I Background dei PG

O

Orconero

Guest
Questo è il BG, molto sintetico e ristretto, di Orconero (Gork). Mi riprometto di renderlo più decente in futuro.
Sciamano (chierico)/Barbaro (al prossimo passaggio di livello) CN.

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Orconero è un mezzorco nato con con la pelle insolitamente scura, quasi nera. Tale è l'origine del suo nome, assegnatoli dai due sciamani della tibù di nomadi che gli ha dato i natali. Gli stessi sciamani hanno visto in questa sua caratteristica fisica, mai vista prima di allora, un segno divino, e lo hanno "requisito" alla famiglia per iniziarlo alle arti di sciamano. Cresciuto sotto la guida dei due sciamani (in eterna competizione tra di loro) che tentavano di aizzarlo contro il rispettivo avversario, Orconero ha finito per diffidare di tutti e due e ha accolto di buon grado la "cerca" indicata al momento della fine del suo apprendistato, quando uno dei due sciamani ha avuto un improvvisa "visione" risolutiva: Orconero sarebbe dovuto vagare per le terre delle altre razze in attesa di una imprecisata "illuminazione" che gli avrebbe svelato il suo destino. Felice di poter tornare ad essere libero, felici i sacerdoti di togliere di mezzo un giovane e robusto avversario, e felice la tribù con cui non aveva mai stretto forti legami, si è aggregato per un breve periodo con un altra tribù molto bellicosa senza alcuno sciamano, dove ha potuto sviluppare discrete abilità di combattimento, e alla fine è partito per le terre sconosciute a quelli della sua razza dopo essersi congedato dalla sua nuova tribù a causa di dissapori con alcuni guerrieri.
La divinità adorata da Orconero è Talja, come quella dei due sciamani che lo hanno cresciuto. I suoi valori rispettano quelli della vita delle tribù nomadi: indipendenza, onore in guerra, rispetto delle forze naturali. Si è scelto un secondo nome da usare tra le genti civilizzate, Grok, dal nome del padre.
 
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Morgoth75

Lurker
Il bene ed il male

Proveniente dai territori del nord.
La sua vita è appesa ad un filo che oscilla tra il
bene ed il male;
Dopo aver affrontato il Demone Oscuro delle sue terre,
non è piu lo stesso. Il suo animo era buono e gentile,
ma ora nei suoi tratti si legge anche il male, chiara
traccia di quel demone con cui ancora sta lottando
dentro di se.Sta cercando di trovare un equilibrio
tra le due cose e i suoi poteri della fede lo
aiutano, ma quanto riuscirà a resistere?!?
Si sa poco della sua vita oltre questi terribili
avvenimenti. E' stato sempre in uno stato di preghiera
per raggiungere il suo stato attuale.
Il suo scopo ora è liberarsi del tutto del demone,
ma già sa in cuor suo che ciò è impossibile
e dovrà vivere per sempre tra i due mondi, il bene ed il male.
Gli avventurieri che incontrerà si accorgeranno di questo perchè
vedranno in lui atteggiamenti buoni e malvagi allo stesso tempo.
Solo il tempo deciderà se la sua anima potrà un giorno liberarsi
di questo pesante fardello.



Dal Diario del Governatore di Sorin' città del nord

Morgoth Mendt "il Conciliatore"
 

Fandor

Lurker
Sono nato in un villaggio di barbari alla periferia dei Territori Selvaggi da mia madre Erwin e mio padre Zhor. Sin da piccolo sono stato addestrato da mio padre a combattere, anche se mia madre ha sempre detestato questo perché non voleva un altro combattente in famiglia. Mio padre infatti era una vera furia in battaglia e se non vi era guerra, faceva in modo di causarla. In particolare, un po’ come tutti gli abitanti, nutriva un odio particolare per gli abitanti del regno vicino di Teremiv, che spesso si spingevano nelle vicinanze per compiere razzie. Era impressionante la sua abilità nel incitare il popolo all’attacco, anche se il nemico era a miglia di distanza e non aveva intenzione di attaccarci. Fino a che un giorno, quando avevo ormai raggiunto la maggiore età, questo accadde e cambiò per sempre la mia vita. Questa volta l’esercito del Teremiv attaccò davvero e ci fu una strage. Non ho assistito al massacro perché mi trovavo nella foresta a cacciare, ma al mio ritorno la scena che mi si è presentata davanti era agghiacciante. L’intera popolazione del villaggio sterminata, le case bruciate e le provviste saccheggiate. La rabbia si è impadronita del mio cuore e, dopo aver seppellito i miei cari, ho giurato vendetta. Avrei voluto correre incontro ai miei nemici, ma qualcosa mi ha fermato. In quei momenti disperati un barlume di saggezza mi ha imposto di fermarmi e ragionare. Da solo non potevo fare niente, mi sono diretto a sud con l’intento di trovare nuovi amici e di potere un giorno gridare vendetta e recuperare la “FURIA DEL NORD”, diventata bottino dei nemici. Questo era infatti lo spadone di mio padre, incantato con qualche magia di origine elfica, che i nostri antenati si tramandavano di generazione in generazione. Quando troverò amici in grado di aiutarmi, ritornerò e , una volta trovato lo spadone, lo conficcherò nel cuore di pietra degli assassini che mi hanno costretto a girovagare per Khaalin. Infine sono giunto ad Atramar, dove ho conosciuto la minaccia di Roth e mi sono proposto di aiutare la popolazione per evitare una strage come quella del mio villaggio. Qui mi sono avvicinato alla religione di Taja, dalla quale ho ricevuto grandi poteri di guarigione e una maggiore saggezza, che mi ha aiutato a placare la mia indole barbarica.
 

