[GDR] Oris Mar'Ley

Bofalj

Lurker
Oris nato da Aphro Mar'Ley e Aini, ebbe a che fare subito con la vita spensierata e con nessun problema, a Kowloon.
I suoi genitori, soprattutto suo padre, gli insegno come vivere senza problemi portando avanti l'idea dell'amore universale e pace verso la natura, sua madre lo indirizzo più sulla natura, visto le origini da ranger. All'inizio i suoi genitori avrebbero desiderato che diventasse un protettore dell'equilibrio, ma orami dall'educazione ricevuto aveva preso la sua scelta diventare un cantastorie per ammaliare più gente possibile, ma soprattutto le fanciulle. Iniziò quindi a girare per il mondo fino a che non incappo nella città degli elfi, Yew. Lì incontro altri bardi come lui e molti ranger come sua madre iniziò ad avvicinarsi ancor di più alla vita della natura. Un giorno che era a difendere dei cervi bianchi da un branco di bestie immonde incontro Teroh, un ranger elfo, che rimasto stupito dalla sua prontezza nel salvare dei cervi bianchi rimase a parlarci per varie ore.
Parlarono di molte cose tra cui anche il fatto che Teroh cercasse umani in gamba per la sua futura gilda, propose l'idea ad Oris, lui non ci penso molto, da quanto era eccitato, e rispose subito di Sì.


[Off] adesso se volete potete criticare o proporre le più disparate modifiche a questa storia ma rimanendo sull'idea del giramondo amante della natura e dell'amore :) naturalmente il tutto in forma OFF GDR :)
 
Ultima modifica:

Eledwen

Lurker
Lucchetto quando ne parlammo su Skype io avevo già pensato ad una storia, più che una biografia.
Quindi la scrivo comunque e poi scegli tu ^^
L'ho scritta molto di getto quindi non siate severi >_< si accettano consigli :p



L'umano camminava da tempo per i boschi di Yew quando, fermatosi per guardarsi intorno, scorse una possente quercia dai rami rigogliosi che offriva riparo dal forte sole a svariate creature.
Decise allora di ristorarsi anch'egli a quell'ombra e , avvicinatosi, si lasciò cadere sull'erba poggiando la schiena al tronco, chiudendo gli occhi in ascolto dei suoni che la natura offre ai suoi figli. Istintivamente portò le mani alla lira ed iniziò a strimpellare un dolce motivo.
Attratte dalla melodia nostalgica le bestie, dapprima intimorite dalla presenza estranea, si radunarono intorno al bardo.
Quelle note suggerivano loro le immagini che il bardo stesso rivedeva nella sua mente; la propria famiglia riunita a cena nella piccola casa a Kowloon; Aphro Mar'Ley, il padre, sdraiato sull'erba com'era solito fare. Ricordò le parole che gli disse indicando proprio quell'erba:

« Guardati intorno, Oris, qui conviviamo con la natura e con tutto ciò che ci circonda in armonia, sul continente non è così... Lì gli uomini sono assetati di ricchezza e potere; si credono diversi l'uno dall'altro. Non sanno, non hanno ancora capito che l'unica cosa che cambia tra tutti noi viventi è la concezione dell' Onore. Bisogna diffidare solo dei vigliacchi». Un saggio uomo suo padre, ma Oris non aveva mai ben afferrato il suo concetto di “onore”. A Kowloon aveva sempre avuto la possibilità di interagire con razze quali i mezz'orchi o gli elfi del sole: per lui era sempre stato normale parlare loro senza differenza alcuna.

La melodia intanto procedeva; altri ricordi riaffiorarono nella mente di Oris...

Cullato dalla neutralità di cui godeva il popolo di Kowloon, aveva deciso un giorno di visitare il continente; quell'isola non gli bastava più, voleva scoprire, vedere cosa c'era al di là di quel vasto mare.
Indi aveva deciso di andarsene. Aveva proposto l'idea a molti ma, come s'era aspettato solo Noel, il suo migliore amico, aveva accettato...


Al pensiero di Noel il volto del bardo s'era oscurato, ma ricordando la grottesca voce del marinaio, l'emozione del momento, le labbra si schiusero in un sorriso nostalgico.

