La nostra storia!

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Eledwen

Lurker
Il sole filtrato dalle rade foglie di quella vecchia quercia, ai piedi di cui Teroh si era addormentato la notte precedente, illuminava il viso dell’elfo che, pensoso, non si era ancora deciso ad alzarsi per compiere, come ogni mattina, il suo rapido giro di perlustrazione. Il vento soffiava delicato tra gli arbusti e i rami degli alberi, e così come le foglie passavano portate dal vento, la mente di Teroh era percorsa da pensieri che lo tormentavano. Pensieri su come tutto quello a cui lui teneva era finito, così improvvisamente, senza preavviso.
Yew era cambiata, non più i suoi vecchi amici la abitavano. Tutte le persone a cui lui teneva se ne erano andate.
Si alzo e, seguito dal suo inseparabile amico lupo, si incamminò verso nord-est, per controllare quei cervi bianchi che si trovavano poco distanti. Lui era solito visitare quella zona perché la vista di quei figli della natura lo rendeva felice; di quella felicità ch’egli andava cercando, e che ormai trovava solo estraniandosi dal mondo, concentrandosi nella vista di quella parte di bosco ancora incontaminata da mano sia elfica che umana.
Pian piano avvicinandosi notava però tante piccole stranezze: piccoli ramoscelli spezzati, arbusti piegati in maniera innaturale. Fino a che riuscì a distinguere delle tracce. “Un cavallo!” pensò, “no… è troppo pesante per essere solamente un cavallo...”. incuriosito e preoccupato da tali tracce che conducevano nel luogo da lui amato, accelerò il passo e si diresse nella direzione segnata dalla traccia fresca.
Lo spettacolo fu orribile: un giovane cervo maschio giaceva a terra, completamente privo di pelle e corna. Subito Teroh si scagliò all’inseguimento di colui che aveva osato tanto. Però poco dopo le tracce si confondevano dentro un ruscello, neanche il suo compagno animale riusciva più a seguire quelle impronte.
Ormai il cadavere dell’animale era freddo, il fatto doveva essere accaduto durante la notte. La morte doveva essere stata causata da una freccia, si scorgeva il foro all’altezza della spalla destra dell’animale, “un solo colpo…” pensava “non deve essere stato uno sprovveduto… dannazione!! Dovevo essere più vigile!!”. Così dicendo si accasciò in preda a sensi di colpa di fianco al corpo del sacro animale profanato.
D’un tratto udì un rumore, la cosa sembrò non preoccuparlo, e disse “E’ inutile che ti nascondi... Sei arrivato in ritardo anche tu…” e dall’ombra uscì fuori Alurith, suo fratello.
L’elfo si avvicinò al fratello a testa bassa e si sedette accanto a lui.
“cosa è successo?...” disse Alurith rivolgendosi a Teroh, “quello che vedi… se n’è andato da quella parte come avrai sicuramente notato… però le tracce si interrompono… chiunque sia stato sapeva quello che faceva…”.
I due guardaboschi si guardavano, la vista di quel brutale assassinio li aveva profondamente turbati.
“ma tu dov’eri?” chiese improvvisamente Alurith, “io? Sicuro più vicino di quanto non eri tu…”
“beh… io non intendevo quello… ormai litigare su di chi sia la colpa non ha senso”
Teroh tirò un profondo sospiro e proseguì “hai ragione… è solo che non riesco a perdonarmelo… giurai ad Alitar che mi sarei impegnato a difendere la natura… eppure… arrivo sempre tardi…”
“non darti colpe che non ti meriti. Non puoi essere sempre ovunque!”.
Il fratello maggiore si alzò per poi risedersi poco distante dando le spalle alla bestia esanime, non voleva più vedere quella scena. Poi disse, senza voltarsi, al fratello che stava ancora osservando i resti: “Senti… dimmi un po’ com’è Yew adesso?... io è da molto che non ci torno… e quando ci sono non voglio prestare troppa attenzione ai particolari”, Alurith seguì il fratello e gli si sedette accanto, poi disse: “Yew è sempre Yew. Perché non vuoi tornarci?”.
“Non saprei… ho come l’impressione di non essere più benvisto in quella città, ormai le persone che conoscevo se ne sono andate tutte e le poche rimaste… mi sembrano cambiate… profondamente…”.
“Non è vero” proseguì Alurith “e non capisco… cioè: sembri tu quello diverso… almeno, in città ti comporti diversamente… Cosa ti è successo tòr? Perché non sei mai te stesso?”. Teroh alzò gli occhi al cielo, riabbassandoli nuovamente “beh… non saprei… mi sento strano, come se mi mancasse qualcosa, ma gli altri non ne hanno colpa, e facendomi vedere in questo stato potrei far soffrire qualcuno… e poi non vorrei mostrare a nessuno le mie debolezze… anche se… non ci riesco…”.
Dopo un sospiro Alurith riprese: “Ah… ho capito… meglio cambiare discorso…”
“già… forse è meglio” rispose Teroh.
Alurith si alzò, e fatto qualche passo verso la carogna sanguinante disse, sempre rivolgendosi al fratello: “ma tu… non ti interessi più delle faccende riguardanti Yew? Una volta eri più partecipe alla vita degli elfi… sai… dovremmo trovare un qualche rimedio anche a faccende di questo tipo” disse indicando il cervo, Teroh aveva capito che il fratello voleva farlo reagire in qualche modo, Alurith faceva perno su quel macabro spettacolo per riuscire a farlo reagire…