Rodoarre

Lurker
Notik Voltocupo, Halfling ladro spadaccino.

Dove sono nato? bella domanda! molto spesso noi halfling veniamo abbandonati per le strade alla nascita.... disumano? nah! ci aiuta a crescere!
Tornando a me... il mio ricordo più remoto risale all'orfanotrofio, non era proprio un orfanotrofio ma una famiglia benestante di Atramar che "teneva a bada" me ed altri come me... sai una cosa? li odiavo! erano fissati con l'educazione e altre cose simili... ma io dico come fai a educare un halfling?! *sorride* non essendo quindi quello il posto più adatto per me decisi di evadere e da li in poi iniziò per me la VERA EDUCAZIONE, a quei nobili devo solo la padronanza della lingua e dell'alfabetizzazione ma per il resto la strada mi ha insegnato a vivere ...e mi insegna ancora adesso!

Cosa? il mio futuro? sai non è che ho grandi aspettative, non mi interessano io vivo alla giornata, per me non c'è un domani ma solo un oggi.
 

Alexbv

Super Postatore
Tommy il mezzuomo spia silenziosa

Tommy è un halfling che ha avuto una normalissima infanzia tra i suoi simili già da piccolo mostrava una particolare affinità nell'arte della furtività sparendo alle volte persino davanti ai propri genitori o amici.
Con il passare del tempo e dopo aver abbandonato la famiglia ha iniziato a guadagnarsi da vivere con piccoli furtarelli sfruttando la sua dote di halfling silenzioso.Dopo un furto non riuscito ed essere stato visto in faccia e vedendosi costretto a fuggire dalla città di Budit(fortunatamente solo dopo qualche anno la città è stata distrutta)dove si era stabilito per guadagnare qualcosa tommy ha iniziato a girovagare per varie città indossando un cappuccio che gli tiene scoperti solamente gli occhi.
Ad atramar non sa come ci è giunto si ricorda solo di essersi ritrovato addormentato in una barca nel porto commerciale seppellito da numerosi barili di birra vuoti
 

Rodoarre

Lurker
Girbo "Cortobraccio" Butten
Gnomo mago invocatore

Il suo nome è Girbo "Cortobraccio" Butten... o almeno il nome che presenta agli umani perchè forse la loro pazienza non durerebbe abbastanza nel sentire le decine di nomi gnomeschi e le dozzine di soprannomi che forse lui stesso non ricorda...

...già perchè ormai sono mesi che manca dal Clan Butten, occupante un anonimo villaggio del Nord.

Ha deciso di intraprendere un viaggio per accrescere le sue abilità magiche (incentrate sulla manipolazione delle energie) che necessitano di uno studio molto intenso e meticoloso, il Clan ha acconsentito la sua partenza e non l'ha visto come un traditore perchè si sa, un potente mago fa sempre comodo!

E così è finito nei territori della città di Atramar attratto dalla nota disfatta del demone Roth e della sua legione, incuriosito dal trovare possibili reperti o artefatti magici di notevole potenza.
 
