Il Racconto del bandito

neoyagami

Super Postatore
- "Cantacene un'altra Ricciogatto!"

La ballata della 'bella scalza' era stata molto apprezzata dagli avventori della bettola del boccale spezzato, e persino il Capitano aveva sorriso sotto la sua folta barba rossiccia al ricordo di quei tempi in cui le strade di Albion erano percorse da giovani dallo sguardo innocente e dai volti sereni. Era ormai molto tempo che quelle stesse strade, lorde di sangue, potevano raccontare soltanto di guerrieri, di assassini e di scaltri stregoni dallo sguardo severo e vigile, pronti ad incenerire i propri avversari o esserne trafitti dai lunghi pugnali.

- "No amici miei, non canterò altre ballate in questo giorno così cupo, tetro come il mantello di quel bandito che il vento si portò via..."

Il sorriso del Capitano scomparve al ricordo di Jude Oscure. I giorni trascorsi al fianco del bandito erano stati segnati dalla costante guerra contro il teschio nero, dalle sue risate sguaiate e dal bagliore riflesso sui coltelli affilati, sempre irrequieti nelle sue mani dal polso fermo come l'acciaio. E quando Finn McCumhail si destò dai propri ricordi, Ricciogatto aveva già cominciato il racconto... il racconto del bandito.

- "Quel giorno sembrava che gli dei avessero finalmente deciso di mostrare compassione per tutte le morti dei valorosi che avevano dato la propria vita per il proprio reame. E così i disgraziati come me correvano tra le pozzanghere, in cerca di un riparo, mentre i sentieri si trasformavano in veri pantani e acquitrini.

Raramente i pugnali degli assassini riposano a lungo nelle guaine dei loro foderi, poco importa che gli dei piangano o ridano, eppure quel giorno lui se ne stava lì, avvolto in quel suo cencioso mantello nero che sempre lo accompagnava, a fissare la pioggia incessante battere sui tetti e sulle guglie della città splendente. E quando la dama gli passò accanto, egli le rivolse parole galanti e bugiarde, ed ottenne così le insegne della compagnia. Eppure, quei tanto blasonati emblemi mai sostituirono nel suo cuore o sulle sue spalle ciò che più vividamente ricordo di lui... il nero.

- "Perchè sapete, che il nero è il giuramento, e il giuramento è il nero. E sebbene il bandito fosse avvezzo alle menzogne, spietato e irriverente, lunatico e testardo, il tempo avrebbe dimostrato che non era affatto senza onore, ed egli guidò la compagnia in battaglia con l'efferata fierezza che soltanto pochi altri condottieri avrebbero saputo eguagliare.

- "Per chi o cosa combattesse Jude Oscure, non era facile dirlo. Non solo per sè stesso, non solo per il giuramento, non solo per i disgraziati che confusi o ispirati dalle sue parole indossarono il nero e, di certo, non solo per denaro. Forse egli combatteva davvero per l'onore o per una causa più nobile e giusta, ma nessuno avrebbe potuto dirlo davvero, ed io, che gliel'ho chiesto, ho ricevuto soltanto una risposta sgarbata e beffarda, che aveva a che fare con le gambe delle belle dame ed i segreti che ivi nascondono.

- "Alcuni dicono che egli odiasse gli elfi, e che uno stregone scaltro mutò il suo aspetto in uno di essi per recargli discontento. Altri affermano che egli trovò la morte per mano dei suoi stessi seguaci, il cui discutibile passato prevalse sull'inflessibile giuramento. I matti gridano che Jude Oscure saltò sulla luna per rubarne il bagliore, e i dotti giurano che egli abbandonò la compagnia per cercare la gloria. Tuttavia poco o niente di tutto questo è vero: il bandito errò insieme a coloro che avevano pronunciato il giuramento e che mai lo tradirono, e tra le gelide pietre di Forte Terrore echeggia ancora la sua risata di scherno, una sfida alla morte umiliata che non ha saputo ancora raggiungerlo.

