >>

<< HAHAH stupido mortale. Nulla io temo di questo mondo. Ben poco hai tu per potermi incutere paura e ben poco temo le tue imprecazioni e la tua stirpe. Khaine e l'ira del mio Sire e padrone temo HAHAH >>

<< ti ricrederai >> disse il nano urlando
<< lo vedremo >> sbuffo quasi annoiato l'elfo.

La battaglia infuriò sempre più violenta. I colpi non venivano risparmiati ed il crepito della magia scagliava scintille di luce tutt’intorno.
Rimasi estasiato dalla violenta lotta. L’elfo era agile ma le difese del Thane Thangrim non venivano superate. I colpi del nano sferzavano l’aria e scuotevano la terra per la loro potenza , ma l’elfo era troppo agile per essere colpito.
I due si diedero battaglia per quello che pensai fosse un eternità, ma la precedente battaglia aveva sicuramente provato Thangrim. All’affondo della sua grande ascia sembro esitare per un solo istante, come se il peso delle battaglie gravasse su di esso. Quell’istante basto all’elfo che agile colpi con la sua grande arma bilama la gamba scoperta dei Thane, al contatto una piastra della grande armatura cedette. L’arma parve spezzarsi altezza dell’elsa tornando cosi alla sua forma originale: due lunghe spade. Thangrim ebbe un mancamento mentre l’elfo rapido fece scorrere le due lame attorno al suo corpo. Al termine di quella aggraziata piroetta due livori rossi macchiarono l’argentea armatura del nano. I due si voltarono di scatto come se nulla fosse accaduto. Thangrim pareva essersi ridestato da quell’ attimo di smarrimento, ma aveva gli occhi come vuoti.
L’elfo lo guardò compiaciuto << vedo che sei ancora in piedi ……Nano >> ma Thangrim non rispose.
<< ahahaha povero nano sei gia morto eppure ancora ti aggrappi alla tua vita?>> incalzò ancora l’elfo.
<< il rancore ci tiene in vita piu di quanto potresti pensare Elfo >> la voce del Thane risuono altera ed una scintilla di speranza mi pervase, forse alla fine di tutto saremmo riusciti a venirne fuori.
 

Olderico

Divo
I due scattarono veloci per quello che sembrava l’ultimo assalto, la grande ascia paro veloce i rapidi fendenti dell’elfo. Elfo diede sfoggio di tutta la sua destrezza ed agilità per contenere l’impeto e la forza del nano.
Le rune si accesero quando l’elfo imbrigliò la sua magia nella armi. Il turbine di lame lacerò l’armatura del nano come fosse carta. Di contro la possente ascia del Thane vibro nell’aria piu e piu volte roteando e poi discendendo.
Alla fine la grande arma del Thane cadde in terra a pochi passi dal nano.
Come una piuma volata via.
L’elfo cadde a terra rotolando su un lato, mentre il nano compiuti alcuni passi resto in piedi quasi immobile.
Credendo che tutto fosse finito mi alzai cercando di mantenere le forze. Barcollando mi avvicinai al nano << Mastro Thangrim >> cercai di urlare ma non avevo abbastanza forza per parlare e caddi.
Una risata accompagno la mia caduta.
<< hehehehe ……coff…che comico siparietto. Prima nemici e nel dolore amici. Coff..coff…. >>
L’elfo si stava lentamente rialzando, una chiazza di nero sangue seguiva la sua ombra mentre portandosi una mano al fianco avanzo.
Con orrore osservai quella figura avvicinarsi. Nonostante la sua grazia nel combattere nascondeva in se un lato assai grottesco e oscuro. Quando fu vicino liberò una ad una le sue armi dalla prigione di carne che il corpo del Thane costituiva.
Poi si rivolse a me
<< Adesso conosci anche il mio nome giovane umano. Ti avevo promesso che ci saremmo rincontrati…..sebbene non sospettavo cosi presto, ma ahimè il vostro siparietto è stato un divertente momento. La morte è una triste compagna che ci accompagna fin dalla nascita. >> disse chinandosi verso di me. Sempre tenendosi il fianco con una mano, allungo l’altra verso di me accompagnando il gesto pronunciando parole arcaiche a me sconosciute. Una fiamma viola apparve dal palmo della sua mano e da essa si spanse tutto intorno a me.
La sua pelle bianchissima parve divenire trasparente e striature viola simili a vene apparvero sulla sua mano.
Lentamente sentivo la mia forza rifluire verso l’esterno, come se la stessa mia anima stesse per lasciare il mio corpo.
Ma l’elfo fu colpito da un rantolo che lo piegò dal dolore. Del sangue cadde in terra accompagnando una mano insanguinata e quando anche la seconda dovette appoggiarsi in terra notai le striature lentamente svanire. Il bianco argenteo dei suoi capelli ne copriva il capo che continuando a tossire macchiava di sangue nero la terra. Poi si giro di scatto verso di me e fui come ipnotizzato dai suoi occhi. Mai ne avevo visti simili: cosi diversi e pur cosi vacui .
<< Pare …Coff …che i tuoi Dei ti siano vicini…Coff >> disse sprezzante e rialzatosi continuò
<< Aggrappati alla miseria della tua vita finche ne avrai le forze, ci rincontreremo ancora giovane umano >>