N

Nightcreature

Guest
Morngrym Nightshadow

Morngrym Nightshadow è sempre stato di carattere introverso considerando dove ha vissuto e chi ha avuto attorno.
Sin da infante ha compreso alla perfezione come soppesare le proprie parole evitando di utilizzarne troppo e, soprattutto, quando era il momento di eludere riposte dirette se non addirittura tacere.
Crescendo aveva imparato anche a pazientare e sopportare i soprusi ai quali continuamente era sottoposto dovuto alla sua diversità razziale rispetto agli altri… certo, perché un piccolo elfo in mezzo ai sobborghi malfamati di una grande città, non poteva altro che difendersi e sopravvivere ogni giorno.
Per un’ottantina di stagioni aveva vissuto tra i suoi simili nella foresta di Aren Teor, insieme ai propri genitori naturali, in un piccolo villaggio nei pressi di Ovestamor.
La vita pacifica del villaggio non lo eccitava un granché, ma nonostante ciò non aveva mai avuto di certo intenzioni di allontanarsi da esso: stava bene tra i propri simili, nonostante per timidezza, tendeva ad isolarsi dai propri coetanei che, spesso, lo consideravano strano non comprendendolo.
Purtroppo a causa della sua propensione a rispettare le regole in relazione a ciò che più gli aggradava, capitò un giorno che le sue trasgressioni gli fecero perdere contatto proprio dai suoi cari.
Una notte come tante altre, sgattaiolò fuori di casa furtivamente come tante altre volte, dirigendosi verso una radura naturale, al quale centro una sorgente d’acqua sgorgante da una roccia limitrofa, formava un piccolo laghetto, che svaniva poi in un fiume sotterraneo molto probabilmente.
Quel luogo gli portava pace e serenità e, spesso, amava restare ad osservare il cielo stellato d’estate, sdraiato sull’erba con il rilassante soave rumore dell’acqua appena mossa, uscente dalla pietra che a lui pareva quasi magica.
Quella notte però, ignaro di chi si aggirava per quei luoghi, restò per più tempo ad assaporare la tranquillità del posto. Era sdraiato come di consueto al suolo, è cominciò ad odorare un dolce profumo strano mai sentito in precedenza. Quella strana fragranza lo portava a rilassarsi completamente lasciandolo quasi senza forze, ma in uno stato di pace e tranquillità, che non lo portava a reagire a quella debolezza, bensì ad assopirsi. Il cielo stellato piano piano diventava sempre più una coltre nera, con sbiadite strisce brillanti biancastre, sinché non perse i sensi del tutto.
Al suo risveglio la testa gli doleva molto e provava intorpidimento a mani e piedi che non riusciva a muovere liberamente. Non sapeva quanto aveva dormito e non comprendeva dove si trovava in quel momento, se non in una stanza buia e dal pavimento in pietra freddissimo. Quello fu l’inizio della sua prigionia sotto le grinfie di Razorak nella città di Irdan, un furfante di bassa lega che, in quel periodo, vagava per le terre razziando a più on posso prediligendo le facili prede.
L’umano in quel periodo era propenso a cercarsi schiavi nei più disparati luoghi che potesse visitare, da assoggettare ai più umili ed infimi lavori. Di carattere decisamente malvagio, ma piuttosto astuto, notando il carattere ribelle del giovane elfo e la sua propensione a muoversi furtivamente, piuttosto che continuare a punirlo ogni qual volta tentava di fuggire dalla magione nascosta, decise di imporgli un collare restrittivo, utile per ritrovarlo facilmente e bloccarlo nel caso di tentativo di fuga e, quindi, di adoperarlo come messaggero personale.
Morngrym era davvero poco propenso a servire tale persona, ma impossibilitato dalla fuga da quel dannato collare, non potè altro che attendere pazientemente di studiare la situazione corretta per potersi liberare e fuggire.
Negli anni di prigionia, imparò molto dal proprio padrone che, per far si che potesse sopravvivere e giungere a destinazione, insegnò qualche trucco del mestiere all’elfo, prestando sempre molta attenzione a non esagerare troppo per non farlo fuggire.
Più di una volta tentò di rimuover il collare, ma qualche forza sconosciuta gli impediva sempre di liberarsene, inoltre più di una volta il suo schiavista aveva confermato che neppure la sua morte lo avrebbe liberato ma, anzi, avrebbe sancito anche la morte dell’elfo: la “maledizione” doveva essere rimossa tramite ciò che Razorak, definiva la “bacchetta chiave” celata ben lontano dalla portata di Morngrym. Man mano che trascorrevano gli anni, l’elfo aveva imparato a fingere di assecondare il malvagio umano, più per carpirgli i segreti di come liberarsi, evitando in qualche modo sempre, lavori troppo sporchi o crudeli. La sua pazienza fu finalmente premiata, quando oramai aveva superato di poco la maturità: a differenza degli umani, gli elfi vivono molti più anni ed hanno molto più tempo per poter a termine qualsiasi cosa.
Razorak all’età di settantadue stagioni, nonostante fosse ancora molto lucido ed astuto, le sue condizioni fisiche peggiorarono sempre di più stranamente, tanto che era oramai divenuto quasi cieco e quasi completamente sordo. Fu così che, una notte, Morngrym, dopo un paio d’ore che il vecchio si era coricato, s’intrufolò nella stanza del suo carceriere, cercando accuratamente in ogni angolo della stanza qualche posto particolare ove potesse custodire i suoi oggetti più preziosi. Sapeva che se fosse stato scoperto, probabilmente l’anziano farabutto questa volta l’avrebbe eliminato del tutto proprio grazie alla “bacchetta chiave”, ma la sua voglia di libertà era troppo forte per essere ancora trattenuta.
L’elfo fu quasi sorpreso nel trovare un piccolo scrigno proprio ai piedi del letto quando cominciò a perquisire la stanza, gli pareva sin troppo facile. Fu ancora più sorpreso nel notare che la grossa finestra a lato era spalancata ed intuì immediatamente che qualcosa non era come doveva essere. Osservò meglio Razorak e s’accorse, avvicinandosi, che il suo collo era stato squarciato di netto da una lama molto affilata. Rimase sorpreso del fatto che, ricordandosi le parole dell’umano, lui stesso non fosse deceduto a causa del maledetto collare ma penso che, probabilmente, solo se lui stesso avesse soppresso il suo schiavista avrebbe patito lo stesso fato. Chiunque fosse entrato ad ogni modo e l’avesse ucciso, era stato piuttosto abile e silenzioso, in quanto lui stesso non aveva udito nulla. Senza scomporsi ma lievemente timoroso che chi aveva cominciato il lavoro, potesse tornare per qualsiasi motivo avesse in mente, controllò attentamente lo scrigno per aprirlo, notando che era già stato scassinato. Con molta cautela aprì il piccolo contenitore trovando una pergamena arrotolata ed una piccola bacchetta. Uscì cautamente dalla stanza allontanandosi di poco, sino a raggiungere una finestra nella sala adiacente, dalla quale filtrava la luce necessaria per permettergli di leggere lo scritto.
Con sua somma sorpresa, in caratteri elfici, un messaggio era stato scritto e pareva indirizzato proprio a lui stesso. La sensazione di panico che lo pervase per qualche istante, passò rapidamente, con l’aumentare della consapevolezza che, se un messaggio era stato lasciato a suo indirizzo, significava che qualcuno da tempo lo aveva osservato e che se avesse voluto fargli del male, lo avrebbe già fatto da molto tempo.
Con più calma questa volta, riprese e leggere la pergamena ove v’erano scritte le istruzioni di come utilizzare quella bacchetta, con chiari riferimenti alla perdita dell’oggetto dopo il suo eventuale uso. Non terminò neppure di leggere il resto dello scritto, tanta era la sua premura nell’essere finalmente libero dopo anni di schiavitù, quanto era stata la sua pazienza nell’attendere sin quel momento. Recitò la strofa impressa su carta, descrisse nell’aria i movimenti spiegati e, quando terminò il piccolo rituale, con un’accecante flash verdognolo, sia il collare sia la bacchetta si ridussero istantaneamente in polvere.
Senza pensarci un attimo, raccolse pergamena, il suo zaino adoperato nei suoi innumerevoli tragitti per la consegna di messaggi ed altro nella città, contenente il resto del povero equipaggiamento che possedeva e s’allontanò rapidamente da quella magione per lui maledetta.
Si diresse a passo sicuro lontano dal suo carcere, fermandosi soltanto quando raggiunse il quartiere dei nobili notoriamente più tranquillo e sicuro. S’assicurò che non vi fosse nessuno nei dintorni, poi, srotolò nuovamente la pergamena per leggere il resto del messaggio, aiutato dalla luce lunare che quella sera gli era amica.
I riferimenti erano troppo netti nei suoi confronti per non far pensare che qualcuno da molti anni lo avesse seguito. A quanto pare le sue doti erano state apprezzate da una specie di organizzazione segreta il quale simbolo stilizzato raffigurava uno strano fulmine con due piccoli cerchi accanto alla sua estremità superiore e lo scritto terminava con un invito a recarsi ad Atramar.
Ora era finalmente libero dopo oltre una sessantina di stagioni di prigionia di poter scegliere dove recarsi a suo piacimento. Il suo primo pensiero fu rivolto al piccolo villaggio dal quale era stato strappato anni or sono e che voleva nuovamente raggiungere e, soltanto successivamente, al misterioso personaggio che, a quanto pare, gli aveva fornito seppure così tardivamente, la possibilità di liberarsi.
Il suo viaggio verso la libertà forse non era ancora cominciato, in quanto prima doveva comprendere come poter tornare ai suoi luoghi natii con il poco che possedeva. Tra dubbi e paure trovò una grata semi marcia che conduceva ad una cantina di qualche famiglia nobile. Con poca fatica riuscì a forzarla, riappoggiandola nel suo luogo originale non appena si fu introdotto nel seminterrato. La fortuna voleva che quel luogo non fosse adoperato da tempo e così, tra vari sacchi contenenti vecchi vestiti abbandonati, trovò una sistemazione per passare la notte e, quindi, eventualmente partire riposato il giorno seguente…
 

