Background di Norrath!

C.le Rommel

Lurker
LA STORIA di NORRATH


Il post originale è di Dexter..solo che si è perso nei meandri del forum...riposto!

Leggete tutti.. :)


Storia di Norrath

Si narra che, al di fuori dello spazio e del tempo, esista un'entità conosciuta soltanto come Il Senzanome, e che questo essere abbia creato tutto ciò che è e sarà. E' inoltre riportato in antichi testi che dalla Sua mente nacque non solo l'universo, con i suoi infiniti soli e mondi, ma anche una miriade di temibili creature senzienti in numero finito, le quali sarebbero state chiamate Dei da un uomo, un elfo o un nano.
Eoni addietro una di queste divinità arrivò nel mondo di Norrath. Veeshan, Drago Cristallino e sovrana del Piano del Cielo, trovò questo pianeta accogliente e depose le sue uova sul continente gelato di Velious. Con una mossa dei suoi poderosi artigli, Veeshan aprì degli enormi squarci sulla superficie di Norrath, reclamando per sè questo promettente nuovo mondo. Allora i draghi comminarono sulla terra e volarono nei cieli, potenti esseri di grande intelligenza, saggezza e forza. Ebbe così inizio l'Età delle Scaglie.

Nel frattempo gli altri dei notarono il lavoro di Veeshan e, essendo spesso creature grette e gelose, arrivarono anch'essi a Norrath, nell'intento di lasciare un loro segno. Brell Serilis fu il primo, e dal suo Piano del Sottosuolo, un reame oscuro di vaste caverne e tunnel senza fine, creò indisturbato un portale magico che conduceva ad una profonda caverna nelle viscere di Norrath. Attraverso questo portale il Duca del Sottosuolo popolò le profondità di Norrath con ogni sorta di creature. Brell tornò poi a casa, sigillando il suo portale entro una camera labirintica costruita con la mistica Pietra Vivente. E quando gli altri dei arrivarono a Norrath, Brell Serilis li approcciò uno ad uno, e dopo qualche tempo li convinse ad incontrarsi insieme per discutere del destino del mondo. La Grande Madre Tunare e Prexus, Signore degli Oceani, attendevano; anche Rallos Zek, il Signore della Guerra, si trovava lì, benchè si tenesse a distanza per diffidenza. Brell, evitando accuratamente domande sulla provenienza delle sue informazioni, raccontò della scoperta di Veeshan di un nuovo e potenzialmente interessante mondo sul quale aveva deposto la sua nidiata. Parole che il Re dei Ladri trovava convenienti uscirono dalle labbra di Brell, e propose che accettassero un'alleanza, dinnanzi alla quale tutti meno Rallos Zek si trovarono d'accordo, ignorando il fatto che Brell aveva già inviato alcune sue creature nel Sottosuolo di questo nuovo mondo. Il pianeta che sarebbe stato chiamato Norrath fu spartito tra questi potenti esseri, allo scopo di tenere sotto controllo la Regina dei Wyrm. Ognuno di loro avrebbe creato una razza di crature per sorvegliare Norrath e avere sott'occhio i progetti della Stirpe dei Draghi. Brell reclamò per sè le viscere della terra e creò i Nani, robusti e forzuti, al di sotto delle montagne di Norrath. Nelle profondità abissali degli oceani Prexus lasciò i suoi figli, i Kedge, vigorosi esseri acquatici dai grandi poteri mentali. E sulla superficie di Norrath, Tunare creò gli Elfi, creature di grazia e bellezza senza limiti, e Rallos Zek i Giganti, fieri e formidabili esseri intenti alla difesa delle proprie terre. Ebbe così inizio l'Età Antica.

Era inevitabile che così tante energie impegnate a inseminare pianeti con la vita avrebbero attratto ancora più dei, e furono gli Elfi a catturare la sgradita attenzione di Innoruuk, Principe dell'Odio. In una torre decrepita che svettava sugli oscuri e decadenti vicoli del Piano su cui regnava, Innoruuk aspettò, accumulando il fuoco del suo Odio fino a quando non divenne un furibondo inferno. Maledisse i suoi compagni dei per non averlo incluso nel loro patto e fece voto di far loro rimpiangere una tale mancanza di rispetto. Dalle sale della bella città degli Elfi, Takish-Hiz, il Principe dell'Odio ghermì la prima coppia reale. Nel suo regno di dolore e rabbia, li fece lentamente a pezzi, fisicamente e mentalmente, nel corso di trecento anni. Poi raggruppò i tremolanti rimasugli di quegli esseri di luce e li ricreò a sua sadica e oscura somiglianza, una contorta scimmiottatura dei nobili figli di Tunare. Nel riporre i Teir'Dal, come gli Elfi Scuri di Innoruuk vennero in seguito chiamati, nel Sottosuolo di Norrath, i germi per la vendetta finale dei Principe dell'Odio vennero seminati. Fizzlethorpe Bristlebane e Cazuc-Thul vennero poi a Norrath, e Brell li incontrò, concordando un secondo patto con le due divinità in cerca di un'altra scusa per creare più genti nel mondo. Rallos Zek stette ancora a guardare, determinato ad aggiungere nuove progenie, e questa volta Brell convinse il Signore della Guerra ad unirsi al patto, assicurandolo che era senz'altro il momento adatto per esaudire i propri desideri. Nelle profondità della terra Brell tornò per creare gli gnomi, che assomigliavano leggermente ai Nani, benchè quelli fossero più nerboruti e nodosi e questi ben più inclini a trafficare con dispositivi. Sulla superficie, lontano da Elfi e Giganti, Bristlebane fece gli Halfling, popolo di bassa statura, agile e con una tendenza a ficcanasare e persino rubacchiare, in certi casi. Cazic-Thule, Signore della Paura, fu spinto fino alle paludi e alle giungle di Norrath e là creò i Troll dalla pelle verde e i Lizard dall'aspetto di rettile. Rallos Zek ritornò in superficie, soddisfatto del consenso a creare più genti per il proprio esercito. Creò dunque gli Ogre, massicci ed imponenti esseri di discutibile intelligenza, e gli Orchi, generati per la battaglia e con in testa il solo desiderio di conquista. Da questo momento, quelle che ora sono note come le razze antiche di Norrath iniziarono ad espandersi e maturare. I villaggi divennero città, e le città reami. Parecchie delle razze erano propense ad allargare i propri domini e l'arte della guerra divenne parte delle loro culture in divenire. Di tutte le razze, furono gli Ogre che ben presto diedero prova di essere i più interessati agli scontri e al saccheggio, e il loro impero si espanse dalle loro montagne fino ad inglobare una larga parte di Tunaria, il più vasto tra i continenti conosciuti. La loro conoscenza della magia crebbe di pari passo alla loro ingordigia finchè si stancarono del solo Norrath e, quando ebbero notizia di altri piani e dimensioni, invasero il Piano della Terra stesso. Rallos Zek guardava con orgoglio mentre le sue creature sfidavano gli dei di quel regno e, quando infine vennero sconfitti, il Signore della Guerra stesso guidò una seconda invasione. La guerra che ne seguì scioccò i cieli e fece infuriare le divinità superiori. Grazie alla combinazione dei loro poteri, Rallos Zek venne infine fermato e forzato a tornare nel suo dominio; in seguito una grande barriera ai Piani del Potere venne eretta, negando l'entrata sia agli dei minori che ai mortali. E allora, in un gesto che alcuni videro di rancore, altri di giustizia, gli dei maledissero le creazioni del Signore della Guerra. Migliaia di Ogre vennero massacrati e il loro impero collassò su di loro. I Giganti si diffusero da un capo all'altro della terra, costretti a fuggire dalle loro case poichè gli dei portarono neve e ghiaccio sulle loro terre una volta rigogliose. Anche i Goblin vennero maledetti, ma nessuno scritto rimane a testimoniare la loro punizione dato che non tengono più registri della loro storia (fatto che potrebbe dare qualche indicazione sulla severità dell'anatema). Ebbe così iniziò L'Età dei Monumenti.

Quando le acque si calmarono, gli ultimi dei fecero la loro comparsa su Norrath. Mithaniel Marr, dio del Valore, ed Erollisi Marr, dea dell'Amore, crearono i Barbari, una rude razza che si stabilì nelle fredde e aspre Terre del Nord, vicino alle rovine dell'impero dei Giganti. Essendo la razza più giovane, erano solitamente sudici e rozzi, possedendo ben poca educazione. Tuttavia, siccome anch'essi erano portati alla guerra, ci furono alcuni tra loro che iniziarono a credere in qualcosa di più. A quel punto le altre civiltà di Norrath erano declinate da lungo tempo o erano sul viale de tramonto, e questa piccola minoranza di Barbari vide un'opportunità per trionfare dove gli altri avevano fallito. Forse era un barlume di saggezza donato dai gemelli Marr, o forse era solo una combinazione: fatto sta che, mentre i Barbari si diffondevano in ogni dove, guerreggiando sia fra di loro che con ogni razza che incontravano, questa minuscola frangia continuò a crescere. E così persino in mezzo a desolazione e guerra, comparì la speranza. Ebbe così inizio l'Età del Sangue.

L'ultima delle antiche razze a declinare su l'impero degli Elfi. La Foresta Elddar si era diffusa in tutto l'intero quarto sudorientale di Tunaria. Città e villaggi costruiti sugli alberi ospitavano migliaia di Elfi Selvaggi, e le marmoree città degli Elfi Alti vennero costruite nelle radure e nella vallate, con le loro bianche torri e guglie torreggianti sulla foresta, più alte del più alto fra gli alberi. Ma venne poi l'ultima maledizione divina, quando Solusek Ro, Signore delle Fiamme, creò le montagne della Catena del Serpente, portando calore dal sole bruciante all'antica foresta. I fiumi si prosciugarono, pioveva meno di anno in anno, e benchè i grandi druidi elfici combatterono a lungo e duramente, usando le loro potenti magie per combattere il cambiamento, poterono solo ritardare l'inevitabile. Lentamente la foresta cedette al deserto, e infine persino la grande Takish-Hiz cadde in rovina: gli elfi furono costretti a fuggire da Tunaria, lasciandosi dietro gran parte della loro grandezza. Ebbe così inizio l'Età Perduta.

Questo nuovo periodo della storia Norrathiana è il meno conosciuto, perchè fa riferimento a molte razze. I più illustri storici suppongono che, mentre le razze antiche si raggruppavano e ristabilivano, un piccolo gruppo di Barbari venne improvvisamente trasformato sia fisicamente che mentalmente. I più credono che questo sia l'ultimo grande atto divino diretto, e che forse la ragione per cui così poco si conosce di questo periodo è che gli dei desiderano che sia così, poichè stabilirono in seguito che avrebbero interferito meno con le proprie creazioni. Ad ogni modo, questo piccolo ed illuminato gruppo furono i padri della razza Umana, e rapidamente conquistarono un posto nelle terre, studiando le antiche arti della geomanzia. L'Impero Congiunto, come questa razza perduta di Umani è chiamata, si diffuse in tutto il mondo conosciuto, ma poi decadde anche più velocemente di quanto era nato, e per ragioni ancora sconosciute. Benchè siano gli antenati di ogni Umano su Norrath e le loro reliquie e rovine ancora ingombrano le terre da Odus fino a Faydwer, pochi eventi di questo periodo ci sono stati tramandati. Dopo la caduta dell'Impero Congiunto, ciò che rimaneva dell'umanità trovò dimora soprattutto nel centro di Tunaria, abitando innanzitutto le vaste e fertili pianure di Karana. Villaggi apparsero e prosperatono, parecchi raggiunsero le dimensioni di paese, e due di loro divennero infine delle città. Ad ovest, un forte e nobile manipolo di Uomini, capitanato da Antonius Bayle il Primo, fondò Qeynos sotto gli elevati principi della legge. Freeport, ad est, divenne un attivo e pericoloso approdo per tutti quelli che osavano avventurarsi nell'Oceano delle Lacrime. L'umanità, con grande sdegno delle razze antiche che osservavano da lontano, rimase forte e osò persino cambiare il nome della loro patria, ispirandosi ad uno della loro gente invece che ad uno degli dei. Il grande continente di Tunaria sarebbe stato d'ora in poi conosciuto sotto il nome di Antonica. Questo non implica però il fatto che gli Umani fossero in pace. La competizione era brutale, e quando le risorse iniziarono a scarseggiare per una ragione o per l'altra molti gruppi abbandonarono le promesse e le alleanze del passato, dandosi battaglia fra loro. Alcuni leader condannarono la violenza, sollecitando le masse a ricordare perchè erano fuggiti dal freddo nord. Altri ricordarono la loro gloria passata e lo splendore dell'Impero Congiunto. Questi portavoce insistevano che l'umanità aderisse ancora una volta a quei principi cui erano giunti. Esploratori e avventurieri ritornarono da terre lontane portando racconti di Elfi, Nani e altre strane creature, oltre che descrizioni di antiche città abbandonate. Alcuni tornarono addirittura con una limitata conoscenza della magia e delle arti mistiche. Quando la scontenta minoranza di leader ascoltò tutto questo, divennero nel contempo gelosi e determinati. Un piccolo, fragile uomo di grande intelletto chiamato Erud prese la guida del gruppo e li riunì in un concilio. Divennero ben presto irritati, persino disgustati dai loro compagni umani. Lasciandosi dietro di sè una piccola rete di spie, il resto dei seguaci di Erud abbandonò la città di Qeynos e si imbarcò su una piccola flotta di navi. Veleggiarono verso ovest e sbarcarono sull'arida costa dell'isola di Odus. La terra era rada, disabitata e piuttosto interessante agli occhi del concilio e della loro gente. Costruirono ben presto una città tutta loro, differente praticamente in tutto sia da Qeynos che da Freeport, poichè era quasi esclusivamente composta da un imponente castello. Venne chiamata Erudin e al suo interno gli scribi e i discepoli, che si diedero il nome di Grandi Uomini, si riunirono e analizzarono testimonianze, si impossessarono di libri e pergamene, e altri artefatti portati dalle loro spie. I primi praticanti umani dalla caduta dell'Impero Congiunto erano nati: maghi, stregoni ed incantatori occuparono i grandi saloni di Erudin e svilupparono un enorme potere e conoscenza. Ebbe così inizio l'Età dell'Illuminismo.