Come apparve, svanì e steso immobile in terra aspettai che il buio mi avvolgesse.
 
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Olderico

Divo
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Capitolo 2
Il Risveglio

Non saprei dire per quanto tempo rimasi incosciente, ma nel buio di quel sopore una voce roca che non comprendevo mi destò.
Qualcuno mi strattonò e fui rialzato con forza da terra. Con la testa penzoloni ancora in semi incoscienza non vedevo chi fossero costoro che venivano a salvarmi oppure a porre fine alla mia vita.
Ben presto le voci si mischiarono, erano in molti e la loro lingua era quella dei nani sebbene non capissi su cosa stessero discutendo.
Mi trascinarono a forza per poi scaraventami addosso ad un muro che ritenni essere quello delle mura esterne o quello che ne rimaneva. Accanto a me i corpi moribondi di altri uomini , non li vedevo ma ne sentivo i lamenti.
Qualcuno con un tono di voce minaccioso venne nuovamente da me, ma non capivo nulla di quella che mi si stava dicendo e forse il mio interlocutore capì
<< Ehi!! …. Ehi tu!!! , umano! Svegliati !! >> mi disse in una stentata lingua comune.
<< sono sveglio >> bonfochiai , avevo la bocca impastata di sangue e terra ed a fatica riuscivo a parlare.

<< Cosa è successo qui?? Perché il prode Thangrim giace a terra morto ?? chi è stato ? TU !? rispondi umano !!! >>
Mi riempi di domande e non riusci a seguire per intero il filo dei miei pensieri :
<< Una guerra……il castello del conte perduto….prigionieri e sfida per libertà……Khael ! >> le parole mi uscirono dalla bocca così quasi senza una connessione logica.

<< Cosa vai blaterando umano? So dello scontro che è avvenuto qui, quello che non so è del perche Mastro Thangrim e la sua compagnia non abbiano fatto ritorno e perche ci sono tutti questi morti ….Rispondi umano !! >> disse strattonandomi con violenza

<< Khael ! >> risposi prima di perdere nuovamente i sensi.

Ricordo poco o nulla di quel viaggio, solo poche parole e qualche immagine sbiadita, di certo al mio risveglio mi ritrovavo in una qualche roccaforte Nanica. una di quelle che si ergevano imponenti sulle grandi montagne a confine fra i principati che separano questi, dalle regioni dell’impero e di Bretonnia.
Ero nuovamente in catene. Amaro destino pensai per chi come me, sognava di tornare libero.
Con me nella sfortuna alcuni commilitoni dalle condizioni ben peggiori delle mie. Tutti sfiniti e fiaccati dai cruenti scontri e dal gioco della magia dell’Elfo.
Nei giorni che seguirono fui piu e piu volte interrogato, sottoposto a giudizio e sfinito dai lavori nelle cave.
Non parlavano con me se non durante le interrogazioni ostinatamente in lingua nanica, solo alcune guardie mi accoglievano in lingua comune ma solo per insultarmi. Per loro altro non ero che un prigioniero di guerra, un cane che era stato al servizio di un loro debitore che aveva osato provocarli, se non fosse per la morte di Thangrim e la storia della sfida e dell’Elfo di sicuro mi avrebbero gia lasciato morire di stenti alle cave.
Non so quanto tempo fosse trascorso dal mio arrivo. Li , nel fondo di quella roccaforte fra cunicoli, cave di pietra e la cella era impossibile distinguere il giorno e la notte. Tutto aveva il colore della luce di perenni fiaccole, tutto era ombroso, l’aria acre dei fumi risalenti dalle fucine seccava la gola e faceva lacrimare gli occhi, mentre le pareti nere, rese viscide dall'umidità somigliavano al ventre di un qualche mostro gigantesco.
 