Rodoarre

Lurker
Derek Vurdoth
Guerriero

Ebbe un'infanzia molto insolita... non conobbe mai sua madre perchè suo padre lo portò con se per i mari.

Sì, il padre era un pirata facente parte di una piccola ciurma la quale vagabondava per le coste del continente depredando qualunque piccolo villaggio incontrasse.

Così Derek crebbe nella violenza e nei crimini affinando la sua arte di combattimento, arte che si differenzia da quella dei comuni pirati ma assomiglia più a quella di un gladiatore allenato a usare ogni arma a sua disponibilità con l'unico scopo di uccidere, arte per la quale Derek prova una vera e propria passione.

Finì ad Atramar durante una scorribanda della sua ciurma in un villaggio vicino. Fu li abbandonato senza rimorsi dai suoi "compagni" e dal padre stesso perchè si attardò ad arrivare alla nave probabilmente perchè intrattenuto dalla sua smaniosa voglia di uccidere.

Da allora vive in cerca d'oro e di combattimenti.... non tanto animato da odio o vendetta ma per il puro gusto di vedere scorrere del sangue sulla sua lama.
 
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D

dark77

Guest
Ariol il Guardiano

Ariol - Elfo - Ranger - Legale Malvagio

Ariol ebbe un'infanzia tranquilla ... come molti degli elfi passo' gran parte della sua infanzia nell'Ovestamor dove risiedeva la sua famiglia.

Con il passare del tempo Ariol notava un interesse crescente per le armi e la natura... e cosi' decise di dedicare la sua vita alla difesa della natura...

Tuttavia ebbe subito da recriminare per i metodi indulgenti con cui i guardiani difendevano la foresta e punivano i "peccatori" infatti non trovava giusto ad esempio che un essere che devastasse parte di una foresta venisse solamente allontanato e minacciato senza subire alcuna pena corporale...

Questi pensieri tuttavia non erano bene accetti dai compagni ... e cosi' Ariol si trovo' spesso nella situazione di dover obbedire ad ordini che poco gli si confacevano...

Quando raggiunse l'eta' di 120 anni decise che ormai era sufficentemente grande ed allenato per poter affrontare le sfide piu' pericolose ed avere la possibilita' di mettere in pratica i suoi pensieri sulle punizioni... ando' via dalla sua foresta natia... per recarsi in cerca di ogni singolo peccatore e mettere fine ai suoi peccati... una volta per tutte!
 

zof85

Lurker
Lomir Mei'ren
Guerriero - Elfo


Fin da bambino i racconti di mia madre riguardo al mio defunto padre mi avevano sempre incuriosito. Cominciò a maturare in me il desiderio di seguire le sue orme diventando un’arciere arcano e iniziare a vagare per le terre selvagge. Tuttavia le mie abilità non erano sufficienti per permettermi di diventare uno di quei potenti arcieri d’elite che il mio popolo rispetta e onora così tanto, quindi decisi di affidarmi agli insegnamenti che il mondo mi poteva offrire per migliorare le mie doti fino al momento in cui non sarei stato pronto per diventare ciò che desideravo di più al mondo.
Un malaugurato giorno, tornando a casa per rivedere la mia anziana madre la trovai distesa a terra con il cranio fracassato. Intorno a lei c’erano evidenti impronte di goblin e orchi. Seguii le impronte fino ad arrivare in una caverna, qui quelle immonde creature stavano banchettando con ciò che avevano razziato dalla mia vecchia casa. Accecato dalla rabbia, decisi di distruggere tutte quelle ributtanti creature, tirai fuori il mio fedele arco e attaccai. Tuttavia, quando mi resi conto che il loro numero era troppo elevato per sperare di prevalere nello scontro mi vidi costretto a fuggire. Scappato per miracolo a quegli esseri, da quel giorno ho dichiarato guerra a orchi e goblin e da ora in avanti il mio unico scopo sarà quello di distruggerne il maggior numero possibile.
 