Una notte nebbiosa si erano recati dal marinaio:
«Yo Dei Milton»
« Yo Dei a voi, giovani» stava sonnecchiando sulla sua amata poltrona, e certo non si aspettava che qualcuno volesse viaggiare proprio quella sera.« E' una brutta notte per viaggiare, c'è molta nebbia ed il mare è agitato», aveva spiegato Milton.
Ma i due “avventurieri” non avevano demorso: dovevano partire quella notte o mai più.
Avevano mostrato il sacchetto contenente le duecento monete al marinaio, che li guardò a lungo, indeciso. In fine l'avidità aveva vinto: «Ciurma, prepararsi! Si salpa per... »
« Britain », aveva prontamente aggiunto. Era l'unica città sul continente di cui avevano sentito parlare.
Il marinaio era parso contento:« Si salpa per Britain!»
Il viaggio stremante sembrava non intaccare né lui né Noel, ansiosi di vedere nuove città, ma alla fine l'amico aveva ceduto al sonno.
« Terra!!». Ricordò la trepidazione racchiusa in quella parola. Tutti si erano svegliati di soprassalto; lui era stato l'unico a non aver chiuso occhio durante tutto il viaggio.
Il traghetto era approdato a Britain e, appena scesi, erano rimasti subito sorpresi dalla grandezza della città.
Avendo intrapreso questo viaggio erano preparati a stupirsi per la vastità del continente e la varietà dei suoi abitanti.
Certo, a Kowloon si vedeva gente dei più svariati tipi; data la sacralità della città, potevano incontrarsi tra le sue mura anche elfi con elfi scuri e nessuno avrebbe osato spargere sangue, ma mai i loro occhi ne avevano vista così tanta.


Oris smise di suonare e ripose la sua lira. Portando le dita alle tempie tentò di ricordare la melodia che suonava spesso a quei tempi per intrattenere i passanti e guadagnare così qualche spicciolo. Ricordò di come Noel si desse da fare anche lui per strada, improvvisando spettacoli di magia.
Ecco, quelle note si fecero spazio tra i suoi ricordi e, prendono stavolta il liuto, cercò di ripeterle e sollecitare la memoria; piegando il capo verso lo strumento, in ascolto.

Certo, la vita a Britain non fu facile per loro, così giovani. Spesso erano stati derubati, spesso avevano assistito a forti liti,ma, per fortuna, la saggezza della gente di Kowloon li contraddistingueva così che loro non finissero mai nei pasticci, a meno che istigati da qualcun altro.
Quanto più il tempo passava però, Oris sentiva il bisogno di uscire dalle mura di Britain, così come aveva desiderato andare via da Kowloon.


Il bardo, che ora aveva preso piena dimestichezza con quelle note che aveva cercato tra i suoi ricordi, rammentò il discorso tenuto una notte con Noel, quando entrambi riposavano sui loro giacigli.

« Noel... », l'aveva chiamato a bassa voce.
« Dimmi Oris »
« Ti trovi bene qui? Voglio dire... Ti senti come a casa? Non ti sei pentito per quel che abbiamo fatto? »
Oris aveva sentito Noel sospirare, e l'aveva sentito voltarsi sul letto, piantando gli occhi neri nei suoi.
« Non credo mi sentirò mai come a casa, ma ormai abbiamo iniziato », aveva già capito i suoi pensieri; era sempre così, sin da piccoli lui riusciva a capirlo meglio di chiunque altro. Prima che Oris esprimesse il proprio pensiero Noel formulava la risposta.
Ma questa volta no; questa volta aveva deciso di lasciar parlare Oris.
« Allora, per te un posto vale l'altro? » aveva azzardato; e non appena aveva finito di parlare aveva visto ancora, come sempre, il sorriso di Noel che lo incoraggiava.


Noel era un mago. I maghi non sono facili esploratori; devono trovarsi in luoghi dove crescono le erbe necessarie ai loro incantesimi, e non sono allenati a sopportare molti sforzi fisici. Sapendo questo pregava per un “si”.

