(Background accolito O.I:) Aenarion

Scritto da ShiningSoul



Nome personaggio: Aenarionn

Razza: Elfo

Classe: Maestro di Spada (lvl 30 a oggi)

Nato secondo la leggenda dalla fugace infatuazione tra il principe Tyrion e la regina eterna Alarielle durante l’effimera tregua seguita alla vittoria nella piana di finubar contro gli odiati cugini di naggaroth, Aenarionn ricevette il nome del nonno quasi a presagire quello che sarebbe stato il suo futuro; la sua identità tuttavia rimase celata fin dalla nascita benchè la somiglianza con il padre fosse evidente; il piccolo principe infatti aveva lunghi capelli dorati che gli adornavano il viso e occhi di un azzurro vivo, che parevano aver strappato al cielo parte della sua vernice; proprio il suo sguardo, severo e privo di emozioni a prima vista, rivelava invece una grande profondità d’animo e un grande bisogno di certezze e amore, valori rarissimi e da proteggere con la vita al tempo dati gli incessanti e sanguinosi conflitti che devastavano ogni terrirorio.
Tyrion fin dall’ età infantile decise di affidarlo a Grandalbero Cuorediquercia,ovvero colui ke in passato aveva protetto lui e il fratello Teclis; raggiunta l’età adatta il giovane Aenarionn fu mandato, come da volontà paterna, alla torre di Hoeth per imparare le profonde e raffinate tecniche dei maestri di spada sotto la guida di Belannaer il saggio, maestro e amico del celebre Eltharion nel periodo successivo alla difesa di Tor Yvresse contro la marea pelleverde capeggiata da Grom il pancione.
Fin dai primi allenamenti fu chiaro quale sarebbe stato il futuro del giovane; le sue capacità belliche e le sue doti atletiche erano a dir poco uniche e in breve tempo riuscì a superare il suo tutore in maestria.
Nei suoi occhi ardeva lucente come la fiamma di Asuryan la voglia di dimostrare il proprio valore, di non essere inferiore a nessuno, nemmeno a suo padre…era la reincarnazione dello spirito dell’antenato, il più grande guerriero che ebbe mai calcato il suolo di Ulthuan.
Tuttavia Belannaer conosceva bene la differenza tra il combattimento durante un allenamento e quello nella caoticità del campo di battaglia e nutriva in fondo al cuore un grande timore, timore che la voglia di dimostrare il proprio valore e la totale mancanza di paura del giovane potessero portarlo alla disfatta; per questo il maestro di Hoeth cercò di rimandare per quanto possibile la sua discesa sul campo.
Eppure secondo Aenarionn Belannaer si sbagliava…lui si sentiva pronto e voleva dimostrarlo; colse dunque la prima opportunità e di nascosto una notte abbandonò Hoeth e si diresse verso la costa, non molto distante da lì, dove, secondo alcune voci giunte alla torre, il giorno prima erano sbarcati i velieri degli odiati cugini guidati da Urian Lamavenefica; questo spietato elfo oscuro, braccio destro di Malekith, era stato educato alla guerra dallo stesso re stregone ed era considerato pressochè imbattibile.
La notizia della sua presenza aveva dunque buttato nello sconforto i difensori di Ulthuan e fin dalle prime ore della mattinata fu chiaro quale sarebbe stato l’infausto esito della battaglia; le schiere degli elfi oscuri parevano inarrestabili e le difese cominciavano a cedere quando all’improvviso una voce si alzò dalle linee elfiche; la voce esortava Urian ad affrontarlo in duello.
Non appena l’elfo oscuro udì quelle parole scoppiò in una tetra e fragorosa risata e cercò di trovare l’origine della voce; gli stessi difensori di Ulthuan cercarono di intravedere tra le linee chi fosse il povero stolto ke aveva avuto il coraggio di sfidare l’assassino oscuro in duello condannandosi così all’ inevitabile morte; un guerriero con addosso una leggera cotta di maglia in mithril finemente ricamata e un elmo recante l’idioma della torre di hoeth avanzò; non appena lo vide Urian si stupì e riprese a ridere certo della vittoria.