K

Kalus

Guest
Maya non ha mai avuto una casa, o almeno niente che lei considerasse tale. Quando crebbe capì che chi la circondava non poteva essere la sua famiglia, sebbene l'avessero sempre amata come una figlia, lei si sentiva diversa. Ogni volta che vedeva se stessa riflessa in una pozza d'acqua vedeva la sua pelle e raggelava.... perché era nera e perchè i suoi capelli così chiari? Perché non aveva quella splendida pelle pallida comune a tutti i suoi compagni? E gli occhi, di un rosso cupo e innaturale. Non c'era da stupirsi che chiunque la incontrasse si sentisse in imbarazzo. Fu così che Maya decise di andarsene, senza un saluto, solo una lettera per ringraziare chi l'aveva accudita per decenni, si lasciò alle spalle il suo rifugio e partì alla ricerca di se stessa, il suo unico scopo è conoscere la sua natura. Nulla le è valso passare notti insonni a studiare tomi "presi in prestito" da viaggiatori di passaggio; oltre ad incrementare considerevolmente la sua perspicacia e la parziale conoscenza del mondo che la circonda, nessuno di essi parlava di "elfi neri". Il solo pensiero che qualcuno possa sapere su di lei più di quanto sappia lei stessa ancora turba le sue notti. Il suo viaggio appena iniziato l'ha portata ad Atramar di cui nella notte ha varcato le soglie da Est. Ama il tiro con l'arco e, forse retaggio della sua "razza", a differenza dei suoi coetanei, non è mai riuscita a parlare con gli animali o ad interessarsi alle piante dei boschi. L'hanno invece sempre attirata le ombre della foresta, in cui soleva nascondersi da giovane per non essere vista e provava un'irrefrenabile bisogno di aprire di nascosto tutte le serrature dei bagagli dei viaggiatori di passaggio.
 
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V

Vicho

Guest
Winah Waynolt

Era appena nata e gia questa bambina aveva portato guai grossi in casa Waynolt:
cosi' diversa sia dal padre e dalla madre il sig Waynolt divenne molto sospettoso nei confronti della moglie, tanto da trasformare il suo scetticismo in una malattia,infatti cadde in una depressione inguaribile credendo che la moglie potesse tradirlo con un altro uomo, inizio' a bere e ad essere irascibile, spesso maltrattava e addirittura picchiava la sig.ra Waynolt e la figlia.
Un giorno il marito era cosi' ubriaco e in preda all'ira che forse avrebbe potuto ucciderle
entrambe, i suoi occhi erano rossi, cattivi, armato di un accetta era deciso a mattere fine
alla propria famiglia, le donne si rifugiarono in casa sprangando la porta, ma non avrebbe resistito a lungo sotto i colpi di scure.
La moglie prese dal ripostiglio un vecchio forcone arruginito, come un topo in trappola tremante teneva l'attrezzo con presa incerta, mentre la piccola Winah era seduta in un angolo col viso coperto di lacrime.
Quando la porta cadde il marito si avvento sulla donna, ma non riusci a colpirla perche' rimase infilzato dal forcone, accecato dall'ira non si era reso conto del pericolo oltre la porta.
Cadde a terra, e rimase fermo con un espressione inquietante guardava la figlia, e le disse: "assassina" come se la colpa fosse solo di questa bimba di quattro anni che a stento capiva cio' che era apenna successo.
In seguito la madre di Winah conobbe un'altro uomo, che le dono' tutto l'afetto che quella donna avrebbe meritato dal precedente marito e anche Winah era contenta di questo nuovo padre.
Il sig. Clam (il suo nuovo padre) era andato in citta' a Budit per comprare un aratro nuovo e un regalo per Winah dato che avrebbe compiuto sei anni quel giorno.
Winah era in cortile a giocare, saltellava qua e la, quando dalle sue mani usirono scintille, la piccola guardava le manine divertita e meravigliata, penso' che quello fu un regalo di compleanno.
Corse dalla madre gridando: "Mamma mamma guarda ... " le mostro' le mani divertita, ma la madre non fu affatto dello stesso parere, anzi era terrorizata, le mani di sua figlia stavano prendendo fuoco!
"mamma non brucia, dai vieni a giocare con me, dai oggi e' il mio compleanno, gioca con me" proprio in quell'istante una fiamma divampo' dalle mani di Winah investendo la madre che si dimeno' disperata urlando tra le fiamme, Winah pensava che stesse giocando e che quelle fiame non le avrebbero fatto alcun male, ma ad un tratto la madre cadde a terra senza vita col corpo ancora avvolto dalle fiamme, solo allora si rese conto di cio' che era successo.
Il sig Clam quando torno trovo' la moglie carbonizzata, e la figlia seduta su una sedia completamente in stato di shock, Winah era immobile aveva lo sguardo fisso nel vuoto.
Il sig Clam cerco' in qualche modo di interrogare la piccola per sapere cosa fosse accaduto, ma Winah non emetteva un fiato.
L'uomo denuncio' l'accaduto alle guardie, ma ovviamente non servi' a nulla, fu allora che la bambina decise di parlare: "sono stata io a gicare con la mamma".
Nessuno volle pero' prendere in considerazione quelle parole, tutti pensarono che fosse un semplice delirio di una bambina spaventata.
Dopo settimane Winah non aveva ancora ripreso a parlare, si limitava solamente a mangiare,e dormire; il sig Clam prese dunque la decisione di affidarla alle cure del tempio di Talja.
Dopo ben due anni Winah si riprese dalla tragedia e inizio' a studiare, scopri' la lettura e divenne una passione, amava fantasticare e immaginare di essere protagonista di alcuni libri che era solita leggere in bibblioteca, in certi momenti pero', mentre era assorta nella lettura avveniva qualcosa di strano, a volte si addormentava e camminava nel sonno, altre volte i suoi occhi nascondevano qualcosa di terribile, tanto da spaventare anche gli stessi sacerdoti di Talja.
Altri orfani erano affidati alle cure del tempio e spaventati da questa misteriosa ragazzina la etichettarono come strega e nessuno di loro volle mai rivolgerle la parola.
Solo un giovane sacerdote sembrava essere affezionato a questa ragazzina di appena dodici anni e spesso cercava di trascorrere con lei piu' tempo possibile, provava un'attrazione morbosa per questa creatura, e sembrava che a Winah non dispiacesse affatto che qualcuno, almeno uno potesse apprezzarla, ma questa attrazione si fece sempre piu' forte per il giovane chierico, tanto che egli trascuro' i suoi studi e il suo dovere; una notte prego' Winah di aprire la porta della sua stanza e la ragazzina ingenua lo assecondo', il sacerdote non era in se, era totalemtne caduto nel fascino di Winah tanto da desiderarne il possesso, cerco' di strapparle la veste in modo violento, ma Winah urlo' e con entrambi i palmi delle mani gli tocco la testa, le bracia della ragazza si illuminarono invase da un flusso di energia eletrica che si riverso' sulla testa dell'uomo, il quale rimase stordito e cadde a terra, Winah prese la sedia e la scaravento' piu' volte sull'uomo rompendogli il cranio.
Ora doveva assolutamente scappare da quel luogo, e senza pensarci due volte si diresse verso le cripte semiinterrate, da li avrebbe trovato una finestra che sbucava sulla strada.
Corse, corse, corse senza voltarsi indietro a piedi nudi, faceva molto freddo e presto avrebbe nevicato forse, corse fino a perdersi nei boschi.
Si sentiva osservtata, era buio e faceva molto freddo, il fango del bosco si stava ghiacciando.

