Sicari da due Soldi

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tetrak

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E così, la marea si era alzata.

Non aspettavano altro i due sicari, proprio quella frase sanciva infatti il momento di agire, e loro, nonostante i giorni di ritardo, non si sarebbero fatti trovare impreparati.
Non gli intreressavano i dubbi sull'identità del mandante: la paga era ottima e l'anticipo più che sufficente come garanzia di fiducia. Ora dovevano solo agire come programmato da tempo, e le porte della ricchezza si sarebbero finalmente spalancate.

Il solito ritrovo, sotto al Nimphariel.
- Davvero un albero importante - Sussurrò il primo uomo, solitamente
vestito con abiti rossi, ma oggi, e così ogniqualvolta doveva incontrarsi con
il suo complice, vestito con una semplice tunica nera e cappuccio.
- Ma anche le sue foglie cadono - rispose l'altro, avvolto da uguali vesti.

Camminarono in silenzio verso la Donna di Mare, dove il loro mandante gli
aveva assicurato trovare il barone, occupato con una o più discinte fanciulle.
Fuori dalla locanda non sembravano esserci guardie o soldati del barone, ma
una volta dentro erano sicuri di non avere altrettanta fortuna.
Subito entrati infatti non ebbero difficoltà ad identificare quattro guardie
al soldo del Buditiano, ben armate e sicuramente altrettanto addestrate.
Fu proprio uno di loro, un testapelata, ad avvicinarsi sospettoso ai due
sicari incappucciati, intenti a chiedere una birra al bancone. Quel breve
scambio di banalità lasciò capire ai due d'avere a che fare con il classico
mastino più buono a grugnire che non a mordere, ma restavano le altre tre
sedute ad un tavolo poco lontano, di tutt'altra pasta. Oltretutto stavano
proprio a pochi passi dalla porta che dava alle "sale del divertimento", era
quindi impossibile passargli davanti senza farsi vedere.

-Forse...- Sussurrò l'uomo in Rosso, pensando al suo asso nella manica. -andiamo
una attimo in quello stanzino. Entrambi entrarono nella sala ora deserta, ma
solo l'altro sicario, chiamato per oscure ragioni del complice "Spadaccino",
ne uscì alcuni minuti dopo, e nessuno riuscì a vederlo.
Dopo aver contato fino a venti anche l'uomo in rosso decise di tornare
nella sala comune, provato dall'incantesimo d'invisibilità appena compiuto ma
ancora impossibilitato a riposare: sebbene non visto, il complice doveva
comunque aprire la porta, e vedere un uscio aprirsi da solo solitamente crea
sospetti. Doveva quindi trovare un diversivo, propendendo per quello che più
gli sarebbe riuscito in quel momento.
Così si buttò a terra, e mentre Spadaccino forzava senza difficoltà la
serratura, tutti gli occhi erano girati verso lo strano tizio in preda al soffocamente dalla parte opposta della bettola.
"E' dentro."
Con la coda dell'occhio, l'Uomo in rosso osservò il complice richiudere silenzioso la porta alle sue spalle. Ora poteva smettere di fingere.
Maledicendo l'oste e la sua birra, dentro alla quale avrebbe trovato una
lisca di pesce (evento nemmeno tanto assurdo vista l'eleganza e raffinatezza
del posto) si allontanò così dalla locanda, per compiere la seconda parte
del piano: preparare la via di fuga a Spadaccino.
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Il passaggio dalle fogne era deserto, come logico. Costretto a correre non
aveva impiegato che pochi minuti a raggiungere l'uscita "segreta" della locanda
aperta esattamente come l'avevano lasciata pochi giorni prima. Evidentemente
lo stesso proprietario del tugurio non l'adoperava così spesso, dimenticandosi
di curarsene.
Anche all'interno della Donna di mare non incontrò nessuno: probabilmente gli
uomini del barone si erano assicurati che nessun trafficante o bracconiere
occupasse quella parte della locanda, ignari del passaggio per le fogne.
Solo quando risalì le scale, arrivando nella piccola stanza da cui partivano
anche quelle che portavano ai piani superiori, incontrò il primo armato.
"Che faccia da addormentato... non mi ci vorrà molto a conciliargli il sonno." L'assassino stava per lanciare uno dei suoi famosi incantamenti di assopimento, quando dal piano superiore giunse un rumore frenetico di passi.
Una seconda guardia balzò giù spada in pugno, avvisando il compagno d'aver appena eliminato un sicario intrufolatosi nella stanza del barone.
L'uomo in rosso osservò i due uomini; Volendo avrebbe potuto sbarazzarsene in silenzio, andare al piano di sopra, uccidere altre eventuali guardie, il barone, e poi svignarsela come un ombra nella notte.
"ciriciao." pensò, svignandosela anzitempo, come un topo tra i canali
fognari, fermandosi a metà strada a bruciare i vestiti portati in quei giorni
di preparazione.
"Almeno è morto, così non potrà parlare..." La sua maggiore preoccupazione
era che Spadaccino avesse portato con sè qualche oggetto che avrebbe potuto
farlo riconoscere... ma no. Sarebbe stato troppo stupido, ed il suo complice
non era stupido.
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[Invito il complice a scrivere nella zona delimitata dal tratteggio la sua
vicenda (lungo quanto vuole ovviamente, lo spazio e' solo un riferimento =)]
P.s. La cosa dello stupido e' Gdr ovviamente, :)
 
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Jintetsu

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IL "Complice"
Il complice, reso invisibile dall'incantesimo dell suo “amico” entro' nel corridoio che porta alle sale da “compagnia”.
Sapendo di essere invisibile tento' di verificare dove “alloggiava” il duca, vide una guardia all'ingresso della sua camera.
Penso': “mentre sono ancora invisibile, potrei stordire la guardia con l'impugnatura della mia spada”
Evidentemente era un giudizio affrettato, la guardia resto' cosciente e si mise subito in guardia. Fortunatamente il complice resto' ancora invisibile. Penso' “se con una botta in testa non sente nulla, dovro' per forza ucciderlo”.
E cosi' fece getto' una nocca di scheletro in mezzo al corridoio, la guardia incuriosita ando' a vedere, si chino' sull'oggetto. Il complice scivolo' alle sue spalle, sollevo' la sua spada e... la guardia si giro' e dopo un breve combattimento ebbe la meglio.
Prima di perdere i sensi il complice penso': “quanto sono stupido...”
 
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