Ci vollerono alcuni anni prima che un piccolo gruppo di Eruditi scoprì l'arte perduta della Necromanzia. Vennero marchiati come eretici e un grande conflitto esplose. Per la prima volta in parecchie centinaia di anni, gli Eruditi si misero a combattere. Si affrontarono in una guerra civile non molto diversa da quella che avevano disprezzato e per cui avevano abbandonato la loro terra natia. Ma c'era una differenza molto importante: non usarono spade ed archi, bensì le arti magiche, e i risultati furono terribili. Centinaia di vite furono perdute, grandi edifici e strutture distrutte, ed infine gli eretici furono costretti a lasciare Erudin, a nascondersi e radunarsi nelle regioni meridionali di Odus. In un'unica battaglia finale, grandi energie mistiche vennero impiegate e un enorme voragine che conduceva alle sconosciute profondità della terra venne creata. Nell'oscurità di questo abisso, gli eretici costruirono la loro città, che chiamarono Paineel. Benchè entrambi gli schieramenti ribollivano di rabbia ed odio per l'altro, la paura per ciò che la battaglia finale aveva causato ha scongiurato ulteriori conflitti. Ebbe così inizio l'Età del Tumulto.

Questa fu un'era piena di meraviglie. Le razze antiche iniziarono a reclamare la loro precedente gloria. Le razze più recenti maturarono, e un'attiva economia si diffuse in tutto Odus, Antonica e Faydwer. Benchè conflitti e battaglie non furono certo rari, da secoli le terre non conoscevano la guerra aperta. Una miriade di alleanze e fazioni vennero stabilite, amici e nemici tramavano e pianificavano, e il mondo di Norrath divenne pronto per l'azione.
500 anni di storia sconosciuta passarono. E poi... il Cataclisma.
 
Ultima modifica:

C.le Rommel

Lurker
Circa 500 anni fa..

Capitolo 1

"C'è un'unica soluzione: sterminarli tutti."
Gli occhi infuocati di Rallos Zek si muovevano sdegnosamente da un dio all'altro, sperando che il suo duro proclama avesse convinto altri di loro a schierarsi al suo fianco. Erano passate ere ed ere da quando praticamente tutti gli dei si erano riuniti in questo modo, e non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire l'occasione di espandere la propria influenza

"Continuo a credere che una tale reazione sia esagerata," disse Tunare scuotendo la sua testa. I mortali hanno bisogno della nostra guida, non della nostra ira. Dovremmo ispirarli e rafforzare gli spiriti che ci sono in loro, piuttosto che soffiarli via.

"Ti riferisci ai tuoi preziosi elfi?" ribattè Rallos. "Hanno avuto bisogno della tua guida quando la loro ingordigia venne sparsa per il tuo piano, uccidendo i tuoi servi per la loro sete di potere e ricchezza? E quando attaccarono la stessa manifestazione della tua essenza come se fossi un cinghiale da sacrificare?"

Ella aggrottò le sopracciglia e scosse la testa. "Quella è la tua influenza al lavoro, Rallos. Fu solo quando essi fecero breccia nei Piani del Potere che tu perdesti il piacere che avevi tratto dal far crescere in loro la depravazione."

"Siamo tutti d'accordo sul fatto che i mortali siano andati troppo oltre," interruppe Brell, capendo il bisogno di interloquire prima che la disputa si protraesse oltre. "Ma senz'altro la risposta non è quella di spazzare via tutto il nostro lavoro. Dopotutto, sono solo alcune le razza che hanno commesso offese degne di una tale azione. Magari una severa selezione è preferibile ad un totale annientamento."

Solusek Ro scosse la testa. "Mi trovo d'accordo con Rallos su questo problema. Spazzarli tutti via è l'unico modo."

"La soluzione è ovvia," interruppe Cazic-Thule. "Se la mia influenza fosse incoraggiata a crescere, i mortali non sarebbero nella posizione di sfidarci. La paura li terrebbe sotto controllo, come dovrebbe sempre essere."

Karana si accigliò. "Assurdo. E' stato provato che chiunque fra noi, se preso da solo, può essere sopraffatto dai mortali. E' stato sottovalutandoli che siamo arrivati a questo punto, che siamo stati costretti ad allearci per un'azione, se non per principio. Ma la soluzione deve essere condivisa da tutti.

"Come potete essere così ciechi?" ringhiò Rallos. "Come potete non vedere che i mortali devono essere costretti a pagare per la loro insolenza?"

"Tu ignori l'onore nei loro cuori," replicò Mithaniel Marr. "Si sono guadagnati il diritto di esistere, di ascendere alla grandezza."

"Grandezza?" chiocciò allegramente Innoruuk. "Lasciateli alle loro occupazioni e si distruggeranno a vicenda, tra gelosie ed odio. La soluzione che fa per noi non è quella di ucciderli, ma di farci da parte e lasciare che si massacrino l'uno contro l'altro."

"Non abbiamo tempo per qualcosa del genere," asserì Solusek Ro. "I semipiani sono già stati indeboliti.. a dire il vero, alcuni sono semplicemente scomparsi da quando i nostri poteri si sono indeboliti troppo per sostenerli oltre. Dobbiamo riconcentrare le nostre risorse e ribattere adesso, mentre ancora possiamo."

Quellious aveva ascoltato il dibattito per quelli che erano sembrati eoni. Benchè il tempo non avesse alcuna importanza per loro in quel luogo, ella non poteva sopportare di sentire altro. Parlò quietamente, ma con una prontezza che zittì gli altri.

"Propongo un compromesso," disse, spostando il suo sguardo da un dio all'altro. "Non sarà l'ideale per nessuno di noi, e comporterà dei roschi. Ma sento che questo è l'unico modo per raggiungere ogni nostro obiettivo e ristabilire l'quilibrio tra noi ed i mortali."

Bristlebane prestò orecchio. "Parla, per favore, poichè questa discussione senza fine fa impazzire anche me."

Quellious continuò. "Siamo tutti d'accordo sul fatto che i mortali hanno accumulato troppo potere, ma non ci sono modi pacifici per correggere la situazione. E' inoltre un momento in cui dobbiamo riprendere le forze, benchè questo significhi rimuovere la nostra influenza su questo mondo per del tempo. Ma se tutti noi concordiamo, inclusi quelli che seggono sulla grande ruota del Potere Elementale, ci potrebbe salvare tutti."

"Parla, o Tranquilla," disse Xegony, spezzando il suo lungo silenzio. "Ascolteremo la tua proposta."

Quellious anniì. "E' grazie alla loro unità che i mortali hanno iniziato a diventare forti. La prima cosa che dobbiamo fare è distruggere quella unità..."

Quando Quellious finì, Erollisi Marr annuì. "Dovrebbe essere un compromesso accettabile."

"Siamo d'accordo," aggiunsero i due fratelli gemelli.

"Non fa alcuna differenza per me," ghignò Innoruuk, "perchè credo ancora che alla fine i mortali si distruggeranno da soli."

Brell si grattò il mento pensosamente. "Farò come suggerisci."

Il Senzavolto scrollò le spalle. "Mi sembra una perdita di tempo, ma seguirò il volere di questo concilio."

Tunare sospirò tristemente. "Farò ciò che chiedi per portare a termine questo lavoro."

Fennin Ro parlò per la prima volta da quando era entrato nella sala. "I regnanti dei Piani Elementali si conformeranno a questa decisione."

Uno per uno, gli altri dei concordarono o si limitarono ad annuire silenziosamente.
Quellious squadrò Rallos Zek mentre bisbigliava qualcosa a Solusek Ro. Il Principe delle Fiamme scosse la testa.

"Siamo d'accordo," disse infine il dio della Guerra. "Quando avrà inizio?"

"Tra sette giorni del tempo mortale. Agiremo come un'unica entità. Ci sarà abbastanza tempo per fare ciò che è richiesto?"

"Sarà abbastamza," replicò freddamente Solusek Ro. Tunare annuì con riluttanza.

"Allora è tutto deciso," il Tribunale parlò con un'unica voce. "Questo concilio viene aggiornato."

Gli dei iniziarono a lasciare la sala, ma Quellious indugiò. Notò che Rallos aveva approcciato Cazic-Thule ed iniziato a bisbigliargli qualcosa, e guardò mentre Solusek Ro faceva lo stesso con Brell.

Tunare le si avvicinò. "E' davvero l'unico modo?"

"Ne sono convinta," le rispose Quellious gentilmente. "Ma credo che dobbiamo rimanere guardinghi, poichè non tutti potrebbero onorare gli intenti di questo patto."

Karana si rivolse alle due dee. "Ho qualche trepidazione in merito, e giurerei che anche voi provate la stessa cosa."

"Sì," replicò Quellious. "Ma ho un'altra proposta da condividere con voi due per assicurarci che i nostri interessi siano preservati."

Mentre le tre dee lasciavano il salone del concilio insieme, Rallos Zek le osservò sprezzante. Mormorò fra sè. "E così, Quellious, tu hai i tuoi alleati ed io ho i miei. Ma la tua debolezza sarà la tua rovina. Che il gioco finale abbia inizio."
 

C.le Rommel

Lurker
Dai su...è come leggere il libro del Signo degli Anelli la prima volta...lo si beve tutto al primo colpo! :leggi:

Ok..si continua...Capitolo 2 :D

L'anziano uomo stava in piedi nella cucina della sua piccola casa, di fronte alla finestra, pulendo i piatti della cena mentre guardava l'aura arancione del tramonto che gradualmente scendeva sulle Commonlands. Adorava il crepuscolo e la calma che portava alla campagna - un lusso raro per quei tempi. Con Freeport che era cresciuta così tanto negli ultimi anni, e con tutta la gente che costruiva le proprie case nell'area circostanze, la tranquillità era una merce rara.

Finì con i piattì propriò mentre il sole spariva dietro le colline. Le sue ossa gli dolsero leggermente mentre si sedeva vicino al fuoco, chiudendo gli occhi e lasciando che il tepore lo circondasse. Proprio come i suoi superiore dell'Ordine Ashen gli avevano iniziato così tanti anni fa, schiarì la propria mente ed iniziò a meditare.

I suoi occhi si aprirono quando udì bussare alla porta. Lo avrebbe fatto trasalire se non fosse stato così leggero, così ritmico, quasi come il battito cardiaco. Si alzò e si avvicinò all'uscio, facendo una pausa per raccogliere le idee. Benchè le Commonlands fossero diventate molto più sicure in quei tempi, non sarebbe stata la prima volta che qualche brigante avesse provato ad approfittare di un vegliardo all'apparenza innoquo. Flesse il suo pugno e sorrise. Tuttavia, la magia era ancora a disposizione se ne avesse avuto bisogno. Annuì silenziosamente a se stesso ed aprì la porta.

Il vecchio si raggelò. La riconobbe all'istante, benchè non avesse mai posato i suoi occhi su di lei prima d'ora. Era solo una piccola ragazza, ma emanava una luce ed un tepore che avrebbe umiliato il caminetto in un confronto. Un senso di pace irradiava da lei, toccandolo nel profondo. Lacrime riempirono i suoi occhi e deglutì a lungo, senza che la sua bocca riuscisse a parlare.

Ella lo guardò e gli sorrise lievemente. La sua voce era come una delicata, lenta melodia quando prese parola. "Salve, discepolo."

Egli capì che stava tremando, nonostante il senso di appartenenza che fiorì in ogni singola cellula del suo essere. Si inginocchiò a terra dinnanzi a lei, e con una voce simile ad un sussurro: "E' tempo di andare dunque? Oltrepassare questa apparenza e costruire la mia casa nella Tranquillità, alfine?"

Ella si sporse e gli toccò la mano, mentre il suo sorriso lo riscaldava. Scosse la testa. "No, discepolo, non puoi ancora riposare. Ho bisogno di te, ora più che mai. Alzati e cammina con me, poichè il mio tempo qui è limitato e c'è molto che devo dirti."

Le obbedì istantaneamente, seguendola mentre lo guidava fuori dalla porta. La terra dinnanzi a loro era perfettamente immobile, pulsante con una sorta di luce innaturale che gli permetteva di vedere e percepire ogni cosa intorno a sè. Respirò profondamente ed annusò ogni fiore allo stesso tempo. All'improvviso si sentì sciocco per essere così pieno di meraviglia. Era ovvio che lei potesse farlo. Ella poteva portare la serenità in ogni luogo.

Ella tenne la sua mano mentre camminavano. La sua voce era sommessa ma chiara. "Tempi agitati attendono, discepolo. Siamo sulla soglia del cambiamento, e non so se questo si rivelerà buono o meno. Il futuro è nebuloso, persino per me. Ben presto il tumulto avvolgerà queste terre. Sono stati messi in moto eventi che non possono essere fermati, ed avvenimenti oscuri stanno per accadere. La mia presenza non sarà più conosciuta qui, e la lotta prenderà il mio posto."

"No, mia padrona, questo non può essere," sostenne allarmato. "Norrath ha bisogno della tua guida e luce. Ne ho bisogno anch'io, così tanto."

Ella scosse la testa lentamente. "Queste cose sono scritte e non possono essere cambiate. E' per questo che sono venuta per te. E' tempo che tu vada incontro al tuo destino ed aiuti il tuo mondo. Tu devi tramandare i miei insegnamenti, e preparare questa terra per i pericoli futuri."

Egli cadde in ginocchio di fronte a lei e chinò la testa. "Sono al tuo comando, padrona."

Ella posò le sue mani sulle sue spalle e parlò, con voce piena di dolcezza e pace. "Alzati dunque, mio discepolo, ed accetta il tuo destino."