"Dall'ombra della notte una fanciulla e' giunta
con gli occhi aurei e la pelle scura
del mio cuore non ne rimane una punta
ch'ella e' amabile come una divina cura."

Furono queste le parole che udi' nella notte, si vlto' di scatto ma non vide nessuno.
Dall'ombra di una quercia ne usci un elfo, molto giovande forse non aveva neppure 100 anni, ma vestito con tanto sfarzo da far invidia ad un nobile.
"Permettete di presentarmi, mi chiamo Lou Derek, e di slito canto le vicende del mio padrone, ma per voi mia cara potrei fare un'eccezione" disse lo strano individuo.
Winah guardava l'elfo con aria smarrita e preoccupata, "cosa?" ella disse.
"cosa? ma allora hai anche il dono della parola... e pensare che per un momento ho creduto che non sapessi parlare a giudicare da questo sguardo smarrito" cosi' rispose l'elfo sorridendo.
"padrone??" chiese Winah
"Ma certo il mio padrone, il divino Kohr"
Kohr ovvero il dio da cui ha origine ogni sorta di male, solito a manifestarsi in ogni sorta di distruzione e tragedia, strano che un elfo in apparenza cosi' giovane e gentile potesse essere devoto a tale credo.
Lou Derek, questo giovane elfo sosteneva che Kohr in realta' e' estremamente creativo e con un gusto estetico al quanto originale, infatti la distruzione in realta' non fa altro che rinnovare, mutare continuamente l'ambiente cirostante, di fatti la morte e' solo un cambiamento, non come alcuni pensano la fine di tutto; anzi potrebbe essere l'inizio di una reazione a catena molto interessante: quando un essere vivente muore, i primi giorni conserva lo stesso aspetto, ma di fatto sta mutando e in poche settimane l'aspetto del cadavere e' completamente diverso, ed e' interessante come la morte sia servita a dare speranza di vita per tutte quelle creaturine che si avventano sulle sue carni.
In conclusione, la vita nasce dalla morte, dalla distruzione e dal caos.
Winah rimase affascianta da questo elfo chiamato Lou Derek, tanto che trascorse con lui 6 anni della propria vita, durante i quali ebbe modo di imparare molto sui propri poteri, ed avere la capacita' di controllarli in modo da poterli utilizzare nel momento opportuno, durante i suoi studi riusci anche ad evocare una strana creatura, un enorme occhio dotato di una bocca con molti denti aguzzi, un piccolo beholder che fu un fedelissimo servo fino ad oggi, e gli diede il nome di Mephic.
Per quanto Winah cercsse di conoscere l'animo e il limite della fantasia di Lou Derek, non ci riusciva, nonostante i momenti trascorsi con lui, qualcosa non le era ancora chiaro, di certo il suo aspetto era quello di un giovane elfo, ma in realta' le sue conoscienze e la sua creativita' era degna di un veterano, era capace a narrare, cantare, srivere poesie, e dipingere, e con il suo genio meglio di chiunque poteva rappresentare la gioia della distruzione.
Le sue opere erano impetuose, violente, morbose e allo stesso tempo erano piacevoli ai sensi: una sua poesia era piacevle all'udito, un suo dipinto alla vista, una sua scultura al tatto, una sua essenza ricavata da chissa quale sortilegio era piacevole all'olfatto ...
Per Winah era forse piu' un padre a volte, piuttosto che un amante; un mentore capace non solo di insegnare.
Dopo sei anni di momenti felici Winah senti un forte desiderio di partire, fu irresistibile: si alzo' dal letto mentre Lou ancora dormiva, prese le sue cose e mise tutto dentro un sacco.
Guardava Lou mentre dormiva, aveva il viso di un bimbo, penso' che sarebbe stato bellissimo rendere quel momento eterno, penso' che a Lou sarebbe piacuito.
Prese un coltello molto affilato e gli passo la lama sotto il mento, il sangue sgorgava dalla ferita al ritmo del battito cardiaco, era proprio quel che Lou intendeva per Arte, la istruzione ha in se foza, musica, ritmo e in effeti la morte di Lou non poteva che essere belissima, egna di un grande artista, dimenandosi senza riuscire a parlare semrava quasi danzare, quando esalo' l'ultimo respiro, le lenzuola erano intrise del suo sangue, il suo sguardo vitreo guardava ben oltre il soffitto con quel srriso da bambino che sempre gli aveva dato quell'aria da fanciullo, tutt'intorno al capo il sangue assorbito dalle lenzuola ancora calde aveva formato un cerchio tanto da farlo sembrare un inquietante immagine sacra.
Sicuramente a Lou sarebbe piacuito.
Winah si avvicino' al corpo e sussurro dolvemente nell'orecchio di Lou: "Non e' la fine, ma l'inizio come hai sempre detto tu"
Gli bacio' le labbra per l'ultima volta ed usci' dalla stanza.
 
