Reclutamento [Adran do'hawk@ggraine]

KeiKo858

Lurker
[...]

"Rimasi orfano alla tenera età di 12 anni, unico sopravvissuto della cittadina di Herolur, figlio misto di due razze divise dall'odio, vidi la mia intera famiglia sterminata dalla follia di mia zia Riza a'Zench, Drow esule di Menzoberrazan.

Durante l'adolescenza vissi il mio dramma, cullandomi nei sogni di sangue propiziati dalla Dea Shar che aveva visto nella mia anima le ferite giuste per fare di me uno dei suoi campioni. Di quegli anni ho poca memoria, anche se, l'ultima impresa in nome della Dea Nera fu quella che mi riportò sulla strada dei giusti.

Trovai la mia vendetta alla non più tenera età di 102 anni; in una notte di follia, estinsi la famiglia di mia madre in un bagno di sangue. Le ferite riportate e l'oblio in cui caddi poi, mi condussero fino alle porte del regno della Vergine d'Argento che mi accolse tra le sue amorevoli braccia e mi ricondusse alla vita, tramite le cure di una sua adepta Jelia.

E oggi, sulla costa della Spada, la mia storia è pronta per essere scritta, un altro capitolo ancora, al servizio della Dea e, se vorrete, del Pugno.

Quel Dragolich mi ha aperto gli occhi, questo mondo è terribile se affrontato da soli, se il nostro obiettivo comune è salvaguardare le bellezze di Neverwinter, dobbiamo unirci, organizzarci e combattere come un sol uomo dietro un unico vessillo, che compatti i migliori combattenti della Costa e restituisca a queste genti la tranquillità che meritano."


[...]
- Il barista guarda nella mia direzione, negli occhi è chiaro il sospetto che lo coglie, non emette parola.

"Ordunque, mastro birraio, sono nel posto giusto per porre la mia candidatura al vaglio?" - Lo sprono.

[GdR OFF]

Avevo preparato un Background ben più corposo, ma mi rendo conto che non è piacevole leggere cose così lunghe, sopratutto considerando che, chi scrive, è tutt'altro che uno scrittore provetto. :D

Lo metto sotto spoiler per ora, chi volesse, può leggerselo pure.

Questa storia, la mia storia, nasce molto prima del mio concepimento, ha inizio nelle profondità di Menzoberranzan.


Circa 4 secoli or sono, una delle famiglie più potenti dell'impero Drow si trovò a lottare per la sua sopravvivenza; l'antico ordine sacerdotale che la reggeva era caduto in rovina, la Matrona Shi'nill , la capostipite della casata Zench, era rimasta uccisa in un riprovevole attentato, lasciando la famiglia senza una giovane sarcerdotessa pronta al voto di fedeltà alla causa, senza nessuno pronto a colmare quel vuoto.


Lo sconforto che seguì e marcò quei giorni rimase impresso nelle menti e nell'animo degli Zench; decimati e cacciati alla stregua del peggiore nemico, lasciarono l'impero sotterraneo alla ricerca di un luogo dove ritrovarsi, dove dare il tempo, all'unica erede della Matrona di rendere onore alla memoria della compianta. Ma, se il sottosuolo fu insidioso, il mondo di sopra si rivelò crudele e impietoso, la giovane Quirva fu costretta a privazioni e continue fughe, mentre la sua gente veniva decimata dalle avversità.
Dopo quasi mezzo secolo di peregrinare senza meta, quello che rimaneva della casata Zench trovò rifugio nelle campagne di Westgate. La casata affrontò l'ambientamento con l'unica arma che le era rimasta, l'odio, l'odio incontenibile verso qualunque forma di vita, verso chiunque osasse avvicinarsi alle terre da loro rivendicate. Seguì un lungo periodo di relativa tranquillità, in cui la Casata si ritagliò un posto saldo da cui gestire i propri affari e tessere le proprie trame, la nuova Matrona dimostrò subito polso e inflessibilità, si fece apprezzare per la gelida determinazione con cui conduceva gli affari, ben presto, Quirva a'Zench divenne un nome impronunciabile nella regione, e Groomshade un luogo da cui stare alla larga.