Egli inspirò profondamente e si alzò in piedi. Il dolore alle sue giunture era svanito e la sua visione sembrava in qualche modo più affinata. Le rughe sulle sue mani erano sparite e percepì una nuova forza sorgere in esse.

"Il velo degli anni è passato. Il tuo corpo verrà ora rinnovato dalla mia forza, fino a quando mi servirai."

Egli chinò la testa e parlò, con una voce che sembrava in qualche modo nuova e differente. "Vi ringrazio, padrona. Quale compito mi attende ora?"

"Tu sarai la mia presenza in questa terra, discepolo. Tu preserverai le vie della Tranquillità ed insegnerai i miei principi, poichè il mondo è diretto verso la disperazione. Tu sarai la mia voce quando io sarò costretta al silenzio."

Egli annuì. "Lo farò con felicità e grande onore, padrona. Tutte le terre di Norrath e i cieli sopra esso conosceranno i tuoi insegnamenti."

Ella si zittì un momento, mentre i suoi occhi guardavano alla luna di Luclin che scintillava brillante su di loro. La sua fronte si corrugò lievemente.

"C'è altro di cui ti devo parlare, e il tempo è poco. Cammina con me, Avatar della Tranquillità, ed ascolta le mie parole."

Ella porse la sua mano verso di lui ed egli la prese, passeggiando con lei nella fresca calma della sera. Mentre i loro passi lo conducevano ben lontano dalla sua vecchia vita, egli finalmente conobbe il suo vero obiettivo. Questa era una fine ed un inizio, un addio ed un ciao.

La notte era quieta ed immobile. Non sarebbe rimasta così ancora a lungo.

Circa 200 anni fa..
 

C.le Rommel

Lurker
Capitolo 3

Ayenden concluse i suoi affari al Bazaar e si incamminò verso il Nexus. La solita folla di viaggiatori stava passando, ed Ayenden pensò che avrebbe potutto guardarsi attorno in cerca di facce familiari con cui andare all'avventura. Adocchiò una vecchia amica che stava in cima alla piattaforma. "Enkasha," la chiamò. "Non mi aspettavo di vederti qui oggi."

L'alta, serena Erudita lo vide e gli accennò un sorriso. Ayenden sapeva che questa era la massima emozione che avrebbe lasciato trasparire. Ella discese le scale e lo salutò.

"Sei nel giusto, amico mio. Sono senz'altro in ritardo per il festival. Stavo esplorando i Piani con i miei compagni di gilda, e ci è voluto ben più tempo di quanto avessi previsto. Sarò senz'altro rimproverata per la mia lentezza."

"Sembra una splendida occasione per la tua gente," disse Ayenden. "Sei sicura che non possa convincerti a portarmi con te come ospite?"

Enkasha ruotò gli occhì e sospirò, un gesto che Ayenden riconosceva essere più giocoso che irritato. "Sai benissimo che le celebrazioni per l'anniversario della nascita di Erud sono un sacro ed intimo rituale per noi. Agli estranei non è mai permesso assistervi."

"Sì, me lo avevi già detto prima," mugugnò Ayenden. "Spero che mi dirai i dettagli più tardi, perlomeno. Sono sicuro che questo ottavo centenario sarà una grande occasione. Chissà, forse qualcuno di voi potrebbe persino raccontare una barzelletta."

Enkasha sospirò nuovamente, ma la leggera smorfia tradì il suo divertimento. "Sarà senz'altro qualcosa di speciale, ma non per i motivi cui fai riferimento. Ma lasciamo perdere queste chiacchiere; devo vedere il discendente per essere teletrasportata a Odus."

Prima che potesse replicare, l'attenzione di Ayenden fu catturata da un certo scompiglio sulla piattaforma del Nexus. L'aria stessa sembrava crepitare e borbottare, mentre un vortice di energia iniziava a turbinare. "Per Tunare, che cos'è quello?"

Enkasha si voltò e guardò, con gli occhi ridotti a fessure. "Qualcuno si sta teletrasportando nel salone."

Ayenden scosse la testa lentamente. "Non è una magia ordinaria. Qualcuno sta aprendo una via d'accesso a questo posto, e sta impiegando una grande energia per farlo." Mormorò le prime parole di un incantesimo, con gli occhi fissi sul vortice in espansione. "Credo che forse dovresti fare visita al discendente proprio ora, amica mia."

"Non ci penso nemmeno," protestò Enkasha. "Chi altri difenderebbe un vecchio e fragile mago come te?" Recitò un incatesimo per evocare una potente creatura e le comandò di posizionarsi dinnazi a lei. Il vortice di energia sulla piattaforma sopra di loro si stava espandendo rapidamente.

"Hai scelto un momento curioso per migliorare il tuo senso dell'umorismo, mia signora. Non che non te ne sia grato, ma devo proprio insistere affinchè.." Ayenden sussultò, mentre il portale si apriva e massicci esseri oscuri iniziarono prontamente ad attraversarlo. "I Diaku!" gridò per la sorpresa. "Stai indietro, Enkasha!"

Gli enormi soldati pesantemente corazzati si riversarono attraverso l'apertura con le armi sguainate. Si precipitarono giù dalle scale verso la folla che si era riunita, preparandosi ad attaccare.

"Che ci fanno fuori dal Piano della Tattica?" gridò Enkasha. Istintivamente potenziò la creatura che aveva evocato e la dispose più avanti, mentre un soldato la caricava. Il Nexus era ormai pieno di avventurieri che provenivano dal Bazaar e dal Shadowhaven, ma altri Diaku continuavano a sbucare dal portale. "Sono troppi!" Esclamò quella. "Non possiamo fermarli."

"Lascia che ti porti via da qui, Enkasha," la supplicò Ayenden. "Ora non c'è tempo per gli scherzi, nè per l'orgoglio."

"No, resterò qui e difenderò questo posto," ribattè lei, curando il suo compagno animale mentre questo combatteva contro uno spadaccino Diaku. "Ma tu devi andare ad avvertire altri. Abbiamo bisogno di rinforzi."

"Non ti lascerò!" Dardi di energia sbucarono dalle sue dita, mentre altri invasori planari continuavano ad arrivare.

"Chi fra noi sta facendo l'eroe? Devi andartene, e andartene ora. Penso che qualcos'altro stia varcando il portale."

Da dietro i Daiku apparirono imponenti esseri le cui teste sembravano fatte di fuoco, mentre le loro poderose armi sfavillavano per il potere arcano del loro padrone.

"Per tutti gli dei!" sibilò Ayenden. "Quelli sono i servi di Solusek Ro. Sembrano portare con sè un'enorme gemma di qualche tipo."

Enkasha stava riversando tutta la sua forza nel compagno, lottando contro l'assalto dei Diaku. "Non possiamo permetterci ulteriori indugi. Abbiamo bisogno di aiuto, Ayende. Ora và!"

Egli voleva disperatamente stare al suo fianco, ma sapeva che aveva ragione. Ayenden lanciò il suo incantesimo portale e aspettò che lo trasportasse via. "Sarò presto di ritorno. Resisti, amica mia." Mentre la scena stava iniziando a scomparire attorno a lui, notò un arciere Diaku che prendeva la mira verso Enkasha dalla sommità della piattaforma. Provò a gridare per avvertirla ma, prima che potesse emettere un qualsiasi suono, era stato trasportato via.

L'odore familiare del Faydark empiva le sue narici, rimpiazzando istantaneamente il fetore dell'aria rovente che permeava il Nexus fino a pochi istanti prima. Il teletrasporto era sempre un po' sconcertante, ma non lo era quella notte. Si voltò e corse per le vie che aveva imparato così bene nella sua giovinezza.

Alla fine scorse le guardie fuori dalla grande città di Felwithe. "Suonate l'allarme!" urlò. "Il Nexus è sotto attacco!"

Ayenden passò davanti alle varie persone affaccendate attorno al cancello aperto e corse dentro. Doveva dire ai paladini di radunare le loro forze. Quell'invasione poteva necessitare di un'intera legione di cavalieri per essere respinta.

Il capitano delle guardie fece qualche passo verso il mago, affiancato dal suo luogotenente. "Di che attacco state parlando? Ditemelo alla svelta."

Ayenden aveva il respiro affannoso mentre raccontava al capitano ciò che era accaduto. Il capitano soppesò le parole del mago per un momento, poi si girò verso il suo luogotenente. "Riferite al re ciò che è successo. Ditegli che potremmo avere bisogno di ulteriori rinforzi. Porterò uno squadrone con me per respingere quegli esseri."

Il luogotenente si congedò con un saluto militare, marciando velocemente per il corridoio. Il capitano additò nuovamente il cancello della città. "Incontratemi fuori. Devo radunare le mie forze, poi avremo bisogno di voi perchè ci portiate al Nexus."

Ayenden annuì e corse fuori. Dopo quella che gli sembrò un'eternità, il capitano e le sue guardie arrivarono, accompagnati da altri maghi.

"Lanci il suo incantesimo e ci porti al Nexus," ordinò il capitano. Ayenden iniziò immediatamente a recitare la formula, e nel mentre sentì la familiare energia accumularsi attornò a sè e ai suoi passeggeri. Improvvisamente però, il portale collassò e l'incantesimo fu interrotto.

Ayenden si maledisse e lo riniziò. Questa volta il suo potere sembrava venire meno, nonostate fosse stato a meditare per parecchi minuti. Guardò il capitano e scosse la testa.

Il capitano si voltò verso i suoi maghi. "Ci porterete voi là," ordinò. Iniziarono l'incantesimo, ma anche le loro magie fecero fiasco.

"Non riesco a spiegarmelo," disse uno di loro. Gli altri non erano meno sconcertati.

"Dobbiamo recarti alle guglie. Il discendente ci può portare là," sostenne Ayenden. Il capitano annuì e fece marciare i suoi uomini.

Questa corsa sembrò ben più lunga dell'ultima che Ayenden aveva fatto, ma giunsero infine alle gigantesche guglie silvane. Sapeva che c'era qualcosa che non andava anche prima di entrare. Il familiare ronzio era sparito, e il discendente stava da solo al centro delle guglie.

"Che è? Cos'è successo?" gridò Ayenden. "Diccelo!"

Il discendente si guardò attornò impotente. "Sono morte," disse semplicemente. "Le guglie sono silenziose."

Ayenden si immobilizzò, a bocca aperta. Lanciò uno sguardo al cielo, sentendosi più perduto che mai. Pensò alla sua amica così distante.

"Mi dispiace, Enkasha," mormorò alla stringente oscurità della notte. "Mi dispiace così tanto."



Capitolo 4

Urduuk si risvegliò nello stesso stato d'animo del giorno prima. Forse più irritato. Sicuramente non meno.

Si strofinò gli occhi e guardò attorno, notando Karna che cucinava la colazione. Scosse la sua testa massiccia "Come facciamo a vivere così?" chiese ad alta voce.

"Cosa?" le grugnì lei. "Vivere come?"

"Questo posto," disse, alzandosi in piedi, "non è nient'altro che un mucchio di rocce con qualche ruvido straccio sul pavimento. E tuttavia abbiamo vissuti qui per anni e non ci abbiamo mai pensato su. Non ti sembra strano a te?"

Karna era sconcertata. "Questo posto è la nostra casa. E' come se Oggok facesse parte delle nostre vite. Non capisco questo... improvviso cambiamento nei tuoi pensieri."

"Insoddisfazione, lo capisci? Non la provi anche tu, Karna? Non senti qualcosa che cresce dentro di te? E' come se una nebbia si sia lentamente dissolta e la mia mente percepisse la verità per la prima volta. Siamo una razza di sovrani, Karna. Un tempo stringevamo l'intero Norrath nel palmo delle nostre mani. Ma per secoli la nostra gente ha vissuto in una città che non è altro che un disordinato cumulo di pietre e viti putrefatte. Non ti sembra ridicolo? Non ti sembra assurdo?"

Ella scoprì i denti e lentamente scosse la sua testa. "La mia mente.. è confusa, Urduuk. Mi fa un po' paura. So di cosa parli, tuttavia.. è come se mi stessi trascinando a fatica nell'acqua profonda. Vorrei davvero muovermi più velocemente, ma non ci riesco proprio."

Egli cinse il suo enorme braccio attorno a lei e la avvicinò a sè. "Mi spiace, amore mio. Non volevo turbarti. Ma lo posso vedere sia dentro di me che negli altri. Posso sentirlo dal modo in cui parliamo. Qualcosa in noi sta cambiando, Karna. Non siamo ciò che eravamo una volta.

"Penso che tu abbia ragione, Urduuk," disse lei, quasi vulnerabile. Lo abbracciò stretto, perchè la faceva stare meglio.

Egli la baciò sulla fronte. "Abbiamo detto abbastanza assurdità per ora. Che mi dici della colazione?"

---

"Patetico," mormorò rabbiosamente tra sè e sè. Poi, rivolto all'anziano, "Sei sicuro che non ci sia altro?"

L'Ogre con la cresta argentata scosse lentamente la sua testa. "Te l'ho già detto due volte che è tutto qui. Semplicemente non abbiamo tenuto molti documenti scritti sulla nostra storia, giovanotto. Queste pergamene e tavolette sono tutto ciò che i nostri sciamani hanno scritto nel corso dei secoli."

"Ridicolo"" sibilò fra sè quando l'anziano si sedette. "E' come se la nostra intera civiltà si sia imbambolata. Leggende sono state tramandate da una generazione all'altra oralmente, ma ci sono così poche informazioni concrete. E questa caotica biblioteca è risibile. Persino i maledetti Froglok hanno libri migliori di questi." Urduul spinse via le pergamene e le tavolette, stringendo il pugno.

"Che c'è, giovane?" chiese il vecchio Ogre. "Hai trovato le risposte che cercavi?"

Purtroppo credo di sì, anziano." Urduuk scosse la testa. "Perlomeno, l'unica risposta che si poteva trovare." Si alzò e uscì dalla biblioteca, mentre i suoi piedi calpestavano rabbiosamente i ciottoli sgretolati della strada.