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Nightsummer Moonriver / Paldina di Aughiel

Circa venti anni or sono il benevolo Aughiel preoccupato per l' incessante opera degli agenti del dio Khor decise di mandare sul mondo di Anaret un suo emissario affinchè potesse contrastare le azioni dei campioni del male.
Egli indoassava sempre una splendida completa luccicante,una dorata spada lunga al fianco , un lungo mantello bianco e il suo volto era sempre coperto dall' elmo.
Tutti coloro che erano in pericolo oppure minacciati dalle forze di Khor venivano soccorsi dal "Cavaliere d'argento" (come fu poi denominato l'emissario di Aughiel) e ogni volta che la sua missione volgeva al termine solo due parole uscivano dalla sua bocca:"PER AUGHIEL"!
Un giorno mentre il Cavaliere d'argento era alla ricerca degli agenti del male s'imbattè in una splendida ninfa di nome Goccia di rugiada la quale rimase come magicamente attratta da lui.
Dopo una notte di passione il Cavaliere d'argento se ne ando' e come per magia scomparve dal mondo di Anaret , ma la ninfa gia' portava in grembo il frutto di quella notte una bambina che nacque nove mesi dopo.
La bambina venne chiamata Nightsummer perchè nacque durante una notte di estate,aveva i capelli rossi e le orecchie a punta come le ninfe ma per il resto era una splendita neonata umana.
Goccia di rugiada spaventata dal fatto che la piccola non potesse crescere bene tra le ninfe decise di lasciarla insieme a un ciondolo e un biglietto con sopra scritto la sua storia dinanzi la porta di un chierico di Aughiel di nome Hezon che viveva insieme alla moglie in una piccola casa vicino al lago in cui la ninfa dimorava prima di abbandonare quel luogo pieno di ricordi.
Hezon e la moglie che non potevano avere figli vedendo la piccola che giaceva dinanzi alla proria abitazione credettero che fu un dono del dio Aughiel e decisero di crescerla come loro figlia e di insegnarle il credo del dio Aughiel.
Raggiunta la maggior eta' quando Nightsummer divenne una paladina del dio Aughiel, Hezon le rivelo' chi era la sua vera madre anche se ignorava chi fosse il padre.
Appresa la verita' Nightsummer salutati con affetto i genitori adottivi decise di partire alla ricerca della madre e sopratutto di scoprire chi fosse il suo vero padre.
Dopo un anno di ricerche un indovino gli disse che se avesse voluto sapere di piu' sulla sua famiglia doveva recarsi ad Atramar ed incontrare un elfo di nome Shilyn....
E qui iniziano le storie della giovane Nightsummer paladina di Aughiel
 
K

Kalus

Guest
Namshala Nefzen

Namshala è figlia di Lotar Nefzen e Shalisa Fynolds. Il padre è un mercante di Vajas, la madre una studiosa delle arti arcane di Arcdwen. Namshala è cresciuta nell'agio, ma non nel lusso, la compagnia del padre, la Sirena d'argento, si limita ad un paio di navi che fanno la spola tra Vajas ed Arcdwen. Inizialmente impiegata nella sede della compagnia a Vajas, con il passare degli anni si accorse di come riusciva a convincere le persone con facilità disarmante; questo non sfuggì all'attenzione della madre che cominciò a studiare le strane capacità della figlia. Quando le fu chiaro di cosa si trattava, ovvero che sua figlia altro non era che un'incantatrice innata, decise di portarla con sé ad Arcdwen, dove poteva utilizzare le informazioni raccolte dai vari maghi nelle biblioteche per studiare meglio la natura di Namshala. Così per diversi anni madre e figlia vissero insieme e durante questo periodo tutti i loro sforzi si incentrarono sull'aumentare le capacità di Namshala, che, sebbene straordinarie in quanto frutto di un fenomeno tanto inspiegabile quanto raro, si limitavano a qualche effetto di secondaria importanza. Al compimento del suo diciottesimo anno, Shalisa si accorse per la prima volta di quanto bella fosse sua figlia e quanto il suo spirito ambizioso, sopito dagli anni di agiatezza e dalla mancanza di occasioni, si fosse trasferito alla ragazza dopo il lungo tempo passato assieme condividendo un obiettivo comune... Fu così che Namshala si trovò imbarcata su una delle navi del padre per Atramar spinta dalla madre ansiosa di mettere alla prova gli anni di addestramento e studio.
 