Arrivarono gli anni d'oro, Quirva nel frattempo era divenuta madre di due gemelle, Riza e Aurill, mia madre. Nonostante la somiglianza fosse impressionante, il fuoco che ardeva negli occhi di Riza era inconfondibile, Quirva ci mise pochi anni a capire quale delle due sarebbe divenuta la nuova Matrona, quale delle due figlie, sarebbe stata un pericolo per il suo dominio.

Aurill, pacata e astuta, concentrava le sue giornate nell'addestramento magico, concedendosi in tutto e per tutto al culto del Dio Vhaeraun. All'età di soli 75 anni divenne sacerdotessa del culto, e Assassina Scelta della Maschera Oscura; Riza invece, cominciò ad essere insofferente. Capo assoluto delle forze della Matrona, aveva affinato ormai le tecniche di combattimento che l'avevano resa famosa fin dalla tenera età. Ma la sua ardente brama di potere, la stava per condurre sull'orlo dell'abisso. Quirva s'era fatta più sospettosa nei confronti delle figlie e non passava giorno che non provasse a farle pedinare o spiare, con esiti sempre meno convincenti.
Con i tentativi di sovvertire il potere materno frustrati dai continui fallimenti, ben presto le mire di Riza si volsero altrove, Aurill era diventata un pericolo.

Durante una spedizione punitiva ai confini del regno Elfico, Aurill e la sua squadra finirono in un'imboscata. Uno alla volta caddero tutti, uno alla volta diedero la vita per proteggere il lroo comandante. Sfruttando un varco nello schieramento nemico, Aurill si inoltrò nella foresta, alla disperata ricerca di una via di fuga. La concitazione le fece abbassarela guardia, un sibilo, e tutto divenne scuro.

Al risveglio, sua sorella Riza troneggiava su di lei, al suo fianco, quel lurido verme di Naruk-Zud, il suo luogotenente, sorrideva beffardo.
-"Guarda Naruk, che cosa vedono i miei occhi! Una fuggiasca, una codarda, una lurida traditrice del suo stesso sangue. Sai qual'è il prezzo da pagare per la codardia - fece una pausa – sorella?"-
-"LA MORTE"- urlò Naruk, sempre più eccitato dalla violenza che di lì a poco si sarebbe scatenata.
Legata, tramortita e ancora sotto l'effetto dell'anestetico, Aurill non riusciva nemmeno a parlare; la bocca impastata di sangue, il corpo indolenzito e uno strano odore non la aiutavano a concentrarsi.
Con la sete di sangue ormai alle stelle, Riza estrasse il pugnale sacrificale di Vhaeraun, il suo pugnale. Con un movimento fluido lo avviciò al collo della sorella e cominciò a recitare la nenia sacrificale, il rito era iniziato.


Tutto ad un tratto, da uno degli alberi a lato, un fruscio lanciò il segnale, Naruk cadde a terra pesantemente, trafitto da 4 frecce, Riza lasciò andare il pugnale e si girò per fronteggiare gli assalitori, ma non fu abbastanza veloce, un Elfo alto le si parò dietro, colpendola alla nuca, la spietata sorella cadde a terra, tramortita.


-"Legatela! Intimò l'Elfo, subirà il giudizio del Circolo, chi invade la nostra terra sa già cosa lo aspetta, lui gettatelo in pasto ai mannari del nord, questa feccia non merita sepoltura, probabilmente non lo divoreranno nemmeno loro"- poi si volse, si avvicinò ad Aurill e la liberò. La aiutò adalzarsi, e quando la vide in volto ebbe un fremito. In un primo momento, il capitano della guardia si era convinto che l'Elfa oscura che aveva guidato l'incursione nelle loro terre, fosse la stessa che stava per compiere quel macabro sacrificio, quando vide che invece si trattava della donna appena liberata, la sua mano corse veloce all'elsa della spada al suo fianco.


