Le Origini

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Grant Mills

Lurker
Capitolo I - Il Viandante

Nonostante fosse estate, il clima di Kislev non poteva dirsi propriamente ospitale. Nei giorni migliori, la temperatura non superava i 10°, e un vento tagliente come una lama non cessava mai di soffiare dal nord. Al viandante, quel vento parlava di grandi accampamenti di guerrieri, di frastagliati fiordi sul Mare degli Artigli, di lunghe cavalcate su pianure brulle illuminate dal sole morente. Quel vento parlava di casa. Non avrebbe voluto trovarsi così lontano a sud, ma non poteva certo opporre un rifiuto alla chiamata del suo Dio. Quello che avrebbe voluto, invece, era che il Signore del Mutamento, per una volta, fosse stato meno criptico. "Trova il monolito, nelle terre degli Uomini del Sud". Magnifico, aveva circoscritto il campo di ricerca a un'area di appena qualche decina di migliaia di chilometri quadrati. Comunque, si era preparato per il viaggio e aveva preso congedo dalla sua tribù. E così, dopo mesi e mesi trascorsi a girovagare tra Middenheim e Miragliano, eccolo a Kislev, appena a sud di Erengrad.

Il viandante era un uomo sulla quarantina, robusto abbastanza da lavorare come buttafuori per una taverna. Gli occhi neri erano straordinariamente profondi, e chi avesse osservato bene avrebbe potuto scorgere un riflesso verde in fondo alle pupille, a tradire qualcosa che rimaneva nascosto oltre quello che l'occhio poteva percepire. I capelli, lunghi fino alle spalle, incorniciavano un volto dai lineamenti spigolosi, segnato da una vita travagliata e dai colpi del tempo. Vestiva alla maniera della gente del nord, con abiti semplici e funzionali, e portava alla vita una cintura a cui era assicurata una spada di pregevole fattura. Complessivamente, lo si sarebbe potuto scambiare per un mercenario in viaggio per trovare lavoro. E sarebbe stato un grossolano errore di valutazione.

Il sentiero si snodava dritto davanti al viandante, prima di curvare verso destra aggirando un folto bosco di abeti. Improvvisamente, uno stormo di uccelli neri si alzò in volo dal centro della foresta. Il viandante ne seguì il volo con lo sguardo, affascinato. Quando lo stormo si trovava sopra la tua testa, improvvisamente, ebbe l'impressione che ogni uccello fosse avvolto da una fiamma viola. Poteva essere un gioco di luce, o un effetto della stanchezza, ma il viandante aveva imparato a riconoscere i segni, e a non credere alle coincidenze. In silenzio, si diresse verso la foresta.


Capitolo II - Il Monolito

Il bosco era straordinariamente fitto, ben diverso dalle altre foreste di conifere del nord. Il sottobosco era straordinariamente rigoglioso, tanto da sembrare più adatto ad un ambiente tropicale. A peggiorare la situazione, le erbacce che gli arrivavano fino al bacino sembravano animate di vita propria, e intenzionate a non farlo passare. Era come se si prendessero gioco di lui, muovendosi ai margini del suo campo visivo, intralciandolo e rallentandolo. Non riusciva mai a vederle, non riusciva mai a scorgere l'attimo preciso in cui quel particolare ciuffo di erbacce gli si attorcigliava intorno alla caviglia, o quei rovi gli graffiavano la pelle penetrando attraverso i vestiti, ma era dannatamente sicuroche si muovessero con un'intenzione ben precisa. Continuava a guardarsi nervosamente intorno, scattando con lo sguardo avanti e indietro, senza risultati. Sentì il nervosismo diventare rabbia, finchè non esplose.

Chiusi gli occhi e rivolse la sua attenzione ai venti della magia, percependo il loro eterno fluire e immergendosi nella loro confortante energia. Cominciò a radunare il potere magico, lasciandosi avvolgere da quelle forze grezze e incontrollate. Infine, aprì gli occhi, ormai scintillanti di pura energia multicolore, e concentrò l'energia accumulata sulle mani, che avvamparono istantaneamente di una violenta fiamma rossa. Urlando, liberò il fuoco rosso sul bosco intorno a lui, distruggendo e mutando contemporaneamente gli imponenti alberi e le invadenti erbacce. Il fuoco magico arse per pochi secondi, sufficienti a creare il vuoto intorno al viandante, prima di dissolversi. Il silenzio nella foresta era totale, pesante come una coperta di piombo. Il viandante riuscì a individuare un varco nella vegetazione. Curiosamente, sembrava che il bosco stesso si fosse mosso per creare un passaggio facilmente percorribile. Sorridendo, si incamminò in quella direzione.

Seguì il nuovo sentiero per qualche minuto, penetrando nel folto della foresta, finchè non si trovo di fronte ad una vasta radura, al centro della quale sorgeva un torreggiante monolito di pietra nera, sul quale erano iscritte decine e decine di rune rosse. Mentre lo guardava, il monolito sembrò avvampare di luce rossa mentre tutte le rune si accendevano contemporaneamente, cominciando a brillare. Il viandante cominciò ad avanzare, spinto da una forza più grande di lui. Con le sue ultime energie, cercò di focalizzare l'attenzione sulle rune. Riuscì a leggere le parole "warp" e "cambiamento", prima che la sua mano si allungasse a toccare la ruvida superficie rocciosa del monolito.


Capitolo III - La Chiamata

Nel momento esatto in cui la mano del viandante toccò il monolito, molte cose accaddero contemporaneamente. Molti ingranaggi si misero in moto; e una catena di eventi, destinata ad avere un grande impatto sul mondo, prese il via.

Il viandante, un'incoscia pedina, scomparve in una sfavillante esplosione multicolore. Attraverso di lui, l'essenza stesso del Warp, il Regno del Caos, fluì nel monolito, permeandolo e imbevendolo di potere. Il Signore del Mutamento aveva bisogno di un centro di potere, di un ricettacolo umano obbediente, e di un luogo nascosto per celare il suo piano al mondo. Finalmente, li aveva ottenuti tutti e tre.

In tutto il mondo conosciuto, dalle fredde terre di Naggaroth all'ostile Desolazione del Caos, dagli aridi deserti del Sud alle pericolose Malelande, molti esseri, di razza diversa e senza alcun legame tra loro ricevettero la chiamata. Ebbero una visione del monolito, e la premonizione di grandi poteri e ricchezze. Elfi Oscuri, Pelleverde e Seguaci di Tzeentch in egual maniera abbandonarono tutto quello che possedevano e si misero in cammino verso l'ignoto, guidati solo da un'immagine e da un'oscura promessa. Qualcosa avrebbe presto unito guerrieri altrimenti destinati a combattersi, un vincolo forte quanto un legame di sangue. Presto sarebbero stati tutti uniti dalla benedizione dell'energia oscura del Caos, il Warp.

Ad Altdorf, un fulmine cadde dal cielo limpido come un lago di montagna, colpendo il tempio di Sigmar. Dotti e studiosi cominciarono a interrogarsi sul significato di quel presagio di sventura, giunto in un momento già così oscuro, ma nessuno fu in grado di formulare un'ipotesi convincente. I monaci e i preti raddoppiarono la loro quantità giornaliera di preghiere e implorazioni agli dei, senza sapere che era una fatica inutile.

Presto l'oscurità sarebbe scesa sulle terre dell'Impero, e nessuna preghiera avrebbe potuto tenerla lontana.
 
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