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Sean Maxhell

Super Postatore
Nome: Elèna Troy
Razza: Umana
Classe: Popolana Meretrice

Elèna nasce nelle campagne di Budit, in una famiglia di contadini molto poveri; ma lei non seppe mai chi fossero.
Infante, venne venduta ad un nobile per diventare una serva nel suo palazzo.
Ma le cose non erano andate proprio così, Elèna non era stata acquistata da un nobile, non visse mai in un palazzo, e non fu certo allevata per fare la serva.

Elèna fu acquistata dal protettore di un bordello.

Maltrattata, seviziata ed educata alla servizievolità,
quando divenne abbastanza grande e la sua mente ormai era debole e piegata, fu mandata nelle strada a fare ciò per cui era stata cresciuta: l'adescatrice di uomini.

Elèna era brava nel suo mestiere, e la sua bellezza provocante le era di grande aiuto.
Con modi sensuali avvicinava i paesani più facoltosi e benestanti, li seduceva e li induceva a donarle ingenti somme di denaro in segno di "affetto", spesso rovinando la loro vita coniugale.

Con la caduta di Budit Elèna fu costretta a spostarsi verso Atramar.
Era libera dai suoi protettori, da coloro che l'avevano incatenata a quella vita di perversione, da coloro che l'avevano però anche ben istruita.

Ora Elèna vive ad Atramar, continuando a praticare la sua arte seduttrice come libera professionista; avvicina gli uomini e vende il suo corpo per delle gentili donazioni.
Finquando reputa soddisfacenti le donazioni, rimangono soddisfatti anche i clienti; ma quando ciò non avviene, è capitato che alcuni poverini si risvegliassero la mattina, legati al letto e spogliati di tutto.
Elèna stava gia cercando un'altra preda.
 

Morgoth75

Lurker
Jidhal Fein

Come si vede quando lo si incontra, spiccano subito i suoi lunghi baffoni neri, ed un codino. Proveniente da un piccolo paese aldilà delle montagne, dove lavorava insieme al padr e in una piccola bottega. A jidhal andava stretto il suo piccolo paesino ed un giorno decise di partire, salutando i suoi genitori; senza troppe remore si allontanò da loro desideroso di affrontare avventure e conoscere altra gente,soprattutto i famosi Elfi!!..Le sue avventure gli mostrarono un talento innato con la sua oramai fidata balestra e la sua arte con le "mani"...molti furono gli avventori che dopo un fugace incontro si ritrovarono senza soldi in tasca od oggetti di valore trafugati da Jidhal..
Venne ferito gravemente un giorno da un gruppo di banditi, da cui però riusci a fuggire, rifugiandosi in una caverna, nel bosco. all'ingresso della caverna notò che i banditi non lo seguivano piu, forse c'era qualcosa che li spaventava..."mmm sempre meglio che morire per loro mano"*pensò riferito ai banditi*..
Strani rumori venivano dall'interno della caverna, si inoltrò e scorse strane figure, forse goblin, "mm maledetti pelle verde.. "meglio andar via"..la sua bravura nello scomparire nell'ombra gli diede salva la vita, affrontare goblin affamati è dura!!..
Viaggiò giorni nel bosco, cacciando tassi per sfamarsi e bevendo acqua dai fiumi o dalle piccole cascatelle. Dopo giorni di viaggio scorse dei cartelli che indicavano la città di Atramar e decise di proseguire in quella direzione. Vide le alte mura della città stagliarsi all'orizzonte..."mm forse è arrivato il momento di fermarsi un po e ampliare i miei affari".
con una risatina maliziosa si avvicinò alla città e ne fece ingresso, bramoso di iniziare nuove avventure..."mm il mercato, buono per iniziare a conoscere gente"
 

NiMo

Lurker
Adhanede BG

Nome : Adhanede Sarnoron
Razza : Mezzelfo
Classe : Ranger

E' stato trovato ancora in fasce sulle rive di un fiume da una bellissima Elfa di nome Benyd, e da lei allevato come fosse un figlio vero e proprio. Nella cesta che lo conteneva vi erano anche delle pergamene molto rovinate che (a malapena decifrate), profetizzavano di un mezzelfo che sarebbe giunto dal nulla e avrebbe salvato molte vite e molti popoli.
Cresciuto con gli elfi dei boschi, ha ricevuto il suo nome proprio da loro, Adhanede cioè "Uomo-elfo" in antica lingua elfica e Sarnoron "Salvatore" in elfico, per via delle profezie che lo accompagnavano.
Ha sempre creato problemi hai suoi maestri all'interno del villaggio per la sua mania di applicare la legge del più forte su ogni cosa, e di dipendere solo da se stesso.
Per tutta la sua giovane vita ha appreso i valori e le abilità dei ranger dagli elfi che lo anno cresciuto.
Ora intende girovagare in cerca di avventure e di FAMA.
Il suo nome resterà immortale !
La sua figura la si potrà riconoscere su tutte, ed i suoi lunghi capelli intrecciati, simbolo che contraddistingue i valorosi eroi del suo villaggio madre, lo stamperanno nella memoria dei suoi amici, e saranno l'ultima visione dei suoi nemici!"
 
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