-"Fermo! Ti prego, non ho intenzione di cobattere, non più, non sono la benvenuta tra la mia gente, mia sorella stava per uccidermi, mia madre mi spia e mi teme"-
-"Pensi sul serio che potrei lasciare andare un'adepta di Vhaeraun per le nostre terre? Credi davvero di poterti prendere gioco di me così? Legatela! Ma tenetela lontana dall'altra, sono sorelle."-


Le settimane che seguirono furono terribili, la prigionia faceva tentennare la salute mentale, la tempra faticava a tenere su il corpo e il tempo, stava cambiando la testa di Aurill, quando arrivò il giorno del processo, l'elfa aveva deciso, Groomshade non sarebbe stata più la sua casa.


Il Circolo si riuniva ad Herolur ogni 3 cicli, Aurill ci arrivò visibilmente provata, mentre Riza sembrava nonaver sofferto come lei i patimenti della prigionia. Appena il loro sguardo si incrociò, lo sdegno colse l'avida gemella:
-"TU! SEI ANCORA VIVA! Lurida cagna, sei solo un pezzo di carne in putrefazione, un cadavere che cammina e avrò il piacere di distruggerti"- Rizasi scagliò sull'Elfo alla sua destra, colpendolo al volto con una testata. Poi si avventò subito sull'altro, tramortendolo con un calcio al petto. La sua furia fu tale da scatenare un parapiglia, afferrò la lama del soldato tramortito, la piantò nel petto di altri due carcerieri e si scagliò contro Aurill.
Indifesa e ormai allo stremo, la giovane trovò la forza di invocare l'unica divinità che le era stata vicina nei giorni di prigionia, la Vergine della Luna, Selune.
Chiuse gli occhi, chinò il capo, pronta a cedere al fendente mortale; ma un clangore di spade la fece trasalire, volse lo sguardo in direzione del suono: l'Elfo, il Capo della Guardia aveva intercettato il colpo di Riza a pochi centimetri dalla sua gola, ingaggiando con lei un mortale duello.


La danza delle lame dei due fu ammaliante, il tempo parve fermarsi, Riza attaccava con vigore e forza, l'Elfo rispondeva con eleganza e destrezza, ribattendo colpo su colpo agli assalti della sua avversaria ormai fuori di se dalla rabbia. Ma Riza stava perdendo colpi, il duello volgeva rapidamente al termine, quando una distrazione fatale, diede a Riza il tempo di provare la fuga: Aurill, attonita a pochi passi, fu presa di mira dalla sorella, che cercò di nuovo di trafiggerla, l'Elfo istintivamente si frappose tra le due, subendo lui stesso il colpo destinato alla prigioniera.


Fu un attimo, Riza si volse e si lanciò fuori da una delle maestose finestre che davano sul parco, all'esterno della sala del Circolo. E si diede alla fuga. Il Capo delle guardie, si accasciò allora al suolo, trafitto nel braccio destro dalla lama traditrice, cercava di tamponare la ferita come meglio poteva, Aurill si avvicinò, impose le mani e curò con tutte le energie rimaste la ferita di chi le aveva regalato una seconda opportunità, svenendo poi per gli stenti.


-"Ardur, Ardur Mokh-Hawk"- disse l'Elfo appena lei riprese conoscenza -"devo a te la mia vita, probabilmente mi avrebbero salvato comunque, ma il tuo gesto non è passato inosservato, il Circolo ha deliberato, se un'..ehm... Elfa... libera. Appena ti sarai ripresa, potrai andartene, sempre che sia quello che desideri."- Sorrise, ed Aurill si sentì morire, probabilmente era sotto l'effetto di un incantesimo, ma quell'elfo aveva uno strano ascendente su di lei, come mai nessuno prima d'ora.