---

"Attento a come parli al tuo capo, Urduuk. La mia parola è legge qui ad Oggok."

Urduuk tenne la lingua a freno per un attimo prima di prendere nuovamente la parola. "Non intendevo offendere, Capitano Orrek. Credo semplicemente che ci possa essere un approccio migliore."

Il mio piano è valido. Espanderemo i nostri terreni coltivabili e riempiremo i nostri stomaci. Rinforzeremo i nostri avamposti nel Feerrott e ci assicureremo che i nostri confini siano sicuri. Oggok crescerà e prospererà sotto il mio controllo."

"Dobbiamo fare di più che sopravvivere! Non siamo una razza di contadini, Orrek. Siamo una razza di guerrieri e sovrani. Norrath ha conosciuto la nostra dominazione una volta, e deve conoscerla nuovamente. Ma non vedremo mai più quella gloria finchè coltiveremo il suolo come rozzi braccianti."

"Il tuo tone mi offende, Urduuk. Un'altra parola e ti farò incatenare dinnanzi a questa assemblea."

"Assemblea? Stai scherzando? Guardati attorno," disse facendo un cenno alla folla che li circondava nella piazza. "Il centro della nostra città non è altro che rocce frantumate e fetidi stagni. Come può essere abbastanza per te? Guardò gli altri cittadini. "Come può essere abbastanza per ciascuno di voi?" Molti Ogre mormorarono in cenno di assenso.

Il capo percepì il dissenso che cresceva attorno a lui. "Ne ho abbastanza! Io comando questa città, ed io stabilisco il suo corso. Questa riunione è finita."

"No invece!" ringhiò Urduuk. "E' tempo che mostriamo il coraggio di accettare il nostro destino.!

"Sono queste le parole," annunciò una profonda voce tonante, "che ho aspettato che qualcuno di voi dicesse."

Urduuk si girò e trasalì, come fece la folla. Apparita improvvisamente, vi era un'imponente figura alta il doppio degli altri Ogre con una costituzione massiccia e tarchiata. Indossava un'armatura metallica scura che sembrava risplendere debolmente di potere, ed un elmo cornuto che terminava appena sopra i suoi occhi ardenti. Assomigliava ad un Ogre ma era più di un Ogre, una creatura di potere, terrore e morte,

Urduuk rimase di sasso per un momento, poi balbettò una domanda quasi sussurrata. "Lord.. Lord Rallos?"

"No," rispose la voce, echeggiando per tutta la piazza. "Io non sono il vostro creatore, ma piuttosto l'unico che è rimasto ad eseguire il suo volere. Sono la mano di Zek quando egli deve assentarsi. E sono colui il quale vi guiderà nuovamente a dominare tutto Norrath."

Urduuk squadrò il capitano, che era immobile, sgomento e terrorizzato. Urduuk gli sogghignò e si girò verso l'oscura figura. "Avatar della Guerra, emissario del nostro creatore, viviamo e moriamo al tuo comando. Dicci cosa fare."

Un tetro sorriso sembrò attraversare il viso ultraterreno dell'essere per un attimo. "Voi costruirete. Non sprecherete più altro tempo a coltivare grano o cuocere pane. Prenderete ciò che vi serve dagli altro e renderete questo posto una città degna dei re. Voi amplierete le vostre conoscenze, e imparerete nuovamente le oscure arti che avete perduto così tanto tempo fa. Ammasserete una nuova Armata Rallosiana che conquisterà il mondo e spazzerà via i figli degli dei minori una volta per tutte. Questo è il tuo destino, figlio di Zek. Lo accetterai, o vagherai per la giungla con lucertole e rospi?"

Urduuk fece un passo in avanti e stette davanti all'avatar. "Ci impadroniremo del nostro destino. Costruiremo una nuova città di Rallos che sarà più sontuosa di qualsiasi altra su Norrath. Una per una, le terre di quelli che si oppongono a noi saranno rase al suolo. Questo è un patto di sangue. Non falliremo."

L'avatar si mise al suo fianco e sguainò una fiammegiante lama ricoperta di rune. Toccò con essa la spalla di Urduuk e guardò mentre l'Ogre si rifiutava di indietreggiare. L'avatar annuì. "Tu, Urduuk, sarai il mio generale. Condurrai il tuo popolo al suo legittimo destino. Con il tocco della Soulfire, ordino che questo sia fatto." Rinfoderò la spada e sguainò una seconda arma dalla sua cinta. "Questa spada venne benedetta da Vallon Zek e fu forgiata tra le fiamme di Drunder. L'empia spada Vel'Arek deve bere il sangue del debole, e in cambio ti renderà forte Usala per reclamare ciò che è tuo, Urduuk."

Urduuk prese in mano l'imponente arma e la soppesò. Sembrava che ci sarebbero volute due mani per maneggiarla, ma poteva facilmente rotearla con una sola. Aveva una lunga, nera lama con arcaiche parole incise su tutta la sua lunghezza. Guardò all'avatar per un momento, poi si voltò e andò verso il Capitano Orrek. "Ci costringerai ancora ad essere braccianti, capitano? Ci costringerai ancora ad essere deboli?"

"Io.. ho dedicato la mia vita al servizio di Zek," balbettò nervosamente. "Non lo deluderò."

"Hai ragione, capitano, perchè la tua morte lo servirà davvero." Urduuk allungò improvvisamente la spada dinnanzi a sè e la conficcò nel torace del capitano, fissato gli occhi dell'Ogre mentre questo crollava a terra. Urduuk ritrasse la lama e la alzò al cielo, guardandola mentre sembrava che bevesse il sangue del capitano caduto.

"Questa," tuonò la voce dell'avatar, "è la forza di volontà necessaria a regnare queste terre. Anche ora il mio alleato, l'Avatar delle Fiamme, sta portando lo stesso messaggio alle legioni degli Orchi. Insieme i figli di Zek conquisteranno questo mondo e lo purificheranno da elfi e uomini."

"La parola di Zek ci guiderà, Avatar," proclamò il generale Urduuk. "Costruiremo la città e l'armata. Impareremo le magie oscure e una volta ancora diverremo i signori di questo reame."

L'avatar osservò, mentre gli Ogre si inchinavano dinnanzi al loro sovrano. Urduuk aguzzò la vista e guardò verso est. "E quando il momento sarà propizio, "disse con disprezzo, "Gukta e i miserabili Froglok saranno i primi a cadere."
 
Ultima modifica:

C.le Rommel

Lurker
Capitolo 5

I passi del ranger non emettevano alcun suono, mentre questi si arrampicava verso la vetta. Nessuna roccia rotolava via, nessun ramoscello veniva spezzato; era come se la natura stessa lo stesse sostenendo lungo il suo cammino.

Raggiunse la sommità e vide il monaco seduto, con le spalle rivolte verso di lui. Il monaco sembrava osservare tutto il panorama, dai Piani di Karana ad ovest alle Commonland ad est. Il ranger si avvicinò silenziosamente, portandosi verso colui che andava cercando.

"Benvenuto, Avatar," disse il monaco senza girarsi. "I preparativi sono stati portati a termine?"

Il ranger si fermò, sorridendo fra sè e sè. "I ranger di Surefall sono pronti, mentre i Cavalieri del Tuono stanno radunando le proprie forze. E tu, amico mio, hai un udito eccezionale."

"Non sono state le mie orecchie a dirmi che tu stavi arrivando, te l'assicuro. La tua abilità è senza eguali. Karana ha scelto bene."

"Ancora mi domando se sia vero," replicò il ranger. "Mi sembra ieri il tempo in cui ero semplicemente Askr il Disperso, un rifugiato bloccato in una caverna del Piano delle Tempeste. Perchè mai Karana avrà scelto qualcuno come me per servirlo?"

Il monaco si alzò e si voltò verso il ranger. "E' naturale porsi delle domande, specialmente quando c'è così tanto in gioco. Tuttavia, proprio come io devo confidare nella saggezza di Quellious, tu devi riporre fiducia nella decisione del tuo signore. Chiunque tu fossi una volta, ora sei l'Avatar delle Tempeste, ed hai un dovere dinnanzi a te."

Il ranger annuì. "Hai ragione. Ti prego di perdonare i miei dubbi. Quando il momento giungerò, farò ciò che è necessario."

Il monaco sorrise. "So che lo farai, amico mio. Che entrambi possiamo rivelarci degni del compito che ci attende."

"Cosa mi dici dei tuoi preparativi, Avatar? Freeport sarà pronta?"

La fronte del monaco si corrugò. "Benchè pochi di numero, i Cavalieri della Verità torneranno a difendere la città. Il loro senso del dovere è incrollabile. Non è stato altrettanto facile assicurarsi la stessa promessa da parte dell'Ordine Ashen, tuttavia. La discordia è sorta tra i suoi ranghi, e molti desiderano ignorare i propri obblighi, rimanendo isolati nella loro fortezza nel deserto. Fortunatamente sono stato in grado di convincerli a fare altrimenti. Per quanto riguarda la città vera e propria, è come sospettavo. L'Overlord si rifiuta di credere che una qualsiasi armata possa sfidare il suo regno, e ha scelto di ignorare gli avvertimenti. Tuttavia, possiamo star certi che difenderà i suoi confini quando vedrà di non avere altra scelta."

Il ranger annuì. "Ho percepito riluttanza anche da parte della famiglia Bayle. Sembrano restii ad accettare che l'Armata Rallosiana possa sorgere nuovamente, nonostante tutte le prove mostrategli."

"I re e i dittatori vedono solo ciò che vogliono vedere," disse il monaco. "Ma arriva un momento in cui la verità non può più essere ignorata. E questo momento si sta avvicinando velocemente."

"Già. Gli Orchi a nord si muoveranno tra poco. Non credo che Halas riuscirà a resistere al loro attacco."

"Ho simili paure per quel che concerne Gukta. Gli Ogre la osservano invidiosi e il loro capo nutre un feroce odio per i Froglok. Tuttavia i Guktani si rifiutano di abbandonare le terre che credono che Marr abbia dato loro, costi quel che costi."

Il ranger si diresse verso il ciglio della vetta e guardò attorno a sè. Da quel picco gli sembrava di poter vedere le estremità di Antonica. Sospirò ed abbassò la testa. "Così tanta morte sta arrivando. Sei certo che non vi sia altro modo?"

Il monaco si fece silenzioso per un momento, poi parlò sommessamente ma sicuro. "Vorrei che ci forse un'altra risposta, ma non ve n'è. Benchè il portale verso il Reame della Discordia sia stato chiuso, la sua influenza tiene ancora Norrath in una morsa. L'equilibrio deve essere riportato nelle terre e questa Età della Guerra deve finalmente concludersi. Tuttavia vi è un terribile prezzo da pagare. Il nostro dovere è assicurarci che queste due città sopravvivano, poichè negli oscuri tempi che ci attendono la forza di entrambe sarà necessaria."

Il ranger annuì e fronteggiò il monaco. "Allora non falliremo. Il mio unico rimpianto è che non possiamo salvare più vite."

Il monaco chiuse gli occhi e rimase in silenzio. Il ranger lo guardò, domandandosi se il suo alleato sapesse più di quanto gli stesse dicendo. Passarono minuti senza che alcuna parola venisse pronunciata tra i due. Infine, il monaco parlò.

"Ascolta questo suono, e ricordalo."

"Quale suono?"

"Il silenzio," disse il monaco mentre si voltava allontanandosi dal ranger. "Non durerà ancora a lungo."

Il ranger lo guardò allontanarsi, e poi si girò verso il ciglio della montagna. "Niente dura," disse al vento. "Niente."

Capitolo 6

"Per il sacro nome di Marr... ce ne sono così tanti!"

Kyruk stava in cima al portale e contemplava la carneficina al di sotto. L'Armata Rallosiana sembrava senza fine, estendendosi per tutta la porzione di palude che il suo sguardo poteva abbracciare. Nel corso degli ultimi anni gli Ogre avevano inviato molte squadre di razziatori ad Innothule, ma erano niente in confronto a questo.

Il Capitano Gormuk segnalò ai suoi arcieri di scoccare un'altra raffica alla cavalleria Rallosiana e si voltò verso il suo amico. "Il numero non conta, poichè questi esseri diabolici non serbano onore nei loro cuori. Cadranno come hanno fatto altri invasori."

Kyruk scosse la testa. "Non credo che il solo onore sarà sufficiente questa volta. Faranno ben presto breccia nelle mura di Gukta e penetreranno nella città. Se raggiungessero il vivaio.."

"No!" gracchiò Gormuk, scoccando lui stesso una freccia. "Non pensare a certe cose! Marr ci proteggerà come ha sempre fatto!"

Kyruk intonò un incantesimo e gesticolò. Comete ghiacciate piovvero dalle sue dita palmate sugli Ogre sotto di lui. Ma per ogni Ogre che cadeva, sembrava che tre ne prendessero il posto.

"I tunnel, Gormuk! Devi ordinare ai conestabili di radunare le uova e portare i civili nei tunnel, o tutto sarà perduto."

Il capitano scoccò altre frecce, mormorando una preghiera per ciascuna. Gli Ogre portarono delle catapulte davanti alla loro schiera, mentre i loro maghi evocavano poderose sfere infuocate da lanciare contro le mura. Gormuk capiva che la battaglia volgeva a loro sfavore. "Abbiamo combattuto a lungo e duramente per questo posto. Così tanti scontri con i troll.. così tanti spargimenti di sangue. Come possiamo abbandonarlo? Come possiamo fare questo a colui che ci ha donato la sua sacra benedizione?"

Kyruk lanciò delle saette agli stregoni Ogre, ma questi erano protetti dal suo attacco. "Questo è solo un luogo, Gormuk. La palude ci riparerà e torneremo nuovamente forti. Ma restare sarebbe un gesto superbo, e una tale alterigia porta al disonore. Se stessero nei tunnel superiori, i civili potrebbero raggiungere Guk in sicurezza ed i Rallosiani non riuscirebbero a portare le loro macchine da guerra all'interno di quegli stretti passaggi. Là potremmo organizzare la resistenza."