“Io faccio il possibile per evitarlo… piuttosto, gli altri elfi sembra che siano poco interessati ad evitare spettacoli di codesto genere… loro preferiscono stare in quella parte del bosco che chiamano città… quella zona è già abbastanza difesa perché ci siano attacchi di questo tipo… per quanto mi riguarda… io ho provato a difendere ogni volta sia questa parte che quella parte del bosco… facevo parte di una gilda di umani che aveva anche questo obbiettivo ricordi?”
Teroh si alzò e facendo un profondo respiro andò avanti nel suo discorso… “Eppure i nostri fratelli non hanno mai apprezzato questo gesto… sia da parte loro che da parte mia… lo sai come la penso… se c’è bisogno di combattere per difendere la natura e quella che loro chiamano città sono il primo a lanciarmi in battaglia… e non capisco perché loro critichino i gesti di persone che cercano nel loro piccolo di aiutarci… a volte non condivido quello che pensano gli altri fratelli… io non rifiuterei mai l’aiuto, anche se provenisse da umani… è vero, alcuni umani si comportano male, sia nei confronti del bosco che nei confronti dei nostri fratelli, però non possiamo per questo giudicarli tutti… preferisco cacciare personalmente le persone che infastidiscono piuttosto che trattare tutti gli umani alla stessa maniera… penso che in quella razza non sia tutto marcio.” detto questo Teroh si voltò per guardare nuovamente il cielo.
Il giovane elfo annuì e fece qualche passo per mettersi davanti al fratello maggiore, “lo sai che la penso come te… però se devo essere l’unico a sostenere questa idea davanti agli altri fratelli non penso che riuscirei a convincere nessuno” e lui “e chi dovresti convincere? Non ho capito cosa intendi dire… tu non devi convincere nessuno, gli altri fratelli hanno le loro idee… queste idee sono frutto di esperienze proprie… io avendo fatto parte di altre gilde umane posso dire che non tutti gli umani sono malvagi… e dato che per loro diventano maturi molto prima di noi, penso valga la pena di ascoltarli, anche perché non hanno tutto il tempo che abbiamo noi per parlare… in un certo senso gli ammiro… riescono quasi a raggiungere le nostre conclusioni in molto meno tempo di noi… e anche se non ci riescono, non possiamo pretendere troppo… è uno strano popolo…”.
Alurith si chinò su Teroh gli mise una mano sulla spalla e disse “lo so tòr però non è quello di cui stavamo parlando…” accennò un sorriso e continuò “io parlavo sempre riguardo la difesa dei boschi non riguardo al rapporto con gli umani” Teroh guardò il fratello, anch’egli accennò un sorriso e disse “lo so tòr… intendevo solo dire che una volta io avevo trovato un gruppo di persone con questi stessi ideali… però non sono stati troppo fortunati… e non intendo dire che non sono stati accettati dal popolo elfico… solo per farsi accettare hanno dovuto faticare molto, anzi troppo, e questo ha leso molto le loro possibilità.”.
Il volto di Alurith si fece severo “e con questo? Vorresti abbandonare l’idea? Non vuoi più difendere queste terre? Da solo non ce la farai mai… una volta il mio obbiettivo era quello di difendere dei mercanti nel loro lavoro… sotto sotto volevo anch’io aiutarti a difendere questa terra, però in maniera meno visibile… se solo avessi aiutato quei mercanti a distribuire a pro loro l’attrezzatura necessaria alla difesa del territorio tutto sarebbe stato più facile, però… qualcosa è sfuggito dal mio controllo, adesso la mia gilda non ha più nessuno che la tiene su, e io sono stanco, vorrei rinnovarla in qualche modo, ma non so come… avrei voluto chiudere quella gilda! In quello stato è inutile… a fino ad ora non ne ho avuto il coraggio… io voglio sempre difendere questo territorio… però non voglio mollare la gilda in mano ad uno sprovveduto qualsiasi… questa volta voglio essere partecipe!”. Teroh alzò lo sguardo quasi incredulo delle parole del fratello, poi accennò un lieve ghigno “e quindi… pensi di riunire un gruppo di persone per difendere questo vastissimo territorio?” rispose “no… non solo questo luogo ristretto, e poi… io non riuscirei a fare nulla da solo… mi aiuterai?” Teroh lo guardò pensoso, e dopo un attimo di esitazione annuì e disse “mmhh… direi che è un’ottima idea… dobbiamo riunire le persone di un tempo, coloro che avrebbero dato la vita per il bene di Yew… beh spero non sia difficile, poi… con anche l’appoggio dell’Ordine Guardiano potremmo fare grandi cose, e finalmente questo territorio diventerà veramente un luogo dove vivere tranquilli.”
Teroh si alzò e, seguito da Alurith, s’incamminò verso il centro di Yew.
 
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