- "Il bandito giunse con la pioggia ed andò via col vento. Ovunque lo porterà il capriccio dei suoi passi, i seguaci della confraternita saranno con lui; sulle loro labbra il giuramento, nelle loro mani l'acciaio, nel loro cuore l'amore e l'odio per il proprio condottiero e comandante.

- "Questa è la storia di Jude Oscure, come pochi la conoscono, come nessuno la racconta. Alla sua vuoto il mio boccale, perchè in questa tetra notte la pioggia cade fitta, ed il mantello nero ride ancora... con voce di bandito".
 

Caesar Bernhardt

Super Postatore
Un biondo cacciatore di streghe con il cappello calato ascoltò le roboanti parole di Ricciogatto, interessato e divertito.

Durante il racconto qualche persona ogni tanto andava da lui per una brevissima e quasi telegrafica chiacchierata, eppure l'attenzione sembrava carpita da quel racconto cosi' convinto e sentito. Non se ne sentivano piu' da tempo, Aldorf non era più la stessa città di qualche anno fa.

A fine racconto dopo qualche lento e sonoro applauso alzo' il calice di birra con un sorriso e brindò al cantastorie.

:)
 

MeoKharn

Lurker
Una densa nebbiolina di acre fumo s'alzava poco dietro la postazione occupata da Caesar, arricciandosi pigramente nell'aria per poi insinuarsi tra le venature di una trave di legno usurata del soffitto mentre il cantastorie passava da un racconto all'altro; il cacciatore di streghe a differenza del suo collega e compare non è tipo da eccessiva compagnia, cinque minuti e già troverebbe motivi per i quali appliccare sommariamente giustizia; il suo angolino in disparte sempre riservato a lui ha mantenuto intonsa la sua sacralità da che ne ha preso possesso e come sempre da quell'angolino ciò che si può scoregere è il bagliore rossastro della brace di un sigaro, le punte metalliche degli stivaloni poggiati sul bordo del tavolo e forse qualche riverbero di biano perlaceo a dar i contorni di un viso non molto rassicurante, anche se Kostantin attualmente è in pieno relax; la prima birra è andata e la seconda che arriva a fagiuolo all'unisono con l'incipit di una nuova storia si consuma brevemente man mano che la sua attenzione vien concentrata, tanto da fargli ignorare i richiami di un grosso nano con una benda all'occhio, puzzolente come una sardina in un banco di tonni, appioppato con un'allegra e querula brigata su un lungo tavolaccio quasi a metà strada; i cari pirati possono aspettare, sicchè quella storia che ode gli interessa; c'erano domande sul conto di quella persona e, quando il racconto finirà potrà dire forse di saperne di più, ma dopotutto è una storia, quante ne ha sentite sul suo conto? Per la metà vere e per la metà esagerate?
La trama si dipana, il sigaro si consuma e la birra finisce, no nc'è tempo per celebrare il cantastorie, non c'è mai tempo, la puzza del male è più iorte, subdola e pungente di quella di un sigaro e l'ha sentita scivolare dentro la locanda con promesse ed illusioni, o forse semplicemente come specchio per anime; chi è Jude Oscure, chi è lui? Due empi che fanno il bene o due virtuosi che fanno il male?
E' sempre difficile scegliere la giusta strada, così una volta dileguatosi dalla locanda, ora a destra ora a sinistra va lo sguardo, a destra c'è il porto, a sinistra si va al tempio di Sigmar, "alle volte è la strada a scegliere a te e non sai dove porta, ma la segui, forse non è la cosa più giusta da fare, forse lo è, in fondo l'importante è esser se stessi" con questi pensieri si trovò in breve in sella al suo cavallo; non il Tempio, non il Porto, ma una lontana e corrotta foresta, con un fiume che scorre davanti nella sua mente, ombre... che solo il fuoco può scacciare, per trovare ciò che amava di più e salvarla con la vita.... o con la morte.
 
Alto