Gormuk scoccò altre frecce, ma i suoi sforzi erano vani. Gli Ogre continuavano a d arrivare, e sempre più Froglok caduti comparivano sul campo di battaglia. Le catapulte lanciarono, spedendo degli enormi globi di fuoco a schiantarsi contro le mura cittadine, incendiandole.

Il capitano si girò e gridò alle guardie sottostanti. "Andate al concilio e riferite che non possiamo mantenere il possesso delle mura! Dovete portare le uova ed i girini ai tunnel. Radunate tutti i civili e conduceteli a Guk. Sigilleremo i tunnel dietro di voi."

Le guardie fecero un saluto militare e si precipitarono ad obbedire agli ordini del capitano. Gormuk si voltà verso Kyruk. "Gli anziani raccontano che un potere oscuro è sorto nelle profondità di Guk. Prego che si sbaglino, e che l'antica cittadella proteggerà la nostra gente."

"E' la cosa giusta da fare, Gormuk. Giuro a Marr che respingeremo questi mostri, dando alla nostra gente il tempo necessario a fuggire."

"Faremo più di questo!" gridò Gormuk. "In questo giorno la palude traboccherà di sangue ogre!"

Gormuk scagliò altre frecce verso i Rallosiani, poi lasciò cadere il suo arco e sguainò la sua spada. "Assicurati che i tunnel vengano sigillati, amico mio!" Con un salto incredibile egli si lanciò dalla cima del muro al campo di battaglia sottostante. Sollevò la testa e liberò un possente gracidìo. "Per Marr!" Caricò nella mischia e roteò la sua spada avanti e indietro, facendo breccia nella schiera degli Ogre.

"Gormuk, ripiega!" gridò Kyruk, mentre lanciava un incantesimo protettivo sul capitano. Ma Gormuk caricò i ranghi senza fine degli Ogre, sparendo dalla vista.

"Il tuo sacrificio non sarà vano, vecchio amico." Kyruk lanciò la sua magia più potente, rilasciando tutta la sua energia sugli Ogre sottostanti. I Rallosiani si fecero più vicini alle mura, mentre le catapulte lanciarono nuovamente. Kyruk sussultò, bisbigliando una svelta e fugace preghiera.

----

"Dove sono gli altri?"

"Non ne siamo certi, Generale. Il vivaio è stato svuotato, e non riusciamo a trovare traccia dei civili. Sembra proprio che siano.. spariti."

Urduuk smontò e si avvicinò al sergente, fissando il suo sguardo su di lui. "Spariti? Spariti?" Urduuk strinse il suo pugno ricoperto da un guanto di maglia e colpì il suo sottoposto alla mascella. L'Ogre cadde a terra, tanto per l'intimidazione quanto per il colpo stesso.

Il generale si voltò ed osservò le macerie ardenti che una volta erano state Gukta. "Vi avevo ordinato di spazzare via ogni traccia di quegli abomini da questa miserabile palude, e tuttavia in qualche modo sono riusciti a scappare. Come? E soprattutto, dove si sono diretti?"

Un robusto Ogre si fece avanti, salutando il generale. "Vi giuro che non hanno infranto la nostra linea, signore. Ma, sia grazie alla magia o magari a qualche sorta di inganno, credo ci sia un solo posto dove si potrebbero recare. Torneranno a Guk, negli antichi tunnel che un tempo erano la loro casa."

Urduuk soppesò le parole del giovane ufficiale per un momento. "Sì, senz'altro. I Froglok cercherebbero l'unica possibilità di salvezza che possono trovare. Tu, tenente, qual è il tuo nome?"

"Danarg, mio signore."

"Tenente Danarg, raduna i tuoi soldati e conducili all'imboccatura di Guk. Portali nei tunnel e purifica quel luogo immondo dalla peste dei Froglok una volta per tutte. Non emergere finchè non avrai compiuto il tuo dovere. Sono stato chiaro?"

Danarg stette sull'attenti. "Non fallirò, Generale." Si voltò e fece cenno agli altri di seguirlo.

Urduuk montò sul suo destriero e si rivolse alle truppe. "Come avevano programmato, il resto di voi si dividerà in due schiere. Quelli tra di voi che portano il marchio di Tallon assicureranno Innothule e si sposteranno a nord per il rendez vous con i nostri alleati Orchi nel Ro del Sud. Quelli tra di voi che portano il marchio di Vallon cavalcheranno con me fino al Feerrott e si prepareranno a prendere le Montagne del Mattino."

Uno dei consiglieri di Urduuk si fece avanti. "Generale, l'Armata di Vallon ha subito pesanti perdite nella presa di Gukta. Hanno bisogno di rinforzi."

Urduuk annuì. "Entreremo nel Tempio di Thule e aggiungeremo le forze della Paura ai nostri ranghi. Saranno un'aggiunta utile al nostro esercito."

"Ma Generale, gli Amygdalani erano restii ad unirsi a noi prima. Cosa farà cambiare loro idea, ora?"

"Quello che pensano è irrilevante, poichè servono un dio debole e silenzioso. Si uniranno o noi o distruggerò il loro tempio in rovina, facendo a pezzi il portale per il Piano della Paura."

Urduuk segnalò alla sua legione di marciare verso ovest. Sapeva che le sue truppe bramavano conquiste e che sarebbero divenute sempre più affamate. "L'Avatar aveva ragione," disse tra sè e sè mentre cavalcava verso il Feerrott. "Questo mondo sarà presto nostro."
 

C.le Rommel

Lurker
Capitolo 7

"Non voltarti," si disse. "Non guardare indietro."

Ma, ovviamente, lo fece.

Attraverso lo spesso strato di neve che stava cadendo, poteva immaginarsi la battaglia che infuriava dietro di loro. Vedeva Halas in fiamme, mentre il suo popolo difendeva coraggiosamente la propria città contro il furioso assalto degli Orchi delle Nevi. Ogni suo istinto le chiedeva di tornare indietro ed aiutare i suoi fratelli, ma sapeva che il suo compito era importante. Era lì che doveva stare, non a morire sul campo di battaglia. Così continuò a camminare.

"Aimara, dobbiamo tornare e combattere per la nostra città," le disse il massiccio Barbaro. Non è giusto lasciare la nostra casa a quei mostri."

"Sta zitto, Murbeck," rispose freddamente quella.

Egli scoprì i denti e replicò. "Non mi parlare in quel modo, donna! Io dico di tornare indietro e morire gloriosamente, invece di scappare come topi da una nave che affonda!"

Ella girò su se stessa e lo colpì duramente allo stomaco, e poi al mento. Murbeck cadde nella neve.

"Ascoltami!" gli disse, a voce abbastanza alta perchè gli altri potessero udire. "Voglio combattere per la città tanto quanto te. Ma abbiamo ricevuto l'ordine di guidare i bambini e gli anziani verso la salvezza, e per gli dei questo è ciò che faremo! Se sei così desideroso di vedere il tuo sangue macchiare la neve, Murbeck, dimmelo e basta: sarò felice di soddisfarti immediatamente."

Murbeck si alzò lentamente, tenendosi lo stomaco. Chinò la testa. "Porterò a termine il mio dovere, Aimara."

Lei si avvicinò e gli tolse la neve dalla sua armatura. "Bene," gli disse, "perchè avrò molto presto bisogno della tua forza. Dobbiamo passare attraverso Blackburrow, ove tutte le nostre spade verranno messe alla prova. Ora và nella retroguardia e assicurati che ognuno mantenga il passo." Egli annuì e andò verso il retro del gruppo.

Aimara oservò la sua comitiva di profughi. Ve ne erano a centinaia, la maggior parte dei quali troppo giovani, vecchi o malati per rimanere a combattere. Le era stato dato un numero pericolosamente basso di soldati per scortarli tutti a Qeynos. L'abbondante nevicata era una benedizione, perchè occultava i fuggitivi e le tracce che si lasciavano alle spalle, ma rendeva anche il viaggio difficile per i più deboli.

Diede loro il segnale di avanzare nuovamente. Aimara li condusse attraverso le strette gole che aveva imparato a conoscere così bene da ragazzina. Quelli erano stati tempi più felici.

"Se uno di loro dà l'allarme, siamo tutti morti," bisbigliò Murbeck.

Aimara annuì. Segnalò agli arcieri le rocce sopra di loro.

Le frecce sibilarono silenziosamente attraverso l'aria gelida, trafiggendo i colli degli Gnoll che montavano la guardia al tunnel. Questi gemettero lievemente mentre cadevano.

"Non abbiamo molto tempo. Ce ne sono altri all'interno. Muoviamoci!"

Aimara caricò dentro alla caverna, fiancheggiata da Murbeck e da una dozzina di altri guerrieri. Era buio, ma potevano vedere un fuoco da campo davanti a loro. Ella corse verso di esso, sopprimendo un fiero desiderio di emettere un urlo di battaglia Halasiano. Gli Gnoll alzarono lo sguardo e li videro arrivare, ma riuscirono a malapena a sguainare le proprie armi prima che i Barbari gli arrivassero addosso.

Il combattimento fu rapido e violento. Murbeck sembrò compiaciuto, ma Aimara sapeva che l'elemento sorpresa non avrebbe dato loro quel vantaggio per molto altro tempo. "Segnalate agli altri di entrare nella caverna ma di stare ben lontani da noi. Ci addentriamo."

I soldati strisciarono prudentemente tra i corridoi rocciosi. Benchè ella fosse passata da quel luogo molte volte, era facile lasciarsi confondere dalle pieghe e dalle svolte. Sapeva che presto sarebbero stati all'aperto, dove non avrebbero più potuto nascondersi.

Aimara girò un angolo e là, direttamente davanti a lei, stava una giovane guardia gnoll. Sembrò sbigottito di vederla quanto lo era lei stessa, ed entrambi rimasero immobili per quella che sembrò un'eternità. Ella si mosse per prima, sfoderando la sua spada ed affondando. Ma prima che il colpo potesse andare a segno, lo gnoll cacciò indietro la testa ed emise un rumoroso ululato.

Lo gnoll si zittì subito mentre crollava al suolo, ma ella sapeva che il danno era fatto. "State pronti!" sibilò agli altri. "Stanno per arrivare!"

---

Guidarono l'ultimo dei civili fuori dalle rozze fauci di roccia che marcavano l'entrata a Blackburrow dalla parte delle Colline di Qeynos. La battaglia era stata dura, e troppi di loro erano caduti. Ma non c'era tempo per piangere i morti.

"Dirigiamoci a sud," disse tristemente quella. "La città è là."

Era più caldo in quel luogo, ma la pelliccia della sua armatura sembrava troppo confortevole da abbandonare. Inoltre, aveva l'intenzione di farne ancora uso, quando sarebbe tornata alla sua terra natia per dare una lezione alle bestie che avevano osato contaminare le Terre del Nord.

Mentre marciavano, Murbeck le si fece incontro. I suoi occhi la guardavano fissi mentre parlava. "Ci hai guidati bene, Aimara. Rimpiango di averti sfidata il giorno in cui siamo partiti. Ho sbagliato."

Quella sorride, mentre metteva un braccio attorno a lui e lo abbracciava stretto. "Non importa, marito mio. Volevi solo fare ciò che era nei cuori di tutti. Ma il nostro popolo sarà meglio servito avvisando Qeynos di ciò che sta accadendo, dato che tu sai quanto me che gli Orchi non si fermeranno ad Halas. E poi, chi meglio dei figli del nord può insegnare a questi gracili umani come difendere i propri confini, eh?"

Egli fece un sorriso compiaciuto. "E' così caldo qui. Sento già la mancanza della neve."

"Anch'io, caro.. mi manca così tanto."

Attraversarono le colline erbose e si fecero strada verso Qeynos. Ella pensò alla ferocia dell'attacco degli Orchi e si domandò se quella città sarebbe riuscita a resistere ad un simile assalto.

Nella sua mente vide Halas bruciare, e rabbrividì.

Capitolo 8

Urduuk si fermò sulla cima della collina e scrutò le praterie a sud. Gli sporadici villaggi orcheschi che punteggiavano il paesaggio erano completamente messi in ombra dalle legioni degli Ogre e degli Orchi che formavano l'Armata Rallosiana. Fin dove poteva spingersi il suo sguardo, vedeva soldati che aspettavano un suo comando. Ne fu compiaciuto.

"Sono pronti, Tenente Ignara. Domani inizieremo la marcia attraverso le sabbie che ci condurrà a Freeport. E quando vi arriveremo, la metteremo a ferro e fuoco."

"Sì, Generale," rispose quella. "Le spie inviate dagli Orchi Rujarkian ci hanno riferito che Freeport è mal preparata per il nostro arrivo e che cadrà velocemente. Tuttavia, ritengo sia improbabile che Lucan non sappia niente dell'approssimarsi del nostro esercito. Forse ci sta tendendo una trappola."

"Ridicolo!" Urduuk ringhiò a denti scoperti. "D'Lere è uno stolto, e la sua città cadrà in rovina facilmente quanto Gukta. Profanerò il suo trono proprio come ho dissacrato il Tempio di Cazic-Thule. Rallos Sek ha decretato la nostra vittoria e mi ha promesso questo mondo. Regnerò sulle ceneri di Norrath fino a quando mio padre non tornerà."

"Suo.. padre?" chiese quella esitante.

"Certo. Sono il figlio e l'erede di Zek, che mi diede l'empia lama Vel'Arek come simbolo del mio potere. Dubiti del mio lignaggio e dei miei privilegi di nascita, Ignara?" Urduuk sguainò la spada e posò i suoi occhi ardenti su di lei.

Ignara lo guardò senza fiato. sapevo quale fato attendeva coloro i quali non erano d'accordo con Urduuk.

"Non ho alcun dubbio, mio signore e maestro," disse chinando il capo. "Voi siete il vero figlio di Zek."