Passarono i giorni, i mesi, dopo un anno dal suo rocambolesco arrivo a Herolur, Aurill non se ne era ancora andata, aveva deciso di restare. Si occupava di alchimia e medicina, affinava le sue enormi doti, istruendo gli Elfi sui poteri dei Drow e venendo iniziata ai segreti della piccola comunità elfica. Nacque una forte amiciza con Ardur, amiciza vista male dal Circolo, che tentò più volte di allontanare il soldato dall'attrazione ormai fatale per l'elfa scura.

Non mancarono episodi spiacevoli, c'era ancora chi, nella comunità, la considerava una minaccia, ma a lei non interessava, Ardur stava diventando la sua unica ragione di vita.

Convolarono a nozze nel 6° giorno di Kythorn, nel tempo dei Fiori, come da tradizione. Nacque il primo figlio dopo nemmeno 2 anni, Adran do' Hawk, il "mezzo sangue".
Fui anche l'ultimo, all'età di 12 anni, l'intera città venne spazzata via. Mia zia, Riza, tornata a Groomshade denunciò Aurill, la fece bandire e ne chiese la caccia. Quirva si oppose con forza, ma le argomentazioni della Matrona iniziavano a vacillare, Riza era sempre più spavalda e arrogante e una notte di luna piena, assassinò la madre nel suo letto, soffocandola con le sue stesse mani.

La sete di vendetta la condusse allora ad Herolur: attaccarono di notte, sterminando ogni forma di vita, nemmeno gli animali si salvarono dall'azione spietata dei Drow. Mio padre cadde all'ingresso della città, sbranato dai mannari assoldati dalla temibile Riza, mia madre lottò contro di lei davanti a me, si affrontarono senza esclusioni di colpi, ma la Matrona le era sempre stata superiore in combattimento, e ben presto ne ebbe ragione. Stremata e ormai in fin di vita, Aurill raccolse le ultime energie e si gettò su Riza trafiggendole un braccio, il fendente penetrò così in profondità che quasi recise l'articolazione, lasciando la Matrona senza l'arto sinistro. I suoi fedeli mannari furono però lesti e si avventarono sul corpo ormai esanime di mia madre, facendola a brandelli, prima di spegnersi, lanciò su di me un incantesimo di teletrasporto. L'ultima cosa che vidi, furono gli occhi di mia zia che fissavano i miei con un odio smisurato, fu lì che giurai, fu lì che lasciai entrare l'oscurità nel più profondo e recondito antro del mio essere.

Vagabondai senza meta per anni, affidato a gruppi religiosi o case di adozione da cui fuggii dopo soli pochi giorni. Ero un errante, un vuoto colmava il mio essere, una fredda e cieca sete di vendetta stava maturando con me.

Fu a 90 anni che sfociò quello che mi premeva nel petto: ero nelle isole Moonshae al tempo, fui catturato di notte e condotto come schiavo al mercato cittadino, ero in trappola, ma non ancora vinto.
"Le disattenzioni costano care" diceva sempre mia madre; ne fece le spese il mio carceriere. Bastarono pochi minuti non sorvegliato a farmi liberare dalle catene, poi fu il buio. Una carneficina, un massacro, uccisi tutti, guardie, abitanti, donne bambini, schiavi, bruciai la catasta di corpi nel centro del villaggio, poi andai alla taverna e mi stordii con dell'idromele di ottima annata.

Al mio risveglio, il mio corpo era percorso da tremiti, la mente ancora nnebbiata dall'alcol, uscii.
Quando rividi lo spettacolo macabro di cui ero stato sceneggiatore e attore protagonista, mi chinai e liberai le viscere dall'alcol e dal senso di colpa.

Scomparvi, vidi numerosi avvisi di cattura per l'uomo, o l'elfo, o l'essere che era stato capace di tutto questo,nessun volto, nessun nome, solo la taglia e un nome: Hamok.

Nelle notti tormentate, dopo il massacro, venivo visitato in sogno da una dama nera circondata da un'aura cremisi, sembrava benvola, trovavo conforto tra le sue braccia e la mia giovane mente di mezzo sangue si lasciò cullare dalle sue mendaci parole.