Il giovane elfo infatti, pur essendo fisicamente prestante, non era ben armato ragion per cui, a parere comune, sarebbe stato semplice per l’orgoglio del re Stregone superare le sue difese con un pugnale avvelenato e ucciderlo; lo stesso Belannaer, presente in prima fila alla battaglia, considerò un pazzo lo sfidante ma non riconobbe in lui nulla di familiare dato l’elmo che gli oscurava il volto.
Dunque il duello ebbe inizio e gli elfi, che non nutrivano alcuna speranza rimasero in silenzio aspettando l’inevitabile; nel campo rieccheggiavano solo le urla dei corsari e delle streghe oscure in attesa del sacrificio di sangue versato dal loro campione oscuro per il dio Khaine; tuttavia, malgrado Urian non si stesse risparmiando, pareva incapace di colpire il misterioso guerriero; egli infatti sembrava limitarsi a difendere schivando i colpi con movimenti veloci e flessuosi o ricacciando indietro le lame avvelenate e affilate come rasoi con la propria spada.
Una strana aura circondava il suo corpo, come se qualche volontà divina fosse al suo fianco; dalle linee degli asur cominciò a levarsi dunque qualche flebile sussurro di speranza che divenne poi voce di sostegno, voce che divenne infine grido quando all’ improvviso il giovanè evitò l’ennesimo affondo dell’elfo oscuro e rispose balzando in un istante all’ attacco per la prima volta mozzandogli la testa con un solo preciso fendente.
Era quindi lui il vincitore ma dopo un momento di sbandamento e stupore le prime linee dei cugini di naggaroth gli furono addosso pronte a vendicare la sorte del vessillo del re stregone; tuttavia Belannaer rispose prontamente ordinando l’avanzata in difesa del campione elfo.
La battaglia durò a lungo ma nei cuori degli Usur ormai non vi era più alcun timore, solo forza e coraggio; l’esito della battaglia era ribaltato e prima del calare del sole le armate oscure furono in rotta; Belannaer ordinò allora che fossero soccorsi i numerosi feriti e ke venissero raccolti i corpi dei caduti e subito di diresse verso l’elfo misterioso che li aveva portati alla vittoria quel giorno sul campo e che ora rivolgeva il suo sguardo verso la spiaggia dove gli ultimi elfi oscuri superstiti stavano ancora affannosamente tentando la fuga; quando il maestro di spada gli fu dietro gli sfilò l’elmo desideroso di scoprire chi egli fosse e non appena il giovane si voltò Belannaer vide davanti a sé il volto di Aenarionn, il suo allievo, che gli sorrideva soddisfatto. _E’ dunque pronto, è il migliore….non ho più nulla da insegnargli. – Pensò e di tutta risposta anch’egli si sciolse in un sorriso.
Molte altre furono le battaglie nei territori di Ulthuan nelle quale egli si distinse riportando successi non meno importanti e la sua fama crebbe alba dopo alba; eppure un giorno, senza preavviso, decise di recarsi nell’impero per sfidare il caos e i demoni maggiori ke il suo antenato aveva segregato in passato a costo della propria vita.
Un pomeriggio, nei pressi del Reikland, durante l’ennesima battaglia contro le legioni della distruzione venne a contatto con l’Ordo Iustitiae, un gruppo organizzato di uomini coraggiosi negli occhi dei quali riuscì a intravedere il bagliore della fiamma della speranza, del coraggio; malgrado la sia indole solitaria e schiva Aenarionn desise di unirsi alle loro fila, egli era nato per combattere quella guerra e ne sarebbe stato protagonista, pronto a donare la propria vita per la causa dell’ordine insieme ai suoi nuovi compagni.
 
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