Egli strinse con forza l'oscura spada nella sua mano. Quella credette che avrebbe potuto colpirla in qualsiasi istante, lasciando la sua testa in mostra per far vedere come ricompensava coloro i quali lo deludevano. Invece, egli rinfoderò l'arma.

"Ordina alle truppe di accamparsi. Partiremo alle prime luci dell'alba e ci faremo strada attraverso il Deserto di Ro."

"Ai suoi ordini, Generale," replicò. "Marciamo su T'Narev?"

"No," rispose Urduuk. "Stringere d'assedio la fortezza montana dell'Ordine Ashen sarebbe uno spreco di tempo e di risorse. Lasciamo che i Rujarkiani la prendano quando Freeport verrà ridotta ad un cumulo di macerie."

Ignara non osò porgli altre domane, benchè pensasse non fosse saggio ignorare la minaccia rappresentata dai monaci. "Sarà come comandate, mio signore." Fece un saluto militare e scese la collina.

Urduuk osservò nuovamente la sua armata. Sapeva che anche gli altri ad ovest erano pronti. "Mio," si disse a se stesso. "Presto sarà tutto mio."

----


"Stanno arrivando!" Niffet gridò mentre si avvicinava ai cancelli. "Stanno arrivando!"

La sua cavalla era ancora al galoppo quando irruppe, ma l'halfling tirò con forza le redini per farla fermare velocemente. Saltò dalla groppa della cavalla e tornò a gridare. "I Rallosiani stanno arrivando!"

Le guardie cittadine lo circondarono. "Si identifichi!" ordinò il capitano.

"Sono Niffet di Surefall, ho il compito di sorvegliare le pianure. Mi è stato ordinato di riferire quando le armate delle tenebre si sarebbero avvicinate."

"Ordinato da chi?" chiese il capitano.

"Da me," replicò una voce.

Il capitano si voltò e vide il ranger di fronte a lui. Era vestito con una cotta di maglia verde scura, con un arco lungo di legno intarsiato fissato sulla schiena. La fibbia sulla sua cintura recava il simbolo del Custode della Pioggia.

"Avatar," disse Niffet inginocchiandosi, "E' accaduto, come avevi detto che sarebbe stato."

"Alzati, Niffet," disse il ranger. "Riferiscimi ciò che hai visto."

L'halfling si alzò. "Ero accampato in una delle vecchie torri di guardia, di vedetta. Ho visto delle sagome oscure strisciare all'orizzonte . Era come se le montagne stesse si avvicinassero, ma non si trattava delle montagne. Era una muraglia di giganti che giungeva da est, mentre da sud arrivavano Ogre con i loro schiavi Gnoll. Erano così tanti, così tanti."

"Hai agito bene, I miei osservatori a nord mi hanno informato che gli Orchi controllano Blackburrow e si preparano a superarlo. I Rallosiani hanno iniziano la loro marcia verso Qeynos."

Il capitano delle guardie annuì. "Lord Bayle ci ha detto che sareste venuto a guidarci, Avatar. Le nostre forze sono pronte e a difendere la città."

"Bene," disse il ranger. "Sigillate i cancelli e mettete all'erta tutte le vostre truppe. Io tenterò di guadagnare tempo."

"In che modo?" chiese il capitano.

Il ranger allungò una mano e strinse un pendaglio attorno al suo collo. Mormorò un incantesimo e la gemma blu iniziò ad emettere un bagliore. In lontananza, un tuono si udì per le pianure.

"Le tempeste li rallenteranno, ma non per molto. Dobbiamo prepararci."

"Sigillate il cancello!" ordinò il capitano. Le gigantesche porte di legno e acciaio iniziarono lentamente a chiudersi. Il capitano si voltò e diede istruzioni ai suoi uomini.

"Erano così tanti, Avatar," disse Niffet al ranger. "Come potremo respingerli?"

Il ranger non disse nulla, ascoltando il fragore dei tuoni farsi più vicino.

---

Tradito! Sibilò. Tradito!

Si muoveva nell'oscurità, imprigionato per così tanto tempo. Senza forma. Tenace. Freddo. Solo.

Voi avete dimenticato. Verrete costretti a ricordare. Vi verrà data una lezione, proprio come agli altri che hanno osato nuocere ai suoi figli.

Il rituale era completo. Il dono non era più sigillato. La lezione stava per avere luogo.

Dissacratori! Conoscerete la Paura sino alla fine dei tempi!

Si diffuse. Ondeggiando. Roteando. Muovendosi. Espandendosi.

Il suo dono vi troverà. Il suo dono vi troverà tutti.

La nube verde si innalzò nell'aria stantia del tempio. Si mosse per i corridoi, all'inizio lentamente, poi più veloce. Avrebbe presto toccato il primo di loro.

Tradito! Sibilò nuovamente. Ma ora imparerete.

Avrebbe sorriso, se solo avesse avuto un volto.
 

C.le Rommel

Lurker
Capitolo 9



Il medaglione prese a risplendere come un fuoco blu attorno al suo collo, mentre il Ranger richiamava un fulmine dal cielo, per colpire le orde di Orchi e Ogre. Scoccò frecce dopo frecce nelle loro file, abbattendo quelle crudeli bestie l'una dopo l'altra.

Ma sapeva che non era abbastanza.

L'esercito di Qeynos era di gran lunga sopravanzato in numero. Benchè le tempeste imperversavano sopra di loro, le legioni Rallosiane si stavano avvicinando. Giganti venuti dall'est sradicavano massi e li usavano come armi, scagliandoli contro le mura della città. Sembrava certo che presto si sarebbe fatto breccia nei portali, e allora tutto sarebbe stato perduto.

Il Ranger segnalò ai suoi arcieri di scoccare ai Giganti, ma le imponenti bestie erano difficili da tirare giù. E gli Orchi.. gli Orchi erano dappertutto.

"Per Qeynos!" gridò il Ranger, e le sue truppe vennero incoraggiate. Combattevano coraggiosamente, pensò quello tra sè e sè.

"Per niente!" replicò urlando una sibilante voce dal centro delle file Rallosiane. Il Ranger la cercò con lo sguardo. Il muro di Giganti si divise e là, sopra gli Orchi e gli Ogre, torreggiava un essere che sembrava essere fatto con il fuoco stesso.

Niffet si avvicinò al proprio leader. "Cos'è quella creatura?"

"L'Avatar delle Fiamme," rispose il Ranger. "Il prescelto di Solusek Ro."

"Oh. Beh, non ho alcun dubbio che tu possa sconfiggerlo," annunciò l'halfling con un tono di incertezza nella voce.

Il Ranger sguainò la sua spada. "Continuate a colpire i Giganti. Le porte della città devono resistere." Iniziò a combattere tra la massa di Orchi, facendosi strada verso l'essere di fuoco.

----

"La Milizia sta retrocedendo, Generale. Freeport sarà presto nostra"

Urduuk sorrise. "Come ti avevo detto che sarebbe successo, Ignara. Conficcherò la testa di Lucan su una picca per il tramonto."

L'Ogre sorvegliò il campo di battaglia. Le sue truppe sciamavano da ogni dove, superando le difese della città sia per numero che per ferocia.

"Meraviglioso," mormorò.

"Lo è davvero," rispose una voce familiare. Urduuk si volse a fronteggiare il massiccio essere.

"Avatar!" esclamò. Siete venuto per essere testimone della mia vittoria?"

"Ti sei comportato bene, Urduuk. Questo caos è straordinario. Non aspetto altro che vedere il tuo esercito decimare anche gli altri continenti."

"Questo è solo l'inizio, ve lo assicuro. Quando Antonica sarà ripulita, ci sposteremo nel Faydwer e.."

"Generale!" gridò Ignara. "Il nostro fianco sud è sotto attacco!"

Urduuk guardò verso il deserto. Una piccolo ma potente manipolo stava mietendo vittime tra i suoi ranghi, colpendo i Rallosiani con notevole impeto.

"I maledetti monaci si sono uniti alla lotta," mormorò rabbiosamente.

"Perchè non sono già stati eliminati?" chiese l'Avatar. "Il servo della Tranquilla avrà conferito loro una forza che le tue rozze legioni non possiedono."

"Avevo dato l'ordine di distruggerli, ma il mio incapace tenente mi ha tradito! Le mostrerò il prezzo del fallimento!" Urduuk sguainò la spada e avanzò verso Ignara.

"Aspetti, Generale!" strillò Ignara. "Qualcos'altro si sta avvicinando da sud!"

Urduuk si girò. Un spessa nube ruzzolava rapidamente tra le sabbie, oscurando il cielo con una densa nebbia verde.

"Che cosa hai fatto, Urduuk?" gli chiese l'Avatar. "Che cosa hai fatto per liberare quel furore?"

La nuve si stava avvicinando velocemente verso i Rallosiani. Appena raggiunse il bordo delle fila dell'armata, gli Ogre che ne furono toccati caddero senza vita al suolo. Il Generale li guardò respirare affannosamente per un momento, e subito dopo dimenarsi a terra.

"Il mio destriero!" ordinò Urduuk. "Il figlio di Zek deve vivere per combattere un altro giorno. Portatemi il mio destriero.!"

Ma nessuno era rimasto ad obbedire. La nebbia circondò il Generale, uccidendo tutti quelli che erano intorno a lui. Ignara tentò di respirare, allungandosi verso il proprio superiore. Alla fine anche lei collassò.

"Pazzo!" gridò l'Avatar a Urduuk. "Sei stato tu a condannare il tuo stesso popolo a questo destino! Gli Orchi sono la mia unica speranza ora. Mi occuperò personalmente dei monaci." L'imponente figura marciò verso il centro dell'armata orchesca.

La nebbia si andò compattando attorno ad Urduuk, senza lasciargli via di scampo. Vibrò la sua spada alla nube verde, ma non c'era niente di solido che potesse colpire.

Traditore! gli sussurrò quella. Il tempo di pagare per i tuoi crimini è giunto.

"Che.. che cosa sei?" balbettò Urduuk.

Sono la voce di colui che hai tradito. Il tuo orgoglio ha portato la tua gente alla rovina, proprio come nei tempi antichi. Ma questa volta, il giudizio spetterà a me.

"Non ho tradito nessuno!" gridò in risposta, roteando la sua spada selvaggiamente.

Bugiardo! La Paura avrebbe potuto essere un tuo alleato. Invece, sei penetrato nel suo tempio e hai schiavizzato i suoi figli. La tua insolenza sarà la morte della tua gente. Ma la tua anima, traditore, conoscerà la Paura per tutta l'eternità.!

"No!" gridò, ma non vi fu risposta. La nebbia verde lo avvolse, introducendosi nei polmoni di Urduuk e rubando il suo respito. Tutto attorno a lui, il Generale poteva vedere i suoi soldati caduti, i residui perduti di quella che una volta era il suo inarrestabile esercito.

La nebbia lo trascinò, sollevandolo in aria. Sotto di sè, Urduuk vide il proprio corpò ricurvo nella sabbia. Provò ad urlare, ma non aveva più voce. La nebbia lo portò a sud, verso l'oscurità che attendeva famelica.

---

I difensori di Qeynos furono sollevati quando la nebbia si ritirò, lasciando i cadaveri degli Ogre disseminati nella prateria.

Aimara abbattè un altro Orco e disse a suo marito. "Quella nube ha fatto metà del nostro lavoro, Murbeck. Ora tutto ciò che ci resta da fare è spazzare via gli Orchi, i Giganti e i Goblin!"

"Un giochetto per un Halasiano!" gridò Murbeck. "Uccideremo queste bestie in un batter d'occhio."

Quella sorrise e tornò a vibrare colpi con la spada. Le piaceva la battaglia, ma sapeva che le probabilità erano ancora scarse. Gli Orchi erano sbilanciati e confusi, ma avevano ancora il vantaggio del numero dalla loro. Presto lo avrebbero capito e sarebbero tornati ad avanzare.

Aimara osservò il campo di battaglia. L'Avatar delle Fiamme sovrastava gli Orchi, radunando le forze Rallosiane ed ordinando ai Giganti di tenere la posizione. L'avatar fece un cenno con la mano, e all'improvviso una linea di gnoll in fiamme caricò verso i Qeynosiani.

"Per il Tribunale!" gridò Murbeck. "Quella bestia ha incendiato quei miseri gnoll per usarli come armi viventi!"

Gli gnoll guaivano dal dolore, mentre caricavano all'impazzata i ranghi dei difensori. La tattica aveva avuto il suo effetto desiderato, e l'esercito di Qeynos iniziò a retrocedere.

"Ne ho avuto abbastanza!" gridò una voce tonante, che sovrastava i tuoni. "Pagherete per ciò che avete fatto ai figli di Brell!"

La battaglia si placò per un momento. La voce sembrava venire dalla terra stessa, come se a ciascuna roccia fosse stata data all'improvviso la parola.

"Chi osa parlarmi in questo modo?" sibilò l'Avatar delle Fiamme.

"Colui che ve la farà pagare per aver saccheggiato le tane delle creature di Brell!" replicò la voce. "Nella vostra sete di potere avete cercato di distruggere l'intero mondo, ma ora sarete voi ad essere divorati!"

La terra tremò violentemente e si squarciò in enormi fenditure sotto i piedi dell'Armata Rallosiana. Gli Orchi urlarono mentre cadevano, ma le loro grida vennero smorzate appena le fessure si richiusero, seppellendoli vivi. Un Orco dopo l'altro venne ingoiato dalla famelica terra.

"No!" sibilò l'Avatar delle Fiamme mentre le sue forze rimanenti iniziavano a sparpagliarsi e fuggire. "Tenete la posizione, ve lo comando!"

Il Ranger segnalò ai cavalieri che aspettavano nei pressi di un rilievo vicino. Caricarono e circondarono la creature fiammeggiante.
"E ora," disse il Ranger, "la faremo finita."

----

"E così pensi che l'Avatar del Sottosuolo abbia capovolto le sorti, monaco? Ti mostrerò che il potere di Zek non può essere ricusato!"