Incontrai, su suo suggerimento, quello che mi indicò come il suo seguace più fedele, Alargoth, il "Portatore di Rovina". Fu un maestro spietato e crudele, fui iniziato all'antica arte del furto e dell'omicidio, canalizzò il mio odio per il mondo, secondo i desideri della sua Signora.

Qundò raggiunsi la piena maturità la mia Signora mi chiese una prova della mia fedeltà, avrei dovuto sterminare la famiglia dalla quale provenivo, avrei dovuto assaltare Groomshade.

La cieca determinazione con cui ero stato preparato si impadronì delle mie membra e in una notte senza luna, riuscii ad avere facilmente ragione del presidio che pattugliava il perimetro. Non risparmiai nessuno sulla mia strada, quegli esseri così simili a mia madre risvegliavano ricordi dolorosi, che affogavo nel sangue, senza pietà.

Arrivai nelle stanze di Riza, la Matrona dormiva, vedevo la sua figura deturpata sotto le lenzuola, sentivo il suo respiro regolare gonfiarle il petto e la gola, mi avvicinai.
Le posai una mano sulla gola e una sulla bocca. La bloccai con il peso del mio corpo, e cominciai a stringere, sempre più forte, finchè la vita non fluì lentamente dalle sue spire. Sembrò tutto facile, ma la trance in cui ero finito mi rese insensibile ai colpi che Riza mi aveva inferto negli ultimi vani tentativi di salvarsi.

Quando fu tutto finito, mi ritrovai lordo di sangue, ma con un ghigno spettrale a squarciarmi il volto. La follia prese possesso del mio corpo martoriato, estrassi la lama, recisi la testa e mi avvicinai al balcone che dava sul cortile.
-"CANI DI GROOMSHADE! ECCO LA VOSTRA CENA!"- gridai con tutto il fiato che avevo in corpo. Lanciai la testa nel cortile affollato di guardie, lo sgomento per la perdita fu presto sotituito da una rabbia cieca e mi trovai ben presto braccato.

Ma la mia vendetta era compiuta, a soli 102 anni avevo ormai perso ogni ragione di vivere, così mi voltai e affrontai tutti i miei assalitori. Sopravvissi; nonostante le lame Drow mi avevano quasi fatto a pezzi e i morsi dei mannari minavano duramente la mia tempra.

Vagai per giorni senza una meta, la mia Signora mi chiamava a sè, soddisfatta dalla carneficina attuata in suo nome. Il destino però volle che a trovarmi fu una sacerdotessa di Selune. Un'elfa, Jelia, che mi curò l'anima e il corpo. Selune fece il resto. Il rimorso con cui accolsi l'ennesimo massacracro di cui m'ero macchiato mostrò alla Dea che anche per me c'era ancora speranza.

Quando fui completamente ristabilito, lasciai quel luogo di pace, conscio di esserne indegno. Si apriva per me la strada del pentimento e della redenzione, la Dea aveva poggiato la sua benevola mano sul mio capo, sarei stato il suo strumento nel Faerun, e nel mondo intero.


Nome: Adran do'Hawk
Livello: 27
Razza: Elfo
Classe: Ladro Ingannatore
 
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Fezeryko

Divo
Keiko vale per te come per tyrogh, siamo nel weekend di ferragosto, dovrei rientrare la prossima settimana... nel caso non lo abbiano già fatto vi gildo io ;)
 

Malamak

Lurker
(Preso)
*Otrebor asciugando il proprio sudore*
"Ben venuto a bordo... mettiti a fare qualche cosa ma non schiattare sotto questo solo che poi dobbiamo pagare noi"


OFF GDR:
Perdonate l'assenza ma mi si è aggiunto alle varie sfighe il padre in terapia intensiva... non sono molto al computer....
se la sfiga non finisce alla prossima è la fine del mondo....
 

KeiKo858

Lurker
Io resterò online per un'oretta da adesso.. Poi stasera dopo le 22, prima ho gli allenamenti, altrimenit rimandiamo a quando avete più tempo.. :)
 
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