«Si... Un posto vale l'altro, nella situazione in cui ci troviamo. Capisco che questa grande città ti sembri ora piccola... Provo la medesima cosa »

« Non mi importava di dove andare, avevo solo voglia di indipendenza.
« Insieme visitammo molte città e regni, e incontrammo molte persone, tutte diverse tra loro. Visitammo perfino le terre dei mezz'orchi e degli elfi scuri, senza mai giudicare la loro condotta, facevamo solo i nostri affari.
« Ma, un giorno, proprio un drow nascosto all'ombra di uno sperone di roccia ci rese alle spalle all'improvviso. Io venni subito disarcionato e trafitto alla spalla; quelll'elfo mi doveva aver creduto morto, perché mi abbandonò lì e subito corse da Noel. Ricordo di aver sentito la sua voce che mi chiamava e che dichiarava ripetutamente al drow la sua provenienza. Ma quel maledetto... Prima finse di lasciarlo andare, e mentre Noel mi si avvicinava lo trafisse senza alcuno scrupolo alla schiena! »
Oris chiuse gli occhi e pianse, di nuovo, per l'amico.
Ancora un attimo di silenzio, e riprese a parlare rivolgendosi al vuoto
«Avevo sempre creduto nell'onore... Credevo che ogni persona lo possedesse, benché ognuno a modo suo... Ma quella volta capii di come mi fossi sbagliato, e per un lungo periodo, vagando in solitudine, non riuscii a vederne neanche un po' in qualsiasi persona incontrassi lungo il mio cammino. Maledissi la mia città, la mia gente, mio padre, che mi avevano messo in testa tutte quelle idee. Mi tenni lontano dalle persone, mi comportai come un ladruncolo fuggendo e scappando in continuazione. Non tornai mai a Kowloon...». Il bardo sospirò e chiuse ancora gli occhi in meditazione.
Poi, dopo un lungo attimo riprese:
«... Ma la mia esistenza era troppo vuota. Inconsciamente stavo già conducendo una ricerca. Cercavo qualcuno che davvero mi potesse insegnare cosa fosse l'onore, cosa fosse la vita, cosa fosse l'amicizia. Noel era stato un mio caro amico, ma dopo che morì dimenticai cosa fosse il calore umano.
« Poi... Ricordi, Teroh... ? Ci incontrammo... ».
Teroh sorrise dal ramo sul quale era stato ad ascoltare tutto il tempo.
« Fu piuttosto uno scontro: tu cercasti di derubarmi quelle poche monete che portavo nello zaino»
Oris rise di gusto.« Già... Che stupido! Il mio tentativo fallì miseramente, ovviamente», disse.
«Ma ti ricordi cosa mi dicesti?» chiese ancora.
« Ti sgridai come si fa con un bambino », rispose l'elfo, nascosto tra le fronde.
« Si... », replicò Oris abbassando lo sguardo pensieroso « Le tue parole mi colpirono duramente e compresi che lamia ricerca era finita e ne cominciava un'altra».
Teroh scese dall'albero con agilità, leggero come un'ombra, e quando fu di fronte ad Oris e ne catturò l'attenzione, con sguardo incuriosito chiese:
« Quali furono le mie parole? Non le ricordo ».
Oris si alzò anch'egli e, sorridendo,r rispose:
« non ha importanza saperlo... Ciò che conta è che vidi in te la fierezza del popolo elfico ed ebbi desiderio di vederlo. Non ero mai stato a Yew... E gli elfi erano davvero ciò che aspettavo di incontrare, ma è stato difficile integrarsi a pieno tra di loro ».
« La nostra è una razza schiva, se pur benevola con i forestieri »
« Ho capito tardi di volerne fare parte... Ma non rinnego la mia umanità. ».
«La tua umanità non comprende gli aspetti più spregevoli della tua razza; ho imparato a conoscerti ed ora che mi hai raccontato tutto questo riconfermo il mio invito ad unirti a me e agli altri fratelli per la protezione di Yew e le sue foreste, ed a indossare i nostri colori ».
Oris sorrise ancora, quasi divertito.
«Sai bene che lo volevo, sin dal principio».
L'elfo gli fece cenno di seguirlo, ma non rispose al bardo, che, nel notare l'atteggiamento del nuovo amico, lo seguì lasciando che la propria allegra risata riecheggiasse tra i tronchi ed i rami.
 

Bofalj

Lurker
Molto migliore del mio schifosissimo bg :) grazie Eledwen spero che Teroh non abbiamo mandato il mio bg così che possa mandare questo :)
 
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