Il Monaco girò attorno all'imponente essere, con i pugni serrati. "E' stato l'orgoglio e l'ignoranza delle vostre stesse armate che vi ha portato alla rovina. Urduuk ha profanato il Tempio di Cazic-Thule e si è inimicato l'Avatar della Paura, mentre l'asservimento degli gnoll ha spinto l'avatar di Brell a vendicarsi degli Orchi. Ora tutto ciò che rimane da fare è porre fine a te."

"Pazzo! Non puoi avere la meglio su di me in battaglia!" L'avatar sguainò la sua spada fiammeggiaten. "Anche se tutto il resto fallirà, avrò perlomeno il piacere di ridurti in cenere."

Il monaco saltò in aria e colpì per primo, calciando l'Avatar della Guerra e spingendolo indietro. L'avatar vibrò un fendente con la spada ma lo mancò, lasciando spazio per una serie di pugni.

Gli avatar si scontrarono, tentandosi di colpire l'un l'altro con il potere dei piani opposti. Il terreno su cui combattevano iniziò a sollevarsi, formando un altopiano sotto di essi. Nella pianura più in basso, l'Ordine Ashen e i Cavalieri della Verità combattevano contro i residui delle forze Rallosiane. La Milizia di Freeport respinse gli orchi da dentro le mura della città ed avanzò sul campo di battaglia, mentre una figura munita di elmo e in armatura nera li comandava.

---

I cavalieri attaccavano l'ardente creatura con le loro spade, mentre il Ranger richiava i venti e le tempeste contro di lui. L'avatar si stava indebolendo, ma colpiva ancora con una furia mortale.

Il Ranger si guardò attorno. La maggior parte degli Orchi che rimaneva stava fuggendo a nord, benchè qualche sacca di resistenza continuava a combattere contro i Qeynosiani. Poteva vedere un duro scontro tra un gruppo di barbari ed alcuni tra gli Orchi più forti.

"Prestatemi ascolto, cavalieri" sibilò la voce. "Dividerò con voi tutte le verità che il Ranger vi sta nascondendo!"

"Ne abbiamo abbastanza delle tue menzogne!" gridò il capo dei cavalieri. "Ritorna dall'abisso dal quale sei venuto!" Spinse la sua spada in mezzo al petto dell'avatar, conficcandola in profondità. La creatura cadde a terra e le fiamme sfrigolarono mentre la sua essenza iniziava a svanire.

"Pazzi!" sibilò debolmente. "La vostra vittoria non significa niente. La gente di Norrath non ha ancora iniziato a soffrire!" L'avatar collassò in una fumante pila di cenere.

Il Ranger toccò il medaglione che aveva al collo e placò le tempeste sovrastanti.

"Che cosa intendeva dire?" chiese il capo dei cavalieri. "Quale sofferenza deve ancora giungere?"

Il Ranger non rispose. Sguainò la sua spada, con la lama intarsiata di antiche rune. La offrì al cavaliere. "Per il tuo servizio, ti dono Maelstrom, Lama delle Tempeste. Ti servirà bene."

Il Ranger si voltò e camminò lentamente verso i cancelli di Qeynos, saltando con attenzione tra i cadaveri dei caduti che lasciava dietro di sè.

----

Il Monaco liberò tutta la sua furia contro l'avatar, colpendolo con un attacco decisivo. L'Avatar della Guerra crollò a terra, sconfitto. Il Monaco si chinò a terra per recuperare vigore e curare le proprie ferite.

Un cavaliere in armatura su un destriero nero raggiunse la sommità della collina e smontò. Camminò verso il corpo dell'avatar caduto e ne trasse la spada dalla sua mano senza vita. La lama bruciava con un fuoco blasfemo, mentre il cavaliere nero la impugnava.

"D'Lere!" lo richiamò il Monaco. "Quella spada non ti appartiene."

L'Overlord si tolse l'elmo, rivelando un viso sfregiato e compiaciuto. "Certo che sì, stupido," rispose. "La Soulfire ora si trova dove sarebbe sempre dovuta essere. Ti ringrazio per avermela portata, e per aver consegnato i veri nemici di Freeport alla giustizia."

"Veri nemici? Cosa intendi-"

Lucan camminò verso il ciglio del plateau e si rivolse all'armata sottostante. "Cittadini di Freeport," annunciò con una voce tonante che si udiva per tutto il campo di battaglia, "il vostro Overlord vi ha portato alla vittoria in questa giornata! Ora è giunto il momento di giustiziare i criminali che sono tornati nelle nostre terre! Voltate le vostre spade contro i Cavalieri della Verità e i Preti di Marr: non lasciatene fuggire nemmeno uno!"

"Sei pazzo?" chiese il Monaco rabbioso. "Hai la possibilità di spazzare via il resto degli Orchi, ma preferisci soddisfare il tuo meschino desiderio di vendetta?"

Lucan rise mentre si rimetteva l'elmo. Montò sul suo destriero nero e puntò la Soulfire verso il Monaco. "Sii grato che ti risparmio la vita, Avatar. Non pensare che abbia dimenticato la nostra storia. Ti suggerisco di tornare nel deserto e di non mostrare più la tua faccia nel mio regno." Girò il cavallo e cavalcò verso la pianura.

Il Monaco stette immobile, stancamente. "Non cambia mai," si disse tra sè. Strinse i pugni e sperò che non fosse troppo tardi per aiutare i seguaci di Marr che stavano rischiando le proprie vite per avergli dato fiducia.

---

Il Ranger vagava per il campo di battaglia, cercando sopravissuti. Così tanti erano caduti, così tanti avevano perso tutto per questa causa.

Vide una barbara inginocchiata a terra, con la faccia sporca e rigata dalle lacrime. Cullava un uomo caduto tra le sue braccia, facendolo dondolare gentilmente avanti e indietro. L'armatura di quello era spaccata dalle frecce conficcate nel suo petto senza vita.

"Siete ferita, milady?" chiese il Ranger gentilmente.

La barbara lo guardò. "Murbeck ha inseguito gli Orchi, annche quando gli ho detto che li avevamo già battuti. Non ha notato gli arcieri che prendevano la mira. Non ha mai visto le frecce arrivare." Chinò la testa e singhiozzò.

Il Ranger guardò a terra. Non poteva dare alcun conforto, alcuna risposta al suo dolore. Sapeva che presto avrebbe lasciato questo reame, e che i mortali come quella avrebbero dovuto prepararsi per ciò che stava per avvenire.

"Hai combattuto bene, marito mio," gli bisbigliò. "Sei morto da Halasiano, e un giorno il tuo nome sarà cantanto nelle grandi sale della nostra gente. Non sarai mai dimenticato."

Il Ranger deglutì a fatica e si voltò, lasciando la barbara al suo dolore. Il prezzo era troppo alto, pensò tra sè. E questo era solo l'inizio.
 
Ultima modifica:

C.le Rommel

Lurker
Capitolo 10

"Eri là quando è iniziato?" chiese Vinmar.

"Già. Il primo giorno." rispose risoluto Durgen.

"Com'è stato?"

Il vecchio nano scosse la testa. "Non mi va di parlarne. Alcune cose è meglio che siano dimenticate."

"Per favore," lo pregò il giovane. "Sono cresciuto qui, dentro le mura di Qeynos. Non è che la città sia rimasta integra, ma non ho mai visto il peggio. Una volta ho incontrato una Teir'Dal che diceva di essersi trovata a Freeport quando ebbe inizio, e di aver visto un'intero quartiere della città iniziare a..."

"Ne ho abbastanza!" brontolò il nano mentre calava con violenza il boccale sul banco. "Ciarli come se fosse una qualche storia per bambini da raccontare per divertimento. Ho perso degli amici nel Rending. Ho perso dei fratelli. Tu ti sei nascosto sotto la gonna di tua mamma e hai sporcato il tuo pannolone. Non sai niente di tutto questo."

Vinmar stette in silenzio per un momento. "Ho perso mio padre. Era il primo ufficiale a bordo di una nave che era alla ricerca di naufraghi, quando i mari iniziarono a gonfiarsi. Mia madre lo scongiurò di non andare, ma lui sostenne fermamente che era suo dovere farlo. Non tornò mai più."

Durgen guardò il giovane per un po', poi gli parlò dolcemente. "Quanti anni avevi quando tuo padre perse la vita?"

"Non ero ancora nato," rispose. "Mia madre scoprì di essere incinta una settimana dopo che si perse traccia della sua nave. Continuò ad andare fino al porto ogni sera al tramonto, fno a quando nacqui. Stava là e guardava se la nave stesse facendo ritorno. Non lo fece mai."

Durgen bevve un lungo sorso di birra. "Ho vissuto per molti anni nelle Karanas. Mi ero fatto una vita là, con tre miei fratelli."

"Eri un contadino?"

Il nano ghignò. "No, ragazzo. Ero un ladro!"

"oh," rispose nervosamente Vinmar.

"Non c'è bisogno che tu tenga d'occhio il borsello. Ho smesso di fare quella vita da molto tempo. Ma a quell'epoca, io ed i miei fratelli eravamo i banditi più temuti delle pianure. Ci eravamo chiamati i Briganti di Brell. Niente ci rendeva più felici che vedere la carovana di un ricco mercante attraversare la campagna, perchè sapevamo che sarebbe stata nostra."

"Così rubavate ai ricchi per dare ai poveri?"

"Ha" lo schernì ad alta voce Durgen. "Rubavamo ai ricchi per dare a noi stessi! Beh, a noi e a quel tavolo di carte ad Highkeep, ovviamente. Ci piaceva scommettere e dare una ripassata alle dame di quel vecchio castello. Perdevamo il nostro denaro tanto velocemente quanto lo guadagnavamo, ma era una bella vita."

"E com'era quando iniziò?"

Il vecchio nano perse il sorriso e si lisciò la barba piena di nodi. "Ci stavamo dirigendo ad est. Avevamo appena rapinato alcuni ricchi Elfi Alti e ci sentivamo piuttosto compiaciuti. C'era un villaggio vicino al limite orientale delle pianure, giusto qualche contadino e allevatore. Non avevamo mai rubato da loro, perchè non ci piaceva rubare alla gente onesta. Ci fermammo per abbeverare i cavalli, e fu allora che lo notammo."

"Cosa notaste?" chiese Vinmar.

"Il silenzio. Ogni uccello, ogni creatura si era ad un tratto zittita. Il vento sembrava perfettamente immobile. Era pauroso, te lo dico io. I miei fratelli ed io ci guardammo l'un l'altro, domandandoci cosa diavolo stesse accadendo. Poi, dopo qualche istante, gli animali impazzirono. Gli uccelli presero a strepitare, i cavalli sgroppavano e si agitavano. Un secondo più tardi il terreno iniziò a tremare come non aveva mai fatto prima d'allora."

Durgen fece una pausa e bevve ancora. Persino al di sotto delle sue sopracciglia troppo cresciute, Vinmar poteva scorgere l'aria triste e assente degli occhi del nano.

"I miei fratelli ed io fummo sbattuti immediatamente per terra, e per fare questo ad una banda di rudi nani doveva davvero essere una forza molto potente, lo sai. Quasi tutti gli edifici di quel villaggio iniziarono a crollare al suolo, e la gente correva in preda al panico. Delle fenditure iniziarono a formarsi nel suolo, per poi dilatarsi enormemente. Molti poveri animali furono trascinati in basso mentre la terra spariva da sotto di loro."

"Povere creature;" commentò Vinmar.

"Riuscivamo a malapena a stare in piedi. Il terreno si stava spaccando tutto intorno a noi. Mi vennero in mente le storie che avevo sentito sulla Battaglia della Provocazione, e improvvisamente mi sentii come uno di quei miserabili orchi puniti da Brell. Non sapevo se gli dei ci stessero maledendo, ma quel giorno sembrò davvero così."

"Cosa avete fatto allora?"

"Provammo a scappare. Ero il più lento dei miei fratelli, così mi erano tutti davanti. Bergen e Bormen non erano a più di 15 passi di fronte a me quando il terreno si aprì sotto di loro. Precipitarono di sotto, e in un batter d'occhio li avevo perduti."

Vinmar guardò altrove in silenzio mentre il nano faceva una pausa per riprendersi. Durgen stette zitto per parecchio tempo.

"Curnen ed io non eravamo riusciti a fare niente per salvarli. Sedevamo là, scioccati, sapendo che sarebbe probabilmente toccato anche a noi. Mi guardai attorno e non riuscii a credere di come tutto era stato devastato. Una famiglia di halfling stava venendo verso di noi, e vidi la loro piccola inciampare mentre una fenditura si aprì sotto i suoi piedi. Iniziò a scivolare, urlando in cerca della madre."

"Per gli dei!" esclamò Vinmar. "I suoi genitori la aiutarono?"

"Avevano già un figlio ciascuno in braccio. Non avrebbero potuto fare nulla senza mettere un altro figlio in pericolo. Senza nemmeno pensare afferrai il braccio di Curnen e corsi verso quella piccola ragazza. Gridai a mio fratello di tenermi per le caviglie, cosìcchè potessi sporgermi di più e afferrarla. Presi le sue manine e la tirai su, poi scappammo verso ovest con il resto della famiglia, per trovare un terreno sicuro."

"Cosa ne fu del villaggio?" chiese Vinmar.

"Mi girai a vedere. Non ve ne era traccia: nessuna casa o altro edificio era ancora in piedi. La terra si era squarciata e ora al posto della casa di quella famiglia c'era un piccolo canyon. Nei giorni in cui marciammo verso Qeynos, osservammo una distruzione ancora maggiore. I ponti erano collassati, le strade spaccate, e molte vite perdute. E quello fu solo l'inizio. Presto rincominciò, poi ancora, e ancora, sempre più devastazione ad un ritmo sempre più incessante. I mari divennero tempestosi ed impraticabili. Il vento portava incendi un giorno, tempeste un altro. I chierici pregavano gli dei degli elementi affinchè tornassero e ripristinassero l'equilibrio, ma non vi fu risposta. Continuarono a pregare, ma niente accadde. Norrath continuava a lacerarsi."