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Olderico

Divo
Quella prigionia sembro essere eterna. Chiuso all’interno di una montagna senza aver più la sensazione del trascorre del tempo, rendeva la mia permanenza avvilente. Alcuni dei miei commilitoni perirono durante quei giorni di prigionia, qualcuno per malattia altri per il duro lavoro. Sebbene la vita da prigioniero non fosse entusiastica, dopo quelle che contai come settimane, lentamente recuperavo le mie forze. I pasti non erano delle leccornie ma assai migliori del rancio che il Conte ci passava durante le battaglie.
Come appresi in seguito, i nani scampati al massacro della compagnia del Thane Thangrim non parlarono di me con disprezzo, ma descrivendo l’accaduto, dissero che la faccenda della sfida fu motivata dalla promessa di libertà in caso di vittoria. Il presunto atto di codardia venne smentito. I fatti mi discolpavano da quell’ulteriore colpa e le ferite ed il deperimento lo dimostravano: perché causare cosi tante sofferenze ad un compagno col quale si era stabilito un patto.
Stando così i fatti venni scarcerato, ma sebbene venni riconosciuto non colpevole della morte di Thangrim, non potevo lasciare la roccaforte nanica. Thangrim era morto dopotutto ed il consiglio degli anziani convenne che io ne fossi stato il fautore: senza quella sfida sarei morto per mano del Mastro Thane Rhudal o forse sarei stato condotto in prigione il giorno seguente. Ma quella sfida fu la causa di tutto.
Libero eppur in catene, avevo accesso a tutte le sale comuni della roccaforte. Non potevo uscire e non potevo scendere alle sale dei guerrieri. Ero trattato alla stregua di un mercante e difatti soggiornavo nell’ala del commercio (cosi la chiamavo), dove i messi provenienti dalle altre roccaforti e da alcune importanti citta e ducati dei principati facevano i loro affari.
Conobbi molti commercianti in questo periodo, ma erano troppo presi dalle loro faccende per discutere con me. Da qualcuno di questi appresi di alcune guerre che divampavano al nord dell’impero, dell’intensificarsi degli scontri a sud dei principati a causa di una nuova marea verde e di altre notizie piu o meno importanti.
Dovetti fare il garzone presso alcune botteghe di commercianti ed artigiani per potermi mantenere. Le mie armi, confiscate alla cattura, non mi vennero restituite: all’interno della roccaforte solo i guerrieri nanici avevano il permesso di potersi muovere in arme, ed ogni mia richiesta di riavere la mia spada di nascita veniva puntualmente rifiutata.
Il lavoro di garzone era alquanto umiliante per chi aveva abbracciato la via delle armi, tuttavia mi valse la conoscenza di un abile fabbro, sebbene sospettassi che all’interno della grande roccaforte molti altri e di ben alta maestria si celavano nelle ali a me vietate illuminati dalle loro antiche e magiche fucine.
Quando non lavoravo mi concedevo delle lunghe pause davanti al grande portone all’entrata principale. Non potevo avvicinarmi ma anelavo l’uscirne, anche solo per un istante, per poter mirar nuovamente gli immensi spazi del mondo.
Scoprì di avere nostalgia del mondo come lo conoscevo piu di quanto sospettassi e vedere quello spiraglio di luce attraverso l’imponente portale dava in un certo senso sollievo alle mie pene
 
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