"Sei stato un eroe a salvare quella piccola ragazza in quel modo."

"Bah, bell'eroe," sbuffò Durgen. "Non sono nemmeno riuscito a salvare i miei stessi fratelli. Niente di quello che abbiamo fatto ha importanza."

"Non è vero," rispose una piccola voce. Vinmar e il nano si giraro a guardare la barista, una graziosa femmina halfling che stava lì vicino. "QUello che tu hai fatto ebbe molta importanza per la mia famiglia, e specialmente per me. Ero io la piccola ragazza che salvasti quel giorno, e ho sempre desiderato incontrare il coraggioso nano che rischiò la sua vita per salvare la mia."

Il giovane sorrise. "Visto, sei un eroe!" disse a DUrgen.

"No," rispose il nano. "Sono solo un ladro in pensione che passa troppo tempo in locanda. Cerca gli eroi da qualche altra parte, ragazzo."

"Sciocchezze," dichiarò la halfling. "Gli eroi vengono fuori quando c'è bisogno di loro. Qualunque cosa tu abbia fatto prima, quel giorno ti sei comportato da eroe, e te ne sarò sempre grata." Si arrampicò sullo sgabello e si sporse verso il nano ,baciandogli il naso. Sotto il suo volto irsuto, sembrò quasi che quello stesse arrossendo.

"Un giro di bevute allora," disse Vinmar alla barista. "A Durgen!"

"Ai miei fratelli," aggiunse il nano.

"A tutti quelli che abbiamo perduto," disse la halfling.

I tre annuirono e bevvero in silenzio, grati per le cose che ancora perduravano.
 

C.le Rommel

Lurker
Capitolo 11


Strisciarono fra le ombre e aspettarono che la guardia passasse.

"Se n'è andato, Tielya. E' sicuro."

"Le guardie dovrebbero essere la tua preoccupazione minore." rispose quella. "Se mio padre scoprisse mai che un umano come te è così ardito da toccare una fanciulla Teir'Dal, farebbe impalare la tua testa su una picca prima dell'alba."

"Acuta osservazione," disse traendola a sè. "E cosa pensi farebbe se scoprisse che sto per sposarti?"

"Umano impudente!", esclamò lei, scostandosi. "Cosa ti fa pensare che una figlia della casata V'Dreth acconsentirebbe ad un'unione del genere?"

"Questo," rispose quello baciandola dolcemente.

Quella sorrise. "Anche così, mio padre sarebbe furioso. Non sto scherzando quando dico che dobbiamo stare attenti."

"Lo so," rispose, "ma tuo padre ora non è qui. E se non ci facciamo strada verso il molo alla svelta, la guardia sarà di ritorno. Andiamo."

Prese la sua mano e la condusse verso la banchina. Una piccola imbarcazione era legata al di sotto della banchina. Scesero sulla barca e sciolsero la corda, remando silenziosamente attraverso il porto.

"E' una nottata così bella," disse Tielya. "Adoro l'oscurità della nuova luna. E tu, Sarven?"

"Preferisco la tinta scura della tua pelle, ma anche la luna non è male." Sorrise. Gli occhi di quella scintillarono in risposta.

Remarono verso il margine del porto, oltre le alti navi ancorate alle banchine di Freeport. La loro barca sparì dalla vista delle torre di osservazione in direzione di un luogo deserto vicino alla spiaggia sabbiosa. Sarven ripose i remi e Tielya gli si fece avanti. Guardarono verso l'acqua silenziosa.

"Il mare non era così calmo da parecchio tempo. E' un segno di buon auspicio, credo," gli disse.

"Senz'altro. Forse è un segno del fatto che dovremmo fuggire dalla tua famiglia ed iniziare una nuova vita da qualche altra parte."

"E dove potremmo trovare un posto che permetta ad un umano e ad una elfa oscura di vivere assieme? Le Commonlands traboccano di orchi. Se scappassimo fino a Nektulos, i fanatici Thexiani ti darebbero continuamente la caccia. E benchè tu potresti riuscire a trovare un posto a Qeynos, dubito sarebbero molto ospitali con una Teir'Dal. Gli oceani non sono ancora abbastanza sicuri per essere attraversati. Le nostre opzioni sono-"

Si fermò quando notò che il cielo riflesso nell'acqua aveva iniziato a brillare e diventare più luminoso.

"Che succede?" chiese Sarven.

"C'è una strana distorsione che si sta formando. Qualunque cosa sia, è enorme."

Le luci lampeggianti si andavano unendo. Là, nel cielo dinnanzi a loro, una tonda luna era circondata da un tenue anello.

"Per gli dei!" esclamò Tielya. "Quella potrebbe essere Luclin?"

"Ho letto qualcosa su di essa da piccolo, ma l'accesso alla luna fu perduto secoli fa. Si diceva che fosse nascosta da un qualche velo. Perchè mai ora dovrebbe essere visibile?"

Mentre quello parlava, la luna iniziò a risplendere piena di luce. Linee di energia si arcuavano sulla sua superficie, come se l'intera sfera crepitasse di forza.

"Cosa sta succedendo?" chiese lei.

"Tielya, copriti gli occhi," le disse.

"Ma è così affascinante."

"Copriti gli occhi!"

Per un istante il cielo scintillò come se fosse pieno giorno. Sarven guardò di sbieco coprendosi gli occhi con il braccio. Dopo un momento la luce si affievolì, e alzò la testa per vedere nel cielo Luclin ridotta a pezzi, mentre un'onda di energia stava rapidamente portando parecchi detriti verso Norrath.

"Dobbiamo andarcene alla scelta," disse. Non so quanto sia distante Luclin, ma sembra che i suoi frammenti impatteranno presto."

"Sarven," disse quella delicatamente, mentre i suoi occhi guardavano innanzi.

"Si?"

"Non riesco più a vedere."

---

"Cosa sappiamo?" chiese.

"Molto poco," rispose l'informatore. "La maggior parte della gente di Freeport stava dormendo quando è successo, benchè ovviamente l'intensità della luce li abbia svegliata."

"Possiamo davvero confermare che fosse Luclin?"

"Alcuni che raccontano di essere stati ai Piani del Cielo molto tempo fa convenivano che si trattasse di qualcosa che assomigliava a ciò che videro là, ma chi può dirlo con certezza? I piani giocano brutti scherzi agli occhi, e niente è come appare. Se era davvero Luclin, non era così distante come molti pensavano."

"Nessuna idea sulle cause?"

"Solo dicerie. Luclin ci è stata celata così a lungo che ormai molti hanno dimenticato tutto quello che la riguarda. I preti credono che la sua distruzione sia un segno dell'imminente ritorno degli dei. Altri parlano di un'invasione che ebbe luogo là molto tempo fa, e affermano che questo sia il risultato. Gli Ogre credono in un'ingerenza degli Gnomi, gli Umani sospettano i Ratonga. L'Overlord ha iniziato ad indagare per conto suo, ma finora niente è certo."

"Le perdite sono gravi?"

"Troppe per essere contate. I pezzi più grandi hanno colpito per primi, e hanno creato enormi crateri da impatto, inaridendo le terre. Gli Scienziati Arcani affermano che i detriti possano continuare a cadere per anni, forse persino decenni. Non sono in grado di stabilirlo."

Il Teir'Dal più anziano si accigliò. "Devo avere delle risposte. Portatemelo qui."

Due guardie aprirono la porta e lasciarono la stanza; tornarono pochi istanti dopo trascinando un umano fra loro. Era stato picchiato duramente e non poteva camminare da solo. Lo portarono davanti al loro signore e lo sorressero.

"Dimmi, umano, cosa hai visto?"

"Io.. ve l'ho già detto," rispose debolmente.

L'elfo oscuro lo schiaffeggiò brutalmente in viso. "Ripugnante miserabile! Hai accecato mia figlia e ora mi menti apertamente! Nessuno può fare questo ad un V'Dreth e vivere!" Il Teir'Dal lo colpì ancora.

"Eravamo.. su una barca. Abbiamo visto quel bagliore, l'ho implorata di scostare lo sguardo. Non le farei mai del male."

"Menzogne!" gridò V'Dreth mentre colpiva nuovamente Sarven. "Hai rapito Tielya per chiedere un riscatto, e l'hai accecata per non rivelare la tua identità! Ora dimmi cosa hai visto!" Serrò il pugno e si preparò a colpirlo ancora.

"Basta, padre," gridò Tielya dall'entrata. "Non fare del male all'uomo che amo."

V'Dreth indietreggiò. "Non sai cosa stai dicendo. E' un sudicio umano che ti ha fatto qualche incantesimo. Non potresti mai amare uno come lui!"

Quella abbandonò la presa sull'uscio e camminò in avanti, quasi incespicando quando raggiunse il bordo del tavolo. Tastò attorno fino a quando non si trovò faccia a faccia con suo padre.

"Gli hai chiesto più e più volte ciò che ha visto. Perchè non chiedi la stessa cosa a me?"

V'Dreth stette un attimo in silenzio. "Bene dunque, cosa hai visto?"

Quella sorrise in modo infantile mentre stava lì davanti con gli occhi ciechi. "La luna era così limpida. Palpitava di energia che scorreva da ogni sua parte. Poi fu come se qualcosa al suo interno avesse spezzato delle catene e fosse guizzato via, come un rapace dal suo uovo. Non ho potuto girarmi. Era così meraviglioso."

Quello guardò al pavimento, poi tornò su sua figlia. "Ami davvero quest'uomo?"

"Sì, lo amo," disse con tono di sfida.

"Allora prenditelo," disse, facendo un cenno alle guardie affinchè lasciassero cadere a terra Sarven. "Ora vattene, e non tornare mai più alla mia casa. Io non ho più una figlia."

La faccia di quella restò impassibile quando annuì una volta, per poi sporgersi in basso per aiutare Sarven a stare in piedi. "Guidami, amore mio, e io ti sorreggerò," gli bisbigliò.

V'Dreth li guardò andarsene. Si girò verso le sue guardie. "Assicuratevi che trovino una stanza in qualche locanda fuori mano. Portate là le sue cose. Fate in modo che non accada loro niente di male, ma non parlatemene mai più. Andate."

Le guardie stettero sull'attenti, poi se ne andarono. V'Dreth si girò nuovamente verso il suo informatore. "Ci devono essere più risposte che possiamo ottenere. Trovale."

L'informatore fece un inchino e si diresse oltre la porte, lasciando V'Dreth da solo nella buia stanza. Il Teir'Dal sfiorò il bordo del tavolo che sua figlia aveva seguito, poi serrò il pugno e fissò le ombre.

Capitolo 12

La prima occhiata alla nave mi riempì di timore. Avevo già visto barche in passato, certo: piccoli natanti che cautamente seguivano la sicura linea costiera. Questa però era una vera imbarcazione, del tipo fatto per viaggiare attraverso pericolosi oceani che solo ora iniziavano a diventare navigabili. Vascelli come questo non avevano osato avventurarsi tra i mari dall'inizio dei cataclismi, perciò vederne uno per la prima volta mi fece sobbalzare il cuore nel petto.

Benchè non mi sia mai spinto troppo lontano dalla periferia del mio paese natale, conoscevo le storie della grande guerra, il Rending, ed ovviamente dello Shattering. I più anziani fra noi insegnavano questa storia oscura ai giovani, raccontando di un epoca in cui il nostro mondo era un luogo completamente diverso. Alcuni di loro erano spaventati da ciò che viveva oltre i confini del nostro villaggio, ma non io.

Ho sempre provato una specie di attrazione, come se qualcosa là fuori mi stesse aspettando. Sono cresciuto senza la minima idea di cosa mi avrebbe tenuto in serbo il futuro o come lo avrei scoperto, ma non sono mai stato in grado di scrollarmi di dosso la sensazione che la mia vita non fosse destinata ad essere trascorsa in un piccolo villaggio costiero. Così, quando la nave arrivò e l'equipaggio venne a riva a cercare volontari, capii che quella era la mia occasione.

Gli addii furono difficili. Non sapevo se avrei mai più rivisto i miei amici e la mia famiglia, tuttavia mi sentivo in dovere di andarmene. Mi unii all'equipaggio del mercantile, incontrando alcune delle altre reclute che come me avevano scelto questa nuova vita. Là c'era Geredo, un intelligente gnomo: Valik, il possente e agile kerra; e Anikra e Balen, una coppia di sposi mezz'elfi. Benchè non intendessi trascorrere l'esistenza da mercante marittimo, mi sembrava come un passaggio verso il genere di eccitazione che stavo cercando.

Ancora non comprendevo appieno che l'eccitazione stava per venirmi a cercare.

I briganti attaccarono senza avviso. Accadde tutto così in fretta che la scena mi è ancora oscura. Ci fu un breve scontro, ma eravamo mal preparati a combattere contro pirati così esperti. Buttarono alcuni di noi, come il povero Balen, fuori bordo. Io saltai, o forse fui fatto cadere dal ponte; non posso esserne certo. L'ultima cosa che mi ricordo è di aver afferrato Anikra e di essermi tenuto ad un rottame del relitto mentre i brigandi veleggiavano altrove. Poi l'oscurità mi colse e fu il buio.

Mi svegliai a bordo di una nave ancora più grande, con contrassegni sulle vele che non riconoscevo. Mi alzai lentamente, guardando da una parte all'altra dei mari turbolenti.

Improvvisamente mi resi conto che c'era un intero nuovo mondo là fuori, oltre le onde, che non apparteneva a dei, draghi o armate del passato; apparteneva a me, e agli altri che bramavano di esplorare i misteri dell'ignoto. Questo era il nostro momento, il momento dei predestinati, e sapevo che sarei presto divenuto parte di un mondo che non avrei mai osato immaginare.

Il capitano ci sta radunando. Credo che l'avventura stia per iniziare.
 
Ultima modifica:
Alto